sabato 30 ottobre 2010

Domani cominciano tempi bui...

In questo caso in senso letterale e non metaforico. Stanotte finisce il periodo dell'ora legale e si torna all'ora solare. Certo questo significa soltanto uno spostamento di un'ora della luce e non il suo accorciamento, ma considerando che siamo già a fine ottobre, le giornate si stanno accorciando sempre di più (ogni giorno di 5 minuti) e con maggiore velocità rispetto all'Italia e all'Ungheria. Per farvi capire:
- qui a Örebro domani il sole sorgerà alle 7:15 e tramonterà alle 16:09 
- a Firenze sorgerà alle 6:49 e tramonterà alle 17:07
- a Budapest sorgerà alle 6:26 e tramonterà alle 16:28 (il sole sorge e tramonta prima che a Firenze semplicemente perché siamo più a est).
(Fonte: Gaisma)

Per quanto riguarda il tempo, invece, in questi giorni è più mite. Oggi per esempio ci sono stati 12 gradi, quindi non c'era bisogno di guanti e cappello. Ma fino a una settimana fa c'è stato un periodo in cui di notte la temperatura scendeva sotto zero, quindi la mattina dovevo pulire la macchina dal ghiaccio. Il 22 ottobre è arrivata la prima nevicata dell'anno, anche se è caduta pochissima neve di notte che poi in giornata si è sciolta subito. Vi ricordate le foto autunnali del parcheggio del campus? Il 22 ottobre mattina era così:


Devo dire che in questi due mesi sono stata fortunata con il tempo. A parte gli ultimi dieci giorni di agosto che sono stati piovosi (ma non pioveva mai ininterrottamente tutto il giorno, ma il tempo era molto variabile), a settembre-ottobre quasi tutti i giorni c'era un bel cielo sereno senza nuvole. Sono stati pochi i giorni di pioggia.

Come vedete anche nella foto, l'autunno resiste ancora. Gli alberi non hanno ancora perso tutto il fogliame, ma lo stanno perdendo. Giovedì prossimo parto per l'Ungheria e da lì per l'Italia, e torno a metà novembre. Credo che mi ritroverò in pieno inverno, anche se non è detto che ci sarà la neve. Dicono tutti che novembre è il mese più brutto e deprimente. E' molto buio, ma generalmente senza neve e senza ancora l'atmosfera natalizia di dicembre. Dopo vi dirò...

mercoledì 27 ottobre 2010

Particolari dal Nationalmuseum di Stoccolma - Parte Prima

Il titolo di questo post richiama quello di due post che avevo scritto dopo un viaggio a Londra e una giornata intera passata alla National Gallery due anni fa: Parte Prima e Parte Seconda. Chissà se non sarà l'inizio di una serie.

Il Nationalmuseum di Stoccolma non è certo tra i musei più importanti del mondo, ma secondo me ha una collezione di tutto rispetto. E poi ovviamente ospita anche delle mostre temporanee. Io ho cominciato la visita da una mostra fotografica che adesso è allestita al pianoterra, dedicata alla famiglia reale, intitolata I Bernadotte in bianco e nero. La foto con cui la mostra viene pubblicizzata ritrae una bellissima Victoria 25enne in jeans e maglietta (l'attuale erede al trono, per chi non lo sapesse):

Foto: Mikael Jansson
Mi hanno colpito in particolare le immagini più vecchie (di un re di Svezia vecchissimo del 1950 e di una bellissima regina cinquantenne, per esempio).

Ho continuato con la mostra permanente sulla storia del design svedese al primo piano. Purtroppo non ho ritrovato le immagini sul web degli oggetti che mi sono piaciuti (come un anello di argento di Tom Ahlström del 1968 o una sfera di vetro di Edward Hald del 1930). In generale non sono stati tanti gli oggetti che ho apprezzato, ma questo forse è dovuta alla mia mancata competenza piuttosto che alla qualità delle opere.

Il secondo piano, invece, ospita la pinacoteca (esposizione permanente) e una mostra storica su tre personaggi importanti della storia europea dei primi dell'Ottocento: Napoleone, Jean-Baptiste Bernadotte (il capostipite della famiglia reale attuale) e Alessandro I, zar di Russia (dura fino al 23 gennaio). E' stato divertente vedere un capostipite della famiglia reale svedese con i capelli ricci mori e la faccia da francese!

E' una storia affascinante la sua. Fu un generale francese come Napoleone, di famiglia borghese, ed ebbe un rapporto particolare con lui. Sposò l'ex fiamma di Napoleone, Desirée Clary, che fu anche la cognata (sorella della moglie) del fratello Giuseppe di Napoleone (poi re di Napoli dal 1806 al 1808), così divennero pure parenti. Prima Ministro della Guerra, poi nominato ambasciatore negli Stati Uniti (ma mai entrato in carica), continua a combattere nell'esercito francese contro la Prussia e la Russia. Il trono di Svezia gli fu offerto dal re Carlo XIII che non avendo eredi era in cerca di un successore (similmente ai Lorena designati al Granducato della Toscana dopo la morte di Gian Gastone dei Medici senza eredi nel 1737). Così Jean-Baptiste Bernadotte il 21 agosto 1810 fu eletto Principe Ereditario della Svezia proprio a Örebro, e nel 1818 divenne re con il nome di Carlo XIV Giovanni. Ma prima ancora, nel 1813, rompe l'allenza con Napoleone e marcia contro la Francia (la pace di Parigi però gli risparmia l'invasione del proprio paese). Dopo la fine delle guerre, invece, fu lui a proclamare la neutralità della Svezia nei conflitti europei che ha segnato anche la storia svedese del ventesimo secolo.

Questa storia è stata raccontata anche in un film del 1954, intitolato Desirée, con Marlon Brando nel ruolo di Napoleone! (Spero di riuscire a trovarlo e vederlo un giorno.) In questa mostra mi ha colpito anche un busto che ritraeva un Napoleone chiaramente idealizzato, di Antonio Canova. Non so se sapevate che Canova venne scelto da Napoleone come suo ritrattista ufficiale, quindi questa statua ha diverse versioni. Eccone due: qui e qui. C'era anche un busto di Elisa Baciocchi (sorella di Napoleone, e per un breve periodo Granduchessa della Toscana) di Lorenzo Bartolini (uno scultore fiorentino).

Continuerò con i quadri della pinacoteca.

lunedì 25 ottobre 2010

Weekend a Stoccolma

Questo fine-settimana sono andata a Stoccolma. La prima volta da quando abito a Örebro. Prima di trasferirmi immaginavo che poi avrei passato ogni weekend libero a Stoccolma, ma poi sapete com'è... Comunque sono sicura che ci tornerò ancora tante volte. Merita davvero! Amo queste vecchie capitali europee che emanano storia e vita vissuta da tutte le parti (vedete il mio post sull'anima delle città di tre anni fa).

In realtà ho fatto la turista soltanto domenica. Sabato ho passato il pomeriggio e la sera con un gruppo di italiani che vivono in Svezia e scrivono un blog come me. Sono persone che seguivo virtualmente da tempo, alcuni da prima di trasferirmi, e le loro riflessioni e racconti mi avevano aiutato tanto per prepararmi a questo trasferimento. Mi ha fatto piacere conoscerli di persona. Alcuni hanno messo le loro foto sul blog, quindi li ho riconosciuti subito, con altri invece era come quando leggi un libro e poi guardi il film: hai immaginato i personaggi completamente diversi! In ogni caso, è stato bello fare due chiacchere con loro.

Sabato notte ho dormito in un albergo in centro: lo Scandic Anglais. In teoria sarebbe un albergo costoso, ma ho trovato una buona offerta su Booking. Era una stanza nello scantinato senza finestra, ma con bagno, tv e wi-fi gratuito, tutto modernissimo, ed era inclusa una colazione a buffet abbondatissima con tutto il ben di Dio (c'erano le arance fresche e lo spremiagrumi che dovevi usare da solo!). Ho pagato 590 corone, mi sembra un prezzo ragionevole nel pieno centro di Stoccolma.
Domenica poi ho voluto visitare un museo. Mi mancava l'arte. E pure il tempo era brutto, piovoso, quindi si stava meglio al chiuso. Ecco una foto scattata domenica mattina (sì, è un pescatore! in città!):


Ho scelto da vedere il Nationalmuseum. Avevo voglia di vedere dei quadri, e poi era un posto dove probabilmente non ci sarei andata con amici e parenti, non essendo il primo posto che un turista vuole vedere a Stoccolma. Si è rivelata un'ottima scelta! Ho passato dentro cinque ore e ho trovato tanti spunti di riflessione che ne scriverò un post a parte in questi giorni.

venerdì 22 ottobre 2010

Del sistema universitario svedese

Post su richiesta dei miei colleghi fiorentini e dedicato a loro. :)

Fino ad ora non ho scritto del sistema universitario svedese, perché dovevo prima  orientarmi un attimo in questo posto e imparare come funziona. Tuttora ci sono tante cose che non so, e credo che ci voglia almeno un anno accademico per poter conoscere veramente bene il sistema. Per adesso ho fatto solo delle lezioni, ma non degli esami, che sarebbero invece fondamentali per poter valutare tanti aspetti (non da ultimo il livello degli studenti). Comunque vi racconto quello che ho scoperto e compreso in questi primi due mesi di lavoro.

L'organizzazione dei semestri è diversa dall'Italia (e anche dall'Ungheria). Qui non esiste un periodo degli esami, i corsi si svolgono nell'arco di tutto l'anno accademico senza interruzione. La loro durata può variare da 5 a 20 settimane, e generalmente uno studente frequenta un corso alla volta. Ciò significa che i corsi sono intensivi, con minimo 6 ore di lezione alla settimana se non di più, e con diversi compiti assegnati allo studente (tipicamente scrivere un paper e prepararsi per i seminari in cui hanno un ruolo attivo). Ora che sto organizzando un corso per il prossimo semestre, mi è stato detto che devo fare un programma che impegni gli studenti per 40 ore alla settimana (o 38, non ricordo, insomma l'equivalente di una settimana lavorativa). Al corso segue immediatamente l'esame, quindi gli studenti devono studiare già durante il corso mentre seguono le lezioni. Gli esami sono sempre scritti, ma durante il corso ci possono essere delle prove orali o comunque degli esercizi che prevedono una partecipazione attiva.

Ovviamente tutto questo vale per la facoltà di giurisprudenza, e non ho idea se funziona così anche per gli altri corsi di laurea. Qui a Örebro in realtà giurisprudenza non è neanche una facoltà, ma soltanto un dipartimento all'interno di un'Akademi, di cui fanno parte anche psicologia e lavoro sociale. Non siamo nella stessa Akademi con economia, quindi, come uno si aspetterebbe (potrebbe essere una facoltà di scienze sociali), e in realtà questo strano accostamento ha motivi economici ed organizzativi, ed è proprio solo di Örebro e non di altre università svedesi.

Quello, invece, di cui vi posso raccontare di più già adesso perché in due mesi sono riuscita a conoscerlo abbastanza bene, è il campus universitario. E' un campus vero e proprio, come quelli americani, un piccolo quartiere immerso nel verde.


Il campus di Örebro, poi, è anche abbastanza recente: è stato costruito nel 1999. Quindi gli edifici sono tutti moderni ed informatizzati.Sia gli studenti che i dipendenti dispongono di una carta magnetica che li fa entrare negli edifici. Nell'orario di apertura (dalle 7.30 alle 17 in settimana e dalle 8 alle 12 il sabato) gli edifici sono aperti, mentre fuori da quell'orario si può entrare comunque con la carta magnetica (è un sogno! quanto sarebbe bello se fosse così anche a Firenze, vero? senza dover far scattare l'allarme se uno vuole rimanere a lavorare fino a tardi la sera...). La carta magnetica è personalizzata. Quella degli studenti apre solo le porte principali dell'edificio, ma non li fa salire ai dipartimenti e non li fa entrare nelle aule. 
Ho potuto conoscere il campus in così poco tempo, perché ho fatto lezione in praticamente tutti gli edifici. Infatti, le lezioni di un corso non sono tenute sempre nella stessa aula, ma migrano da un posto all'altro, immagino in base alla disponibilità delle aule, e gli studenti possono vedere facilmente su internet in quale aula hanno lezione in un dato giorno, quindi non si crea alcuna confusione. Se da un lato è stata una scocciatura dover imparare come funzionano le luci, il microfono, il proiettore e il computer nelle diverse aule (che qualche differenza c'era sempre, non sono tutte uguali), dall'altro lato questo mi ha permesso di conoscere tutto il campus nel giro di due mesi.

Il palazzo in cui lavoro io è quello più grande del campus, ed è dotato di diverse entrate, ma di nessuna portineria (non ho mai capito perché a Firenze invece usano uno solo degli ingressi e lasciano chiusi tutti gli altri, solo per far passare la gente per forza davanti alla portineria che comunque non controlla nessuno... causando un affollamento nei momenti in cui finiscono le lezioni).



Negli edifici ci sono diversi spazi ritagliati per gli studenti un po' ovunque, tavoli con poltrone o sedie dove possono studiare e cucine dotate di microonde dove possono mangiare (esiste anche la mensa, ma lasciamo perdere, non mi voglio lamentare...). Siccome possono entrare negli edifici a qualsiasi ora, vedo diversi studenti anche nelle ore tarde a studiare, chiacchierare o semplicemente a guardare un film o navigare su internet sfruttando la rete wireless del campus. Hanno la cucina anche i dipartimenti, con frigo, microonde e lavastoviglie, e ho sentito parlare di una stanza con un letto nell'edificio accanto al nostro dove uno può andare a coricarsi un po' quando è stanco (era il nostro sogno nelle giornate estive o in quelle più impegnative, vero ragazzi?).

Insomma, condizioni lavorative ottime, a non parlare del fatto che ho una stanza tutta per me dove posso lavorare in pace (a parte la posizione un po' sfortunata della stanza, proprio di fronte al tavolo e poltrone del corridoio dove i colleghi spesso si fermano per una pausa caffè e fanno lunghe chiacchierate e grosse risate. meno male che non capisco ancora tanto bene lo svedese, così non mi distraggono!).

mercoledì 20 ottobre 2010

La prima casa in Svezia

Ero indecisa se intitolare questo post "L'ennesimo trasloco", ma dato che voglio raccontarvi della casa e non del trasloco, alla fine ho scelto questo titolo poco fantasioso. Fatto sta comunque che da quando sono venuta via da casa dei miei a diciotto anni, faccio mediamente un trasloco all'anno. Solo in Italia ho abitato in otto affitti diversi (quattro a Pisa, quattro a Firenze), per diversi motivi su cui adesso non mi dilungo.
Anche se ho avuto le chiavi della casa già a fine settembre, ho aspettato l'arrivo di Gabriele prima di dormirci la prima volta e di fare il trasloco definitivo (i primi due mesi ho avuto una stanza a casa di una collega). Abbiamo sistemato e personalizzato la casa insieme, quindi la considero l'erede della nostra casa di Firenze, anche se ancora per qualche mese ci abiterò da sola. La dimensione comunque è più o meno la stessa, questa casa è un po' più grande quanto ai metri quadri (66), ma lo spazio era sfruttato molto meglio nell'appartamento fiorentino (soffitto alto, soppalco, lavanderia... chi di voi c'è stato lo sa. sigh...). Qui è tutto su un piano solo, e non abbiamo il balcone. Ecco una foto di un angolo del salotto:


Fortunatamente sono riuscita a trovare un appartamento già arredato, impresa non facile in Svezia. Così abbiamo dovuto comprare soltanto qualche mobile giusto per riempire gli spazi vuoti, e diverse altre piccole cose che servono in una casa nuova. Il palazzo è di proprietà del Comune, gestito dall'Örebro Bostad. Il canone comprende tutte le spese (acqua ed elettricità incluse) e ammonta a circa 70% di quello che pagavamo a Firenze se metto in conto tutto. (E considerate che qui lo stipendio è il doppio rispetto a quello italiano, almeno in ambito universitario...) Ma certo siamo a Örebro, non a Firenze... con tutto il rispetto.

Vorrei soprattutto raccontarvi di com'è una casa condominiale svedese e cosa ha di particolare e per me insolito. Prima di tutto la lavanderia condominiale. Un edificio a parte con diverse stanze con lavatrici e asciugatrici a cui accedono gli abitanti di più palazzi. E' tutto informatizzato. Hai una chiavetta con cui puoi prenotare una "seduta" di tre ore, e il sistema ti fa entrare soltanto nella stanza prenotata nell'orario prenotato. (Ne ha scritto un post molto divertente Bixx tempo fa, parlando di "sensazione sovietica". Beh, direi che per me ungherese la sensazione sovietica è qualcos'altro, ma comunque sono d'accordo con quello che scrive.) In cambio della lavanderia condominiale superavanzata, il bagno in casa è molto spartano, ed è il punto debole dell'appartamento. Pavimento in linoleum e al posto di un box doccia soltanto un buco per terra.


Mi hanno detto che qui tutte le case comunali sono così. E in tutta la casa c'è il pavimento in linoleum, con l'unica eccezione del salotto dove, per fortuna, c'è il parquet. Ma fa un certo effetto avere il linoleum in camera da letto. Devo dire che questo tipo di pavimento era (è) molto diffusa anche nelle "case di pannello"  ungheresi (panelház in ungherese), esempi classici dell'architettura socialista del blocco sovietico con cui hanno rovinato l'immagine di tante belle città, e in una delle quali sono cresciuta anch'io (ma non ricordo più com'era il pavimento in casa nostra!). Insomma, a parte questi elementi spartani, la casa è pulita e tenuta bene.
Un'altra particolarità delle case svedesi che non usano il gas, né in cucina né per il riscaldamento. Quindi niente caldaia e noie connesse. Per il riscaldamento usano l'acqua calda che arriva direttamente dalla centrale, quindi tutti i condomini hanno, per definizione, il riscaldamento centralizzato. Se volete sapere di più di questo sistema, consiglio un post recente su OneWayToSweden in cui è spiegato molto bene come funziona.

Ah, riguardo al bagno, dimenticavo: niente bidet. Ma questo non è tanto sorprendente, dato che è una particolarità italiana. Sul tema hanno versato fiumi di inchiostro (virtuale) gli expat italiani  nei vari blog (ma ora non trovo i link), e io mi limito a dire che mi riabituerò alla sua mancanza, come ho fatto nei primi 21 anni della mia vita, ma se mai costruirò una casa in Svezia, ci metterò il bidet di sicuro.

Un'altra piccola curiosità: qui in Svezia il pianterreno non esiste. E' il primo piano. Cosa che può causare un attimo di confusione quando uno scende con l'ascensore e cerca una lettera o uno zero, perché non c'è. Con precisione germanica, il piano più basso è il primo piano, hanno ragione. 
A proposito dell'ascensore: non ha la porta interna, solo quella esterna, quindi puoi vedere passare i piani. Sistema non molto rassicurante. E sulla porta dell'ascensore su tutti i piani del palazzo è esposto un disegno che avverte ai pericoli dell'ascensore e che non posso non condividere con voi. Io lo trovo tragicomicamente raccapricciante: un omino impiccato nell'ascensore da un bidone della spazzatura (cliccate per ingrandire). Ma, mi chiedo io, chi è che porta il bidone della spazzatura in ascensore?!?


Quanto alla posizione della casa: è abbastanza centrale, a circa 10-15 minuti a piedi dal  pieno centro (devo ancora misurarlo), e a 100 metri dal fiume. Qui in città il lungofiume è molto bello, verde,  tranquillo, con pista ciclabile. Simile alle Piagge di Pisa, per intenderci.

mercoledì 13 ottobre 2010

"We trust people"

Premessa: segue un post che prende spunto dalle mie esperienze in Svezia, ma che in realtà va al di là di una riflessione sul popolo svedese.

"We trust people" - fu la risposta della ragazza svedese dall'altra parte del telefono quando le chiesi della caparra. "Non ce n'è bisogno", disse lei, "noi ci fidiamo della gente". E io pensai: "e però, che bel paese!" Io, invece, da diffidente italo-ungherese (e in questo caso nessuna delle due provenienze lasciava sperare), volevo mandare il mio amico a dare un'occhiata alla casa prima di confermare. La storia però vuole che Filippo (il mio amico che già lavorava a Örebro, mentre io ero ancora in Italia) fosse molto impegnato in quel periodo e non trovasse il tempo per passarci. Richiamai dopo circa una settimana per scusarmi e per confermare l'affitto comunque (mi scocciava arrivare in Svezia senza un tetto sopra la testa), quando la ragazza rispose: "L'ho già affittata. Ieri è venuta una persona a vederla e l'ha presa." A dir poco ci sono rimasta male. Dopo un lungo scambio di email, foto e un paio di telefonate mi ero già immaginata in quella casa, in centro città, tutta arredata. Aveva ragione a dare la casa a qualcuno che l'aveva confermata prima, figuriamoci, ma mi avrebbe potuto avvisare prima. Aveva la mia mail e il mio numero di cellulare, quindi non sarebbe stato difficile. A me non sembrava molto corretto così. E poi è stata lei a parlarmi di fiducia, quindi non mi aspettavo che fosse successo una cosa del genere.

Il discorso della fiducia mi è tornato in mente durante le mie lotte con la burocrazia per il personnummer. Senza il personnummer mi sentivo un presunto criminale: non potevo avere il conto corrente in banca, potevo avere la connessione internet solo se pagavo un anno di canone di anticipo, e non potevo neppure noleggiare un dvd da vedere a casa! La situazione è cambiata da quando ho il personnummer. Ho un conto in banca e il router per la connessione internet mi è arrivato a casa senza che io avessi pagato un centesimo...
So che l'atteggiamento della burocrazia non può essere paragonata a un sentimento umano, ma queste esperienze mi hanno fatto riflettere sul concetto di fiducia. E' facile dire "mi fido di te" in un sistema che funziona. Dove sai che le tue azioni e quelle degli altri hanno delle conseguenze su cui puoi contare. Questo non si chiama fiducia. Si chiama sicurezza ed efficienza. La fiducia, invece, è un sentimento profondo che non  saprei definire..

E a voi una canzone che parla di un altro tipo di fiducia ancora. ;)

lunedì 11 ottobre 2010

Un weekend con mamma nella Svezia centrale

Questo weekend ho avuto la prima visita da casa. E' venuta mia mamma (insieme al suo compagno) a trovarmi. Arrivati venerdì pomeriggio e ripartiti stamattina, quindi giusto per passare il weekend insieme e per vedere dove sono finita adesso. Loro hanno già dormito nella casa nuova, almeno me l'hanno resa un po' vissuta. Ho le chiavi dalla fine di settembre, ma mi ci trasferisco definitivamente solo giovedì, quando arriva Gabriele. Finalmente un trasloco che posso fare con più calma! Ma adesso volevo raccontare del weekend...

Abbiamo avuto fortuna con il tempo, perché anche se entrambe le giornate sono iniziate con un cielo coperto e grigio, poi per il pomeriggio è uscito il sole. Con il sole e i colori dell'autunno la Svezia è un'autentica meraviglia! Per me lo è l'autunno in generale, ma qui i colori delle foglie sembrano ancora più accese.
Sabato siamo stati in giro per la città di Örebro. Abbiamo passato diverso tempo nel Wadköping, un museo all'aperto dove hanno raccolto alcune case vecchie della città e in ognuno hanno allestito delle mostre per far vedere al visitatore come si viveva secoli fa e dei negozi di artigianato locale, nonché un antiquario di libri. Si trova lungo il fiume Svartån, in mezzo a un bellissimo parco che ha vinto il titolo del parco più bello Svezia nel 2004.

Wadköping (Örebro)

Leggendo un po' su internet ho scoperto che il museo deve il suo nome allo scrittore Hjalmar Bergman, uno dei maggior esponenti della letteratura svedese dell'inizio Novecento che ha dedicato una serie di romanzi a una cittadina fittizia della Svezia centrale, chiamata Wadköping. (Il museo è stato istituito nel 1965.) Una curiosità che mi indurrà a fare ulteriori indagini è che Bergman visse sei anni della sua vita a Firenze, e lo ricorda una targa sul palazzo dove abitava. Da scoprire la prossima volta che capito in centro a Firenze! Il tipo mi incuriosisce anche perché è contemporaneo del mio poeta ungherese preferito, e la sua foto mi ha subito ricordato lui (Endre Ady) anche fisicamente. Vedete un po' voi se non si assomigliano: una foto di Bergman e una foto di Ady. Sarà anche lo stile delle fotografie dell'epoca...

Ma tornando al weekend: domenica poi abbiamo fatto una gita fuori porta. Dopo aver consultato la mia guida della Svezia (Lonely Planet), ho scelto la direzione ovest. Destinazione: il lago Vänern, il lago più grande della Svezia (5.650 km2), più precisamente la città di Karlstad alla sua estremità nord. Qui in riva a uno dei numerosi canali che portano al fiume abbiamo visto una serie palazzi moderni che avevano il porticello privato, con le barche a motore sotto casa.


Poi abbiamo un visto un altro bellissimo parco (in Svezia non mancano), sempre a Karlstad, con tanto di parco giochi, minizoo, teatro all'aperto, villaggio d'epoca ricostruito e casa degli uccelli con tutte le spiegazioni per i bambini. Sulla strada di ritorno ci siamo fermati a Kristinehamn a vedere una statua di Picasso esposta sulla riva del lago per accogliere le barche approdano nel porto. E' la statua più grande di Picasso,  alta 15 metri, fatta di calcestruzzo, che è stato però solo ideato da Picasso e realizzato da un altro scultore norvegese, Carl Nesjar, amico di Picasso (nel 1965).


Ma la tappa a Kristinehamn è stata interessante e meritevole non tanto per Picasso (che a dire il vero non capisco, e non mi sono mai neanche impegnata per capirlo), ma piuttosto per le casette di legno lungo la riva del lago, veramente idilliache. Ecco due esempi:



L'ultima tappa sulla via di ritorno è stata l'ultima casa di Alfred Nobel, trasformata in un museo, vicino a Karlskoga. Purtroppo era chiuso e non c'era un'anima viva nei dintorni, ma abbiamo fatto una passeggiata tra i diversi edifici lo stesso. Lì abbiamo trovato anche questo cartello che indica la distanza dei luoghi della vita Alfred Nobel:

In generale c'era poca gente in giro, e ogni posto mi ha dato l'impressione di essere stato ideato per l'estate. Gli svedesi sembrano un popolo che dorme la metà dell'anno per poter stare sveglio l'altra metà. Un popolo che vive in simbiosi con la natura. Adesso purtroppo inizia il periodo del letargo, ma credo che quando arriva l'estate diventi il paese delle meraviglie.

giovedì 7 ottobre 2010

La lingua e l'uomo

Trovo affascinante quanto le lingue siano l'espressione dello spirito di un popolo e abbiano implicazioni filosofiche. Ti fanno capire come un popolo (almeno tradizionalmente e storicamente) percepisce l'essere umano. Quando mi chiedono della lingua ungherese racconto spesso che nella mia lingua non esiste il concetto di genere. Non solo i sostantivi non hanno un genere (neanche in inglese ce l'hanno), ma non esiste neanche la distinzione tra lui e lei, she or he, c'è solo un "ő" che indica un essere umano. Così mi è tornato molto difficile all'inizio dover imparare che quando parlo con una persona in italiano devo tener conto del suo sesso, e lo stesso se parlo di una terza persona in inglese. Non mi torna naturale. La mia lingua non fa alcuna distinzione tra uomo e donna, non la percepisce sul piano linguistico-grammaticale.

Stasera facendo un po' di esercizi di lingua svedese, ho scoperto con piacere che lo svedese ha una parola per dire "essere umano" (människa) che è una parola diversa dalla parola che indica il maschio. L'italiano e l'inglese usano la stessa parola per l'uomo inteso come maschio e l'uomo inteso come essere umano. L'inglese si salva un po' con la parola human, ma solo perché di origine latina, e in realtà sarebbe un aggettivo che significa "umano" che deriva sempre dalla parola "uomo". Guardando la parola svedese, pure människa è una derivazione di "man" cioè uomo, quindi alla fine siamo allo stesso punto...

Devo un'altra volta constatare che le lingue indoeuropee si assomigliano un po' tutte e hanno lo stesso approccio verso l'essere umano. L'ungherese è qualcosa di diverso. Noi abbiamo una terza parola per dire "essere umano": ember che etimologicamente non c'entra né con la parola "uomo" (férfi) né con la parola "donna" (nő). E' interessante poi osservare come questa parola, ember, in passato sia stata utilizzata anche per indicare il maschio ma non la donna, assumendo l'atteggiamento di una società maschilista come storicamente quella europea in cui il popolo magiaro si è assimilato. Ma l'ungherese è una lingua di origine orientale, di provenienza incerta e discussa, e questa origine si fa sentire nei concetti grammaticali.

mercoledì 6 ottobre 2010

Il primo rientro in Italia

Sabato sono tornata in Italia per qualche giorno. La prima volta da quando ero partita a metà agosto. Mi è sembrato come se non fossi mai andata via. Non era strano tornarci. Effettivamente non è da tanto che sono venuta via. Ma è comunque sconcertante che pure nel giro di un mese e mezzo sono cambiate alcune cose. Il Copybar accanto al Polo Universitario è chiuso, in attesa di cambio gestione, l'ufficio dell'ATAF alla stazione di Santa Maria Novella è sparito (non esiste più proprio l'edificio!). Il problema con il lasciare un posto è che anche se ci puoi sempre tornare non sarà mai più uguale a come l'avevi lasciato. Così più passa il tempo, più ti senti estraneo. E' inevitabile. Le cose cambiano in modo arrestabile.

Sono atterrata a Pisa alle otto di sera e la temperatura era molto piacevole. Gabriele mi aspettava all'aeroporto e siamo andati a mangiare una pizza in centro, in una pizzeria dove da tanto che volevo tornare. Forse dai tempi dell'Erasmus che non ci sono più andata. (Le Scuderie, dove fanno la pizza al metro come al nostro Lupin a Firenze, dove la mia squadra va a mangiare dopo le partite.) Non credo che facciano la pizza migliore della regione, ma io la mangiavo come se non avessi mangiato da mesi!  Mi sentivo un po' scema. In Svezia finisco per mangiare tutta roba scondita a mensa per evitare le salse. Devo assolutamente vincere la mia pigrizia di cucinare...

Poi domenica è stato bel tempo, e dopo pranzo (ma che pranzo! preparata dalla suocera) siamo andati a fare due passi al mare (dove è stata scattata questa foto). Abbiamo incontrato  per caso una coppia che Gabriele conosceva, ed è venuto fuori che il ragazzo lo conoscevo pure io. (Lui mi ha guardato e mi ha chiesto: "Ma tu giocavi al Cus tempo fa, vero?") Sì, ci ho giocato nove anni fa! E' incredibile incontrare ancora gente di quei tempi e riconoscerli (pure a me  il suo volto sembrava familiare). Ed è incredibile quante conoscenze abbiamo in comune con Gabriele per via della pallavolo che non sapevamo di avere, ma che stiamo scoprendo via via. Sono divertenti queste coincidenze!
La sera siamo andati a cena con tutta la famiglia in un ristorante di pesce sotto Livorno (cucina buona e costa il giusto, si chiama Novelli). Ovviamente a fine pasto ho preso un ponce! :)

Poi lunedì e martedì due giornate frenetiche a Firenze. Mi ricordava molto quelle volte in cui torno a Budapest per pochi giorni e cerco di sbrigare mille cose e vedere i più amici possibili, incastrando gli appuntamenti tra un impegno e l'altro. Ma per fortuna l'organizzazione è il mio punto forte, quindi anche questa volta sono riuscita a salutare tutti quelli che contavo di salutare. Ho rivisto le mie migliori amiche, ho visto il bambino di una mia cara amica e collega che è nato mentre ero già via, ma di cui vedevo crescere la pancia giorno dopo giorno in stanza accanto a me, e sono riuscita a sistemare alcune cose per la conclusione della mia pratica forense.

Certo l'Italia non è tutta rosa e fiori. Ci ha pensato a ricordarmela il trasporto pubblico. Lunedì pomeriggio sono dovuta andare dall'Università allo studio dell'avvocato penalista. Ho percorso 6 km in 80 minuti! Dovevo cambiare autobus alla stazione e prendere il 12 verso Piazzale Michelangelo. Non trovavo la fermata del 12 alla stazione, e l'edificio dell'ufficio informazioni era sparito dalla faccia della terra (come detto sopra, appunto), e ci sono anche alcuni cambiamenti temporanei di linee, ovviamente non ben pubblicizzati. A un certo punto ho chiesto informazione a un vigile che capitava lì, e lui mi ha detto che il 12 partiva dalla piazza di fronte alla Basilica di Santa Maria Novella. Vado di corsa lì, ma nessuna linea 12! Era il 36 che passava di lì e, rassegnandomi, ho preso quello. Alla fine la direzione era quella, dovevo solo fare una piccola scarpinata in salita per arrivare allo studio (con un notebook di dieci chili sulle spalle... e l'aria umida. che sudata!). A tutto ciò aggiungo che il Comune (o chi ne è responsabile) ha ben pensato di svuotare tutti i cassonetti della città alle 3 del pomeriggio con dei camioncini che bloccavano il traffico nelle vie più strette (intendi: tutte le vie del centro) accumulando una lunga fila di autobus di linea dietro. Il tutto speziato con un po' di pioggia.

Ma quando tornavo verso la stazione a fine giornata, e passavo con il 36 sul ponte Santa Trinita, guardando il Ponte Vecchio mi è venuta la stessa stretta al cuore che sento quando a Budapest con l'autobus numero 7 passo sul Ponte Elisabetta e guardo il Ponte delle Catene...

venerdì 1 ottobre 2010

Le prime nuove amicizie

Stasera ho incontrato di persona le prime persone che ho conosciuto tramite i blog (questa volta non il mio, ma il loro blog). Sono gli unici tra i blogger che ho trovato in rete che vivono nelle vicinanze di Örebro (a Karlskoga, a circa 35 km sulla superstrada verso Oslo). E' una simpatica famiglia ungherese. Mamma medico, babbo informatico e i tre figli, sempre in movimento e sempre circondati da tante persone. Questo weekend hanno come ospite una loro amica parrucchiera che è venuta a trovarli dall'Ungheria e mi avevano chiesto se volevo approfittarmi dell'occasione. Così sono andata a farmi i capelli e a conoscere la famiglia di persona! :) Oltre all'amica parrucchiera c'era anche una collega di lei con i suoi due figli e la maestra dei due bambini più piccoli. Tutti ungheresi! Mi piace conoscere la casa di una famiglia, soprattutto se numerosa. Generalmente trasmette calore e vita vissuta, e io mi guardo intorno con molta curiosità. Mi piace vedere come vive la gente e ascoltare i loro racconti di vita.

L'altra amicizia che ho fatto in questo primo mese è stata con una ragazza italiana che sta facendo il post-dottorato all'università. Non l'ho conosciuta all'università (lavoriamo in due edifici diversi), ma in modo molto simpatico al cinema. Ero andata a vedere l'ultimo film di Ozpetek (da sola) e lei era seduta nella fila davanti a me con una sua amica italo-svedese (babbo svedese, mamma romana, lei cresciuta in Svezia), e le sentivo parlare in italiano. Dopo il cinema siamo andate a mangiare qualcosa insieme, e poi è venuto abbastanza spontaneo rivederci ognitanto all'università.

Certo per ora si tratta di conoscenze piuttosto che di amicizie. All'inizio credo che sia anche naturale fare amicizia con i propri connazionali più che con i locali, ma credo che col tempo questo cambierà. E credo che sia fondamentale la lingua in questo. Una sera sono andata a un aperitivo anche con i colleghi svedesi e spesso pranzo con loro, ma non parlando ancora lo svedese sono un po' tagliata fuori dai discorsi. Comunque preferisco che tra di loro parlino svedese anche quando ci sono io. Così sento parlare svedese più  spesso e assorbo di più. Cerco sempre di ascoltarli con attenzione per captare qualche parola ed è una soddisfazione vedere che pian piano ne capisco sempre di più (ma è ancora troppo presto per capire un discorso intero).

Stasera tornando da Karlskoga avevo di nuovo quella piacevole sensazione dell'avere due patrie. Mi piace tantissimo che ci sono due popoli che posso considerare connazionali. Mi sento a mio agio sia con gli italiani che con gli ungheresi. Mi sto rendendo conto che pure stando qui rimango un'ungherese espatriata per gli ungheresi e un'italiana per adozione per gli italiani. E c'è di più. Con un italiano parlo da toscana. La ragazza italiana che ho conosciuto al cinema è di Torino (bellissima città), e tramite lei ho conosciuto anche una sua collega rumena che aveva vissuto qualche anno tra Padova e Milano. Sento il loro accento diverso e le loro esperienze diverse. Soprattutto sentire la ragazza rumena che ha vissuto in Italia da straniera come me che mi fa capire che ha una percezione diversa sia della vita svedese che della vita italiana rispetto a me. Questo probabilmente in gran parte è dovuta al fatto che è diversa da me come persona, ma credo che sia anche dovuta al fatto che ha vissuto in un'altra regione italiana.

Sono ancora molto all'inizio della vita in Svezia. Sono curiosa come si evolverà la situazione per quanto riguarda le amicizie... Per ora devo dire che ci tengo tantissimo a mantenere i rapporti con gli amici veri e con la famiglia che avevo lasciato a casa. E grazie a internet oggi questo è possibile anche nella quotidianità. Così non sento l'esigenza di nuove amicizie profonde. Se ne avrò qualcuna, bene, se no, va bene lo stesso. Ci sono tante persone care che non vedo l'ora di rivedere sia in Italia che in Ungheria.

E per stasera una canzone che ho scoperto non tanto tempo fa e che mi ha subito incantata: