martedì 7 maggio 2013

Una gita in terra tedesca

Non avrei mai pensato che un giorno avrei visto la Germania settentrionale come sud... La settimana scorsa abbiamo passato qualche giorno a Greifswald, una cittadina sulla costa del mar Baltico, vicino a Rostock. Il motivo era una conferenza alla quale ho partecipato, e mi ha accompagnato anche il marito. Così abbiamo fatto il viaggio in macchina insieme (era più semplice prendere la macchina piuttosto che diversi mezzi pubblici per arrivarci), e abbiamo anche fatto un po' i turisti nelle pause della conferenza e dopo.

Siamo stati estremamente fortunati col tempo. Splendeva il sole continuamente e le temperature erano molto piacevoli, ci siamo pure abbronzati un po' (in viso)! Anche la cittadina è molto carina, nonché le strade tedesche sono notevolmente meno noiose di quelle svedesi. In Svezia abbiamo percorso quasi seicento chilometri per arrivare da Örebro a Trelleborg dove abbiamo preso il traghetto. Il paesaggio svedese è bello, ma chiunque abbia fatto più di cento chilomenti in macchina in Svezia lo può confermare che dopo un po' diventa monotono. Pianura, poche colline, laghi e boschi, e lo stile delle case di campagna è lo stesso ovunque.

A dire il vero non vedevo l'ora di fare questo viaggio, perché a me i lunghi viaggi in macchina non mi sono mai dispiaciuti, ma non ho considerato la differenza tra la Svezia e il continente. Ho fatto diverse volte il viaggio tra Italia e Ungheria in macchina da sola. Da Firenze alla mia città sono soltanto 800 chilometri, più o meno come scendere in Sud Italia. E il viaggio non mi ha mai annoiato. Vedevo paesaggi diversi, a partire dagli Appennini, poi la pianura padana, la costa adriatica, le Alpi in Slovenia e le colline dell'Ungheria del sud-ovest. Qui purtroppo questa varietà non si trova. Ma accontentiamoci.

Intanto questo fine-settimana saremo in Italia per il matrimonio di due amici che si sposano all'Elba, e ci approfittiamo dell'occasione per passarci qualche giorno in più e goderci l'isola. Non vedo l'ora. Da inizio gennaio che non torno più in Toscana ed è decisamente troppo tempo. Da non ripetere...

(Volevo caricare una foto scattata a Greifswald ma per qualche motivo questa funzione di Blogspot adesso non funziona... Lo farò appena si riprende a funzionare.)

mercoledì 10 aprile 2013

För, för, för...

Il vocabolario svedese ha una particolarità noiosa che rende il suo apprendimento più lento e difficile: l'onnipresenza di tre letterine: f-ö-r. Oltre alla parolina för, che già di per sé può avere diversi significati, c'è una quantità incredibile di parole che cominciano con il prefisso för-. Nel mio dizionario svedese-italiano più di venti pagine sono dedicate a parole che cominciano con för-.

In questo periodo sto leggendo una biografia di Freddie Mercury in svedese, e mi ritrovo a dover cercare la stessa parola nel dizionario svariate volte, perché essendo simili tra loro ho più difficoltà a ricordarmele. (Non che normalmente me le ricordi subito le parole...) Ecco "qualche" esempio:

förbannad - incavolato
förbluffande - stupefacente
förbryllande - sconcertante
förfärad - terrificato
förhålla sig - comportarsi
förklädd - camuffato
förlust - perdita
förmoda - supporre
förmögenhet - proprietà
förrådd - tradito
försynt - modesto
förtjust - entusiasta
förtränga - opprimere
...e l'apoteosi del 'för': förföra - sedurre

Insomma, mediamente ogni due pagine c'è una nuova parola che comincia con för-, e che dovrei ricordare...

Anche la parolina för può avere diverse funzioni. Innanzitutto è una preposizione. L'equivalente del for inglese. För Guds skull! Per amor di Dio! Det är svårt för mig att förstå. Mi risulta difficile capire. Poi può essere anche un avverbio e significare 'troppo'. Det är för kallt här ute. Fa troppo freddo qui fuori. Inoltre, può essere anche una congiunzione. In tal caso vuol dire 'poiché, perché'. Jag arbetar inte idag, för jag är på semester. Non lavoro oggi, perché sono in ferie. (Affermazione falsa, purtroppo.) E non finisce qui. För è anche un verbo, coniugato al presente, e significa 'conduce, guida'. Infine, può essere un sostantivo e significare 'prua'. Manca qualche altra classe di parola?

(Immagine da qui)

Poi c'è anche la parolina före, anch'essa con molteplice funzione: preposizione - avverbio - prefisso. Come preposizione significa 'prima di' o 'davanti a'. Några dagar före påsk. Qualche giorno prima di Pasqua. Come avverbio vuol dire 'avanti, prima'. Klockan går före. L'orologio va avanti. Con due r, invece, diventa 'precedentemente'. Jag har aldrig sett honom förr. Non l'ho mai visto prima. Förr eller senare. Prima o poi. Se poi ci aggiungi una a, förra, significa 'scorso, passato'. Förra året. Lo scorso anno. Ma tornando a före, come detto sopra, può essere anche un prefisso. Alcuni esempi:
förebild - esempio (nel senso di modello)
föredrag - conferenza (mentre fördrag è 'trattato')
föreläsa - tenere una lezione
föreslå - proporre (mentre förslå è 'bastare', e 'proposta' si dice förslag senza la e)
föreställning - spettacolo

Come potete vedere, come nel caso delle parole con prefisso för-, i significati degli esempi riportati c'entrano poco l'uno dall'altro. A volte basta una letterina per cambiare completamente il significato. Per citare altri esempi simpatici:
förefalla - sembrare; förfalla - decadere
föregå - precedere; förgå - trascorrere
förestå - dirigere; förstå - capire
förbjuda - proibire; förebud - presagio
ecc., ecc., ecc.

Ecco. Mi sono approfittata del blog per ripassare un po' di parole svedesi. :)

giovedì 4 aprile 2013

L'etimologia di Pasqua

Alla faccia della mia promessa di novembre, presto ho abbandonato l'idea dei post etimologici-comparati. Cioè, in realtà, non è stata l'idea ad essere abbandonata ma la sua realizzazione. Per gli stessi motivi per cui ho un po' abbandonato il blog in generale. Na de sebaj, direbbe un ungherese (che significa circa 'però nessun problema'), non è mai tardi per recuperare. Allora colgo l'occasione della recente festa per raccontarvi l'origine di una parola: della Pasqua, appunto. Il nome di questa festività è simile in italiano (Pasqua) e svedese (Påsk), di radice comune, è però molto diverso in inglese (Easter) e ungherese (Húsvét), il che mi ha incuriosita e spinta ad approfondire.



Pasqua e Påsk derivano dall'aramaico pasha! Trasmesso alle lingue europee dall'ebraico, attraverso il greco, quindi un bel viaggio lungo. La parola significa 'passaggio'. L'ebraico pesach è una festa che commemora la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù egiziana. Passaggio, quindi, nel senso concreto, con riferimento all'uscita dall'Egitto grazie a Mosé. Nel cristianesimo divenne la festività che tutti conoscete bene. E' la celebrazione della resurrezione di Gesù e, quindi, passaggio in un senso spirituale dalla vita terrena alla terra promessa del cielo. Lo svedese, insieme alle altre lingue scandinave, ma al contrario del tedesco e dell'inglese, ha preso la parola dal latino, o comunque da una delle lingue latine.

In ungherese la parola húsvét è legata alla festività cristiana, ma non sta ad indicare un concetto spirituale come la resurrezione o altre cose simili. Ha un significato molto più "terra-terra". Vuol dire letteralmente (ri)presa (vét) della carne (hús), cioè il fatto di tornare a mangiare la carne dopo un lungo periodo di digiuno che precede la Pasqua. Ormai gli ungheresi non ci pensano più, essendo una parola abbastanza corta, è facile non rendersi conto del suo significato originale. Mostra una certa pragmaticità rispetto alla parola italiana che invece ha un significato spirituale. Si dice che húsvét sia una traduzione dalle lingue slave meridionali (la Slovenia e la Croazia oltre ad essere paesi confinanti, furono parte dell'Impero austro-ungarico per secoli).

Infine, Easter è un'antica parola inglese, di origine pagana. Eastre è il nome di una dea che veniva celebrata il giorno dell'equinozio di primavera. Easter a sua volta deriva dal proto-germanico Austron. Insomma, una parola germanica che non ha niente a che vedere con l'aramaico pasha o l'ebraico pesach.

Trovo molto affascinante come l'etimologia possa aiutare a capire la nostra storia e trovare le nostre radici. L'origine della parola 'Pasqua' mostra chiaramente che alcune festività pagane ed ebraiche sono state trasformate in festività cristiane successivamente. Di questa "cristianizzazione" delle feste hanno scritto in molti, quindi io mi limito a riportare qualche link per chi ha voglia di approfondire:

mercoledì 27 marzo 2013

Un marzo splendido

Letteralmente. Nel senso che il sole splende continuamente. Mentre il resto d'Europa soffre per la perseveranza dell'inverno, in Svezia è tutto tranquillo. Mai visto così tanto sole in questo paese da quando sono qui. Fa freddissimo, intendiamoci, ma chi se ne frega quando splende il sole! Comunque ci vorrà ancora un po' di tempo perché si sciolga tutto il ghiaccio e tutta la neve. Ma siamo sulla buona strada. (Se non rinevica...)


In Ungheria la settimana scorsa una bufera di neve ha bloccato il paese per due giorni. Alla mia famiglia e amici ungheresi, quindi, tocca festeggiare la Pasqua con la neve. Infatti, su Facebook girano molti fotomontaggi scherzosi che prendono spunto da questa situazione insolita. Così, per esempio questo verso pasquale:


Oltre alla traduzione serve anche una spiegazione. Sull'immagine c'è una "poesia da innaffiatura" (locsolóvers). E' una tradizione in alcuni paesi dell'Europa centrale (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria) dove il giorno di Pasquetta i maschi fanno un giro di visite alle amiche e parenti femmine, recitando una poesia (spesso scherzosa) e spruzzandole un po' di acqua o profumo. (Vedete una spiegazione più ampia su Wikipedia della versione polacca di questa tradizione, in inglese.) Di queste poesie ce ne sono tantissime, molti le personalizzano, ma hanno in comune il tema dell'arrivo della primavera e la richiesta di permesso per "innaffiare". Un po' come nel gioco del dolcetto-scherzetto di Halloween, i ragazzi dopo aver recitato la poesia e "innaffiato" la fanciulla, ricevono qualcosa in cambio. In questo caso generalmente un uovo di pasqua dipinto e decorato (la decorazione delle uova è un altro elemento importante della tradizione pasquale, in Ungheria come in molti altri paesi europei).

Allora, venendo al punto, la "poesia da innaffiatura" che vedete nell'immagine è una ricomposizione di una delle poesie pasquali più famose, conosciuta da tutti gli ungheresi, piccoli e grandi. Questa versione "invernalizzata" recita (più o meno, traduzione mia): "Camminavo su una discesa innevata, / Ho visto pure una slavina, / Stava per travolgermi, / E' permesso innaffiare?". (L'originale recita: "Camminavo in un bosco verde, / Ho visto una viola blu, / Stava per appassire, / E' permesso innaffiare?") Ovviamente in ungherese entrambi le versioni hanno le rime.

Uova di Pasqua decorate con motivi ungheresi

giovedì 7 marzo 2013

Il terzo inverno

Sono sopravvissuta al mio terzo inverno svedese. Sopravvissuta per modo di dire, perché in realtà l'inverno scandinavo mi piace. Solo non durasse così tanto... Questo inverno è stato (o è stata? di questa regola non sono mai sicura...) una buona sintesi dei due precedenti. Due anni fa molto freddo, l'anno scorso abbastanza mite, quest'anno nella media. Anche quest'anno la neve è riuscita spesso ad affascinarmi e ha offerto delle immagini incantevoli.


L'alba e il tramonto sono sempre bellissimi (quando si vedono... perché spesso il cielo è coperto).


La nostra macchina non so se ha apprezzato, ma per fortuna da dicembre "dorme" in garage. Questa foto è stata scattata a inizio novembre dopo una notte fredda:



Gli alberi colmi di neve sono sempre uno spettacolo:


Lo sono anche al buio:


Il paesaggio offerto da un viaggio in treno a volte è incantevole:


E siamo tuttora affezionati alle papere che eroicamente resistono all'inverno sul fiume di fronte a casa nostra



Chiudo con una foto della stradina che porta al parcheggio del campus che faccio due volte (quasi) ogni giorno a piedi.

(Beh, stradina per modo di dire... Ma credetemi che in termini svedesi lo è.)