venerdì 20 dicembre 2013

Una gravidanza svedese (Parte II)

Tornando al discorso di ambiente tranquillo... sembra essere il punto di forza degli svedesi in tutti gli ambiti e naturalmente vale anche per la gestione della gravidanza. Qui si cerca di mettere meno ansia possibile alla donna, e si fanno soltanto i controlli necessari, con la regolarità necessaria. Porto qualche esempio. Le ecografie previste sono due (in alcune regioni addirittura solo una): il duo-test e la morfologica. Nel terzo trimestre si fa un'ecografia solo se emerge qualche problema, ma se tutti i valori sono nella norma e ti senti bene, non te la fanno fare. La posizione del bambino si comincia a controllare (manualmente) a partire dalla 34esima settimana. Quando l'avevo chiesto all'ostetrica prima di quella settimana, per curiosità, mi ha risposto che non l'avrebbe controllata per non mettermi ansie inutili. Se per caso la bambina non era ancora con la testa in giù non voleva dire niente, aveva ancora tempo e spazio per girare.

Ci sono però alcuni controlli che mi sarei aspettata di fare, che qui invece non vengono fatti o vengono fatti più raramente. La toxoplasmosi, per esempio. Non ho idea se l'ho avuto (prima della gravidanza) o meno. Semplicemente ti dicono di lavare bene frutta e verdura (niente amuchina però), non mangiare carne e pesce crudi ed evitare certi alimenti (uovo crudo, formaggi blu, ecc.). La glicemia me l'hanno controllata "solo" tre volte. Quando Inga, l'ostetrica, mi visita (negli ultimi due mesi ogni due settimane) mi prende la pressione sanguigna, guarda le proteine nell'urina, ascolta il battito cardiaco della bambina, controlla la sua posizione e mi misura la pancia. Ecco tutto. Non ci prova neanche a stimare lunghezza e peso della bambina e non si preoccupa del mio peso finché mi vede in forma e i miei valori rientrano tra le due curve nel suo computer. All'inizio della gravidanza mi ha detto che secondo lei avrei preso più o meno dieci chili, invece ne ho presi 17, e non ne ha fatto una questione minimamente. Ho la pancia grossa, probabilmente ho molto liquido amniotico, mi dice lei.

La cosa forse ancora più sorprendente è che pure dopo la scadenza della data presunta del parto il controllo rimane settimanale. (Per un confronto con il sistema italiano vedete questo post di Nina.) Cioè si fa un controllo solo una settimana dopo, poi si aspetta un'altra settimana ancora, e a quel punto si va direttamente in ospedale per l'induzione del parto. Naturalmente per qualsiasi cosa in qualsiasi momento si può telefonare al reparto di ostetricia in ospedale, e nel caso di qualsiasi dubbio ti fanno un controllo.

Nonostante i controlli meno frequenti le statistiche sono molto rassicuranti, e la Svezia è tra i primi paesi in tutte le classifiche che riguardano la salute della madre e del bambino (insieme all'Italia comunque, c'è da dire). Sul sito del Socialstyrelsen (l'autorità responsabile per la sanità svedese) è accessibile uno studio, pubblicato all'inizio di quest'anno, che analizza le statistiche svedesi degli ultimi 40 anni (tra il 1973 e il 2011), in cui si possono trovare dati dettagliati riguardo a molti aspetti della gravidanza, della fecondazione assistita, del parto e della salute dei neonati. E' tutto in svedese, ma per capire le tabelle può aiutare il mini-vocabolario svedese-inglese a pag. 13-14, e c'è un breve riassunto in inglese a pag. 10.

Comunque ecco qualche dato interessante:
- L'età media della madre al primo figlio salita dai 24 anni nel 1976 a poco più di 28 anni nel 2011 (vedi p. 15).
- Mentre nel 1976 soltanto il 10% delle madri aveva più di trent'anni alla nascita del primo figlio, oggi questa percentuale è salita al 40% circa (vedi p. 16).
- Induzione del parto dopo la 37esima settimana di gravidanza (esclusi i casi di gravidanza gemellare): nel 2011 nel 15% delle gravidanze (vedi p. 35).
- Il 50% delle primipare chiede l'epidurale, mentre soltanto il 20% lo richiede anche durante i parti successivi (vedi p. 37).
- La percentuale dei tagli cesarei è salita dal 10% nel 1976 al 18% nel 2011 (vedi p. 44). Nella nostra regione (Örebro län) però questa percentuale è parecchio più bassa, solo il 13,4% (vedi p. 45).
- L'episiotomia viene praticata solo nel 10% dei casi di primo parto. Questa percentuale era più alta prima ed è diminuita molto negli ultimi 15 anni. Nel 2000 si praticava ancora in più del 20% dei parti (vedi p. 48).

Ed eccoci qua al nono mese:

(Foto dell'8 dicembre)
 Insomma, porto in giro un bel cocomerone!

martedì 10 dicembre 2013

La mia gravidanza svedese (Parte I)

Si sta avvicinando la fine di questa bellissima esperienza. La parte più impegnativa è ancora da affrontare, ma ormai mancano solo due settimane. Almeno sulla carta, perché poi si sa... i bambini non sono programmati e nascono quando pare a loro. Dunque, la data presunta è il 23 dicembre, quindi la scadenza finale è fissata per il 7 gennaio, dopodiché la piccola, se non vorrà uscire, verrà "sfrattata".

Fortunatamente ho potuto sperimentare il protocollo sanitario svedese della gravidanza fisiologica. Non essendo mai stata incinta prima, né in Italia né in Ungheria, stavolta non vorrei fare paragoni tra i tre paesi. Quel che posso però affermare senza dubbio è che la gravidanza qui in Svezia è molto meno medicalizzata che in Italia o in Ungheria. Il fatto è che in questi ultimi 9 mesi non mi ha mai visitato un medico, soltanto ostetriche. Pure gli esami ecografici (quei due che si fanno...) vengono eseguiti da ostetriche specializzate in ecografia.

Delle visite che vengono fatte durante i nove mesi ha scritto Daniele recentemente sul suo blog, riassumendo tutte le tappe, e trovate anche altri post in rete sull'argomento di blogger italo-svedesi (vedete qui e qui, per esempio). Non starei quindi a rispiegare tutto. In ogni caso c'è, ovviamente, molto da raccontare, anche se è molto più facile parlarne con amici e parenti in privato piuttosto che scriverne su un blog.

L'unico evento fuori dal normale da segnalare durante la mia gravidanza è stata la cancellazione del corso pre-parto. Sarebbe stato tenuto all'inizio di novembre, due occasioni di qualche ora ciascuna. A ottobre mi arrivò una lettera in cui si comunicava che a causa dell'eccessivo carico di lavoro delle ostetriche si vedevano costretti a cancellare i corsi pre-parto. Non a rimandare, a cancellare proprio! Potete immaginare che la notizia mi ha assai sorpreso e lì per lì mi è dispiaciuto molto. Anche perché sarebbe stata una buona occasione per socializzare con altre coppie svedesi, anche se in sole due occasioni dubito che sarebbero nate grandi amicizie (conoscendo sia me che gli svedesi...). Insomma, parlandone con Inga, la mia ostetrica, ho capito che la cancellazione dei corsi era limitata al mio vårdcentral (centro di ambulatorio medico del quartiere) che si è scoperto di essere il più popolare della città. Anche se il vårdcentral inizialmente viene assegnato in base al luogo di residenza, si è poi liberi di cambiare, e per qualche motivo dove sono stata assegnata io ha acquisito la fama di essere il migliore di Örebro. Bene a sapersi, mi fa piacere. 

Avrei potuto, quindi, partecipare a un corso pre-parto cambiando vårdcentral, ma nel terzo trimestre non avevo alcuna voglia di cambiare ostetrica. Mi è capitata Inga, una signora sulla sessantina dalla faccia tonda, la voce calma e gli occhi sorridenti. Se mi avessero chiesto di disegnare un'ostetrica sarebbe venuto fuori proprio il suo ritratto. E' stata simpatia a prima vista. Peccato che al parto non ci sarà lei. Non potrà esserci, dato che non lavora in ospedale. Insomma, invece di un corso pre-parto, Inga ha dedicato un'ora in più del suo tempo solo a noi (a me e Gabriele) e abbiamo potuto farle tutte le domande che volevamo. Inoltre, posso chiamarla quando mi pare con qualsiasi domanda (negli orari di lavoro, naturalmente). Finora l'ho chiamata una sola volta, ma è importante sapere che c'è questa disponibilità. 

Comunque, anche i reparti di ostetricia (Förlossningsavdelning) e maternità (BB, che ancora non ho capito per cosa sta esattamente) dell'ospedale organizzano una serata informativa (informationskväll) ogni due settimane, aperta a tutte le coppie in attesa. In pratica è una presentazione di un'ora e mezza in cui due ostetriche spiegano come funziona il loro reparto, che mezzi hanno a disposizione (sale da parto, le diverse opzioni di anestesia e altri servizi offerti dall'ospedale), e rispondono alle eventuali domande. La domanda di cui più mi ricordo tra quelle fatte dal pubblico la volta in cui siamo andati a sentire la presentazione noi è stata se la partoriente poteva avere più di una persona vicino durante il parto. La risposta è stata: possono essere tanti quanti volete, basta che non disturbano il nostro lavoro... Dopo il parto, però, le visite di parenti e amici in reparto non sono ammesse (a parte il padre, naturalmente). Può sembrare una contraddizione, ma secondo me è piuttosto un bilanciamento tra gli interessi della madre (di sentirsi a suo agio il più possibile durante il parto) e delle altre mamme che hanno bisogno di dedicarsi al loro bambino in pace al reparto di maternità senza essere disturbate dal chiasso di famiglie numerose in visita nelle stanze adiacenti. In generale, la mia impressione (decisamente positiva) è che si cerca di mettere la donna a suo agio il più possibile e di assicurarle un ambiente tranquillo e sereno.

(...seconda parte del post prossimamente...)