La decisione di (ri)partire

Quando dico a qualcuno che dall'Italia mi trasferisco in Svezia, quasi sempre ricevo la stessa risposta (sia da italiani che da ungheresi): "Accidenti! Un bel cambiamento!". Beh sì, la Svezia non è proprio l'Italia... La reazione è lievemente cambiata poi quando è arrivata l'afa dell'estate. Allora hanno cominciato a dirmi: "Ah, beata te che vai al fresco! Brava!". Tanto per far capire che è tutto relativo.

Perché mi trasferisco e perché in Svezia?

Chi mi conosce sa bene che è stata una decisione necessaria per poter continuare a fare quel lavoro in cui ho investito tempo, energia e passione da quando mi sono laureata (7 anni fa). La scelta della Svezia non è stato il risultato di un'analisi approfondita dei diversi paesi, ma quasi del caso. Semplicemente è da lì che mi è arrivata un'ottima proposta che sarebbe stato un peccato non provare. Ma devo dire che sono contenta di questa scelta. La Svezia mi incuriosisce e mi intriga. Non è però facile partire. In Italia lascio tante persone care, tanti legami, così come ne avevo lasciati in Ungheria. E a trent'anni ormai sento il bisogno di stabilità, ma sono ancora troppo giovane per non inseguire i miei sogni, anche a costo di rischiare la mia stabilità e il mio equilibrio.

Non tutti possono permettersi di partire e di cambiare. A me diverse circostanze hanno reso possibile questa partenza: dal punto di vista professionale la mia formazione transnazionale (laurea ungherese, dottorato italiano, l'esperienza di ricerca e insegnamento nel campo di diritto comparato e diritto dell'Unione Europea), dal punto di vista personale la disponibilità del mio fidanzato (Gabriele) a spostarsi e a seguirmi  appena possibile (essendo ricercatore anche lui, facciamo pure una vita simile). Non si sa dove ci porterà questo cambiamento, ma non me la sentivo di non dare almeno una chance ai miei sogni professionali. Come si dice, "tentar non nuoce". Poi si vedrà. Nulla è definitivo.

estate 2010

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