venerdì 20 dicembre 2013

Una gravidanza svedese (Parte II)

Tornando al discorso di ambiente tranquillo... sembra essere il punto di forza degli svedesi in tutti gli ambiti e naturalmente vale anche per la gestione della gravidanza. Qui si cerca di mettere meno ansia possibile alla donna, e si fanno soltanto i controlli necessari, con la regolarità necessaria. Porto qualche esempio. Le ecografie previste sono due (in alcune regioni addirittura solo una): il duo-test e la morfologica. Nel terzo trimestre si fa un'ecografia solo se emerge qualche problema, ma se tutti i valori sono nella norma e ti senti bene, non te la fanno fare. La posizione del bambino si comincia a controllare (manualmente) a partire dalla 34esima settimana. Quando l'avevo chiesto all'ostetrica prima di quella settimana, per curiosità, mi ha risposto che non l'avrebbe controllata per non mettermi ansie inutili. Se per caso la bambina non era ancora con la testa in giù non voleva dire niente, aveva ancora tempo e spazio per girare.

Ci sono però alcuni controlli che mi sarei aspettata di fare, che qui invece non vengono fatti o vengono fatti più raramente. La toxoplasmosi, per esempio. Non ho idea se l'ho avuto (prima della gravidanza) o meno. Semplicemente ti dicono di lavare bene frutta e verdura (niente amuchina però), non mangiare carne e pesce crudi ed evitare certi alimenti (uovo crudo, formaggi blu, ecc.). La glicemia me l'hanno controllata "solo" tre volte. Quando Inga, l'ostetrica, mi visita (negli ultimi due mesi ogni due settimane) mi prende la pressione sanguigna, guarda le proteine nell'urina, ascolta il battito cardiaco della bambina, controlla la sua posizione e mi misura la pancia. Ecco tutto. Non ci prova neanche a stimare lunghezza e peso della bambina e non si preoccupa del mio peso finché mi vede in forma e i miei valori rientrano tra le due curve nel suo computer. All'inizio della gravidanza mi ha detto che secondo lei avrei preso più o meno dieci chili, invece ne ho presi 17, e non ne ha fatto una questione minimamente. Ho la pancia grossa, probabilmente ho molto liquido amniotico, mi dice lei.

La cosa forse ancora più sorprendente è che pure dopo la scadenza della data presunta del parto il controllo rimane settimanale. (Per un confronto con il sistema italiano vedete questo post di Nina.) Cioè si fa un controllo solo una settimana dopo, poi si aspetta un'altra settimana ancora, e a quel punto si va direttamente in ospedale per l'induzione del parto. Naturalmente per qualsiasi cosa in qualsiasi momento si può telefonare al reparto di ostetricia in ospedale, e nel caso di qualsiasi dubbio ti fanno un controllo.

Nonostante i controlli meno frequenti le statistiche sono molto rassicuranti, e la Svezia è tra i primi paesi in tutte le classifiche che riguardano la salute della madre e del bambino (insieme all'Italia comunque, c'è da dire). Sul sito del Socialstyrelsen (l'autorità responsabile per la sanità svedese) è accessibile uno studio, pubblicato all'inizio di quest'anno, che analizza le statistiche svedesi degli ultimi 40 anni (tra il 1973 e il 2011), in cui si possono trovare dati dettagliati riguardo a molti aspetti della gravidanza, della fecondazione assistita, del parto e della salute dei neonati. E' tutto in svedese, ma per capire le tabelle può aiutare il mini-vocabolario svedese-inglese a pag. 13-14, e c'è un breve riassunto in inglese a pag. 10.

Comunque ecco qualche dato interessante:
- L'età media della madre al primo figlio salita dai 24 anni nel 1976 a poco più di 28 anni nel 2011 (vedi p. 15).
- Mentre nel 1976 soltanto il 10% delle madri aveva più di trent'anni alla nascita del primo figlio, oggi questa percentuale è salita al 40% circa (vedi p. 16).
- Induzione del parto dopo la 37esima settimana di gravidanza (esclusi i casi di gravidanza gemellare): nel 2011 nel 15% delle gravidanze (vedi p. 35).
- Il 50% delle primipare chiede l'epidurale, mentre soltanto il 20% lo richiede anche durante i parti successivi (vedi p. 37).
- La percentuale dei tagli cesarei è salita dal 10% nel 1976 al 18% nel 2011 (vedi p. 44). Nella nostra regione (Örebro län) però questa percentuale è parecchio più bassa, solo il 13,4% (vedi p. 45).
- L'episiotomia viene praticata solo nel 10% dei casi di primo parto. Questa percentuale era più alta prima ed è diminuita molto negli ultimi 15 anni. Nel 2000 si praticava ancora in più del 20% dei parti (vedi p. 48).

Ed eccoci qua al nono mese:

(Foto dell'8 dicembre)
 Insomma, porto in giro un bel cocomerone!

martedì 10 dicembre 2013

La mia gravidanza svedese (Parte I)

Si sta avvicinando la fine di questa bellissima esperienza. La parte più impegnativa è ancora da affrontare, ma ormai mancano solo due settimane. Almeno sulla carta, perché poi si sa... i bambini non sono programmati e nascono quando pare a loro. Dunque, la data presunta è il 23 dicembre, quindi la scadenza finale è fissata per il 7 gennaio, dopodiché la piccola, se non vorrà uscire, verrà "sfrattata".

Fortunatamente ho potuto sperimentare il protocollo sanitario svedese della gravidanza fisiologica. Non essendo mai stata incinta prima, né in Italia né in Ungheria, stavolta non vorrei fare paragoni tra i tre paesi. Quel che posso però affermare senza dubbio è che la gravidanza qui in Svezia è molto meno medicalizzata che in Italia o in Ungheria. Il fatto è che in questi ultimi 9 mesi non mi ha mai visitato un medico, soltanto ostetriche. Pure gli esami ecografici (quei due che si fanno...) vengono eseguiti da ostetriche specializzate in ecografia.

Delle visite che vengono fatte durante i nove mesi ha scritto Daniele recentemente sul suo blog, riassumendo tutte le tappe, e trovate anche altri post in rete sull'argomento di blogger italo-svedesi (vedete qui e qui, per esempio). Non starei quindi a rispiegare tutto. In ogni caso c'è, ovviamente, molto da raccontare, anche se è molto più facile parlarne con amici e parenti in privato piuttosto che scriverne su un blog.

L'unico evento fuori dal normale da segnalare durante la mia gravidanza è stata la cancellazione del corso pre-parto. Sarebbe stato tenuto all'inizio di novembre, due occasioni di qualche ora ciascuna. A ottobre mi arrivò una lettera in cui si comunicava che a causa dell'eccessivo carico di lavoro delle ostetriche si vedevano costretti a cancellare i corsi pre-parto. Non a rimandare, a cancellare proprio! Potete immaginare che la notizia mi ha assai sorpreso e lì per lì mi è dispiaciuto molto. Anche perché sarebbe stata una buona occasione per socializzare con altre coppie svedesi, anche se in sole due occasioni dubito che sarebbero nate grandi amicizie (conoscendo sia me che gli svedesi...). Insomma, parlandone con Inga, la mia ostetrica, ho capito che la cancellazione dei corsi era limitata al mio vårdcentral (centro di ambulatorio medico del quartiere) che si è scoperto di essere il più popolare della città. Anche se il vårdcentral inizialmente viene assegnato in base al luogo di residenza, si è poi liberi di cambiare, e per qualche motivo dove sono stata assegnata io ha acquisito la fama di essere il migliore di Örebro. Bene a sapersi, mi fa piacere. 

Avrei potuto, quindi, partecipare a un corso pre-parto cambiando vårdcentral, ma nel terzo trimestre non avevo alcuna voglia di cambiare ostetrica. Mi è capitata Inga, una signora sulla sessantina dalla faccia tonda, la voce calma e gli occhi sorridenti. Se mi avessero chiesto di disegnare un'ostetrica sarebbe venuto fuori proprio il suo ritratto. E' stata simpatia a prima vista. Peccato che al parto non ci sarà lei. Non potrà esserci, dato che non lavora in ospedale. Insomma, invece di un corso pre-parto, Inga ha dedicato un'ora in più del suo tempo solo a noi (a me e Gabriele) e abbiamo potuto farle tutte le domande che volevamo. Inoltre, posso chiamarla quando mi pare con qualsiasi domanda (negli orari di lavoro, naturalmente). Finora l'ho chiamata una sola volta, ma è importante sapere che c'è questa disponibilità. 

Comunque, anche i reparti di ostetricia (Förlossningsavdelning) e maternità (BB, che ancora non ho capito per cosa sta esattamente) dell'ospedale organizzano una serata informativa (informationskväll) ogni due settimane, aperta a tutte le coppie in attesa. In pratica è una presentazione di un'ora e mezza in cui due ostetriche spiegano come funziona il loro reparto, che mezzi hanno a disposizione (sale da parto, le diverse opzioni di anestesia e altri servizi offerti dall'ospedale), e rispondono alle eventuali domande. La domanda di cui più mi ricordo tra quelle fatte dal pubblico la volta in cui siamo andati a sentire la presentazione noi è stata se la partoriente poteva avere più di una persona vicino durante il parto. La risposta è stata: possono essere tanti quanti volete, basta che non disturbano il nostro lavoro... Dopo il parto, però, le visite di parenti e amici in reparto non sono ammesse (a parte il padre, naturalmente). Può sembrare una contraddizione, ma secondo me è piuttosto un bilanciamento tra gli interessi della madre (di sentirsi a suo agio il più possibile durante il parto) e delle altre mamme che hanno bisogno di dedicarsi al loro bambino in pace al reparto di maternità senza essere disturbate dal chiasso di famiglie numerose in visita nelle stanze adiacenti. In generale, la mia impressione (decisamente positiva) è che si cerca di mettere la donna a suo agio il più possibile e di assicurarle un ambiente tranquillo e sereno.

(...seconda parte del post prossimamente...)

martedì 19 novembre 2013

In attesa

In queste settimane ho un po' trascurato il blog. Il blog per me rappresenta uno spazio di riflessione, e in questo periodo non c'è stato molto tempo per riflettere. Direi anche zero. Tra trasloco e lavoro avevo la mente continuamente impegnata. 

Siamo in attesa di tante cose adesso. Innanzitutto, e prima di ogni cosa, della nostra bambina, ovviamente (sì, sembra che sia una femmina). In realtà tutte le altre attese sono poi collegate con questa più importante. Stiamo cercando di finire di sistemare casa nuova per il suo arrivo e sono in attesa di smettere di lavorare. Il lavoro mi mancherà senz'altro, ma sono anche contenta di potermi prendere un periodo di pausa per dedicarmi completamente a questa novità speciale che ci attende.

Ormai manca solo un mese e qualche giorno alla data presunta, e spero tanto di poter vivere le ultime settimane con calma e prepararmi all'arrivo della piccola senza pensare a troppe altre cose. Per fortuna finora la gravidanza non mi ha dato problemi, la sto vivendo in maniera serena e senza complicazioni. Continuerò a lavorare fino alla fine della settimana prossima, poi basta. Almeno spero, perché il lavoro universitario è duro da smettere ad un tratto. Soprattutto la parte che riguarda la ricerca e le pubblicazioni. In ogni caso appena consegnato l'articolo su cui sto lavorando adesso, non dovrei più avere grossi impegni.

Intanto sempre più persone mi fanno commenti sul pancione che sta diventando enorme. Pure qui in Svezia, sorprendentemente. Fino ad ora la mia gravidanza è passata relativamente inosservata, nel senso che non era l'argomento principale delle mie conversazioni con i colleghi e altra gente. Adesso, invece, che il pancione dimostra che ormai siamo vicini, pure gli sconosciuti (tipo la cassiera del bar o il tecnico del supporto informatico) mi fanno domande. La cosa non mi dispiace affatto, soltanto mi sorprende, perché pensavo che la riservatezza e relativa freddezza dei rapporti sociali pubblici continuasse fino alla fine. Invece mi fa piacere notare che non è così.

Per ora volevo scrivere solo questo piccolo aggiornamento, poi spero di tornare con post più lunghi. Quando avrò di nuovo tempo per riflettere.

venerdì 18 ottobre 2013

Si trasloca!

E dopo tre anni passati in un affitto comunale, alla fine di questo mese, finalmente ci trasferiamo nella prima casa di proprietà della nostra vita! Pieni di mille dubbi, emozionati, con un umore che si alterna tra lo spavento (per il vincolo del mutuo soprattutto) e l'entusiasmo, il 1 novembre lasciamo la nostra umile dimora per traslocare in un bell'appartamento spazioso. 

Con questo affitto di Örebro ho battuto un record. Da quando venni via dalla casa paterna (all'età di diciott'anni, quindi 15 anni fa, oddio) non ho abitato nella stessa casa per più di due anni (ma la media è su meno di un anno), per vari motivi. Durante gli anni dell'università, nella casa dello studente a Budapest la stanza andava lasciata per l'estate e non sempre ripresi la stessa stanza a settembre. Poi a Pisa quattro affitti diversi per periodi più o meno brevi, nel frattempo a Budapest soggiorni temporanei di qualche mese ciascuno a casa di amici e conoscenti. A Firenze ugualmente quattro affitti diversi, anche se non più alternando l'Italia con l'Ungheria, ma in pianta stabile. Insomma, di traslochi ne so qualcosa...

Il nuovo appartamento sarà più grande di quello che pensavamo originalmente, un "4 rum och kök", cioè salotto più tre stanze da letto (e cucina, cioè kök). In questo momento storico sembrava un buon investimento, anche se alcuni (svedesi) parlano di (o, meglio, temono) una possibile imminente bolla immobiliare. Per ora però i prezzi degli immobili continuano a salire, e gli appartamenti più piccoli hanno un prezzo molto più elevato al metro quadro. I 3 rum och kök sono particolarmente richiesti (noi ungheresi diremmo "li portano via come lo zucchero", viszik mint a cukrot), probabilmente perché ancora adatti anche per una coppia o una persona sola (ne abbiamo visti diversi dove abitava una persona sola, usando la seconda camera da letto come studio), mentre tre stanze da letto sono ormai evidentemente per una famiglia, e le famiglie forse preferiscono una villa o una casa a schiera con giardino.

Abbiamo trovato un 4 rum och kök con un avgift (spese mensili) basso. Molti 3 rum och kök hanno un avgift più alto del nostro che include pure tutto, a parte la luce. Include tutto significa: riscaldamento, acqua, internet, telefono, tv, spese condominiali, tasse comunali (sia l'ICI svedese che le tasse rifiuti). Il riscaldamento è quasi sempre incluso nell'avgift qui in Svezia. Nelle città praticamente tutti i condomini hanno il riscaldamento centralizzato (le ville sono un'altra storia), e sono tenuti a mantenere circa 21 gradi costanti. E' un bel sollievo non dover regolare il riscaldamento e sapere con certezza quanto vai a spendere al mese (la somma rimane invariata per tutto l'anno, quindi anche se il riscaldamento è acceso solo nei mesi freddi, il costo viene distribuito nell'arco dell'anno). Sulle varie fonti di riscaldamento utilizzate in Svezia vedete questo post di Gabriele di One Way to Sweden.

Insomma, il nostro appartamento sarà sul pianoterra di un palazzo nuovo, finito e consegnato due anni fa. Gli appartiene anche un ripostiglio all'ingresso principale del palazzo (comodo per le bici e carrozzina) e una bella terrazza grande (anzi, enorme) sul retro che dà sul cortile del complesso (non verde purtroppo, ma questi palazzi nuovi sono veramente di bell'aspetto). Si trova in un'ottima zona, 5-10 minuti a piedi dal centro, vicino all'ospedale e alla stazione centrale.

Piccola nota negativa: l'ÖBO, l'ufficio del Comune che gestisce gli affitti comunali, vuole farci pagare il cambio della carta da parati nella stanza da letto, perché appoggiando la testa al muro nel letto è rimasta un po' sporca. Abbiamo cambiato la carta un anno e mezzo fa (a spese del Comune, come lavoro di ordinaria manutenzione dopo un tot di anni, vedete qui), e finché il nostro bovärd (l'impiegato del Comune responsabile della nostra zona) non è venuto a fare il sopralluogo questa settimana non ci siamo proprio accorti delle macchie in questione (si vedono solo se ci casca la luce diretta). Siccome l'appartamento è in uno stato molto migliore adesso come lo lasciamo di come l'avevamo trovato, ci siamo rimasti male. Per non parlare del fatto che l'arredamento è dell'ÖBO, e abbiamo pure chiesto se potevamo cambiare il letto (ne avremmo scelto uno con la testata senz'altro), ma non si poteva. Vedremo come finirà questa storia. Ora fra le mille cose cui pensare, ci manca pure questa...

Fra dieci giorni abbiamo le chiavi! Ormai conosciamo il catalogo dell'Ikea a memoria... :)

(E per dovere di cronaca aggiungo che stanotte ha fatto la prima spruzzatina di neve...)

domenica 6 ottobre 2013

Una vita comoda (Filosofeggiando...)

Quando mi chiedono "Ma com'è la vita in Svezia?" (e capita spesso), generalmente dopo un momento di esitazione rispondo che "è una vita comoda". Certamente è sempre riduttivo descrivere un paese o una vita con un aggettivo solo, ma se devo sceglierne uno per la vita svedese, mi viene in mente "comodo". Qualche volta ci rifletto e per ora arrivo sempre alla stessa conclusione: la vita svedese è comoda. Dopo quella italiana poi...

Si potrebbe usare anche tanti altri aggettivi. Per esempio confortevole, tranquilla, sicura, prevedibile. Ma "confortevole" porta in sé un giudizio valutativo positivo, mentre "comodo" riflette bene la doppia faccia del concetto. "Tranquilla" poi lo sono io di mio, quindi per me non è una novità. "Sicurezza" e "prevedibilità", infine, sono sempre solo un'illusione, anche se certo è che qua questa illusione è parecchio forte. E' poco umile però pensare che la vita sia prevedibile. Potrei anche dire "una vita piatta", ma sarebbe troppo negativo e sarei ingiusta nei confronti della Svezia. Se uno ha una vita piatta, deve guardare dentro sé stesso invece di incolpare l'ambiente circostante. La vita è interessante in ogni circostanza se vissuta con curiosità e spirito di iniziativa.

Se invece dovessi descrivere la vita in Italia, in base alla mia esperienza di circa sette anni vissuti lì, userei l'aggettivo "stimolante". Una vita che di comodo ha ben poco. Non è né tranquilla, né sicura, né prevedibile, ma è piena di stimoli di tutti i tipi. Stimoli visivi, gustativi, emotivi ed interpersonali. Una vita che non ti lascia mai in pace, che ti sfida continuamente, stancante e arricchente allo stesso tempo. Della vita in Italia ci si può stancare, anzi, ci si può stufare, ma rimanere indifferenti mai. E' una vita piena di emozioni, positive o negative che siano (vedi questo post dell'anno scorso).

Nella mia mente scorrono mille pensieri riguardo a questo discorso, questo confronto tra "comodo" e "stimolante" che sembrano essere qualità incompatibili o comunque distanti. La vita svedese è comoda, perché qua le cose funzionano. Si è praticamente viziati dai servizi pubblici e da coloro che lavorano nel settore pubblico, con poche eccezioni. Si è informati su ogni minimo dettaglio, e tutto è spiegato a un livello intellettivo di un bambino di dieci anni (che talvolta rasenta il ridicolo, ma posso immaginare che ci siano persone che ne hanno davvero bisogno). Il punto è che qua raramente ti devi "arrangiare", come succede in Italia, ma anche in altri paesi. Ci sono lo stato e il comune con i loro servizi che pensano a te. E questo è vero anche per l'istruzione universitaria. Gli studenti sono serviti e coccolati.

La mia domanda è, e non smetterò mai di farmela: ma è questa la chiave della felicità? La comodità? Lo so che chi non ce l'ha se la sogna, e non voglio sminuire la sua importanza, ma neanche elevarla su un piedistallo come un valore fondamentale della vita. La comodità tranquillizza e appiattisce allo stesso tempo e non è affatto una garanzia di serenità. Adoro questa parola, "serenità", che ho imparato in Italia. Ne ho già scritto qui una volta, come esempio di espressione italianissima. Per raggiungere la serenità ci vuole soprattutto pace interiore che non ha nulla a che vedere con la comodità. Però almeno non sono concetti incompatibili...

Questo discorso potrebbe portare molto lontano, e riconosco che è un filosofeggiare senza fine e senza concretezza, ma è nella mia natura fare riflessioni del genere ognitanto. E' come un esercizio per la mente, e capita che mi aiuti a comprendere qualcosa di nuovo. Quel che ho capito questa volta è che la vita comoda ha un suo prezzo: la quantità ridotta di stimoli. Non è una tragedia. Semplicemente ti devi impegnare il doppio per trovarli o crearteli e per vedere quegli stimoli ridotti che trovi come tali.

Il mio problema è che io, non essendo una persona creativa di natura, ho bisogno di stimoli esterni che tirino fuori il mio lato creativo. E' un mio limite, lo riconosco, ma è importante conoscere sé stessi per poter vivere una vita serena. Confesso che oltre a cercare di impegnarmi in questo senso in Svezia, uso anche una scorciatoia: torno in Italia quando posso per ricaricarmi di stimoli (visivi, gustativi ed interpersonali). Da adesso però, per via del regalo di Natale in arrivo, per i prossimi cinque-sei mesi almeno non lascierò la Svezia. Vediamo come la vivrò questa cosa. A parte che credo che dopo Natale la vita comoda sarà un lontano ricordo per un paio d'anni almeno... :)

giovedì 26 settembre 2013

L'asta immobiliare

Ero tentata a intitolare questo post "Dove gli svedesi impazziscono", ma poi ho optato per un titolo più sobrio e chiaro (come mi capita spesso). Però, anche se chiaramente ironico, è un po' vero. E non è facile vedere gli svedesi comportarsi in maniera impulsiva. "Vedere" per modo di dire, perché l'asta si svolge a distanza, su internet o via sms. Sì, avete letto bene, si può partecipare all'asta via sms. Una volta che l'agente ti ha visto al visning (vedi sotto) ed ha accertato che dietro quel numero di cellulare ci sei tu, non si preoccupa più delle formalità e accetta le offerte via sms. Anche perché le offerte non sono vincolanti, ci si può ritirare fino all'ultimo momento, cioè fino alla firma del contratto. E questo vale per entrambe le parti, anche per il venditore.

Avendo visto decine di appartamenti negli ultimi mesi e partecipato a ben cinque aste, ci siamo fatti un'idea abbastanza chiara di come funzioni questo sistema. E' molto ben organizzato e trasparente, niente da dire. Però questa cosa dell'asta è un po' stressante. Ti ritrovi ad aspettare gli sms con le eventuali maggiori offerte come si aspettano i messaggi del ragazzo/a dopo il primo appuntamento. Solo che qui speri che non arrivino.

Come ho accennato nel post precedente sulle compravendite immobiliari in Svezia, questo è un momento storico particolare, in quanto - al contrario dell'Italia e dell'Ungheria - c'è una notevole domanda per le abitazioni che il mercato per ora non riesce a soddisfare. Consequentemente i prezzi stanno salendo e di fretta. Qui a Örebro sono sempre abbastanza convenienti. Diciamo che adesso sono già allo stesso livello di Pontedera (provincia di Pisa), ma non ancora a quello di Firenze. Però se continua così, ci si arriva presto (dato che in Italia, invece, i prezzi stanno calando). Nelle grandi città (Stoccolma e Göteborg in primis) i prezzi sono molto più elevati. (Se volete farvi un'idea più precisa dei prezzi, fatevi un giro su www.hemnet.se.)

L'efficienza svedese vuole che ogni casa in vendita tramite un'agenzia immobiliare sia aperta al pubblico per un'ora in un determinato giorno prestabilito e pubblicizzato (öppen visning). Può andare a vederla chiunque, non è necessario iscriversi in anticipo o contattare l'agenzia prima in alcun modo. E' possibile registrarsi per poter essere avvisati per tempo dell'eventuale cancellazione del visning, ma non è obbligatorio. Quando invece ti presenti in quell'occasione, alla porta ti attende un agente che ti chiede nome e numero di telefono. Il giorno dopo chiamerà tutti per chiedere se sono interessati a fare un'offerta. Nell'annuncio dell'immobile è indicato un prezzo minimo, cioè un prezzo di partenza per l'asta (avgångspris). E' comunque possibile partire con un'offerta più bassa. Se nessuno offre di più, spetterà al proprietario decidere se accettare la somma più bassa o meno.

Come dicevo, le offerte fatte all'asta non sono vincolanti, e neanche il proprietario è obbligato a vendere la casa al vincitore. Può benissimo scegliere uno degli altri offerenti o anche qualcuno che all'asta non ha partecipato (in ogni caso dovrà pagare però la percentuale sul prezzo all'agente immobiliare). A noi è subito parso sospetto questo sistema, forse sono preconcetti italo-ungheresi, che potrebbe essere esposto a "giochini sporchi" da parte del venditore. Mettiamo che chieda a un amico di partecipare all'asta per far aumentare il prezzo finché non ci sono più altre offerte, poi però decide di vendere la casa al secondo offerente. Non so come facciano ad evitare che questo accada, e non ho idea se accade mai. Il pensiero ci è venuto perché in questo periodo effettivamente i prezzi salgono verticosamente alle aste, anche del 30-40%, almeno per quanto riguarda la categoria più richiesta di immobili, gli appartamenti di due-tre stanze (cioè salotto più una o due camere da letto) in città.

E cosa succede una volta che hai vinto l'asta? Non è il nostro caso, dato che non siamo stati il miglior offerente in nessuna delle cinque aste alle quali abbiamo partecipato. Ma ho capito che poi tutto va molto veloce e liscio. Il contratto di compravendita generalmente viene stipulato nel giro di una settimana dopo la fine dell'asta, se né l'offerente né il proprietario si ritirano. Ma della procedura di compravendita magari racconto in un altro post...

lunedì 9 settembre 2013

Svedese - livello 2

Aggiornamento sui miei progressi nella lingua svedese. Sono riuscita a raggiungere il livello 2! E' un gran passo in avanti e ci vorrà ancora un po' per passare al livello successivo. Ma cosa intendo per livello 2?

Ad occhio e croce direi che ci sono quattro livelli di conoscenza di una lingua straniera. Il livello 1 è quello da principiante. Conosci le parole di base, ti sai presentare, dire dove abiti e quanti anni hai, fare la spesa, contare, ecc., ma non riesci ad andare molto oltre questi discorsi. Sei già al livello 2, quello intermedio, quando riesci a chiacchierare. Non hai ancora un vocabolario particolarmente ricco, ma te la puoi cavare in più o meno qualsiasi contesto, anche se talvolta con difficoltà e imbarazzo. Leggi il giornale, ascolti i discorsi dei madrelingua, e il suono della lingua ormai ti suona familiare. Poi c'è il livello 3, quello avanzato, quando puoi dire che parli la lingua fluentemente. Conosci tutte le parole comuni e sai usarle in modo appropriato. Commetti però ancora degli errori da straniero, spesso traduci dalla tua lingua e usi espressioni insolite o costruisci la frase in modo sbagliato, e conservi un po' o anche molto accento, per cui ai madrelingua è subito chiaro che non sei "uno di loro". Infine, il livello 4 è quello da madrelingua. Non è però riservato ai madrelingua. Ci si può arrivare anche da adulto. Vuol dire che parli la lingua senza o con minimo accento, ti sei fatta propria la prosodia della lingua e anche i gesti ed intercalari degli "indigeni". Spesso conti e sogni in quella lingua, commetti pochi errori, non più di quelli che commettono i madrelingua "doc".

Ecco, mentre sono al livello 4 in ungherese (che è effettivamente la mia madrelingua) e in italiano (da più o meno 7-8 anni), in inglese sono al livello 3 e in svedese, direi finalmente, al livello 2. Il mio obiettivo è il livello 3. Ne sarei contentissima. Il livello 4 non me lo sogno neanche, trovo assai improbabile raggiungerlo pur continuando a vivere qui. Per il livello da madrelingua ci vorrebbero delle circostanze molto diverse dalle mie. Deve essere la tua lingua dominante per anni, ci vogliono forti legami sentimentali con persone di madrelingua (famiglia, amici), nonché esperienze in contesti molto diversi che ti permettono di arricchire il tuo vocabolario. In italiano ho avuto tutto questo, in svedese non ce l'ho e non ce l'avrò mai, e va bene così. E' già tanto aver avuto questa fortuna in Italia. Non posso pretendere troppo.

In questo post vorrei raccontarvi come sono messa con la lingua svedese dopo tre anni di permanenza in questa terra. (Eh sì, sono già passati tre anni...) Come dicevo, sono giunta al secondo livello, per cui so chiacchierare in svedese, mi difendo in più o meno qualsiasi contesto, anche se talvolta con difficoltà ed imbarazzo. Questo è uno stadio di conoscenza della lingua che è fonte sia di frustrazione che di soddisfazione. La soddisfazione sta nel vedermi migliorare e progredire. La frustrazione sta nel non capire ancora sempre tutto e non riuscire a cogliere le sfumature nei discorsi (quello fa decisamente parte del livello 3, ma forse anche 4).

E' anche interessante osservare come mi comporto spontaneamente in certe situazioni. Ormai ho il coraggio di non cambiare all'inglese, e ne sono molto contenta. Come ho già scritto più volte su questo blog, in Svezia te la puoi cavare benissimo con l'inglese, perciò ci vuole più determinazione, impegno e spirito di iniziativa per imparare lo svedese che in altri paesi dove invece sei semplicemente costretto (come in Italia o in Francia). Il fatto di avere il coraggio di non chiedere al mio interlocutore di cambiare all'inglese ha però degli effetti collaterali, o meglio, comporta dei rischi. Perché come detto, non capisco sempre tutto. Però, forse per una questione di orgoglio ed ostinazione, spesso faccio finta di capire, se dal contesto mi pare di aver capito il succo del discorso. Questo mio comportamento mi sorprende ogni volta. Ancora non capisco perché lo faccio, e sicuramente ho già fatto qualche figuraccia a mia insaputa, ma per ora non mi hanno mai "smascherato". Almeno non apertamente, perché poi con gli svedesi non si sa mai. Secondo me a volte capiscono che non ho ben capito tutto, ma dato che non faccio domande, ci passano sopra.

Dall'altro lato ci sono i momenti di soddisfazione. Ogni volta che comunico in svedese al telefono (che è più difficile e "rischioso" che dal vivo), o la settimana scorsa quando la prima volta sono intervenuta (anzi, tenuto un piccolo discorso di 5 minuti) a una riunione di lavoro in svedese davanti a una decina di colleghi (che mi ascoltavano con un grande sorriso), o la lezione di storia del diritto di un collega (ascoltata apposta per mettere alla prova la mia conoscenza dello svedese) che sono riuscita a seguire bene. Quanto riesco a capire di un discorso dipende principalmente da due fattori: chi parla e di cosa parla. Alcune persone capisco peggio delle altre, perché parlano più veloce degli altri o con un accento più difficile. Ovviamente adoro conversare con le persone che capisco bene, perché porta soddisfazione (per esempio con l'ostetrica che mi segue), mentre trovo frustrante parlare con le persone che seguo con difficoltà e con cui devo spesso cercare di tirare a indovinare cosa stanno dicendo. Mi manca molto poter chiaccherare in svedese anche nella vita privata. Quando usciamo con altri si parla inglese, perché si tratta sempre di compagnia parecchio internazionale. Magari ci sono anche degli svedesi, ma l'unica lingua parlata bene da tutti è l'inglese. Mi piacerebbe invece poter usare lo svedese in questi contesti che sicuramente mi insegnerebbe tanto. Questo però richiede che anche Gabriele raggiunga il livello 2.

Poi è ovvio, ci sono argomenti più facili ed altri più difficili. Non so chiacchierare in svedese di economia, storia dell'arte e tante altre cose. I miei punti di forza sono tre: i discorsi legati al lavoro universitario (relativi a corsi, esami, studenti e ricerca), quelli riguardanti il settore immobiliare (tutto quel che riguarda la casa e la procedura di compravendita) e, naturalmente, la terminologia medica in ambito ginecologico-ostetrico. Quest'ultima me la sono studiata mettendoci dell'impegno. Ci tengo a comunicare con l'ostetrica in svedese. Anche perché sì che qua parlano tutti un po' di inglese, ma è un conto fare due chiacchere e un altro parlare di lavoro (nel caso dell'ostretrica di argomenti medici) anche in maniera approfondita. Non ci capiremmo bene. Per non parlare del fatto che io quelle parole non le sapevo neanche in inglese. Tanto valeva impararle direttamente in svedese. Livmoder (utero), ägglossning (ovulazione), moderkaka (placenta), ecc. ormai mi fanno un baffo. In realtà nella maggior parte dei casi potrei anche tranquillamente usare la parola italiana e il personale specializzato mi capirebbe, perché anche se non usano i termini latini con i pazienti, li hanno certamente studiati. Ma mi sembrerebbe un atteggiamento antipatico. Non è che ci vuole tanto imparare una trentina di parole in più.

Il fatto che il mio attuale livello di svedese sia fonte sia di frustrazione che di soddisfazione contribuisce notevolmente agli alti e bassi che caratterizzano il mio atteggiamento verso la nostra permanenza in Svezia. A volte penso a quanto è ganzo/interessante/arricchente conoscere un terzo paese e imparare una quarta lingua, altre volte invece viene fuori il "ma chi me l'ha fatto fare?! non mi bastavano due paesi e tre lingue?!". Ma così è la vita...

sabato 31 agosto 2013

Risposte varie sull'Ungheria e sull'ungherese

Da tanto non seguivo più le chiavi di ricerca che portano i lettori casuali sul mio blog, mentre è una lettura assai interessante, talvolta anche divertente. Il fatto è che come cresce il contenuto del blog, anche le chiavi di ricerca che portano qui diventano più numerose. Adesso però gli ho dato un'occhiata, e mi fa piacere vedere che ce ne sono molte che riguardano il mio paese o la mia lingua, tutte scritte in italiano naturalmente, quindi da italiani. Visto che ho il privilegio di poter fare queste ricerche anche in ungherese, allora ecco qualche risposta. Magari possono essere utili.

Dell'Ungheria e degli ungheresi

- Ungheria paesaggi:  digita in Google Immagini "Magyarország tájképek" (Ungheria paesaggi) oppure "Bükk képek", "Hortobágy képek", "Mátra képek", "Dunakanyar képek" (sono alcune zone dell'Ungheria).

- divorzi in Ungheria: Tanti. Secondo le statistiche mediamente 24-25 mila all'anno, mentre si contraggono circa 45 mila matrimoni all'anno. Dati qui (in ungherese). Con questi numeri l'Ungheria è nella media europea.

- festa della regina in Ungheria agosto: khmmm, quasi... Forse voleva scrivere "festa del re". E' la festa di Santo Stefano, il primo re dell'Ungheria, incoronato nell'anno 1000, che si è convertito al cristianesimo. La festa è il 20 agosto. Di feste nazionali ungheresi ho raccontato un po' qua. Di questa in particolare potete leggere di più qui (in italiano).

- acquista auto in Ungheria: per le macchine usate ecco questo sito qua (in ungherese, purtroppo, o naturalmente): www.hasznaltauto.hu. L'ho usato anch'io qualche anno fa (va bene, quasi dieci anni fa) l'ultima volta che ho comprato una macchina in Ungheria. E' un ottimo motore di ricerca con una banca dati enorme. Si può cercare in base a tutti criteri possibili immaginabili. Però il grande svantaggio di comprare una macchina usata in Ungheria è che molto spesso il concessionario non ti dà un anno di garanzia, come in Italia, quindi attenti. Le macchine nuove credo che abbiano gli stessi prezzi che in Italia.

- com'è il pane in Ungheria: buonooo! Quello classico è bianco e soffice, l'opposto del pane toscano. Ecco un'immagine ed ecco un video della ricetta (narrato in ungherese). Si prepara con il lievito naturale o lievito madre ("kovász"  in ungherese), quindi una miscela di farina e acqua fermentata in casa, la stessa che si usa per la pizza napoletana.

- spirito maschio ungherese com'è?: haha :) Se si parla di stereotipi, il maschio ungherese è galantuomo, riservato, non disdegna l'alcool per divertirsi, ha pochi capi nell'armadio, in generale non cura molto il suo aspetto fisico, non fa le faccende di casa, ma magari gli piace cucinare ed è buongustaio. Però si parla di generalizzazioni, sia chiaro.

- canzoni in ungherese anni 90: di che genere? In questo video trovi una selezione delle canzoni dance/techno più popolari di quel decade. Oppure in questa lista su YouTube trovi anche canzoni di altro genere.

- i cantanti ungheresi con più successo: Parliamo di cantautori/cantautrici quindi? Ovviamente tantissimi. Eccone un paio (di alcuni di loro ho anche riportato e tradotto una canzone su questo blog): Ákos (il mio preferito), Zorán, Bródy János, Fenyő Miklós, Horváth Charlie, Zámbó Jimmy, Koncz Zsuzsa, Demjén Ferenc, Komár László... (non tutti loro mi piacciono).

Della lingua ungherese

- cuore ungherese svedese italiano: (forse cercava proprio il mio blog e non la traduzione della parola, ma nel dubbio...) "szív" (in ungherese, pronunciasi 'siiv') e "hjärta" (in svedese, pronunciasi 'jerta', ma la 'r' non si sente quasi).

- dove sei in ungherese: "Hol vagy?"

- rito del 25o matrimonio in ungherese: cioè del 25esimo anniversario? Nozze di argento in ungherese si dice "ezüstlakodalom". Del rito non so molto, ma cercando su Google ho trovato una canzone di Katalin Karády (una delle voci più importanti della scena musicale ungherese degli anni Quaranta) con questo titolo.

- significato szer: domanda difficile... Questa parolina può voler dire tante cose e si trova anche in numerose parole composte. E' un sostantivo. A me la prima cosa che mi viene in mente se la sento dire è un attrezzo di ginnastica (per es. anelli, cavallo, trave), che infatti ungherese si chiama "szertorna". Ma forse il suo significato più comune è "sostanza", per es. un medicinale o detersivo. E' anche la radice del verbo "szerel" che significa assemblare, montare, riparare.

- come leggere vocali ungherese: domanda da un milione di dollari. Ci vuole un sito che "parla". Questo è un ottimo dizionario ungherese-inglese/italiano/tedesco/francese/etc. online dove potete anche ascoltare la pronuncia dei singoli voci: SZTAKI.

- video di buon compleanno in lingua ungherese: eccone un paio: 1 (questo è degli anni Ottanta, quindi perfetto per le persone della mia generazione che sono cresciute con questa canzoncina di "Buon compleanno), 2 (dello stesso periodo, però meno conosciuta), 3 (una poesia d'amore, con musica più recente), e tanti altri.... Basta digitare in YouTube "Boldog születésnapot".

- come si dice buona notte in ungherese: "Jó éjszakát!", o la versione breve "Jó éjt!"

- come si scrive ti amo con il mio cuore in ungherese: così non si dice... non suona bene. Letteralmente sarebbe "szívemmel szeretlek". Magari è meglio però "Ti amo con tutto il cuore" => "Teljes szívből szeretlek".

è difficile l'ungherese: eh già...

- bestemmie ungheresi: mmm, mi rifiuto...

Non ho incluso le chiavi di ricerca che si riferivano a qualcosa di cui ho effettivamente raccontato sul blog, quindi la persona interessata probabilmente ha trovato quel che cercava.

Per risposte a vecchie chiavi di ricerca su questo blog vedete qui, quiqui e qui. Quasi quasi creo un nuovo tag per questi post. Sarà più semplice poi ritrovarli.

martedì 27 agosto 2013

Il più bel regalo di Natale

Lo so. Cosa c'entra il Natale in agosto? Credetemi, c'entra. Per noi da diversi mesi ormai che il Natale c'entra tutti i giorni. Perché questo Natale riceveremo un regalo davvero speciale. Data prevista del suo arrivo: il 23-24 dicembre! Un piccolo pacco che accrescerà la comunità italo-ungherese-svedese e arricchirà la nostra vita. ;)

Un grande cambiamento che mi regalerà, e mi sta già regalando, tante nuove esperienze, nuove emozioni e molti spunti di riflessione.

E finalmente la nostra permanenza in Svezia acquista un senso più importante. Un senso vero. Perché questo è un ottimo posto dove passare i primi anni di vita. E' uno dei paesi migliori in Europa per una famiglia con bambini piccoli, se non il migliore, per tanti motivi.


E adesso il testo di una delle mie canzoni preferite dei Muse, Falling Away With You, acquista un senso nuovo. Perché l'amore è amore. In tutte le sue forme.



"So I'll love whatever you become
And forget the reckless things we've done
I think our lives have just begun
I think our lives have just begun

And I'll feel my world crumbling,
I'll feel my life crumbling,
I'll feel my soul crumbling away,
And falling away,
Falling away with you

Staying awake to chase a dream
Tasting the air you're breathing in
I hope I won't forget a thing

Promise to hold you close and pray
Watching the fantasies decay
Nothing will ever stay the same

And all of the love we threw away
And all of the hopes we've cherished fade
Making the same mistakes again
Making the same mistakes again

And I'll feel my world crumbling,
I'll feel my life crumbling ,
I'll feel my soul crumbling away,
And falling away,
Falling away with you."

mercoledì 14 agosto 2013

E si compra casa in Svezia?

Ho già raccontato di case svedesi diverse volte, delle loro particolarità, degli affitti comunali e dei lavori che sono stati fatti a casa nostra di recente. Però ho sempre parlato di affitti. Adesso, invece (a dire la verità ormai da un po'), ci siamo messi alla ricerca di un bostadsrätt, ovvero di una casa di proprietà o quasi (vedi i link di approfondimento sotto). L'appartamento del comune dove stiamo sin dal mio arrivo in Svezia inizia a starci un po' stretto, farebbe comodo una stanza in più. E comunque non siamo mai stati particolarmente innamorati di questa casa, anche se ovviamente ci siamo affezionati. Anche se il palazzo di per sé non è un granché, la zona è ottima. E poi, diciamocela, per un'ungherese e un italiano avere casa propria è un obiettivo naturale. I soldi che vanno via in affitto sembrano soldi buttati via. Comprare casa invece è un investimento.

Noi pensavamo anche di cambiare affitto, ma trovare un altro affitto comunale è un'impresa impossibile per il momento, e gli affitti privati costano tanto, non ne vale la pena. Infatti, gli affitti comunali si assegnano in base a un sistema di punteggio. Per ogni giorno in cui sei in coda ricevi un punto, e io con i miei punti accumulati in tre anni non mi posso ancora permettere di prendere un altro affitto in città (qui a Örebro ce ne vogliono almeno 2500-3000, quindi 7-8 anni). Nella compravendita di immobili invece non ci sono restrizioni, vige la regola del mercato. I prezzi, almeno qui a Örebro, non sono eccessivamente alti, ma - al contrario dell'Italia e dell'Ungheria - stanno salendo, quindi conviene muoverci.

In realtà molti altri blogger italo-svedesi hanno già spiegato come funziona il bostadsrätt (il "diritto di abitazione") in Svezia, quindi non starei a ripetere tutto. Piuttosto racconterei di alcune particolarità che mi hanno colpito e che rendono il sistema svedese di compravendita immobiliare ben funzionante e davvero invidiabile. Per ora solo alcune note sulle differenze più importanti. Poi seguiranno altri post di approfondimento.

- Agenzie immobiliari: poche ma grandi, pagate solo dal venditore nella forma di una percentuale. Quindi il compratore non deve niente all'agenzia. Una volta affidato l'incarico all'agenzia, il venditore dovrà pagare il compenso dell'agente anche se vende l'appartamento tramite un canale diverso (per esempio ad un amico o a chiunque altro). Gli agenti immobiliari hanno l'abilitazione per fare tutte le pratiche della compravendita immobiliare, inclusa la redazione del contratto.
- Notaio: il notaio, una figura tipica nei paesi dell'Europa continentale, esistente quindi sia in Ungheria che in Italia, in Svezia non c'è.  Questo riduce notevolmente sia i costi che i tempi della compravendita. (C'è da dire però che in Ungheria il notaio non ha il monopolio sul rogito, ma va bene anche un avvocato. L'agente immobiliare però non è abilitato a farlo.)
- Prezzi: In questo periodo in Svezia c'è molta domanda, poca offerta. Siccome anche in Svezia vale la spietata legge del mercato, i prezzi stanno inesorabilmente salendo, soprattutto nelle città. Chiaramente più ti allontani dalla città, più diminuisce il prezzo, e nei posti più sperduti in mezzo al nulla puoi anche spendere una sciocchezza.
- Asta immobiliare: dell'asta ci sarebbe molto da raccontare. Abbiamo già partecipato a due, perse entrambe miseramente. Esperienza che ci ha insegnato (se finora non lo sapessimo) la spietata legge del mercato... L'argomento merita un post a parte.

Se volete, invece, informazioni più complete e dettagliate potete "sfogliare" tra questi post:
Per concludere vi racconto cosa stiamo cercando: un appartamento o casetta a schiera (una casa a sé stante è un po' troppo impegnativa, oltre che costa un casino) con due o tre camere da letto, sui 70-90 metri quadri. Esigenze più specifiche: un avgift (spese condominiali che includono anche parte delle bollette, tipicamente l'acqua e il riscaldamento, ma spesso anche canone tv e internet) non troppo alto e ascensore se l'appartamento è su un piano superiore. Sulle altre cose siamo abbastanza flessibili, anche se ovviamente abbiamo delle preferenze.

sabato 20 luglio 2013

Ricetta ungherese #2: Passata di zucca e pollo

Premessa

Stavolta in realtà non si tratta di un piatto tradizionale, ma piuttosto di uno improvvisato da Zsuzsa, l'amica di mia mamma con cui abbiamo passato una domenica mattina a cucinare insieme (vedi post precedente). Insieme alle focaccine di patate abbiamo preparato anche questa passata che è venuta davvero squisita, quindi vale la pena di condividerla. E' un piatto leggerissimo e dietetico (quindi non poteva essere un piatto tradizionale ungherese ;)), che infatti abbiamo fatto per mia mamma che pochi giorni prima era stata operata ed era messa a stretta dieta. Però poi ne abbiamo mangiato tutti volentieri. E' perfetta anche come pappa per bambini piccoli.

Passata di zucca e pollo (Csirkés tökfőzelék)

Ingredienti: 2-3 etti di petto di pollo, una patata, 1-2 carote, una zucca, 2 mele (non dolci), prezzemolo (o sedano o levistico), sale

Tempo di preparazione: il tempo di tagliare il pollo a strisce e tutte le verdure a dadi

Tempo di cottura: 45-60 minuti

Preparazione: Tagliate il petto di pollo a strisce e rosolatelo in padella senza olio o con poco olio insieme alle carote tagliate a dadini (noi l'abbiamo fatto in una padella di ceramica senza olio perché, appunto, mia mamma non poteva mangiare niente che fosse preparato con olio). Aggiungete dell'acqua (noi abbiamo usato l'acqua in cui avevamo lessato le patate per le focaccine che era già di suo saporita un po') in modo che copra la carne appena. Dopo qualche minuto aggiungete la patata tagliata a dadini. Cuocete sotto coperchio.


Potete aggiungere dell'altra acqua via via come evapora. Dopo altri 10 minuti aggiungete la zucca tagliata a dadini e la mela tagliata a spicchi.


Se la mela è dura, la potete aggiungere insieme alla zucca. Se invece è mela vecchia, aspettate cinque minuti. In ogni caso scegliete mele di tipo acidulo, non dolci.


A questo punto non serve più aggiungere altra acqua perché sia la zucca che la mela farà acqua di suo. Se volete fare una passata dietetica, non usate spezie, solo sale. In ogni caso potete aggiungere un po' di prezzemolo o altro "verde di verdura" (zöldség zöldje) come lo chiamano gli ungheresi come le foglie del sedano o del levistico (forse poco utilizzato in Italia). Però è solo per insaporire. Lo potete togliere prima di frullare il tutto. Cuocete il tutto per altri 20 minuti circa (dopo l'aggiunta della mela). Lasciatelo raffreddare un po' prima di frullarlo.


Cominciate frullando solo una piccola parte, aggiungendo gradualmente il resto. Prima e dopo di aggiungere un altro po' mescolate.

Ecco il risultato finale!


Nota

Anche se questo in particolare non può essere considerato un piatto tradizionale ungherese è una variante dietetica di una delle numerose passate ungheresi. Infatti, le famiglie ungheresi mangiano regolarmente passate di verdura (főzelék). Le più classiche sono di zucca, piselli, patate o spinaci, e sono sempre accompagnate da un c.d. feltét, ovvero "aggiunta" (più o meno, letteralmente significa "messo sopra"), che può essere polpetta, carne fritta, salsiccia o un uovo al tegamino. E', infatti, considerato un secondo, non un primo. (Nella cucina ungherese il primo è sempre una zuppa o minestra, quindi un piatto a base liquida.)

Se capitate a Budapest vi consiglio di provare uno dei numerosi posti specializzati in zuppe e passate. Generalmente si chiamano főzelékbár ("bar di passate"). Uno sicuramente buono (e centrale) per esempio è questo posto qua: Főzelék Faló (l'ho provato).

martedì 2 luglio 2013

Ricetta ungherese #1: Focaccine di patate (Krumplis pogácsa)

Premessa

L'ultima volta che ho preparato le mie focaccine preferite le ho fotografate prima di metterle in forno. Su Facebook hanno suscitato un interesse diffuso tra gli amici italiani che mi chiedevano della ricetta. Però siccome a me queste focaccine non vengono mai come vorrei (non sono una maga della cucina), ho aspettato di venire a casa in Ungheria per chiedere la ricetta a Zsuzsa, un'amica di mia mamma, che so per certo che le prepara benissimo. Così domenica mattina sono andata a casa sua e abbiamo passato mezza giornata a cucinare insieme diverse cose, fra cui questa. Mi sono documentata con foto e appunti in modo che possa condividere anche con voi alcune ricette. Per ora solo due (non ce l'ho fatta a documentarne più di due nel dettaglio, dato che nel frattempo la aiutavo anche). Cominciamo con questa classica.

Focaccine di patate (Krumplis pogácsa)

Ingredienti: (Riporto le quantità da noi usate. Ovviamente l'importante è mantenere le proporzioni.) 1,2 kg di patate farinose (non novelle) sbucciate, mezzo chilo di farina, un cucchiaio di strutto, un uovo, sale.

Tempo di preparazione: Se non fate altro, un'ora e mezza (incluso il tempo di raffreddamento delle patate), altrimenti anche tutta la mattina... (come per noi).

Tempo di cottura: secondo il tipo di forno tra 20 e 30-35 minuti.

Preparazione: Sbucciamo le patate e tagliamole a pezzi (grandi) così che cuociano prima. Laviamole abbondantemente prima di tagliarle a pezzi e non più dopo (se ho capito bene lavandole troppe volte perde di più del prezioso amido o una cosa del genere). Le mettiamo in acqua abbondante in una pentola sul fuoco (a fuoco alto finché l'acqua non bolle, poi a fuoco medio-basso). Aggiungiamo una manciata di sale quando l'acqua bolle, e ognitanto giriamole. Non devono cuocere troppo, solo quanto basta (circa 20 minuti dopo il bollore). Quando le patate sono cotte e scolate, schiacciamole subito.


Lasciamo raffreddare il purè così ottenuto. Questo significa che deve essere messo da parte per almeno un'ora, in un luogo fresco e asciutto. Quando si è raffreddato, aggiungiamoci un cucchiaio di strutto.

(Nota: l'acqua in cui si sono cotte le patate può essere riutilizzata per la preparazione di una zuppa o una passata. Noi l'abbiamo usata per fare una passata di zucca e pollo, la ricetta della quale ve la racconterò in un prossimo post.)

Quel boccone bianco nel mezzo è lo strutto.

Aggiungiamo della farina gradualmente, mescolandole bene insieme con la mano (o, eventualmente, con un cucchiaio di legno) fino ad ottenere un impasto solido ma ancora non duro. La quantità della farina aggiunta deve essere un po' meno della metà della quantità di patate (nel nostro caso 500 grammi di farina per 1,2 kg di patate). Aggiungiamo anche un cucchiaio (non cucchiaino) di sale.


Stendiamolo con un mattarello. Deve essere alto circa un dito. Con la punta di un coltello disegniamoci delle righe poco profonde.

  
Adesso con un apposito stampo o, in mancanza di questo, con una semplice tazzina capovolta, possiamo tagliare fuori le focaccine. Conviene tenere da parte un po' di farina in un ciotola in cui possiamo immergere lo stampo (o la tazza) dopo ogni due-tre focaccine tagliate, così non appiccica. Nel frattempo prepariamo la teglia. Ungiamola con un po' di strutto od olio (preferibilmente di girasole, l'olio di oliva ha un sapore troppo marcato e non ci incastra molto con i sapori ungheresi). Noi abbiamo fatto una teglia unta con lo strutto e una unta con l'olio, e non c'è stata differenza nel sapore delle focaccine.


Infine, spalmiamoci un po' di uovo sulla loro superficie (tuorlo e albume mescolati insieme) che gli darà un po' di colore.


Mettiamo la teglia al forno. Nel vecchio forno a gas di Zsuzsa ci sono voluti 30-35 minuti, ma in un forno più efficiente possono bastare anche 15-20 minuti, quindi vanno controllate ognitanto. A metà cottura girate la teglia nel forno, così le focaccine si cuociono uniformemente. Quando sono pronte, lasciatele raffreddare in una ciotola coperta da un panno.


Vanno consumate fredde e preferibilmente entro un giorno. Ancora calde hanno una consistenza e un sapore ancora diversi. Può essere uno stuzzicino o usato al posto del pane con zuppe, passate o altro.

Spero di essermi spiegata in maniera comprensibile e semplice... E' la prima ricetta che ho (tra)scritto!

Nota

La pogácsa è un classico della cucina ungherese (si trova anche in alcuni paesi limitrofi) che ha un milione di varianti. Si pronuncia 'pogacia'. Forse 'focaccina' è la traduzione migliore in italiano, anche se ovviamente non è la stessa cosa. La si può preparare con le patate, con i ciccioli, con il cavolo, al burro, al formaggio, alla ricotta, ecc. e con o senza lievito. Ecco la ricetta (in italiano) di due varianti lievitate: una e due. Io vi ho presentato la mia preferita. Ne potrei mangiare un chilo tutto insieme...

giovedì 13 giugno 2013

Lavori (quasi) finiti

Ho raccontato dei progressi nella ristrutturazione del nostro palazzo (in cui affittiamo un appartamento), qui e qui. I lavori stanno terminando. Sono stati allargati i ballatoi esterni, montati i balconi e le vecchie ringhiere brutte gialle sono state sostituite con ringhiere nuove di color... grigio topo (com'è stato definito dal marito appena l'ha visto).

 

Al primo piano vedete la ringhiera nuova, ai piani superiori si intravede ancora quella vecchia. Ma non è che la lamiera ondulata passò di moda vent'anni fa? Non ce l'aspettavamo un aspetto simile, perché i palazzi nuovi sono tutti molto belli e moderni. Devono conservare lo stile d'epoca per ordinanza comunale? Poteva essere un'ottima occasione per rendere il palazzo più bello, un po' più moderno, un po' più colorato. Occasione sprecata...


Ma non ci lamentiamo. Abbiamo il balcone! E' bello spazioso. L'hanno montato pezzo per pezzo come un lego. E' agibile da circa un mese.

(Il nostro è all'ultimo piano.)

Adesso che è bel tempo il balcone si apprezza molto. D'inverno immagino che fungerà più che altro da frigorifero naturale. A proposito di bel tempo... Mentre il resto d'Europa soffriva di maltempo e alluvioni, qui splendeva il sole quasi tutti i giorni. Giusto ogni tanto un po' di pioggia per rinfrescarci, ma per il resto temperature anche sui 25 gradi. Proprio oggi il primo giorno che il sole ha fatto capolino solo per pochi minuti ed ha piovuto a dirotto a lungo.

La prossima settimana partiamo e torniamo in Svezia soltanto alla fine di luglio - inizio di agosto (data precisa ancora da stabilire). Questa estate ce la prendiamo comoda, dato che l'estate scorsa non l'abbiamo potuto fare per via del nuovo lavoro di Gabriele. Finirò il lavoro a distanza (leggere paper e correggere esami, continuare a lavorare su due articoli che devo consegnare a fine settembre), per fortuna al giorno d'oggi si può fare. Le lezioni e gli esami ormai sono finiti (cioè l'ultimo esame sarà domani). Gabriele ha finito il suo contratto al Politecnico di Göteborg e adesso è alla ricerca di un nuovo lavoro a Örebro o nelle vicinanze. Ci è dispiaciuto un po' lasciare Göteborg, alla quale ormai ci siamo affezionati e che è una città molto più interessante di Örebro, ma dividerci tra due città è stato faticoso. Non è il tipo di vita che ci sognavamo. E siccome il posto fisso per ora ce l'ho solo io, proviamo a sistemarci a Örebro.

Data la ridotta frequenza con cui aggiorno il blog ultimamente, auguro già adesso buona estate a tutti!

martedì 21 maggio 2013

Confronti

La settimana scorsa abbiamo passato qualche giorno all'Elba in vacanza. Siamo stati invitati a un matrimonio di amici, celebrato a Portoferraio (la sposa è originaria dell'Elba), e ci siamo approfittati dell'occasione per goderci l'isola per qualche giorno in più. Se la Germania del nord ci sembrava meridione in confronto alla Svezia per il verde e la varietà del paesaggio, potete immaginare l'impressione che ci ha fatto tornare in Toscana... Devo dire la verità. Non avevamo proprio alcuna voglia di tornare in Svezia.

L'Italia in vacanza però inganna. L'Italia in vacanza sembra un posto perfetto. Davvero perfetto. Bellezza ovunque, sia naturale che architettonica, cibo gustoso e sano (il primo Conad in cui ci è capitato fare la spesa sembrava il paradiso in terra!), gente spontanea e diretta (che per di più parla italiano che entrambi capiamo bene...). Cosa si può volere di più dalla vita? La vacanza però inganna. Perché in un paese lontano un lavoro dignitoso ce l'hai e uno stipendio fisso ce l'hai. Quanta amarezza... Se solo fosse possibile avere un lavoro così in Italia, pure per mille euro al mese, non ci penserei due volte a tornare a vivere in Italia. Per la gente, per (almeno parte del)la famiglia. Magari un giorno succederà. Magari un giorno sarà possibile. Nel mio lavoro per ora purtroppo sembra impossibile. L'università italiana continua a sopravvivere a stento, a non assumere nessuno, ormai da anni. Continuo a vedere i colleghi più giovani finire il dottorato e non avere alcuna prospettiva in Italia. Quanta amarezza.

La cosa sconfortante è che però da un confronto tra Italia e Svezia per me esce sempre vincitrice l'Italia. Perché anche il cuore ha la sua parte. Perché nonostante tutti i numerosi difetti che l'Italia possa avere, è un paese che mi ha fatto innamorare. E' un paese che trovo così profondamente umano, nel bene e nel male, una caratteristica che mi manca tanto qui in Svezia. Qui è il SISTEMA che funziona bene, è il SISTEMA che ti dà sicurezza, che ti garantisce i diritti, che ti sostiene, che ti tratta bene. E la gente usa il sistema. Lo usa coscientemente. Lo usa per far valere i propri diritti, lo usa per vivere bene. In Italia il sistema semplicemente non esiste. Non c'è alcun sistema. Ci sono solo gli esseri umani che cercano di cavarsela come possono. Non puoi prevedere niente, non puoi affidarti a nessun sistema, puoi al massimo affidarti ad altri esseri umani, come la famiglia e gli amici. E' una dimensione che rende l'Italia tanto umana, tanto creativa e tanto spontanea (e tante altre cose molto meno simpatiche...).

Anche se ho pensato a lungo di scrivere questo post, adesso l'ho scritto di getto. Scusate lo sfogo...

(E tuttora non riesco a caricare una foto sul blog...)

martedì 7 maggio 2013

Una gita in terra tedesca

Non avrei mai pensato che un giorno avrei visto la Germania settentrionale come sud... La settimana scorsa abbiamo passato qualche giorno a Greifswald, una cittadina sulla costa del mar Baltico, vicino a Rostock. Il motivo era una conferenza alla quale ho partecipato, e mi ha accompagnato anche il marito. Così abbiamo fatto il viaggio in macchina insieme (era più semplice prendere la macchina piuttosto che diversi mezzi pubblici per arrivarci), e abbiamo anche fatto un po' i turisti nelle pause della conferenza e dopo.

Siamo stati estremamente fortunati col tempo. Splendeva il sole continuamente e le temperature erano molto piacevoli, ci siamo pure abbronzati un po' (in viso)! Anche la cittadina è molto carina, nonché le strade tedesche sono notevolmente meno noiose di quelle svedesi. In Svezia abbiamo percorso quasi seicento chilometri per arrivare da Örebro a Trelleborg dove abbiamo preso il traghetto. Il paesaggio svedese è bello, ma chiunque abbia fatto più di cento chilomenti in macchina in Svezia lo può confermare che dopo un po' diventa monotono. Pianura, poche colline, laghi e boschi, e lo stile delle case di campagna è lo stesso ovunque.

A dire il vero non vedevo l'ora di fare questo viaggio, perché a me i lunghi viaggi in macchina non mi sono mai dispiaciuti, ma non ho considerato la differenza tra la Svezia e il continente. Ho fatto diverse volte il viaggio tra Italia e Ungheria in macchina da sola. Da Firenze alla mia città sono soltanto 800 chilometri, più o meno come scendere in Sud Italia. E il viaggio non mi ha mai annoiato. Vedevo paesaggi diversi, a partire dagli Appennini, poi la pianura padana, la costa adriatica, le Alpi in Slovenia e le colline dell'Ungheria del sud-ovest. Qui purtroppo questa varietà non si trova. Ma accontentiamoci.

Intanto questo fine-settimana saremo in Italia per il matrimonio di due amici che si sposano all'Elba, e ci approfittiamo dell'occasione per passarci qualche giorno in più e goderci l'isola. Non vedo l'ora. Da inizio gennaio che non torno più in Toscana ed è decisamente troppo tempo. Da non ripetere...

(Volevo caricare una foto scattata a Greifswald ma per qualche motivo questa funzione di Blogspot adesso non funziona... Lo farò appena si riprende a funzionare.)

mercoledì 10 aprile 2013

För, för, för...

Il vocabolario svedese ha una particolarità noiosa che rende il suo apprendimento più lento e difficile: l'onnipresenza di tre letterine: f-ö-r. Oltre alla parolina för, che già di per sé può avere diversi significati, c'è una quantità incredibile di parole che cominciano con il prefisso för-. Nel mio dizionario svedese-italiano più di venti pagine sono dedicate a parole che cominciano con för-.

In questo periodo sto leggendo una biografia di Freddie Mercury in svedese, e mi ritrovo a dover cercare la stessa parola nel dizionario svariate volte, perché essendo simili tra loro ho più difficoltà a ricordarmele. (Non che normalmente me le ricordi subito le parole...) Ecco "qualche" esempio:

förbannad - incavolato
förbluffande - stupefacente
förbryllande - sconcertante
förfärad - terrificato
förhålla sig - comportarsi
förklädd - camuffato
förlust - perdita
förmoda - supporre
förmögenhet - proprietà
förrådd - tradito
försynt - modesto
förtjust - entusiasta
förtränga - opprimere
...e l'apoteosi del 'för': förföra - sedurre

Insomma, mediamente ogni due pagine c'è una nuova parola che comincia con för-, e che dovrei ricordare...

Anche la parolina för può avere diverse funzioni. Innanzitutto è una preposizione. L'equivalente del for inglese. För Guds skull! Per amor di Dio! Det är svårt för mig att förstå. Mi risulta difficile capire. Poi può essere anche un avverbio e significare 'troppo'. Det är för kallt här ute. Fa troppo freddo qui fuori. Inoltre, può essere anche una congiunzione. In tal caso vuol dire 'poiché, perché'. Jag arbetar inte idag, för jag är på semester. Non lavoro oggi, perché sono in ferie. (Affermazione falsa, purtroppo.) E non finisce qui. För è anche un verbo, coniugato al presente, e significa 'conduce, guida'. Infine, può essere un sostantivo e significare 'prua'. Manca qualche altra classe di parola?

(Immagine da qui)

Poi c'è anche la parolina före, anch'essa con molteplice funzione: preposizione - avverbio - prefisso. Come preposizione significa 'prima di' o 'davanti a'. Några dagar före påsk. Qualche giorno prima di Pasqua. Come avverbio vuol dire 'avanti, prima'. Klockan går före. L'orologio va avanti. Con due r, invece, diventa 'precedentemente'. Jag har aldrig sett honom förr. Non l'ho mai visto prima. Förr eller senare. Prima o poi. Se poi ci aggiungi una a, förra, significa 'scorso, passato'. Förra året. Lo scorso anno. Ma tornando a före, come detto sopra, può essere anche un prefisso. Alcuni esempi:
förebild - esempio (nel senso di modello)
föredrag - conferenza (mentre fördrag è 'trattato')
föreläsa - tenere una lezione
föreslå - proporre (mentre förslå è 'bastare', e 'proposta' si dice förslag senza la e)
föreställning - spettacolo

Come potete vedere, come nel caso delle parole con prefisso för-, i significati degli esempi riportati c'entrano poco l'uno dall'altro. A volte basta una letterina per cambiare completamente il significato. Per citare altri esempi simpatici:
förefalla - sembrare; förfalla - decadere
föregå - precedere; förgå - trascorrere
förestå - dirigere; förstå - capire
förbjuda - proibire; förebud - presagio
ecc., ecc., ecc.

Ecco. Mi sono approfittata del blog per ripassare un po' di parole svedesi. :)

giovedì 4 aprile 2013

L'etimologia di Pasqua

Alla faccia della mia promessa di novembre, presto ho abbandonato l'idea dei post etimologici-comparati. Cioè, in realtà, non è stata l'idea ad essere abbandonata ma la sua realizzazione. Per gli stessi motivi per cui ho un po' abbandonato il blog in generale. Na de sebaj, direbbe un ungherese (che significa circa 'però nessun problema'), non è mai tardi per recuperare. Allora colgo l'occasione della recente festa per raccontarvi l'origine di una parola: della Pasqua, appunto. Il nome di questa festività è simile in italiano (Pasqua) e svedese (Påsk), di radice comune, è però molto diverso in inglese (Easter) e ungherese (Húsvét), il che mi ha incuriosita e spinta ad approfondire.



Pasqua e Påsk derivano dall'aramaico pasha! Trasmesso alle lingue europee dall'ebraico, attraverso il greco, quindi un bel viaggio lungo. La parola significa 'passaggio'. L'ebraico pesach è una festa che commemora la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù egiziana. Passaggio, quindi, nel senso concreto, con riferimento all'uscita dall'Egitto grazie a Mosé. Nel cristianesimo divenne la festività che tutti conoscete bene. E' la celebrazione della resurrezione di Gesù e, quindi, passaggio in un senso spirituale dalla vita terrena alla terra promessa del cielo. Lo svedese, insieme alle altre lingue scandinave, ma al contrario del tedesco e dell'inglese, ha preso la parola dal latino, o comunque da una delle lingue latine.

In ungherese la parola húsvét è legata alla festività cristiana, ma non sta ad indicare un concetto spirituale come la resurrezione o altre cose simili. Ha un significato molto più "terra-terra". Vuol dire letteralmente (ri)presa (vét) della carne (hús), cioè il fatto di tornare a mangiare la carne dopo un lungo periodo di digiuno che precede la Pasqua. Ormai gli ungheresi non ci pensano più, essendo una parola abbastanza corta, è facile non rendersi conto del suo significato originale. Mostra una certa pragmaticità rispetto alla parola italiana che invece ha un significato spirituale. Si dice che húsvét sia una traduzione dalle lingue slave meridionali (la Slovenia e la Croazia oltre ad essere paesi confinanti, furono parte dell'Impero austro-ungarico per secoli).

Infine, Easter è un'antica parola inglese, di origine pagana. Eastre è il nome di una dea che veniva celebrata il giorno dell'equinozio di primavera. Easter a sua volta deriva dal proto-germanico Austron. Insomma, una parola germanica che non ha niente a che vedere con l'aramaico pasha o l'ebraico pesach.

Trovo molto affascinante come l'etimologia possa aiutare a capire la nostra storia e trovare le nostre radici. L'origine della parola 'Pasqua' mostra chiaramente che alcune festività pagane ed ebraiche sono state trasformate in festività cristiane successivamente. Di questa "cristianizzazione" delle feste hanno scritto in molti, quindi io mi limito a riportare qualche link per chi ha voglia di approfondire:

mercoledì 27 marzo 2013

Un marzo splendido

Letteralmente. Nel senso che il sole splende continuamente. Mentre il resto d'Europa soffre per la perseveranza dell'inverno, in Svezia è tutto tranquillo. Mai visto così tanto sole in questo paese da quando sono qui. Fa freddissimo, intendiamoci, ma chi se ne frega quando splende il sole! Comunque ci vorrà ancora un po' di tempo perché si sciolga tutto il ghiaccio e tutta la neve. Ma siamo sulla buona strada. (Se non rinevica...)


In Ungheria la settimana scorsa una bufera di neve ha bloccato il paese per due giorni. Alla mia famiglia e amici ungheresi, quindi, tocca festeggiare la Pasqua con la neve. Infatti, su Facebook girano molti fotomontaggi scherzosi che prendono spunto da questa situazione insolita. Così, per esempio questo verso pasquale:


Oltre alla traduzione serve anche una spiegazione. Sull'immagine c'è una "poesia da innaffiatura" (locsolóvers). E' una tradizione in alcuni paesi dell'Europa centrale (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria) dove il giorno di Pasquetta i maschi fanno un giro di visite alle amiche e parenti femmine, recitando una poesia (spesso scherzosa) e spruzzandole un po' di acqua o profumo. (Vedete una spiegazione più ampia su Wikipedia della versione polacca di questa tradizione, in inglese.) Di queste poesie ce ne sono tantissime, molti le personalizzano, ma hanno in comune il tema dell'arrivo della primavera e la richiesta di permesso per "innaffiare". Un po' come nel gioco del dolcetto-scherzetto di Halloween, i ragazzi dopo aver recitato la poesia e "innaffiato" la fanciulla, ricevono qualcosa in cambio. In questo caso generalmente un uovo di pasqua dipinto e decorato (la decorazione delle uova è un altro elemento importante della tradizione pasquale, in Ungheria come in molti altri paesi europei).

Allora, venendo al punto, la "poesia da innaffiatura" che vedete nell'immagine è una ricomposizione di una delle poesie pasquali più famose, conosciuta da tutti gli ungheresi, piccoli e grandi. Questa versione "invernalizzata" recita (più o meno, traduzione mia): "Camminavo su una discesa innevata, / Ho visto pure una slavina, / Stava per travolgermi, / E' permesso innaffiare?". (L'originale recita: "Camminavo in un bosco verde, / Ho visto una viola blu, / Stava per appassire, / E' permesso innaffiare?") Ovviamente in ungherese entrambi le versioni hanno le rime.

Uova di Pasqua decorate con motivi ungheresi

giovedì 7 marzo 2013

Il terzo inverno

Sono sopravvissuta al mio terzo inverno svedese. Sopravvissuta per modo di dire, perché in realtà l'inverno scandinavo mi piace. Solo non durasse così tanto... Questo inverno è stato (o è stata? di questa regola non sono mai sicura...) una buona sintesi dei due precedenti. Due anni fa molto freddo, l'anno scorso abbastanza mite, quest'anno nella media. Anche quest'anno la neve è riuscita spesso ad affascinarmi e ha offerto delle immagini incantevoli.


L'alba e il tramonto sono sempre bellissimi (quando si vedono... perché spesso il cielo è coperto).


La nostra macchina non so se ha apprezzato, ma per fortuna da dicembre "dorme" in garage. Questa foto è stata scattata a inizio novembre dopo una notte fredda:



Gli alberi colmi di neve sono sempre uno spettacolo:


Lo sono anche al buio:


Il paesaggio offerto da un viaggio in treno a volte è incantevole:


E siamo tuttora affezionati alle papere che eroicamente resistono all'inverno sul fiume di fronte a casa nostra



Chiudo con una foto della stradina che porta al parcheggio del campus che faccio due volte (quasi) ogni giorno a piedi.

(Beh, stradina per modo di dire... Ma credetemi che in termini svedesi lo è.)