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sabato 31 maggio 2014

Curiosità linguistica #4 - Che peccato!

Premessa qui.

Che peccato!

Voi italiani per esprimere dispiacere usate la parola 'peccato'. "Che peccato che non puoi venire!" Come se ci fosse una colpa. Fanno così anche gli inglesi e gli svedesi. What a pity! Vad synd! Se ci penso mi fa senso dirlo. Che c'entra il peccare con il dispiacere? In inglese in realtà 'pity' vuol dire anche 'pietà', 'compassione, ma conoscendo l'espressione equivalente in italiano e in svedese immagino che pure in inglese significhi 'peccato' in questa esclamazione. In ungherese si usa un'altra parola. Noi diciamo "Che danno!" (Milyen kár! o De kár!). "Che danno che non puoi venire!" Altro che colpa! :)

domenica 18 maggio 2014

Curiosità linguistica #3 - Arrivo!

Premessa qui.

"Arrivo!"

E' un'esclamazione da annoverare tra le espressioni italianissime. Ultimamente, da quando ho una bimba piccola a casa, lo dico davvero spesso, come potete immaginare. A volte lo dico in italiano, a volte in ungherese, dipende se è presente anche Gabriele o meno. Così mi sono resa conto che non posso usare lo stesso verbo nelle due lingue. In ungherese devo dire "vengo" (jövök). Dire "arrivo" (érkezem) suona decisamente strano. Credo che sia lo stesso in inglese e in svedese. In inglese si direbbe "I'm coming!", in svedese "Jag kommer!". Dire "I'm arriving" o "Jag ankommer" non avrebbe molto senso (per lo svedese aspetto comunque conferma da chi lo conosce meglio di me...). E' simpatica questa differenza. Per l'italiano importa il risultato, agli altri l'azione. In italiano mi sembra una promessa più forte.

venerdì 25 aprile 2014

Curiosità linguistiche

Usando quattro lingue quotidianamente (italiano, ungherese, svedese, inglese, in questo periodo in quest'ordine), scopro mille loro piccole particolarità che sarebbero da approfondire. Ovviamente appena scoperte, me le scordo puntualmente. Così ho deciso di prenderne nota subito nel mio cellulare, e quale posto migliore se non il blog per fare qualche piccola ricerca linguistica ogni tanto? Così mi metto in ordine le idee, le immortalo e le condivido con altri.

Si tratterà di riflessioni linguistiche (ne ho già scritte tante in realtà) che possono riguardare qualsiasi di queste quattro lingue, alcune di esse o anche tutte. Questioni etimologiche o grammaticali, espressioni particolari, problemi di traduzione, la pronuncia, ecc. Accanto a una bambina di pochi mesi non c'è molto tempo da dedicare a questi passatempi, quindi una curiosità alla volta, ogni tanto. Ho già annotato diverse cosette. Cominciamo con questa.

L'importante è vincere

Chi di voi conosce lo svedese probabilmente ha già notato che in italiano non c'è differenza tra vincere una partita o vincere alla lotteria. Nel senso che si usa lo stesso verbo. Anche in inglese puoi vincere una gara (to win a competition) o l'attenzione di qualcuno (to win the attention of someone), non importa, sempre vincere è. In svedese e in ungherese, però, ci sono due verbi che significano 'vincere' e non sono completamente interscambiabili. Perché 'vincere' può riferirsi a due concetti diversi: si può vincere contro qualcuno o qualcosa (in una competizione o in una guerra), oppure si può vincere nel senso di guadagnare (un premio o l'attenzione di qualcuno, per esempio). Nel primo caso lo svedese usa il verbo att besegra, l'ungherese il verbo győzni. Per il secondo caso lo svedese ha il verbo att vinna e l'ungherese il verbo nyerni.

Questi due verbi in certi contesti possono essere sinonimi, in altri è un errore scambiarli. Vinna e nyerni ('vincere' nel senso di 'guadagnare') hanno un significato più ampio, e possono spesso essere usati al posto di besegra o győzni, ma non è vero il contrario. Un giocatore dopo una vittoria potrà esultare dicendo 'Nyertünk!' ('Abbiamo vinto!'), ma quasi certamente dirà 'Győztünk!' che è un verbo più forte. Non si può però usare il verbo győzni per dire che hai vinto alla lotteria o che vuoi vincere l'attenzione di qualcuno. Anche perché uno (nyerni/vinna = vincere qualcosa) è un verbo transitivo, l'altro (győzni/besegra = vincere contro qualcosa/qualcuno) no. 'Trionfare' può forse essere una buona traduzione del secondo in certi contesti, ma non sempre. 'Trionfare' è una parola ancora più forte, vuol dire stravincere, vincere clamorosamente. Győzni/besegra non necessariamente. (Lo svedese conosce anche il verbo triumfera, mentre in ungherese si direbbe diadalmaskodni.)

Questo è uno di quei casi che fanno capire che se conosci una lingua sola, certi problemi non ti poni neanche. Spesso è il confronto con altre lingue che ti fa capire certi limiti o, al contrario, ricchezze della tua lingua. Inoltre, questo è uno di quei casi in cui la mia lingua mi ha aiutata a comprendere meglio lo svedese.

domenica 6 ottobre 2013

Una vita comoda (Filosofeggiando...)

Quando mi chiedono "Ma com'è la vita in Svezia?" (e capita spesso), generalmente dopo un momento di esitazione rispondo che "è una vita comoda". Certamente è sempre riduttivo descrivere un paese o una vita con un aggettivo solo, ma se devo sceglierne uno per la vita svedese, mi viene in mente "comodo". Qualche volta ci rifletto e per ora arrivo sempre alla stessa conclusione: la vita svedese è comoda. Dopo quella italiana poi...

Si potrebbe usare anche tanti altri aggettivi. Per esempio confortevole, tranquilla, sicura, prevedibile. Ma "confortevole" porta in sé un giudizio valutativo positivo, mentre "comodo" riflette bene la doppia faccia del concetto. "Tranquilla" poi lo sono io di mio, quindi per me non è una novità. "Sicurezza" e "prevedibilità", infine, sono sempre solo un'illusione, anche se certo è che qua questa illusione è parecchio forte. E' poco umile però pensare che la vita sia prevedibile. Potrei anche dire "una vita piatta", ma sarebbe troppo negativo e sarei ingiusta nei confronti della Svezia. Se uno ha una vita piatta, deve guardare dentro sé stesso invece di incolpare l'ambiente circostante. La vita è interessante in ogni circostanza se vissuta con curiosità e spirito di iniziativa.

Se invece dovessi descrivere la vita in Italia, in base alla mia esperienza di circa sette anni vissuti lì, userei l'aggettivo "stimolante". Una vita che di comodo ha ben poco. Non è né tranquilla, né sicura, né prevedibile, ma è piena di stimoli di tutti i tipi. Stimoli visivi, gustativi, emotivi ed interpersonali. Una vita che non ti lascia mai in pace, che ti sfida continuamente, stancante e arricchente allo stesso tempo. Della vita in Italia ci si può stancare, anzi, ci si può stufare, ma rimanere indifferenti mai. E' una vita piena di emozioni, positive o negative che siano (vedi questo post dell'anno scorso).

Nella mia mente scorrono mille pensieri riguardo a questo discorso, questo confronto tra "comodo" e "stimolante" che sembrano essere qualità incompatibili o comunque distanti. La vita svedese è comoda, perché qua le cose funzionano. Si è praticamente viziati dai servizi pubblici e da coloro che lavorano nel settore pubblico, con poche eccezioni. Si è informati su ogni minimo dettaglio, e tutto è spiegato a un livello intellettivo di un bambino di dieci anni (che talvolta rasenta il ridicolo, ma posso immaginare che ci siano persone che ne hanno davvero bisogno). Il punto è che qua raramente ti devi "arrangiare", come succede in Italia, ma anche in altri paesi. Ci sono lo stato e il comune con i loro servizi che pensano a te. E questo è vero anche per l'istruzione universitaria. Gli studenti sono serviti e coccolati.

La mia domanda è, e non smetterò mai di farmela: ma è questa la chiave della felicità? La comodità? Lo so che chi non ce l'ha se la sogna, e non voglio sminuire la sua importanza, ma neanche elevarla su un piedistallo come un valore fondamentale della vita. La comodità tranquillizza e appiattisce allo stesso tempo e non è affatto una garanzia di serenità. Adoro questa parola, "serenità", che ho imparato in Italia. Ne ho già scritto qui una volta, come esempio di espressione italianissima. Per raggiungere la serenità ci vuole soprattutto pace interiore che non ha nulla a che vedere con la comodità. Però almeno non sono concetti incompatibili...

Questo discorso potrebbe portare molto lontano, e riconosco che è un filosofeggiare senza fine e senza concretezza, ma è nella mia natura fare riflessioni del genere ognitanto. E' come un esercizio per la mente, e capita che mi aiuti a comprendere qualcosa di nuovo. Quel che ho capito questa volta è che la vita comoda ha un suo prezzo: la quantità ridotta di stimoli. Non è una tragedia. Semplicemente ti devi impegnare il doppio per trovarli o crearteli e per vedere quegli stimoli ridotti che trovi come tali.

Il mio problema è che io, non essendo una persona creativa di natura, ho bisogno di stimoli esterni che tirino fuori il mio lato creativo. E' un mio limite, lo riconosco, ma è importante conoscere sé stessi per poter vivere una vita serena. Confesso che oltre a cercare di impegnarmi in questo senso in Svezia, uso anche una scorciatoia: torno in Italia quando posso per ricaricarmi di stimoli (visivi, gustativi ed interpersonali). Da adesso però, per via del regalo di Natale in arrivo, per i prossimi cinque-sei mesi almeno non lascierò la Svezia. Vediamo come la vivrò questa cosa. A parte che credo che dopo Natale la vita comoda sarà un lontano ricordo per un paio d'anni almeno... :)

mercoledì 21 novembre 2012

Swedish vs English - Parte Quarta: La scrittura

Per i post precedenti della serie vedete qui: 1 2 3

Come avevo menzionato qui, l'inglese scritto degli svedesi è decisamente peggiore del loro inglese parlato. Se ci pensiamo bene è un fatto comprensibile. Non è soltanto colpa della scuola (nel senso che imparano bene l'inglese per merito della televisione e del cinema piuttosto che dell'istruzione scolastica), ma anche della notevole similitudine tra le due lingue. Se pensate a come parlano italiano gli spagnoli e i portoghesi/brasiliani, e soprattutto come lo scrivono (con tutte le difficoltà legate alla mancanza di doppie nella loro lingua), potete capire che difficoltà devono affrontare gli svedesi quando parlano/scrivono in inglese.

Infatti, il libro che usiamo al corso di svedese (un corso a distanza con un incontro al mese), e che è scritto per svedesi e non per stranieri, elenca una serie di vanliga fel i svenskan (errori comuni nello svedese), la maggior parte dei quali è riconducibile alla notevole somiglianza dello svedese all'inglese. Ciò significa che gli svedesi non solo hanno difficoltà a scrivere in inglese corretto, ma che spesso commettono errori pure quando scrivono nella propria madrelingua confondendo le regole di scrittura con quelle dell'inglese. Insomma, è una bella confusione. Ecco alcuni esempi.

Parole composte: lo svedese ha le parole composte (come il tedesco), mentre l'inglese le scrive separatamente. Così in svedese scrivi mobiltelefon e tullfri, mentre in inglese scrivi 'mobile phone' e 'duty free'. In svedese scrivere una parola composta separando i due elementi può portare a un significato completamente diverso. Così sjuksköterska significa 'infermiera', mentre en sjuk sköterska è 'un'infermiera malata', rökfritt vuol dire 'non fumatore' (libero da fumo), mentre rök fritt significa che è libero fumare, quindi propro l'opposto.

Il genitivo: Questo l'avevo già menzionato in uno dei post precedenti. L'inglese usa l'apostrofo, lo svedese no. In inglese Marta's house, in svedese Märtas hus.

Le iniziali (maiuscole / minuscole): Mentre l'inglese usa spesso le iniziali maiuscole, lo svedese ha praticamente le stesse regole dell'italiano. Soltanto i nomi propri vanno scritti con l'iniziale maiuscola, se sono aggettivati no. Così in inglese scrivi Swedish, Italian, Hungarian, mentre in svedese scrivi svensk, italiensk, ungersk. Anche i giorni della settimana, i mesi e le epoche hanno iniziali minuscole.

La punteggiatura delle abbreviazioni: In modo abbastanza curioso lo svedese, invece del semplice punto, usa i due punti sia per i numeri ordinali che per le altre abbreviazioni quando seguite da almeno una lettera. Così 'the 10th of April' in svedese diventa 'den 10:e april', cirka (il significato è intuibile) diventa c:a, Sankt (altrettanto intuibile) S:t, ecc. Non sempre però. In molte abbreviazioni si usa il semplice punto. Alcune delle più comuni col punto semplice: p.g.a. = på grund av (a causa di), o.s.v. = och så vidare (eccetera), m.v.h. (anche senza punti, solo 'mvh') = med vänlig hälsning (cordiali saluti).

Chiudo con una canzone svedese dal testo semplice che si sente spesso alla radio e che mi piace. Nel video potete leggere la traduzione inglese del testo. Per il testo originale vedete qui.

Melissa Horn - Jag saknar dig mindre och mindre 
(Mi manchi sempre meno)



p.s. Nella traduzione inglese del testo della canzone potete notare gli errori tipicamente svedesi di cui avevo scritto in questo post.

giovedì 8 novembre 2012

Di formalità e cortesia in Svezia

Chiunque cresciuto in un altro paese europeo (fuori dalla Scandinavia) che si trasferisce in Svezia, dopo poco si rende conto dell'informalità dei rapporti sociali tra gli svedesi. O meglio, dell'assenza di formalità nei rapporti. E anche dei gesti di cortesia. Fatico ancora ad abituarmi al fatto che in palestra nello spogliatoio la gente non si saluta. A me viene naturale salutare quando entro, anche se ci sono ragazze che non ho mai visto prima in vita mia. Invece capita spesso che addirittura non mi rispondono. Quando sono io a trovarmi nello spogliatoio le persone che entrano non salutano mai. Ormai dopo due anni posso affermare che è la regola. Vabbè, cultura diversa... mi rassegno.

Che gli uomini svedesi non siano "premurosi"* nei confronti delle donne è una cosa a cui non ci avrei neanche fatto caso se altri non me lo facevano notare, perché non gli ho mai dato alcuna importanza. Ma che gli studenti si rivolgano a me come se fossi una loro compagna di banco continua a sorprendermi. O, meglio, a farmi sorridere. Questa cosa si nota soprattutto nella comunicazione scritta, meno in quella verbale. (A parte che a me fa ancora strano salutare una persona anziana con un "Hej!"...) Le email degli studenti Erasmus (francesi, spagnoli, tedeschi o italiani che siano) hanno uno stile decisamente diverso dalle email degli studenti svedesi. La differenza è proprio eclatante. Per portare un esempio, una volta tempo fa mi è arrivata una mail da una studentessa svedese che conteneva la seguente frase (traduco in italiano): "non riesco a trovare questa cosa x nelle tue istruzioni, mentre l'ho cercato. sono cieca o cosa?" A dir poco sono rimasta basita... Ma vi immaginate uno studente italiano scrivere una frase del genere a un professore? Va bene che non sono un professorone, ma un'insegnante giovane, ma comunque... In altri paesi europei succederebbe difficilmente. Le mail degli studenti svedesi cominciano con "Hi!" pure in inglese, quelle degli studenti francesi/spagnoli/ecc. con "Dear Madam/ Dear Ms. X". 

A me fa proprio sorridere questa differenza culturale. Non posso dire che mi piaccia, ma mi rassegno. Non è che ci posso fare molto. A me non dispiaceva stare attenta allo stile quando parlavo o scrivevo a un professore. La cortesia è eleganza. A chi è abituato all'eleganza della forma in certi contesti e rapporti gli svedesi a volte possono sembrare rozzi. Secondo me fare differenza nel tuo modo di parlare e di scrivere a seconda a chi ti rivolgi arricchisce sia la lingua che la società invece di impoverirle. Ma questa è la mia opinione personale. Ci sono quelli che preferiscono l'uguaglianza totale e incondizionata a tutti i costi. Voi che ne pensate?

Per quanto ho capito io, non è sempre stato così in Svezia. Fino agli anni Sessanta, per esempio, la lingua svedese conosceva il "Lei". Fu semplicemente abolito dal c.d. Du-reformen. Ne ha scritto Daniele nel suo blog qui. Pur essendo abituata all'uso del Lei sia in ungherese che in italiano, la sua assenza di per sé non mi dà assolutamente fastidio. Non ce l'ha neanche l'inglese. Nonostante ciò ho l'impressione che gli inglesi siano molto più formali ed eleganti nel loro modo di parlare in contesti ufficiali. Però sarei contenta di sentire opinioni contrarie da coloro che vivono in Svezia da più a lungo...

* Qua sarebbe perfetto l'aggettivo ungherese előzékeny, e ho avuto un po' di difficoltà a trovare la parola giusta in italiano. Premuroso? Educato? Cortese? Quale parola si usa per l'uomo che cede il posto alla donna, le apre la porta, le aiuta a mettersi la giaccia, ecc.? (Előzékeny letteralmente significa dare precedenza all'altra persona.)

Aggiornamento: mi è già arrivata la risposta. In italiano si dice "galante"! :)

lunedì 22 ottobre 2012

Lingue scandinave comparate

In uno dei blog che seguo è stato pubblicato un post molto interessante che mette a confronto le tre lingue scandinave. Non avendo le competenze necessarie per poter fare una comparazione del genere, l'ho letto con grande interesse. Quindi invece di cimentarmi in studi difficili, con permesso dell'autrice (una ragazza ungherese che studia a Malmö), vi propongo la traduzione del post in questione. Il testo originale è scritto in ungherese e lo trovate qui.

La fonte delle informazioni qui riportate è lo Språktidningen (Giornale Linguistico) che scrive della lingua svedese di oggi con occhio esperto ma in modo comprensibile.

Innanzittutto: per quanto riguarda la  lingua scritta c'è poca differenza tra il danese e il norvegese. Per quanto riguarda la lingua parlata, invece, secondo i danesi il norvegese suona come lo svedese.

Si dice che Ludvig Holberg, il noto scrittore norvegese, una volta fu arrestato a Helsingør (Danimarca), accusato di essere una spia svedese. Per motivi di lingua. Questo episodio successe nel Settecento, ai tempi della grande guerra del nord. Ludvig Holberg parlava danese fluentemente, ma con un accento norvegese, perché prima di diventare professore a Copehagen nacque e crebbe a Bergen in Norvegia. I poliziotti danesi avranno creduto che Holberg venisse dallo Skåne, perché tale regione appartenne alla Danimarca fino al 1658 e il norvegese poteva suonare come lo skånska (il dialetto dello Skåne, noto per essere incomprensibile per gli altri svedesi), pure per gli svedesi stessi.

Per l'orecchio danese il norvegese e lo svedese si assomigliano talmente tanto che i danesi generalmente non riescono neanche a distinguere le due lingue. Solitamente cercano di indovinare facendo le seguenti considerazioni: se la lingua parlata è scandinava ma non è danese, allora è svedese. Così hanno una probabilità doppia di indovinare giusto, dato che gli svedesi sono due volte tanto quanti i norvegesi. Però i danesi capiscono meglio il norvegese dello svedese, perché il lessico norvegese assomiglia più al danese che al norvegese. Per esempio:

Svedese --- Danese --- Norvegese --- Italiano (Ungherese)
fråga ---- spørge --- spørre ----- domanda (kérdés)
fönster -- vindue --- vindu ------- finestra (ablak)*
snål ----- gerrig ---- gjerrig ------ taccagno (fukar)

La somiglianza tra il danese e il norvegese è riconducibile al lontano 1814, quando la Danimarca e la Norvegia formarono un'unione, la cui lingua scritta comune fu il danese. La lingua norvegese maggioritaria di oggi - il bokmål - tuttora assomiglia molto al danese scritto. Tanto è che gli svedesi non vedono molta differenza tra il bokmål e il danese, mentre per quanto riguarda la lingua parlata la situazione è l'opposto. Da quel punto di vista sono il norvegese e lo svedese ad essere simili. "Norwegian is Danish spoken in Swedish", vale a dire 'il norvegese è danese parlato in svedese', come disse il linguista americano-norvegese, Einar Haugen.

E' per questo che in tutti i test che valutano il livello di comprensione delle altre lingue scandinave risultano vincitori i norvegesi. Non perché siano più intelligenti o più portati per le lingue, ma semplicemente perché sono più fortunati: la pronuncia assomiglia allo svedese, il lessico al danese. Ne consegue che se qualcuno - diciamo per puro hobby - vuole scegliere la lingua scandinava da studiare cercando di trarne il maggior vantaggio possibile, dovrebbe prendere in considerazione il norvegese, purché non ha abbia destinazione precisa. Perché ovviamente in Svezia sarà molto più utile lo svedese e in Danimarca il danese.

Ho trovato uno studio interessante che conferma quanto sopra:

A) Comprensione della lingua parlata
  • i norvegesi capiscono
    l'88% dello svedese parlato
    il 73% del danese parlato
  • gli svedesi capiscono
    il 48% del norvegese parlato
    il 23% del danese parlato
  • i danesi capiscono
    il 69% del norvegese parlato
    il 43% dello svedese parlato
B) Comprensione della lingua scritta
  • i norvegesi capiscono
    l'89% dello svedese scritto
    il 93% del danese scritto
  • gli svedesi capiscono
    l'86% del norvegese scritto
    il 69% del danese scritto
  • i danesi capiscono
    l'89% del norvegese scritto
    il 69% dello svedese scritto
Una piccola aggiunta: La lingua norvegese moderna si divide in due grandi varianti dialettali, e tra i due dialetti la distanza è come tra due lingue scandinave. Viene, infatti, a chiedersi se non possono essere considerate due lingue distinte. Questi due dialetti sono il nynorsk e il bokmål. Il nynorsk (ovvero neonorvegese) è usato come madrelingua da circa il 10% della popolazione (400 mila persone), ma per via delle somiglianze e delle radici comuni anche gli altri norvegesi lo capiscono, anche se non facilmente. Si capisce anche dal nome che il bokmål è la lingua dei libri, quella che viene usata generalmente e nella maggior parte degli scritti. Ogni zona ha però delle proprie particolarità. Il bokmål "puro" è usato nelle zone di Oslo e Trondheim.

Rimane la mia invidia per tutti coloro che con la propria madrelingua riescono subito a comprendere, almeno in parte, almeno nella forma scritta o in quella parlata, senza grandi sforzi altre due-tre lingue. In realtà è il caso di quasi tutte le lingue europee, a parte la mia e poche altre...

* Dell'etimologia della parola 'finestra' nelle lingue europee ho già scritto qui.

sabato 29 settembre 2012

Swedish vs English - Parte Terza: Grammatica 1

Dopo una lunga pausa, continuo la serie di post sulla comparazione tra lo svedese e l'inglese cominciata a maggio. Dopo l'etimologia e l'inglese degli svedesi manca ancora la parte più sostanziale e impegnativa (perciò il ritardo): la grammatica. Naturalmente non posso mirare a una comparazione completa. Vorrei solo trattare alcuni punti interessanti.

Una domanda che viene spontanea: qual è più facile? L'inglese o lo svedese? Da questo post vedrete che per certi aspetti è più facile l'inglese, per altri lo svedese. Nel complesso credo che abbiano più o meno lo stesso livello di difficoltà.

Sostantivi

Una volta ho già menzionato (qui) che l'unica peculiarità della grammatica svedese che avevo trovato era il fatto che l'articolo determinativo fosse un suffisso. Questo rende sia lo scrivere che il parlare senz'altro più complicato, se sei abituato ad altre lingue in cui l'articolo precede il sostantivo (come in inglese e in italiano). In più in svedese, come in italiano, ma al contrario dell'inglese (e dell'ungherese), esistono i generi. Solo due, per fortuna, e non corrispondono a femminile e maschile (ma si chiamano comune e neutro). Comunque c'è da imparare con ogni sostantivo anche il suo genere. Inoltre, mentre per formare il plurale l'inglese mette un semplice 's' alla fine della parola, in svedese esistono 4 categorie di plurale: -er, -ar, -or, -n, e non è assolutamente scontato quale di queste devi usare.
Per quanto riguarda i sostantivi, quindi, lo svedese è molto più complicato dell'inglese. Ma almeno nessuna delle due conosce i casi (come il latino o il tedesco).

Verbi

Per quanto riguarda i verbi, invece, lo svedese è più semplice dell'inglese. Ci sono gli stessi tempi verbali e si formano in modo molto simile, ma in svedese non c'è alcuna differenza per esempio tra la terza singolare in presente e le altre persone. Mi spiego: in inglese you go - he goes, in svedese du går - han går. Quindi, un tempo - una coniugazione sola, indipendentemente dal soggetto. Questo semplifica le cose parecchio rispetto all'italiano.
Inoltre, come in inglese, anche in svedese si usa un solo verbo ausiliare per formare i tempi composti: avere (to have - att ha). Non distinguono tra verbi transitivi e intransitivi, come l'italiano. Quindi ho mangiato - sono andata in svedese diventa jag har ätit - jag har gått, in inglese I have eaten - I have gone, e devi usare il pronome personale dato che non puoi indicare il soggetto con la coniugazione come in italiano.
Mentre in inglese almeno il verbo 'essere' (to be) si coniuga (am, are, is), in svedese neanche quello (rimane sempre är). Perciò, per quanto riguarda i verbi, lo svedese risulta ancora più facile dell'inglese.

Per ora ecco un assaggio della grammatica svedese in comparazione con l'inglese (e un po' con l'italiano). Continuerò in un post successivo, magari senza far passare quattro mesi stavolta...

Nota finale: se chiedete a me, che ho studiato tutte e tre queste lingue come lingua straniera (nel senso che nessuna delle tre è la mia madrelingua), io dico che l'italiano è molto più difficile sia dell'inglese che dello svedese.

giovedì 10 maggio 2012

Swedish vs English - Parte Prima: Etimologia

Questo è il primo post di una serie in cui comparerò la lingua svedese con quella inglese. Pensavo di scriverne solo uno, ma presto me ne sono resa conto che c'è molto da dire. Anche perché ogni volta che mi metto a indagare un argomento linguistico trovo sempre tanti aspetti e sfaccettature interessanti.

Il confronto tra l'inglese e lo svedese viene spontaneo per diversi motivi. Prima di tutto perché sono due lingue molto simili e poi perché praticamente tutti gli svedesi conoscono l'inglese (dal gommista all'elettricista ai commessi nei negozi). Molti stranieri lavorano con l'inglese in Svezia (nelle università e in alcuni multinazionali), e possono permettersi di non imparare o di imparare solo poco svedese. Ma questi sono discorsi già noti. Quel che intendo fare in questi post, per curiosità mia e per voglia di condividere con gli altri quel che trovo, è un confronto concreto tra le due lingue con qualche immancabile riferimento alla mia madrelingua, l'ungherese.

Chi conosce l'inglese ha già un ottimo punto di partenza per imparare lo svedese. Le altre lingue germaniche, come il tedesco, il danese e naturalmente il norvegese (molto simile allo svedese) sarebbero ancora più utili, ma sono lingue molto meno conosciute (con l'eccezione forse del tedesco). Poi qui l'inglese si sente molto spesso in televisione, essendo tutto trasmesso in lingua originale con i sottotitoli in svedese. Il confronto che posso fare io è con l'inglese e con il tedesco.

Salta subito all'occhio che in tedesco e in svedese ci sono molto meno parole di origine latina che in inglese. Per me poi che leggo soprattutto testi che trattano temi giuridici-politici-storici è davvero strabiliante la quantità di parole e radici latine e greche in inglese. Me ne sono resa conto insegnando Legal English agli studenti di giurisprudenza. Praticamente dei termini spiegati solo un 10% era di origine non latina. Ovviamente mi ha incuriosito scoprire il motivo, e sfogliando i dizionari (online) di etimologia inglese ho scoperto che la maggior parte delle parole di origine latina non sono state prese direttamente dal latino ma dal francese medievale. Ecco perché molte di queste mancano in tedesco e in svedese! Pare che soltanto un terzo del lessico inglese sia "originale", tutto il resto fu preso in prestito da altre lingue.

Influenze nel vocabolario inglese

Siccome ho l'animo del ricercatore e non mi accontento di fonti indirette ho voluto fare un test e vedere la differenza tra il lessico inglese e quello svedese quanto alla quantità di parole latine (e greche). C'è un bellissimo sito chiamato Presseurop dove, per facilitare il dialogo a livello europeo, pubblicano la traduzione in 10 lingue europee di articoli dei principali giornali nazionali europei. Tra queste dieci lingue non c'è lo svedese (e neanche l'ungherese), ma a volte vengono tradotti articoli pubblicati su giornali svedesi. Così un articolo originalmente pubblicato sul Dagens Nyheter che ho usato per un mio corso. Vedete qui l'originale e qui la traduzione inglese pubblicata su Presseurop (ma esiste anche una traduzione italiana). Il titolo è diverso in tutte e tre lingue, ma il contenuto dell'articolo è lo stesso. Ho confrontato i due testi (svedese e inglese) per vedere quante parole latine (e già che ci siamo greche) usano. Ecco il risultato.

Precisa come sono ho fatto proprio il calcolo. (Ho strani hobby io, lo so...) E siccome dell'origine di alcune parole non ero sicura le ho pure cercate nel dizionario di etimologia. Se leggete l'articolo originale vedete che non è molto lungo. Si tratta di nemmeno 800 parole. Ecco il calcolo. (Se una parola è stata usata più di una volta nel testo, l'ho contata una sola volta.)

Nel testo svedese: 27 parole di origine latina e 13 di origine greca.
Nel testo inglese: 101 parole di origine latina e 20 di origine greca.

Per portare degli esempi di parole che sono di origine latina in svedese: kolumnen, decennier, reform, mental, dimension, process, valuta, regel, rubrik, aggression, nationell, agenda, rapportering, nummer, imperiet, tabell, koncept, festival. Dall'inglese non porto esempi, tanto sono numerosissime.

Gli esempi di parole svedesi che sono di origine greca sono tutti ben noti: demokrati, teater, idéer, central, politik, historia, tema, museum, etnicitet, bibliotek, musik, ecc.

Last but not least, non può mancare un confronto con la mia madrelingua. Anche in ungherese abbiamo numerose parole di origine latina e greca, ma molto meno che in inglese e anche meno dello svedese. Se prendo in considerazione le parole usate nelle due versioni di questo articolo, la traduzione ungherese non conterrebbe più di una decina di parole di origine latina e 3-4 di origine greca. In ungherese in realtà molte parole hanno sia la versione di origine latina che la versione "autoctona" (e questo credo che sia vero anche per lo svedese e per il tedesco). Non so com'è per lo svedese, ma in ungherese la maggior parte delle "varianti" latine sono considerate parole colte e chi ne usa troppe può facilmente essere bollato come snob o secchione. Ci sono alcune parole che non hanno una variante "autoctona" perfetta, come demokrácia, próba, politika, múzeum, reform, ma sono davvero poche considerando il vocabolario completo. Altre hanno la loro equivalente perfetta: melódia - dallam, mentális - szellemi, koncepció - elképzelés, aggresszió - támadás, ecc. In ogni caso, pur volendo "manipolare" la traduzione ungherese e usare le più parole latine possibile non si arriverebbe a più di 10 (in confronto alle 27 in svedese) - e a massimo 8 di origine greca (in confronto alle 13 usate in svedese).

Seguiranno altri post che metteranno a confronto lo svedese e l'inglese dal punto di vista grammaticale (e lì la comparazione con l'ungherese sarà un po' più difficile).

venerdì 6 aprile 2012

Coincidenze linguistiche

Imparare la prima lingua straniera è sempre la più difficile. Quando l'unico paragone che hai è la tua madrelingua - che non hai appreso a scuola, ma semplicemente vivendo - ti manca la consapevolezza di molte regole grammaticali. Certamente si studia grammatica a scuola, ma non con lo stesso metodo con cui si studia la grammatica di una lingua straniera. (Infatti, te ne rendi conto subito quando devi spiegare delle regole della tua lingua a uno straniero.) Molti concetti grammaticali si incontrano la prima volta quando si comincia a studiare una lingua straniera. Quando poi si studia una seconda lingua straniera viene spontaneo il paragone con le altre due lingue già conosciute. Ormai si ha il metodo, si conoscono i concetti grammaticali, c'è solo da riempirli con contenuti diversi. A seconda della nuova lingua, possono apparire anche concetti del tutto nuovi, ma il grosso si sa già. Tempi verbali, coniugazioni, declinazioni, generi, ecc. 

Certamente più la nuova lingua assomiglia alla tua o alle altre che conosci già, più veloce e facile è l'apprendimento. Dall'altro lato però maggiore è il rischio di confusione. Non è affatto facile tenere distinti nella mente due lingue molto simili come possono essere l'italiano e lo spagnolo o lo svedese e il norvegese. Quindi imparare una nuova lingua molto diversa ha i suoi vantaggi, anche se inizialmente le difficoltà sono maggiori.

Io ho il privilegio di avere come madrelingua una lingua molto particolare che non assomiglia a nessun'altra e con cui non posso capire nessun'altra lingua al mondo, neanche in una minima parte. Perciò per me imparare qualsiasi altra lingua vuol dire necessariamente imparare una lingua molto diversa dalla mia. Ora che sto studiando la quinta lingua indoeuropea (a parte l'inglese e l'italiano, in passato ho provato a studiare un po' di tedesco e spagnolo, e adesso sono alle prese con lo svedese), posso dire che la struttura grammaticale è esattamente la stessa in tutte e cinque con delle piccole variazioni.

Nonostante ciò la mia madrelingua mi aiuta spesso a imparare una nuova lingua. Mi diverte molto scoprire quelle che io chiamo "coincidenze linguistiche". Si tratta di espressioni o modi di dire simili. Le considero coincidenze perché probabilmente non c'è un legame diretto (storico-etimologico) tra le due espressioni, eppure sono costruite nello stesso modo. Al corso di svedese non è raro che mi capiti che qualcosa capisco al volo perché si dice uguale in ungherese, mentre è completamente diverso in italiano e in inglese. Mi capitò spesso anche al corso di tedesco a suo tempo ma le attribuivo all'influenza che il tedesco effettivamente esercitò sul lessico della mia lingua grazie ai forti legami storico-culturali (con l'Austria soprattutto, ma anche con la Prussia/Germania). Questa volta però è difficile parlare di legami storici tra Svezia e Ungheria.

Ecco qualche esempio:
- Il verbo se ut, 'sembrare' o 'avere l'aspetto di'. Per esempio: Den här killen ser bra ut. = Questo ragazzo è di bell'aspetto. This guy looks nice (e non 'looks out nice'). In ungherese: Ez a fiú jól néz ki. 'Kinéz' vuol dire letteralmente ser ut.

- La sequenza nelle date. Gli svedesi, come gli ungheresi, scrivono anno-mese-giorno. Quindi oggi è il 2012.4.6. e non il 6.4.2012 come per gli italiani o il 4.6.2012 come per gli americani.

-  Diverse parole composte. Lo svedese, come il tedesco e l'ungherese, si presta bene a formare delle parole composte, anche molto lunghe. Ed alcune di queste coincidono con il modo in cui è formata la stessa parola in ungherese. Due esempi: il dentista che in entrambe le lingue si chiama "dottore del dente", tandläkare in svedese e fogorvos in ungherese; il quadrato come forma geometrica si chiama "quattro angoli", fyrkant in svedese e négyszög in ungherese (e anche in tedesco: Viereck).

- La radice di alcune parole, come per esempio quella di 'pianta' (nel senso di vegetale) che in italiano deriva dal latino "planta" ('pianta del piede', perché 'plantare' ovvero 'spingere nella terra' era un modo per 'piantare', almeno secondo il Garzanti), in ungherese e in svedese ha come radice il verbo 'crescere': växt (letteralmente 'cresciuto') in svedese e növény (che però non significa 'cresciuto', ma solo ed esclusivamente 'pianta') in ungherese. La mia lingua poi si presta particolarmente bene alla creazione di nuove parole, essendo una lingua agglutinante. Non sono l'unica che la descrive come una "lingua LEGO", adatta alla poesia in maniera eccezionale. La radice della parola növény per esempio è , che come verbo significa 'crescere', ma come sostantivo significa 'donna'. Dal verbo poi sono formate le parole növedék o növekmény (incremento), növendék (allievo), növény (pianta), e molte altre.

- Poi ci sono alcuni false friends assolutamente incidentali, ma molto divertenti, tra lo svedese e l'ungherese. Così, ad esempio, la parola apa che in ungherese significa 'padre', mentre in svedese vuol dire 'scimmia'! Anche se con una pronuncia leggermente diversa. Meno male che io mio babbo lo chiamo apu (una variante vezzeggiativa), e non apa, se no immaginate quando mi viene a trovare in Svezia e gli svedesi mi sentono chiamarlo, che ne so, in un supermercato. :)
(In un contesto religioso-ecclesiastico, con riferimento a Dio e ai sacerdoti, però si usa un'altra parola, atya, che significa ugualmente 'padre', ma non nel senso di legame famigliare. Il Padre Nostro in ungherese è Miatyánk.)

- Un ultimo esempio di coincidenza linguistica, stavolta grammaticale, tra ungherese e svedese è la differenza tra preposizioni, prefissi e avverbi che indicano un luogo e quelle che indicano moto a luogo. Ecco a cosa mi riferisco: 'fuori' che può essere ut (luogo) o ute (moto a luogo, 'verso l'esterno') in svedese, e kint (luogo) o ki (moto a luogo, 'verso fuori') in ungherese; 'giù' che può essere nere (luogo) o ner (moto a luogo, 'verso il basso') in svedese, e lent (luogo) o le (moto a luogo) in ungherese); 'a casa' che può essere hemma (luogo) o hem (moto a luogo, 'verso casa') in svedese, e otthon (luogo) o haza (moto a luogo) in ungherese; 'qua' che può essere här (luogo) o hit (moto a luogo, 'verso qui') in svedese, e itt (luogo) o ide (moto a luogo) in ungherese. E la lista potrebbe continuare a lungo...

Le "coincidenze linguistiche" sono affascinanti almeno quanto l'etimologia. Mentre quest'ultima rivela i legami storici tra i diversi popoli, gli esempi sopra riportati mostrano che siamo tutti degli esseri umani e talvolta, indipendentemente l'uno dall'altro, arriviamo alla stessa conclusione.

domenica 3 luglio 2011

Praga vs Budapest

Durante il viaggio in macchina dalla Svezia verso l'Ungheria finalmente ho avuto l'occasione di visitare Praga. Era proprio di strada. Ecco la nostra rotta compiuta in quattro giorni con le nostre tappe: A - Örebro, B - Rostock (con traghetto da Trelleborg), C - Praga (una serata e una mezza giornata di passeggiata), D - Bratislava (in ungherese Pozsony, solo una serata), E - Sopron (breve sosta e visita a un mio amico, compagno dell'università), F - Kaposvár (la città in cui sono cresciuta e dove tuttora vivono i miei). Totale: 2000 km.



Da tempo che l'idea di visitare Praga mi stuzzicava. Non solo perché forse ero rimasta l'ultima ungherese su questa terra che non l'aveva ancora visitata (infatti, anche questa volta era piena di ungheresi), ma anche perché è un classico mettere a confronto la capitale ceca e quella ungherese. Sono le due mete turistiche più popolari dell'Europa dell'Est. Basta digitare su Google "Budapest vs Praga" e trovate un sacco di pagine che discutono questo confronto. C'è chi preferisce l'una, c'è chi preferisce l'altra. Ora finalmente posso dire la mia.

Praga è bellissima, e io ne sono rimasta folgorata! Come scrissi sull'altro blog (ormai 4 anni fa), secondo me certe città hanno l'anima. La senti nell'aria, già nell'avvicinarti a queste città. Praga è decisamente tra queste. Ho sentito la sua anima già nella periferia, appena entrati in città. Non c'era bisogno di Ponte Carlo o Piazza Venceslao. Praga per me è stata una sorpresa, perché mi aspettavo una città vetrina, ormai completamente occidentalizzata. Niente di più sbagliato. E' una città vivissima, piena di storia. Sarà forse dovuta alla mia consapevolezza della storia dell'Europa dell'Est, ma Praga aveva proprio l'atmosfera di una città dal passato sofferto, dalla libertà combattuta. Si percepisce molto anche il passato socialista.

Insomma, mi sono subito sentita a casa! Siamo capitati in un albergo in pieno stile szocreál (come si dice in ungherese), cioè di realismo socialista, in cui il signore della reception, sulla sessantina, vestito come se fossimo ancora negli anni Ottanta (occhiali compresi), quando ha visto il mio passaporto ungherese, ha iniziato a parlarmi nella mia lingua! Allora... non mi capita spesso sentire degli stranieri parlare in ungherese, anzi, è un evento alquanto eccezionale. E lo parlava davvero decentemente. Con forte accento, ma con una buona proprietà di linguaggio, e forse non con le parole più giuste, ma è riuscito a spiegarmi tutto quello che voleva. Mi ha detto che in epoca socialista andava sempre in vacanza a Siófok, al lago Balaton in Ungheria (sarebbe da scrivere un post a parte sulle vacanze all'interno del blocco sovietico...). Tanto di cappello se è riuscito a imparare l'ungherese semplicemente andandoci in vacanza! Nell'albergo in questione in camera c'era l'immancabile moquette, arredamento di stile szocreál anni Ottanta e dei tappeti uguali a come ce l'aveva mia nonna fino a dieci anni fa. (Ma vendevano un solo tipo di tappeto in tutto il blocco sovietico?!?) Che strana sensazione che era... Ero a casa e non ero a casa. Mi sembrava tutto così familiare, ma allo stesso tempo parlavano una lingua che non c'entra niente con la mia. Mai sentito così forte il legame con gli altri paesi dell'Europa centro-orientale (ho il sospetto che avrei la stessa sensazione in Polonia, se è possibile ancora più forte).

Che dire del confronto Praga-Budapest? Ascoltando le persone che hanno visitato tutte e due, e curiosando un po' sui forum su internet, vedo che la scelta è molto soggettiva. Non c'è una più bella o più interessante in assoluto. Dipende un po' da cosa cerchi e da cosa ti capita. In generale ho notato che gli americani preferiscono Praga, dicendo che è più bella, mentre i giovani italiani preferiscono Budapest quando si tratta di andare a divertirsi e vivere la città di notte. Come sapete, io di Budapest sono innamorata, e sono di parte. Per me il Danubio e il panorama che offre sulla città è assolutamente magico che mi ha sempre affascinato ed emozionato. A Budapest in più c'è il mio popolo che parla la mia lingua. In generale credo Budapest e Praga offrino la stessa ricchezza di storia e di monumenti e abbiano lo stesso fascino. Quello che a Budapest non si può più trovare, è il centro medievale che a Praga invece fortunatamente è sopravvissuto alla seconda guerra mondiale. Per il resto in molte parti della città mi sembrava di essere a Budapest.

mercoledì 3 novembre 2010

Una vita da comparatista

Sembra davvero il mio destino la comparazione. E' diventata per me il migliore strumento per imparare e scoprire, sia da giurista che nella vita privata. La comparazione giuridica mi ha aperto gli occhi e ha cambiato completamente la mia visione del diritto, così come l'esperienza di vivere in un paese estero ha cambiato tanti tratti della mia personalità (come aveva scritto un mio amico in un suo commento, ha "tirato fuori aspetti del mio carattere che sospettavo di avere ma che ancora non erano emersi in superficie").
(Avevo scritto una breve riflessione sulla comparazione nell'altro blog tempo fa.)

La mia situazione poi è particolare, in quanto questi tre paesi (Ungheria, Italia e Svezia) mi permettono di guardare l'Europa da tre angolazioni diverse: crescere in un paese dell'Europa dell'Est che ha una storia così particolare come l'Ungheria, parte della Mitteleuropa, isolata in mezzo ai paesi slavi con la sua lingua ugro-finnica, di un'identità complessa, e poi conoscere la cultura italiana e la mentalità mediterranea, culla della nostra cultura europea, così ricca di arte e storia, carica di umanità e di spontaneità, e poi arrivare in un paese dell'Europa del Nord, è un percorso secondo me molto fortunato.

Ci sono cose per cui la Svezia mi ricorda l'Ungheria, altre in cui è più simile all'Italia, e altre per cui invece non c'entra niente con nessuna delle due. Per certi versi l'Ungheria sembra una via di mezzo tra l'Italia e la Svezia. Volete sapere cosa accomuna la Svezia e l'Italia dal punto di vista di una persona che viene dall'Europa dell'Est? Più cose che immaginereste. Italia e Svezia sono due paesi ricchi che negli anni Sessanta e Settanta hanno vissuto una fase di crescita economica, mentre l'Ungheria era ancora un paese satellite dell'Unione Sovietica (sebbene fosse il paese più benestante del blocco sovietico, "la baracca più allegra del campo socialista" come si soleva chiamarla). Italia e Svezia furono entrambe protagonisti della storia d'Europa, a volte dominatori di altri popoli e colonizzatori (anche se in misura ovviamente molto minore dell'Inghilterra o della Spagna), mentre l'Ungheria, trovandosi in una zona cuscinetto tra est e ovest, ha subito numerose invasioni e tentativi di invasione (arrivarono i mongoli nel Duecento e poi i turchi nel Trecento), come però del resto pure l'Italia che è particolarmente esposta per via del Mar Mediterraneo. 
Ma a parte gli aspetti storici, posso dirvi anche che sia l'Italia che la Svezia sono popoli di mare, mentre l'Ungheria ha solo il lago Balaton (non per caso lo chiamiamo "il mare ungherese"), quindi non ha una cultura marinara (infatti, non si spiega come mai invece siamo così forti negli sport acquatici... nuoto, pallanuoto e canoa soprattutto).

Se volete capire l'identità complessa del popolo magiaro, vi consiglio di guardare e ascoltare una rockopera, "Stefano il Re" (István a király) scritto all'inizio degli anni Ottanta da una delle band più importanti della storia della musica ungherese, gli Illés. Qui sotto vedete due video. Al minuto 5:50 del primo inizia la scena del funerale del Principe Géza. La bara è seguita da un gruppo di preti  cristiani, invitati  dal principe Géza per convertire il popolo al cristianesimo, per cui suo figlio (battezzato István, cioè Stefano, secondo il rito cristiano) dovrà combattere Koppány, un altro capotribù magiaro che invece vede l'arrivo dei preti  da Roma come un'invasione di forze straniere, e pretende il trono in base al principio di anzianità, applicato dalle tribù magiare, mentre nell'Europa cristiana applicavano la regola della primogenitura. Al funerale del padre di Stefano la musica inizialmente è pagana, seguita dal Kyrie Eleison cantato dai preti. Le due melodie (quella pagana e quella cristiana) lentamente si fondono, e alla fine rimane soltanto il canto religioso dei preti. Questo pezzo della rockopera riassume e simboleggia le radici del mio paese. (Purtroppo è tagliato in due parti, continua nel secondo video.)


 

Questi video sono dalla registrazione del debutto, nel 1983, e rappresentano bene il clima dell'inizio degli anni Ottanta: una sempre maggiore apertura politica del paese e una sempre maggior libertà acquisita dagli artisti. Questa rockopera è diventata uno degli simboli del nostro cambio di regime. C'è stato uno spettacolo nel Népstadion (Stadio del Popolo, come lo chiamavano allora e fino a poco tempo fa, adesso si chiama Puskás Ferenc Stadion) nel 1990, appena dopo le prime elezioni democratiche, dove c'ero anch'io insieme ai miei genitori e ad altre sessantamila persone. E' un vero peccato che all'epoca fossi troppo piccola per comprendere l'emozione del momento... 
Ecco un video (purtroppo di pessima qualità) di quello spettacolo del 1990 nel Népstadion. Anch'io devo essere lì da qualche parte in una delle ultime file della scalinata. La canzone è una delle più famose della rockopera. (E' la danza di Torda, uno sciamano pagano.)

 

(Sarà che mi manca l'Ungheria? Ci torno domani! Dopo un'insolita assenza di quattro mesi...)