venerdì 18 ottobre 2013

Si trasloca!

E dopo tre anni passati in un affitto comunale, alla fine di questo mese, finalmente ci trasferiamo nella prima casa di proprietà della nostra vita! Pieni di mille dubbi, emozionati, con un umore che si alterna tra lo spavento (per il vincolo del mutuo soprattutto) e l'entusiasmo, il 1 novembre lasciamo la nostra umile dimora per traslocare in un bell'appartamento spazioso. 

Con questo affitto di Örebro ho battuto un record. Da quando venni via dalla casa paterna (all'età di diciott'anni, quindi 15 anni fa, oddio) non ho abitato nella stessa casa per più di due anni (ma la media è su meno di un anno), per vari motivi. Durante gli anni dell'università, nella casa dello studente a Budapest la stanza andava lasciata per l'estate e non sempre ripresi la stessa stanza a settembre. Poi a Pisa quattro affitti diversi per periodi più o meno brevi, nel frattempo a Budapest soggiorni temporanei di qualche mese ciascuno a casa di amici e conoscenti. A Firenze ugualmente quattro affitti diversi, anche se non più alternando l'Italia con l'Ungheria, ma in pianta stabile. Insomma, di traslochi ne so qualcosa...

Il nuovo appartamento sarà più grande di quello che pensavamo originalmente, un "4 rum och kök", cioè salotto più tre stanze da letto (e cucina, cioè kök). In questo momento storico sembrava un buon investimento, anche se alcuni (svedesi) parlano di (o, meglio, temono) una possibile imminente bolla immobiliare. Per ora però i prezzi degli immobili continuano a salire, e gli appartamenti più piccoli hanno un prezzo molto più elevato al metro quadro. I 3 rum och kök sono particolarmente richiesti (noi ungheresi diremmo "li portano via come lo zucchero", viszik mint a cukrot), probabilmente perché ancora adatti anche per una coppia o una persona sola (ne abbiamo visti diversi dove abitava una persona sola, usando la seconda camera da letto come studio), mentre tre stanze da letto sono ormai evidentemente per una famiglia, e le famiglie forse preferiscono una villa o una casa a schiera con giardino.

Abbiamo trovato un 4 rum och kök con un avgift (spese mensili) basso. Molti 3 rum och kök hanno un avgift più alto del nostro che include pure tutto, a parte la luce. Include tutto significa: riscaldamento, acqua, internet, telefono, tv, spese condominiali, tasse comunali (sia l'ICI svedese che le tasse rifiuti). Il riscaldamento è quasi sempre incluso nell'avgift qui in Svezia. Nelle città praticamente tutti i condomini hanno il riscaldamento centralizzato (le ville sono un'altra storia), e sono tenuti a mantenere circa 21 gradi costanti. E' un bel sollievo non dover regolare il riscaldamento e sapere con certezza quanto vai a spendere al mese (la somma rimane invariata per tutto l'anno, quindi anche se il riscaldamento è acceso solo nei mesi freddi, il costo viene distribuito nell'arco dell'anno). Sulle varie fonti di riscaldamento utilizzate in Svezia vedete questo post di Gabriele di One Way to Sweden.

Insomma, il nostro appartamento sarà sul pianoterra di un palazzo nuovo, finito e consegnato due anni fa. Gli appartiene anche un ripostiglio all'ingresso principale del palazzo (comodo per le bici e carrozzina) e una bella terrazza grande (anzi, enorme) sul retro che dà sul cortile del complesso (non verde purtroppo, ma questi palazzi nuovi sono veramente di bell'aspetto). Si trova in un'ottima zona, 5-10 minuti a piedi dal centro, vicino all'ospedale e alla stazione centrale.

Piccola nota negativa: l'ÖBO, l'ufficio del Comune che gestisce gli affitti comunali, vuole farci pagare il cambio della carta da parati nella stanza da letto, perché appoggiando la testa al muro nel letto è rimasta un po' sporca. Abbiamo cambiato la carta un anno e mezzo fa (a spese del Comune, come lavoro di ordinaria manutenzione dopo un tot di anni, vedete qui), e finché il nostro bovärd (l'impiegato del Comune responsabile della nostra zona) non è venuto a fare il sopralluogo questa settimana non ci siamo proprio accorti delle macchie in questione (si vedono solo se ci casca la luce diretta). Siccome l'appartamento è in uno stato molto migliore adesso come lo lasciamo di come l'avevamo trovato, ci siamo rimasti male. Per non parlare del fatto che l'arredamento è dell'ÖBO, e abbiamo pure chiesto se potevamo cambiare il letto (ne avremmo scelto uno con la testata senz'altro), ma non si poteva. Vedremo come finirà questa storia. Ora fra le mille cose cui pensare, ci manca pure questa...

Fra dieci giorni abbiamo le chiavi! Ormai conosciamo il catalogo dell'Ikea a memoria... :)

(E per dovere di cronaca aggiungo che stanotte ha fatto la prima spruzzatina di neve...)

domenica 6 ottobre 2013

Una vita comoda (Filosofeggiando...)

Quando mi chiedono "Ma com'è la vita in Svezia?" (e capita spesso), generalmente dopo un momento di esitazione rispondo che "è una vita comoda". Certamente è sempre riduttivo descrivere un paese o una vita con un aggettivo solo, ma se devo sceglierne uno per la vita svedese, mi viene in mente "comodo". Qualche volta ci rifletto e per ora arrivo sempre alla stessa conclusione: la vita svedese è comoda. Dopo quella italiana poi...

Si potrebbe usare anche tanti altri aggettivi. Per esempio confortevole, tranquilla, sicura, prevedibile. Ma "confortevole" porta in sé un giudizio valutativo positivo, mentre "comodo" riflette bene la doppia faccia del concetto. "Tranquilla" poi lo sono io di mio, quindi per me non è una novità. "Sicurezza" e "prevedibilità", infine, sono sempre solo un'illusione, anche se certo è che qua questa illusione è parecchio forte. E' poco umile però pensare che la vita sia prevedibile. Potrei anche dire "una vita piatta", ma sarebbe troppo negativo e sarei ingiusta nei confronti della Svezia. Se uno ha una vita piatta, deve guardare dentro sé stesso invece di incolpare l'ambiente circostante. La vita è interessante in ogni circostanza se vissuta con curiosità e spirito di iniziativa.

Se invece dovessi descrivere la vita in Italia, in base alla mia esperienza di circa sette anni vissuti lì, userei l'aggettivo "stimolante". Una vita che di comodo ha ben poco. Non è né tranquilla, né sicura, né prevedibile, ma è piena di stimoli di tutti i tipi. Stimoli visivi, gustativi, emotivi ed interpersonali. Una vita che non ti lascia mai in pace, che ti sfida continuamente, stancante e arricchente allo stesso tempo. Della vita in Italia ci si può stancare, anzi, ci si può stufare, ma rimanere indifferenti mai. E' una vita piena di emozioni, positive o negative che siano (vedi questo post dell'anno scorso).

Nella mia mente scorrono mille pensieri riguardo a questo discorso, questo confronto tra "comodo" e "stimolante" che sembrano essere qualità incompatibili o comunque distanti. La vita svedese è comoda, perché qua le cose funzionano. Si è praticamente viziati dai servizi pubblici e da coloro che lavorano nel settore pubblico, con poche eccezioni. Si è informati su ogni minimo dettaglio, e tutto è spiegato a un livello intellettivo di un bambino di dieci anni (che talvolta rasenta il ridicolo, ma posso immaginare che ci siano persone che ne hanno davvero bisogno). Il punto è che qua raramente ti devi "arrangiare", come succede in Italia, ma anche in altri paesi. Ci sono lo stato e il comune con i loro servizi che pensano a te. E questo è vero anche per l'istruzione universitaria. Gli studenti sono serviti e coccolati.

La mia domanda è, e non smetterò mai di farmela: ma è questa la chiave della felicità? La comodità? Lo so che chi non ce l'ha se la sogna, e non voglio sminuire la sua importanza, ma neanche elevarla su un piedistallo come un valore fondamentale della vita. La comodità tranquillizza e appiattisce allo stesso tempo e non è affatto una garanzia di serenità. Adoro questa parola, "serenità", che ho imparato in Italia. Ne ho già scritto qui una volta, come esempio di espressione italianissima. Per raggiungere la serenità ci vuole soprattutto pace interiore che non ha nulla a che vedere con la comodità. Però almeno non sono concetti incompatibili...

Questo discorso potrebbe portare molto lontano, e riconosco che è un filosofeggiare senza fine e senza concretezza, ma è nella mia natura fare riflessioni del genere ognitanto. E' come un esercizio per la mente, e capita che mi aiuti a comprendere qualcosa di nuovo. Quel che ho capito questa volta è che la vita comoda ha un suo prezzo: la quantità ridotta di stimoli. Non è una tragedia. Semplicemente ti devi impegnare il doppio per trovarli o crearteli e per vedere quegli stimoli ridotti che trovi come tali.

Il mio problema è che io, non essendo una persona creativa di natura, ho bisogno di stimoli esterni che tirino fuori il mio lato creativo. E' un mio limite, lo riconosco, ma è importante conoscere sé stessi per poter vivere una vita serena. Confesso che oltre a cercare di impegnarmi in questo senso in Svezia, uso anche una scorciatoia: torno in Italia quando posso per ricaricarmi di stimoli (visivi, gustativi ed interpersonali). Da adesso però, per via del regalo di Natale in arrivo, per i prossimi cinque-sei mesi almeno non lascierò la Svezia. Vediamo come la vivrò questa cosa. A parte che credo che dopo Natale la vita comoda sarà un lontano ricordo per un paio d'anni almeno... :)