mercoledì 29 febbraio 2012

20 chiavi di ricerca sensate

Per lasciare il segno di questo giorno raro che capita solo una volta ogni quattro anni, ecco un post di svago, senza pretese, che intende rispondere ad alcune chiavi di ricerca sensate che hanno portato al mio blog di recente. Stavolta non ho raccolto le chiavi di ricerca strane o assurde, ma quelle sensate, le quali però non hanno potuto trovare una risposta al loro quesito. Tento di fornire una mia risposta.

1. Blog di ungherese che parla italiano - sì, questa sarei io.
2. Ci sono molti divorzi in Svezia? - credo di sì. è comunque ormai una tendenza europea.
3. Clima a marzo ad Eskilstuna - brutto.
4. Come sono gli esami in Svezia - scritti.
5. Come funzionano le ferrovie in Svezia quando nevica? - non così bene come ci si aspetterebbe.
6. Come vengono trasmessi i film stranieri in Svezia - in lingua originale con i sottotitoli.
7. Cosa dicono ungheresi teoria etrusco-ungheresi - Credo che sia conosciuta solo dai linguisti, non dalla gente comune, e che la trovino curiosa. ma non so di linguista ungherese che la condivida (ma questo non vuol dire che non esiste...).
8. Comprare una Volvo in Svezia - ...è assai facile.
9. Fede mano destra protestante - a quanto pare non solo loro, dato che anche gli ungheresi la portano a destra (e la maggioranza sono cattolici) - leggi qui.
10. Feste nazionali in Ungheria - 15 marzo, 20 agosto, 23 ottobre
11. Gastronomia toscana in Svezia - a casa nostra
12. Giurisprudenza in Italia posso fare un master a Lund Svezia? - perché no?
13. Le bionde ungheresi - io sono castana (e così la maggioranza delle ungheresi)
14. Lista supermercati che vendono pasta italiana in svezia - tutti.
15. Mi manca l'Ungheria - anche a me...
16. Post doc Svezia stipendio - la somma precisa può variare da università a università, ma in ogni caso è almeno il doppio di quello italiano
17. Quale lingua é la piú difficile? ungherese - allora ti sei data la risposta da solo/a. io opterei per il cinese però...
18. Quali aspetti rendono la Svezia tra i migliori paesi al mondo per qualità di vita? - lo stato sociale, senza dubbio
19. Quante lingue ci sono in Ungheria? - di ufficiale una, l'ungherese
20. Se uno non sa la lingua svedese riesce a trovare lavoro in Svezia? - è molto più difficile, ma dipende in quale settore. nella ricerca per esempio sì.


La canzone ungherese in appendice

Gli Edda Művek, o brevemente Edda, sono una delle rockband ungheresi più importanti degli anni '80-'90, e sono tra i miei preferiti. Il loro cantante, Attila Pataky, è senz'altro tra le figure principali dello scenario del rock ungherese, ed allo stesso tempo è un personaggio che divide il pubblico da quando è diventato politicamente attivo (dopo il cambio di regime sostanzialmente). Diverse canzoni degli Edda hanno segnato la mia infanzia e quando le risento mi richiamano l'atmosfera di quei tempi. La loro musica mi piace molto anche per i testi, profondi e passionali.

Ecco una delle loro canzoni in cui è difficile scindere la melodia dal testo. Una canzone che ha segnato la mia infanzia, anche per ciò che esprime.

Edda - Ha feladod az álmaid


Se rinunci ai tuoi sogni
(If you give up your dreams)

Nella mia anima la fedeltà è una religione,
Ma è così difficile quando ogni signolo giorno
Vivo in un mare di tentazioni.
Solo da te sento parole pure, vere. Io vivo così.

Sulla parete della mia stanza ci sono dei quadri, quadri vecchi.
In uno mio padre tiene ancora la mano di mia madre,
 In un altro non sorride più nessuno,
Siamo meno, gli anni sono passati.

Perché stai inseguendo qualcosa?
Pensi che là lontano si trova la felicità.
Perché stai inseguendo qualcuno?
Lo immagini là lontano che gli stai accanto.

Se rinunci ai tuoi sogni muori, muori vivo.
Ma solo questa terra può darti
La felicità o una bella morte.

Sul volto della nuova generazione splende la speranza,
Ma ogni vecchia notizia è una grande prova.
Apprezzare alcuni minuti sulla terra
Sarebbe una gran cosa, cara umanità!

Il futuro sparisce nella lontananza e le soluzioni sono poche.
Allora ascoltami, ascoltami!
Se rinunci ai tuoi sogni muori, muori vivo.
Ma solo questa terra può darti
La felicità o una bella morte.

(Per il testo in ungherese vedete qui.)

E una canzone più rockettara che potete apprezzare anche senza capire il testo:


Edda - Szálljunk fel (Voliamo in alto)

mercoledì 22 febbraio 2012

Fuori dagli schemi

Un post introspettivo. Si vede che la voglia di primavera si fa sentire...

"Fuori dagli schemi". Un'altra espressione italiana che adoro. Non solo l'espressione per sé, ma anche ciò che esprime. Come dirla in inglese? In an unconventional way? Altri propongono non-conformist o thinking outside the box. A mio parere è una di quelle espressioni italianissime che caratterizzano voi italiani. Una di quelle espressioni italiane che mi hanno insegnato qualcosa per ciò che esprimono (come "mettersi in discussione", "consapevolezza" e "serenità", già spiegate qui).

Se ti piace vivere secondo schemi predefiniti e ben funzionanti, allora la Svezia fa per te. Se invece ti piace vivere un po' fuori dagli schemi, in modo spontaneo ed imprevedibile, allora ti sentirai un pesce fuor d'acqua qui. Io non sono una persona fuori dagli schemi. Sono però un'osservatrice e una persona curiosa di conoscere e di scoprire, ma senza il coraggio di essere fuori dagli schemi o di infrangere le regole. Detto così non sembra un difetto, ma io invece l'ho sempre percepito come se lo fosse. In Italia ho imparato a vivere in modo spontaneo se non altro. E per me è stata una grande conquista. L'ho vissuta come una crescita personale. Il problema è che mantenere questa conquista qui in Svezia non è banale.

Mi spiego meglio. Porto un semplice esempio quotidiano: il pranzo. I miei colleghi pranzano sempre, ogni santo giorno, alle ore 12 in punto. Tutti. Siccome la maggioranza non viene all'università tutti i giorni perché vive fuori città (molti a Stoccolma), la composizione del gruppo varia di giorno in giorno, ma l'orario mai. Alle 12 si va, chi c'è c'è. Io generalmente non ci sono. Siccome Gabriele spesso mi raggiunge per pranzo e generalmente non ce la fa ad arrivare per le 12 (ma arriva una ventina minuti dopo), lo aspetto. Altre volte semplicemente non ho ancora fame a mezzogiorno. Altre volte ancora, quando ho troppo da fare, prendo solo un panino e me lo mangio in stanza. I colleghi, quando vanno a pranzo (alle 11.55) a volte si affacciano alla mia porta per chiedermi se vengo anch'io. (Sono persone gentili, su questo non c'è dubbio.) Invito che generalmente declino (ma non sempre, ovviamente) per i motivi di cui sopra. Mai nessuno mi ha proposto di aspettarmi. In un anno e mezzo mai nessuno che mi avesse detto "dai, vi aspetto, vengo anch'io venti minuti più tardi, non ci sono problemi".

Ora... se fossimo costretti a mangiare a quell'ora per via degli orari di apertura al pubblico oppure a causa di macchinari che si fermano solo per quella mezz'ora durante il giorno, capirei. E mi adeguerei. Ma il lavoro universitario è un lavoro dagli orari flessibili, a parte le lezioni, che però non hai tutti i giorni tutto il giorno. E, soprattutto, il lavoro di ricerca è un'attività creativa! Ci vuole ispirazione e concentrazione. Mi chiedo io, ma a nessuno dei miei colleghi capita mai che immerso in un lavoro alza gli occhi da un libro o dal computer e dice "cavolo, è già l'una e io non ho ancora mangiato!". A quanto pare no. Perché all'una alla mensa non c'è più un'anima. (Va bene, qualche anima sì, ma non i miei colleghi.)

E io come faccio? Per ora non mi sono adeguata. Custodisco gelosamente quel pezzo di conquista che la spontaneità ha rappresentato e rappresenta nella mia vita. Al prezzo di sentirmi esclusa dal contesto sociale. Non mi piacciono neanche le pause caffè, le famose fika, che generalmente evito. Preferisco lavorare. Non perché non mi piaccia fare una pausa caffè in generale. Non mi piace come si fa qui. In modo forzato. Quasi obbligatorio. Rimpiango le nostre pause caffè con i colleghi fiorentini, spontanei e sinceri. Le nostre pause pranzo, di regola alle 12.45 per il semplice motivo pragmatico di evitare la folla alla mensa, ma capacissimi di rimandarla anche di un'ora per aspettare qualcuno che deve ancora finire o fare qualcosa. Mi mancano i miei amici fiorentini. E' passato un anno e mezzo e mi mancano come se fossi arrivata qui ieri...

Ho l'impressione che qui in Svezia, a dirla con una canzone degli The Ark, it takes a fool to remain sane. Sarà un caso che l'ha scritto un gruppo svedese?

The Ark - It Takes a Fool to Remain Sane


Every morning I would see her getting off the bus
The picture never drops, it's like a multicoloured snapshot
stuck in my brain
It kept me sane for a couple of years
as it drenched my fears
of becoming like the others
who become unhappy mothers
and fathers of unhappy kids
and why is that?

'Cos they've forgotten how to play
Oh, maybe they're afraid to feel ashamed
to seem strange, to seem insane
to gain weight, to seem gay
I tell you this

That it takes a fool to remain sane
Oh, it takes a fool to remain sane
Oh, it takes a fool to remain sane
Oh, in this world all covered up in shame.

[...]
Do, do, do what you wanna do
Don't think twice, do what you have to do
Do, do, do, do, let your heart decide
what you have to do
That's all there is to find

'Cos it takes a fool to remain sane
Oh, it takes a fool to remain sane.

domenica 19 febbraio 2012

Al centro del mondo

Lo scorso fine-settimana l'abbiamo passato a Londra. Per me è stata la quarta volta nella capitale inglese, per Gabriele la prima. Infatti, siamo andati per festeggiare il suo compleanno. Io sono sempre stata molto entusiasta di Londra. E' una di quelle città con l'anima. L'ultima volta che ci sono stata, quattro anni fa, fu in occasione della consegna della mia tesi di dottorato. Mi regalai un soggiorno di cinque giorni da sola (anche perché ero single in quel periodo). Sempre in febbraio. Quattro giorni pieni dedicati ai musei. (Ecco il frutto di una giornata passata allora alla National Gallery: parte 1a e parte 2a).

Questa volta invece siamo stati semplicemente a zonzo per la città e a cena con amici che dalla Toscana si sono trasferiti a Londra o stanno passando un periodo là. Tutti e due abbiamo amici che adesso vivono nella capitale inglese e così li abbiamo fatti pure conoscere tra loro. Londra è davvero strapiena di italiani (ma quale posto in Europa non lo è...), sia di turisti (diverse classi scolastiche in gita) che di lavoratori o studenti. Ovunque ti giravi sentivi qualcuno parlare in italiano. E non solo. Londra è una città ormai fondamentalmente multiculturale, gli inglesi sembrano essere in minoranza. Puoi trovare gente da tutti gli angoli del mondo. Ma soprattutto Londra è la città dei giovani ed una città da giovani. Una città da sognatori.


Passeggiare sulle strade di Londra è come essere una cellula nelle arterie del corpo dell'umanità. Catalizzatore di eventi che hanno determinato il corso della storia degli ultimi secoli. Nel bene e nel male. Per me poi rappresenta anche il luogo di nascita del rock europeo e il centro della vita musicale degli anni Sessanta. Quanto mi sarebbe piaciuto vedere Londra in quel periodo... Quando era ancora in funzione l'Apple Boutique in Baker Street, di proprietà dei Beatles.

L'Apple Boutique in Baker Street n. 94

Siamo tornati da Londra con un ricordino poco simpatico: un bel virus intestinale che mi ha permesso di testare sia il pronto soccorso che il reparto di malattie infettive svedesi. Per fortuna nel giro di pochi giorni mi sono ripresa, ma ho passato una nottata davvero brutta. Vinterkräksjuka, dicono gli svedesi...


Rimanendo in tema (di Londra, non di virus intestinale...), vi propongo una canzone del mio gruppo ungherese preferito del periodo anni '60-'70, gli Illés, che furono considerati un po' i nostri Beatles (per stile e popolarità).

Illés - Good Bye London (1972)

Sono volati questi giorni, stiamo già dicendo addio.
Good old London, forse ti possiamo rivedere ancora.
Non prenderemo l'underground in direzione Westminster,
Se un autobus arriva da destra non attraversiamo.
 Bye, Bye, London, Good Bye!

Uno striptease bar nel Soho, non stiamo più sognando,
Negozi in Regent's Street vi lasciamo per sempre,
Mary Ann non ti vedremo mai più.
Signor Ammiraglio Nelson, una foto di te porterò con me.
Bye, Bye, London, Good Bye!

Bye bye vecchi marinari, continuate a suonare
 La canzone del raggio di sole del mattino in Oxford Street!
Hyde Park Corner, continua ad essere paziente,
e ascolta tutti gli oratori qualsiasi cosa dicano!
Bye, Bye, London, Good Bye!

La luca serale della Piccadilly non mi abbaglia,

Ma non so descriverla, è da vedere.
Sono volati questi giorni, stiamo già dicendo addio.
Good bye London, forse ti possiamo rivedere ancora.

(Per il testo originale in ungherese vedete qui.)

P.s. Avevo già citato gli Illés in questo blog. Sono stati loro ad aver scritto la famosa rockopera sul nostro pimo re cristiano Santo Stefano. Inoltre, tempo fa avevo tradotto il testo di una canzone di János Bródy, dal titolo "Ricordi da un centesimo". Lui prima di cominciare la sua carriera da solista fu membro degli Illés.

martedì 7 febbraio 2012

Piccoli episodi straordinari

Oggi mi sono successe ben due cose da raccontare. Niente di trascendentale, solo due piccoli episodi straordinari che mi hanno fatto sorridere. 

Episodio n. 1

Oggi tornata a casa ho trovato nella buca delle lettere una lettera a me indirizzata dalla polizia di stato. Attimo di panico. Che ho fatto?!? Mi pare di ricordare di aver già pagato quella multa! Non è arrivato il bonifico? Oppure mi vogliono come testimone in qualche caso strano? Oddio, che è successo? (Tutti questi pensieri mi passano per la mente in quei due secondi che prendo le forbici.) Apro la busta. Ci sta un foglio su cui c'è scritto che la somma da pagare è 0 corone. Beh, almeno non c'è da pagare, penso. Poi trovo nella busta un'altra piccola bustina con la sorpresa dentro: la mia patente di guida! Ma che ci fa la mia patente in questa busta?!? Guardo meglio il foglio di accompagnamento: ufficio mittente Hittegodsexpedition, l'ufficio degli oggetti smarriti. Oddio, ho perso la patente?!? Non me ne ero nemmeno accorta! Controllo la mia borsa. Effettivamente lì dentro non c'è. E poi sembra proprio la mia patente. Allora l'ho persa davvero. L'avrò tirata fuori per sbaglio dalla borsa mentre cercavo qualcos'altro e sarà cascata per strada o in un negozio.

Ho constatato due cose. 1/ Chi ha trovato la mia patente l'ha consegnato all'ufficio degli oggetti smarriti. (Non che abbia grande valore una patente di guida ungherese da queste parti...) 2/ La polizia ha cercato il mio personnummer e me l'ha spedita a casa, gratis.
Ci sono quei momenti in cui realizzi che vivere in Svezia ha un suo perché...

Episodio n. 2

Oggi pomeriggio. Università. Pausa della lezione. Cammino a passo svelto nel corridoio. Passo accanto a due miei studenti, due ragazzi francesi in Erasmus. In quel momento incrociano due ragazze bionde bellissime, presumibilmente svedesi. Una saluta i ragazzi e la butta lì: "Hej! Do you come to the party tonight?" Uno dei due ragazzi si accorge di me e, dopo un secondo di titubanza, risponde: "No, we have to work!" (Due studenti Erasmus!) Io continuo a camminare a passo svelto, ma con la coda dell'occhio vedo ancora lo sguardo interrogativo del suo amico. Accelero il passo e sparisco sulle scale. Va bene che dopodomani dovranno fare una presentazione in classe proprio loro due, ma non voglio mica fargli perdere l'occasione!

Due brevi episodi che mi hanno stampato il sorriso sulla faccia. Nel bel mezzo di un lungo inverno ogni tanto ci vuole...

sabato 4 febbraio 2012

Prodotti invernali nordici

Questo inverno ho una piccola raccolta di foto di prodotti particolari che non avevo incontrato prima né in Italia, né in Ungheria. Le ho scattate col cellulare via via che li ho trovati nei vari negozi. La maggioranza da Clas Ohlson, una bella catena di emporio che noi abbiamo affettuosamente soprannominato "clacson". Ha negozi solo in Nord Europa (in Scandinavia e in Inghilterra).

Ecco alcune chicche nordiche:

Le stelle di carta illuminate immancabili nelle finestre da queste parti tra fine novembre e fine gennaio. In alternativa sono molto diffuse anche queste.

Scaldastivali!

Gomme invernali chiodate per bici!

Coperta termica (questa so che esiste anche in Italia, ma qui si vede davvero ovunque in questi mesi).

Suola antiscivolo da mettere sotto la scarpa.

A parte la stella di carta nella finestra, non ho comprato o usato nessuno di questi prodotti, ma si riconosce la loro utilità pratica. E, infine, un prodotto invernale svedese poco utile ma buono: il glögg!
 
Ogni paese ha la propria variante della bevanda calda per il periodo natalizio. In Svezia si chiama glögg. Questa bevanda speziata è da aggiungere al vino rosso caldo. Per saperne di più vedete il post di Daniele.