mercoledì 29 settembre 2010

Appunti di storia svedese


Del corso di lingua svedese all'università fa parte anche una lezione sulla storia della Svezia (infatti il corso si chiama "Swedish Language and Culture"). Mille anni di storia condensati in un'ora e mezza. Ma comunque è stata molto interessante, e ho pensato di condividere con voi alcune cose che ho imparato a questa lezione. Ho preso gli appunti diligentemente. Mi è piaciuto tornare dall'altra parte del banco ed essere un po' di nuovo studente. C'è stata una coincidenza assai curiosa per cui nella stessa aula dove lunedì dalle 17 avevamo questa lezione di storia io dalle 16 alle 17 avevo tenuto lezione. Quindi sono uscita dall'aula come insegnante e sono rientrata da studente!

Ma ora ecco una parte dei miei appunti:

La professoressa ha diviso la storia della Svezia in cinque grandi epoche:
1. era vichinga = alto medioevo (ca. 800-1100)
2. era cattolica = il Medioevo fino al Protestantesimo (1529)
3. l'età dell'oro (Age of Greatness) = fino alla metà del Settecento
4. era dell'Illuminismo e dell'industrializzazione
5. età moderna

Vi racconto soltanto alcuni punti più interessanti. Sono scollegati tra loro e spero di avere occasione (e tempo) per approfondirli un giorno.

- Il termine "vichingo" fu coniato soltanto nell'Ottocento, nell'era della nascita del sentimento nazionale, prima di allora le popolazioni pagane passate non furono accomunate sotto un unico nome. Un'idea romantica dei Vichingi nacque in questo periodo.

- Diverse informazioni sull'Alto Medioevo sono giunte a noi grazie a delle pietre con incisioni runiche (vedete l'immagine sopra). Queste incisioni utilizzavano una versione modificata dell'alfabeto latino. Era un alfabeto con lettere quadrate, perché inizialmente le incisioni furono fatte su legno, e sul legno è difficile disegnare delle linee curve per via della nervatura.

- Uppsala fu il centro del culto pagano pre-cristiano, ma (o forse proprio per questo) divenne anche la sede di una delle diocesi cristiane della Svezia.

- La Finlandia fece parte del Regno di Svezia fino al 1809. In seguito alle guerre napoleoniche la Finlandia non ottenne però l'indipendenza, ma venne ceduta dalla Svezia alla Russia.

- Santa Brigida (in svedese Heliga Birgitta) è l'unico santo svedese (visse nel Trecento), ed è una delle tre sante patrone d'Europa (insieme a Santa Caterina da Siena e Santa Teresa Benedetta della Croce). Non so voi, ma a me il suo nome in italiano richiama i brigidini di Lamporecchio... mmm, buoni...

- Una rivolta popolare nel 1434 fu guidata da un personaggio dal nome buffo (Engelbrekt Engelbrektsson - di genitori fantasiosi) che fu sepolto qui a Örebro alla St. Nikolai kyrka (vedete una foto mia qui) e una sua statua è esposta in città in Stortorget (Piazza Grande).

- La Svezia partecipò alla Guerra dei Trent'anni (1618-1648) ma non ci furono battaglie combattute sul suo territorio.

- Il minerale di ferro fu una delle principali risorse economiche del paese fino a tempi recenti.

- Il re attuale, Carlo XVI Gustavo (chissà perché non Carlo Gustavo XVI), è salito al trono nel 1973.


Un pezzo della storia svedese che vorrei approfondire e che spero di raccontarvi un giorno (ma purtroppo la professoressa non ne ha parlato a lezione) è la storia del generale di Napoleone che salì sul trono della Svezia e fondò una nuova dinastia, l'attuale casata reale, i Bernadotte. L'attuale re svedese è di origine francese e per di più senza radici nobili! (Jean-Baptiste Bernadotte fu di famiglia borghese.)

sabato 25 settembre 2010

Personnummer e altre bestemmie

Premetto che in Svezia c'è un benessere diffuso che è difficile trovare in altri paesi europei, quindi non ci si può lamentare. Qui la vita scorre tranquilla. Questo post è uno sfogo per un problema che non rappresenta una difficoltà insormontabile né mi rovina la vita, ma che mi ha dato sui nervi in più di un'occasione.
Quando si parla di burocrazia tutto il mondo è paese. Gli svedesi, per esempio, hanno la fissa con il personnummer per rendere la vita difficile alle persone (straniere), come dimostrano anche molti post di altri blogger*. Il personnummer è una specie di codice fiscale che ti assegna l'Ufficio delle Tasse (Skatteverket). Fin qui tutto bene. Il problema è ottenerlo! Allora, siccome pure in Italia ho vissuto da straniera (anzi, fino al 2004 da extracomunitaria), sono in grado di fare paragoni tra i due paesi sotto questo aspetto. In Italia sono andata all'Agenzie delle Entrate e sono uscita con il certificato di codice fiscale in mano. E' stato semplice. Qui all'inizio mi hanno fatto compilare una richiesta e mi hanno detto di aspettare il personnummer con la posta a casa. Dopo tre settimane mi sono insospettita e sono tornata all'Ufficio. E' venuto fuori che il numero mi era già stato assegnato (ma per posta non è mai arrivato), solo che è uno provvisorio! Quindi foglio nuovo, richiesta nuova per quello definitivo. Allora, mi chiedo io, perché non mi avevano detto di compilare la richiesta per il numero definitivo subito? Mistero e disinformazione...

Ma perché importa tutto questo? In Svezia il personnummer te lo chiedono quanto il nome di tua madre in Ungheria. (Lo so, per voi italiani suona strano, ma da noi il nome e cognome della madre è un dato personale importante come il luogo e data di nascita.) Il problema è che una madre ce l'hanno tutti, mentre il personnummer non necessaria-mente... Per fortuna in alcune occasioni hanno accettato la mia giustificazione che avevo già fatto richiesta ma stavo ancora aspettando l'assegnazione del numero (tipo: iscrizione in palestra e in biblioteca, contratto di locazione con il Comune). Ma non posso aprire un conto in banca, non posso avere l'ADSL in casa (se non pagando il canone per un intero anno in anticipo!), non posso accedere al sistema informatico dell'università dove devo segnare le ore di lavoro e le ferie e, per assurdo, non posso noleggiare un film in videoteca. Capite che complica la vita questa cosa...

E io poi non posso non guardare la questione con occhi da giurista che sono. Sono convinta che questa prassi sia contraria alle norme dell'Unione Europea e che si potrebbe chiedere alla Commissione Europea una procedura d'infrazione nei confronti della Svezia. E' chiaro che ti devi registrare nel paese di residenza e che le autorità locali hanno il diritto di assegnarti un numero, figuriamoci, ma dovrebbe essere un automatismo. Non possono farti aspettare dei mesi. Questa è una restrizione della libera circolazione dei servizi e, indirettamente, delle persone!

Una questione che vorrei approfondire, inoltre, è se il personnummer comporta la residenza in Svezia o meno. A occhio credo di no. Credo che si diventi residente soltanto nel momento in cui si ha anche la carta d'identità. Che con il personnummer e un lavoro fisso si può chiedere, certo, ma non è un automatismo. Almeno spero, dato che, teoricamente, non si può avere la residenza in due paesi allo stesso tempo. In Italia non ho mai avuto la residenza, e ci ho vissuto per più cinque anni (come cittadina comunitaria, certo) senza problemi. Data la mia posizione sempre precaria all'università e diversi altri motivi, non mi conveniva prendere la residenza in Italia. Dicevo sempre che poi l'avrei fatto quando avrei avuto un posto fisso in Italia... (ero ottimista, ahimè)

* Ecco alcuni esempi:

giovedì 23 settembre 2010

Equinozio d'autunno

Oggi è l'equinozio d'autunno. Ciò significa che da oggi le giornate si accorceranno di più rispetto all'Italia e all'Ungheria. Fino ad ieri le giornate qui erano più lunghe. Da domani, invece, saranno più corte che a Firenze o a Budapest, e ogni giorno sempre più corte fino al 21 dicembre.


(Viene abbastanza spontaneo diventare astronomi fai-da-te qui in Svezia.) Credo che ogni aspirante immigrato sia un po' terrorizzato dal clima svedese. Per me è ancora tutto da vedere. Dico sempre che il freddo non mi fa paura. Di inverni freddi e innevati ne ho visti anche in Ungheria. E' il buio che mi preoccupa. Purtroppo non c'è quell'efficienza, quell'organizzazione, quella socialdemocrazia che possa cambiare Madre Natura. Si vede che il posto perfetto non può proprio esistere!

Ma procediamo per gradi! Per ora è arrivato l'autunno. E' la mia stagione preferita. I suoi colori trasmettono tranquillità. La temperatura è piacevole, il cielo spesso azzurro, e la natura semplicemente fenomenale. Non so ma a me non da mai l'impressione che qualcosa stia finendo. E' solo cambiamento, non una fine.

Stasera vi lascio con qualche foto autunnale scattata oggi al campus universitario.




martedì 21 settembre 2010

Delle elezioni svedesi

Da quando sono tornata dalla Spagna mi sono impegnata a informarmi sulle elezioni di questo fine-settimana. Lavoro permettendo, ovviamente. In realtà non è stato difficile, tutti ne parlano, colleghi, giornali, telegiornali. Il problema è che ne parlano in svedese... Quindi in pratica ho usato più internet per reperire le informazioni, e ne ho parlato con un collega svedese in inglese. La conversazione con lui è stata molto interessante, anche perché credo che abbia un'opinione per niente tipica per uno svedese. Lui crede che adesso il "successo" (5,8%) del partito di estrema destra (SD) sia una risposta comprensibile a un problema esistente di cui gli altri partiti hanno semplicemente evitato di parlare (mi pare che questa sia stata anche l'opinione di Bixx). Secondo lui, inoltre, la reazione degli svedesi a questo risultato è esagerata, anzi, è conformista, in quanto adesso tutti DEVONO protestare. Certo questo discorso deve essere inserito in uno più ampio: cioè che gli svedesi tendono ad evitare i conflitti aperti. (Proprio come in Italia, vero?!?) Ovviamente il discorso è lungo e complicato. Vi invito a leggere il post di Bixx che ho linkato sopra.

L'altra fonte più interessante sono stati i blog degli italiani e degli ungheresi che hanno scritto delle elezioni in questi giorni. E' gente che vive in Svezia da abbastanza tempo per capire la realtà locale, ma mantiene comunque anche il punto di vista dello straniero, italiano o ungherese che sia. Perciò mi risulta anche più facile seguirli.

Io per ora mi limito a riportare i link ai post più informativi e/o interessanti sull'argomento (quelli in ungherese ve li risparmio, anche se sinceramente sono molto istruttivi, proprio perché hanno uno stile e un punto di vista un po' diversi da quelli degli italiani). Magari in un secondo momento riuscirò ad avere anche una mia opinione... (ma con più probabilità sarà per le prossime elezioni)

lunedì 20 settembre 2010

Colori e sapori mediterranei

Dopo tre giorni passati in Spagna sono tornata alla tranquillità della Svezia. Che poi in questo momento tanto tranquilla non è. Mi sono persa le elezioni, ma credo che comunque ci avrei capito poco, dato che la realtà locale per ora non la conosco abbastanza bene e i giornali ancora non riesco a leggerli (anche se vedo che pian piano ogni giorno capisco qualcosina in più). In questi giorni cercherò di informarmi su queste elezioni e sentire quello che dice la gente, e magari vi potrò riferire meglio. 
Ma adesso vi vorrei raccontare un po' del viaggio. Sono stati tre giorni bellissimi in cui mi sono lasciata andare alla confusione dentro e fuori. (Dentro nel senso della mia ricerca d'identità e dei cambiamenti che porta questa nuova vita, intendiamoci, non per altro.) E' stata anche l'occasione per rendersi conto che alla Svezia mi sto affezionando. Mi ha fatto piacere riconoscere ognitanto una voce svedese nella folla di turisti e sentire il suono di questa lingua ormai familiare. A volte andare in un luogo del tutto estraneo serve anche a questo. Sarà un caso, ma tornavo a Pisa proprio da Barcellona anche otto anni fa, quando mi sentii arrivare a casa in Italia per la prima volta (vedete il mio racconto Erasmus nell'altro blog). Da un altro punto di vista, invece, la Spagna non l'ho sentita estranea per niente. Sempre clima e cultura mediterranea è.

Girona
Nel Parco Güell mi sono fermata un attimo a riflettere: a cosa deve il suo fascino il Mediterraneo? Amo la sua confusione. Credo che sia la sua forza, e credo che sia quello che mi ha insegnato di più. Io di mio sono una persona molto precisa e organizzata, non ho bisogno che anche il mondo intorno a me lo sia (questo è uno dei miei principali dubbi riguardo alla decisione di venire a vivere in Svezia). La spontaneità del mondo mediterraneo, la sovrapposizione di epoche e stili diversi, la mancanza di un ordine preciso tira fuori dalle persone la creatività che è in loro.
Quando sono venuta la prima volta in Svezia (aprile di quest'anno), mi ha spaventato l'ordine e la tranquillità che regnava qui. L'ho trovato inquietante. Ma credo che con il tempo ci si abitua e si impara ad apprezzarlo. A Barcellona mi sono anche resa conto che ormai non mi attirano le metropoli. Se fino a poco tempo fa amavo l'idea di vivere in una grande città, adesso credo che stia meglio in una città a misura d'uomo come è anche Örebro (anche se sinceramente la dimensione di Firenze era l'ideale). Almeno per il momento è così, ma queste cose vanno a periodi nella vita.

Questo viaggio ha avuto anche una colonna sonora: le note del Concerto di Aranjuez che ho sentito suonare  per strada in più angoli della città (e un volantino pubblicizzava anche un concerto di Manuel Gonzalez che suonava proprio questo pezzo di Joaquín Rodrigo). Un perfetto sottofondo per un weekend romantico nel meraviglioso mondo mediterraneo.

mercoledì 15 settembre 2010

La maledizione della cucina italiana

Quello che per chi vive in Italia è una benedizione, diventa una maledizione non appena si mette piede all'estero. Il palato raffinato degli italiani è davvero ammirevole. E secondo me è quello che caratterizza in modo più evidente il popolo italiano e su cui si può generalizzare con minor margine di errore. Io ho assorbito tantissimo della cultura culinaria italiana e fra tutte le cose è quella che mi fa capire di più che ormai non sono più solo ungherese.

Mi ricordo quando arrivai in Italia in Erasmus con lo stomaco a pezzi, reduce da una vita da studente universitario (a Budapest vivevo in una casa dello studente), dopo diversi esami medici e senza una diagnosi certa, nel giro di pochi mesi vidi sparire tutti i miei problemi di digestione. Perciò, non solo per merito del gusto, ma anche per la salute che mi sono convertita. Ricordo anche che all'inizio mi dette quasi fastidio quanto gli italiani fossero fissati con il cibo. Non capivo il perché di tutte quelle restrizioni (ingredienti guardati con disprezzo, alcuni abbinamenti doverosi, altri vietati, orari prestabiliti...). Col tempo però ho capito. Non la fanno apposta! Appena "interiorizzata" la cultura culinaria italiana, pure per me sono diventate del tutto naturali (a parte forse gli orari prestabiliti). E quando torno in Ungheria vedo gli altri mangiare certe cose (e soprattutto in certi abbinamenti) che ormai mi fanno decisamente senso. Solo per citare un esempio, mio padre che mi mette in tavola il Tokaji dolce accanto a un piatto di zuppa*. Ma mi limito e non dico niente (al massimo in maniera molto blanda) per non risultare schizzinosa. E in ogni caso sarebbe inutile. Mica posso cambiare la cultura culinaria ungherese! (Va detto anche, però, che in Ungheria una cultura culinaria comunque esiste. Semplicemente si mangia roba più pesante e più elaborata, ma è una cucina di tutto rispetto.)

Per illustrare la situazione svedese, invece, basta che vi racconti un piccolo episodio che mi ha colpito, successo la scorsa settimana alla mensa universitaria (chi è mio amico su Facebook conosce già questa storia). Arrivata alla cassa con il mio piatto pieno di patate lesse, verdura e pesce ripieno (di non so cosa), il cassiere mi guardava stupito con gli occhi spalancati: "ma... niente salse?". Sembrava sinceramente sorpreso, e la sua reazione mi è rimasta impressa. A dire la verità lì per lì dovevo trattenermi dal ridere.
Insomma, urge l'arrivo del mio cuoco italiano personale. ;) (Io da sola raramente cucino a casa. Mi sembra una perdita di tempo farla solo per me. Ma il mio stomaco poi se ne risente.)

* Una zuppa di piselli, wurstel e pasta fresca, ricetta della mia nonna, uno dei miei piatti preferiti che mio babbo mi prepara tutte le volte che torno a casa. Ci si mette anche un po' di panna acida, ingrediente immancabile di molti piatti ungheresi, sulla lista di quelli guardati con disprezzo dagli italiani (parlo della Toscana!), e purtroppo poco sopportato dal mio stomaco, anche se il gusto in piccole dosi non mi dispiace.

Comunicazione di servizio: da domani sera a domenica sera non sarò raggiungibile su internet causa weekend romantico a Barcellona. :) Intanto per chi fosse interessato alla cucina svedese lascio qualche link a post di altri blog italo-svedesi:

sabato 11 settembre 2010

Quando l'efficienza fa autogol

Mi è arrivata la lettera dall'Ufficio di Immigrazione (Migrationsverket) in cui mi comunicano che mi è stato riconosciuto il diritto di residenza in Svezia, in quanto cittadina dell'Unione Europea. La lettera consiste di due fogli. Sul primo foglio sono scritte due righe (in svedese, ovviamente): "Per motivi ambientali l'Ufficio di Immigrazione da ora in poi scrive su entrambi i lati della carta."  Sul secondo foglio c'è una mezza paginetta contenente la decisione. Il retro è bianco.

(Aggiungo che quando l'ho fatta vedere alla mia padrona di casa, signora svedese sulla sessantina, ha riso di gusto. Niente giustificazione del sistema svedese, ma un semplice "che stupidaggine!". Quindi gli svedesi autocritici esistono.)

venerdì 10 settembre 2010

I primi passi in svedese

ATTENZIONE: Post assolutamente noioso per chi non ama la grammatica!

Dopo la fatidica iscrizione al corso di svedese all'università, sembra che la prossima settimana inizierò anche un altro organizzato dal Comune che è riservato agli universitari (sia studenti che insegnanti, così mi è stato detto). Entrambi i corsi prevedono soltanto una lezione a settimana, quindi mi sembra fattibile.

Sono un'appassionata delle lingue da quando ero piccola, già la mia madrelingua mi affascinava, ed ero quel corvo bianco (si usa questa espressione in italiano?!? a volte uso dei modi di dire ungheresi italianizzati...) a scuola che amava la grammatica, una materia normalmente odiata da tutti. Ora che sono alle prese con lo svedese mi viene spontaneo cercare di utilizzare quello che so di altre lingue. Adesso aiutano soprattutto l'inglese e ancora di più il tedesco. (Il tedesco in realtà non lo parlo, ma l'avevo studiato per un anno e qualcosa mi è rimasto.) Lo svedese ha tantissime parole in comune con tutte e due, e anche i concetti grammaticali alla fine sono gli stessi in tutte le lingue indoeuropee (tempi verbali, generi, coniugazione, declinazioni, preposizioni, ecc.). L'ungherese purtroppo non mi aiuta per niente. Sento dire spesso: "certo con una madrelingua come la tua lo svedese non sarà difficile!". Ma non funziona così! La madrelingua non si impara, ma si assorbe! La propria madrelingua la sa pure chi ha delle pessime abilità linguistiche. (Certo poi tanti commettono errori pure nella loro madrelingua...)

Per ora l'unica cosa particolare che ho trovato nella grammatica svedese (ma sono molto all'inizio, quindi sicuramente poi ci saranno anche altre) è il fatto che l'articolo è un suffisso. Non so se c'è un'altra lingua indoeuropea in cui è così (forse le altre lingue scandinave, non so). Esempio: mela - äpple, la mela - äpplet, oppure gatto - katt, il gatto - katten. In ungherese per esempio l'uso dell'articolo è proprio semplice semplice: se la parola inizia con una consonante è a, se inizia con una vocale diventa az (un po' come l'articolo indeterminato in inglese).

Per illustrare la somiglianza del vocabolario svedese con quello inglese e tedesco, ecco qualche voce di una lista di parole che ho raccolto nel mio quaderno in queste settimane. Prima vedete la parola in italiano, poi in svedese, in inglese, in tedesco e, infine, tra parentesi ho scritto anche la parola ungherese per farvi capire quanto sia diversa da tutte le altre quattro.

carbone - kol - coal - Kohl (szén)
settimana - vecka - week - Woche (hét)
mondo - värld - world - Welt (világ)
nuovo - ny - new - neu (új)
estate - sommar - summer - Sommer (nyár)
inverno - vinter - winter - Winter (tél)
bianco - vit - white - weiss (fehér)
parola - ord - word - Wort (szó)
cuore - hjärta - heart - Herz (szív)

Poi ci sono diverse parole che sono identiche o simili solo al tedesco, ma non all'inglese. Eccone alcune (fra parentesi la traduzione ungherese):
immagine - bild - Bild (kép)
cane - hund - Hund (kutya)
paese - land - Land (ország)
moglie - fru - Frau (feleség)
vero - verklig - wirklich (igaz)

Lo trovo simpatico che alcune di queste sono scritte in modo diverso ma si pronunciano uguale allo tedesco. Per esempio: uccello - fågel - Vogel (madár).

Diciamo che questi sono i miei primi passi. Vedremo come procederà dopo...

martedì 7 settembre 2010

La percezione del cambiamento

A volte mi fermo a pensare e mi meraviglio di questo cambiamento. Ma sta succedendo davvero? Ma è finita davvero? Non riesco a percepire veramente che la mia vita fiorentina sia finita. Vive così chiaro e nitido in me. I volti delle persone e i luoghi che mi legano a loro: la sala delle riunioni del Dipartimento dove dopo ogni pranzo facciamo due chiacchere con i colleghi, gli spazi angusti della mensa, le palestre dove ho passato tante serate spensierate tra risate e pallavolo, gli aperitivi al Cafè de Paris e al Kitsch o al Rifrullo.
E poi le strade della città tante volte battute, la Trinità di Masaccio in Santa Maria Novella di cui sono innamorata, il lampredottaio di Piazza dei Cimatori, passare la serata dentro gli Uffizi e fermarsi un attimo nel corridoio del secondo piano a guardare Palazzo Vecchio illuminato (il panorama più splendido in assoluto della città), il volto disegnato da Michelangelo sulla facciata di Palazzo Vecchio che pochi conoscono, la faccia emozionata e stupita dei turisti, i quadri degli Uffizi (l'Annunciazione di Simone Martini, l'Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano, La calunnia di Botticelli: i miei preferiti), la trattoria scoperta accanto a Piazza Pitti dove si pranza un pasto completo con 15 euro.
E la nostra casetta tanto coccolata in piazza Dalmazia che abbiamo lasciato con molta tristezza, il vicino di sotto che la domenica cantava a squarciagola, i giovani immigrati nel palazzo di fronte, il gatto grasso del negozio Vodafone sotto di noi che del resto ci conosceva bene per via di tutte le volte che qualcosa cascava dal nostro balcone nel loro cortile.

Quando arriverà il giorno in cui percepirò che è finita davvero?

Mi manca anche l'Ungheria. Ma a quella mancanza mi ero già abituata. E riuscivo a rimediare tornando a casa spesso (5-6 volte all'anno). Mi mettevo in macchina la mattina e nel tardo pomeriggio ero a casa. Ora come farò a tornare sia in Italia che in Ungheria 5-6 volte all'anno?

Ho già scritto un anno e mezzo fa nell'altro blog del mio rapporto particolare con il passato (intitolato "Il fattore tempo"). Sono consapevole quanto rimanga attaccata ai ricordi del passato. Dedico una canzone a questo momento di nostalgia, di uno dei miei cantanti ungheresi preferiti (Akos), un classico del 1991 intitolato "Qualcosa è finita".

sabato 4 settembre 2010

Quante cose si imparano in un supermercato

Uno dei luoghi con cui uno familiarizza più velocemente all'estero è il supermercato, per ovvi motivi. E' incredibile quanto rivela di un paese un supermercato. Basta che uno tiene gli occhi aperti e osserva la gente, la scelta dei prodotti, i prezzi, la cassa, gli orari di apertura e scorge un sacco di differenze tra i due (o nel mio caso tre) paesi. In Svezia le due catene più diffuse sono l'ICA e la Coop (che nonostante l'insegna tanto simile, non ha nulla a che fare con la Coop italiana) che si possono trovare in tutte le dimensioni, come in Italia. Oggi, dopo la fiera dei dischi al bellissimo Brunnsparken, ho passato più di un'ora alla Coop che vedete nella foto, e giravo con un taccuino annotando i prezzi e le particolarità che notavo. Ho fatto anche qualche foto fugace. (Chissà che pensava la gente me mi vedeva! Forse sta facendo una ricerca di mercato...) Ecco il risultato.

I prezzi

Credo che i prezzi più indicativi del costo degli alimenti in un paese siano quelli della frutta e della verdura. In Svezia c'è un'ampia scelta di entrambe, ma la maggior parte naturalmente è merce di importazione. Non ho trovato nessuna frutta svedese (o forse un tipo di mela su cui non era indicato il paese d'origine), invece di verdure ce ne erano diverse di produzione locale (aglio, patate, pomodoro, funghi, broccoli, carote). Riporto qui alcuni prezzi al chilo, insieme alla provenienza. Considerate che 10 corone svedesi adesso sono circa 1,07 euro.

- mela 18,90 - Brasile, Chile
- pesche nettarine 18,90 - Italia
- arancia 17,90 - Sud Africa
- fragola 79,80 - Belgio
- lampone 199,20 - Germania (un botto!)
- cipolla rossa 14,90 - Olanda
- cipolla gialla 9,90 - Olanda
- pomodoro a grappoli 22,90 - Olanda
- pomodoro comune 24,90 - Svezia
- pomodoro ciliegino 39,60 - Olanda
- patate 6,90 - Svezia
- champignon 69,00 - Svezia
- broccoli 39,90 - Svezia
- peperone: cambia prezzo in base al colore dalle 21,90 (verde) alle 34,90 (rosso) - provenienza non indicata... (quello preconfezionato era olandese)

Altri prodotti alimentari di base

- burro 79,60 al chilo
- latte fresco 7,43 al litro
- latte a lunga conservazione 6,95 al litro
- uova dalle 1,98 alle 3,08 al pezzo
- farina 4,95 al chilo
- zucchero 21,00 al chilo
Per segnare i prezzi dei latticini nel reparto frigo ho rischiato di prendere la sinusite. Neanche fossero dei congelatori. Faceva un freddo... Ma, mi chiedo io, non avete già abbastanza freddo fuori?!?

Importazioni italiane

So che uno deve adattarsi alla cucina del posto ovunque vada, e io provo qualsiasi piatto volentieri quando faccio la turista, e ci sono poche cose non mangio, ma ormai sono diventata troppo italiana! Quando torno a casa in Ungheria, mi approfitto sempre dell'occasione per mangiare i miei piatti e prodotti preferiti ungheresi, ma mi rendo conto che dopo una settimana o due non ne posso più di tanta carne, panna acida e burro. A parte il gusto, la cucina italiana è anche molto più sana rispetto a quella continentale.
Per fortuna anche in Svezia è possibile cucinare piatti italiani a casa, e si trovano diversi ingredienti di importazione italiana. Certo la scelta è scarsa e i prezzi sono molto più alti. Ecco qualche esempio:
- una busta di rucola 16,90
- gorgonzola (Galbani) 159,20 al chilo
- ricotta (Galbani) 250 g 27,00
- mascarpone (Medeghini) 250 g 19,90
- Lavazza Rossa 250 g 31,90
- polpa di pomodoro (Mutti) 400 g 25,90
- pasta Barilla (penne rigate) 500 g 9,95
- olio di oliva extravergine (Monini) 750 g 54,90
- olio extravergine della Coop (di olive italiane) 750 g 44,90

A voi il confronto...

La scelta dei prodotti

La foto accanto raffigura degli enormi pezzi di formaggio preconfezionato dalla consistenza un po' inquietante. Così come è inquietante anche la lunga fila di ketchup e dressing di tutti i tipi. La mia impressione era che quello che per un supermercato italiano è la pasta, per un supermercato svedese fossero le salse (vedi la foto più in basso). C'è anche un'ampia scelta di farine (di frumento, di segale, di orzo, ecc.). Per quanto riguarda il pane, invece, non c'è una grande varietà. Oggi alla Coop c'erano quattro tipi e nessuno di questi sembrava essere locale. Si chiamavano: pane italiano, pane greco, baguette, e... pane ungherese! Non potevo non comprare quest'ultimo che per giunta era il più caro (47,40 al chilo in confronto alle 44,30 del pane italiano). Stasera l'ho assaggiato e devo dire che mi sembrava davvero di mangiare il pane di casa! Il pane ungherese è bianco, salato, molto soffice dentro e croccante fuori.


Una particolarità dei supermercati svedesi è che vendono diversi prodotti al chilo che in Italia (e anche in Ungheria) siamo abituati a comprare preconfezionati. Nella foto accanto vedete una lunga fila di caramelle (79,90 al chilo), ma ci sono anche i cereali, la frutta secca e il tè "self-service". Così uno può comporre il proprio muesli per la colazione come preferisce e comprare tè esotici nella quantità desiderata.

Ci sono ancora diverse cosette che ho scoperto facendo la spesa, ma per motivi di spazio rinvio il proseguimento del racconto a un futuro post...

p.s.: Ieri ho scritto una pagina su com'è Örebro (con diverse foto) che trovate tra i link fissi sotto il titolo del blog.

mercoledì 1 settembre 2010

Evvai con la vita quadrilingue!

Oggi ho cominciato il corso di lingua svedese. Ebbene sì. Il problema burocratico sembra essersi risolto. Dico sembra, perché avrò la conferma definitiva domani. Il tutto grazie al mio capo (cioè alla mia capa, perché è una donna), persona d'oro, che si è battuta ed è andata fino al capo del personale per risolvere la questione. Quindi pare che i burocrati accetteranno il mio certificato di dottorato al posto dei transcript dei miei esami liceali e del mio diploma di maturità, e così posso risultare idonea a frequentare un corso universitario. Alleluja.

La lezione è stata simpatica. Tenuta da un professore 58enne (l'ha detto lui) e frequentata dagli studenti Erasmus e altri studenti stranieri. Età media: 21 anni. Lo so per certo, perché uno degli esercizi che abbiamo fatto era chiedere alla persona accanto quanti anni aveva ("Hur gammal är du?"). Per ironia della sorte il ragazzo accanto a me nel banco (islandese) era un mio studente. Vale a dire che frequenta il corso di diritto comparato in cui terrò diverse lezioni. Giusto se non mi sentissi sufficientemente a disagio per essere l'unica trentenne tra i ventenni... Comunque per fortuna dalla prossima settimana cambierò gruppo e frequenterò quello del lunedì mattina (non che la composizione anagrafica della classe cambi granché, ma magari eviterò i miei studenti).

Ed è così che comincia la mia vita quadrilingue... Con i colleghi parlo in inglese, tranne Filippo con cui parlo in italiano, insegno in inglese, con Gabriele e i miei amici italiani parlo in italiano, con i miei la sera al telefono parlo in ungherese, leggo e scrivo mail in queste tre lingue tanto diverse, e nel frattempo cercherò di imparare lo svedese. Ed è questa una delle sfide più grandi della mia permanenza in Svezia. La difficoltà dello svedese non sta tanto nella grammatica (in quella l'inglese e il tedesco aiutano tantissimo), ma nella pronuncia. Dopo due settimane che sono qui, ora posso dire che inizia a suonarmi familiare, anche se ancora non lo capisco (solo alcune parole qua e là).

Se non avete idea di come suoni lo svedese, ecco un esempio. Pensate che ce la farò a parlare questa lingua un giorno?!? (Ho scelto un video a caso.)