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sabato 31 agosto 2013

Risposte varie sull'Ungheria e sull'ungherese

Da tanto non seguivo più le chiavi di ricerca che portano i lettori casuali sul mio blog, mentre è una lettura assai interessante, talvolta anche divertente. Il fatto è che come cresce il contenuto del blog, anche le chiavi di ricerca che portano qui diventano più numerose. Adesso però gli ho dato un'occhiata, e mi fa piacere vedere che ce ne sono molte che riguardano il mio paese o la mia lingua, tutte scritte in italiano naturalmente, quindi da italiani. Visto che ho il privilegio di poter fare queste ricerche anche in ungherese, allora ecco qualche risposta. Magari possono essere utili.

Dell'Ungheria e degli ungheresi

- Ungheria paesaggi:  digita in Google Immagini "Magyarország tájképek" (Ungheria paesaggi) oppure "Bükk képek", "Hortobágy képek", "Mátra képek", "Dunakanyar képek" (sono alcune zone dell'Ungheria).

- divorzi in Ungheria: Tanti. Secondo le statistiche mediamente 24-25 mila all'anno, mentre si contraggono circa 45 mila matrimoni all'anno. Dati qui (in ungherese). Con questi numeri l'Ungheria è nella media europea.

- festa della regina in Ungheria agosto: khmmm, quasi... Forse voleva scrivere "festa del re". E' la festa di Santo Stefano, il primo re dell'Ungheria, incoronato nell'anno 1000, che si è convertito al cristianesimo. La festa è il 20 agosto. Di feste nazionali ungheresi ho raccontato un po' qua. Di questa in particolare potete leggere di più qui (in italiano).

- acquista auto in Ungheria: per le macchine usate ecco questo sito qua (in ungherese, purtroppo, o naturalmente): www.hasznaltauto.hu. L'ho usato anch'io qualche anno fa (va bene, quasi dieci anni fa) l'ultima volta che ho comprato una macchina in Ungheria. E' un ottimo motore di ricerca con una banca dati enorme. Si può cercare in base a tutti criteri possibili immaginabili. Però il grande svantaggio di comprare una macchina usata in Ungheria è che molto spesso il concessionario non ti dà un anno di garanzia, come in Italia, quindi attenti. Le macchine nuove credo che abbiano gli stessi prezzi che in Italia.

- com'è il pane in Ungheria: buonooo! Quello classico è bianco e soffice, l'opposto del pane toscano. Ecco un'immagine ed ecco un video della ricetta (narrato in ungherese). Si prepara con il lievito naturale o lievito madre ("kovász"  in ungherese), quindi una miscela di farina e acqua fermentata in casa, la stessa che si usa per la pizza napoletana.

- spirito maschio ungherese com'è?: haha :) Se si parla di stereotipi, il maschio ungherese è galantuomo, riservato, non disdegna l'alcool per divertirsi, ha pochi capi nell'armadio, in generale non cura molto il suo aspetto fisico, non fa le faccende di casa, ma magari gli piace cucinare ed è buongustaio. Però si parla di generalizzazioni, sia chiaro.

- canzoni in ungherese anni 90: di che genere? In questo video trovi una selezione delle canzoni dance/techno più popolari di quel decade. Oppure in questa lista su YouTube trovi anche canzoni di altro genere.

- i cantanti ungheresi con più successo: Parliamo di cantautori/cantautrici quindi? Ovviamente tantissimi. Eccone un paio (di alcuni di loro ho anche riportato e tradotto una canzone su questo blog): Ákos (il mio preferito), Zorán, Bródy János, Fenyő Miklós, Horváth Charlie, Zámbó Jimmy, Koncz Zsuzsa, Demjén Ferenc, Komár László... (non tutti loro mi piacciono).

Della lingua ungherese

- cuore ungherese svedese italiano: (forse cercava proprio il mio blog e non la traduzione della parola, ma nel dubbio...) "szív" (in ungherese, pronunciasi 'siiv') e "hjärta" (in svedese, pronunciasi 'jerta', ma la 'r' non si sente quasi).

- dove sei in ungherese: "Hol vagy?"

- rito del 25o matrimonio in ungherese: cioè del 25esimo anniversario? Nozze di argento in ungherese si dice "ezüstlakodalom". Del rito non so molto, ma cercando su Google ho trovato una canzone di Katalin Karády (una delle voci più importanti della scena musicale ungherese degli anni Quaranta) con questo titolo.

- significato szer: domanda difficile... Questa parolina può voler dire tante cose e si trova anche in numerose parole composte. E' un sostantivo. A me la prima cosa che mi viene in mente se la sento dire è un attrezzo di ginnastica (per es. anelli, cavallo, trave), che infatti ungherese si chiama "szertorna". Ma forse il suo significato più comune è "sostanza", per es. un medicinale o detersivo. E' anche la radice del verbo "szerel" che significa assemblare, montare, riparare.

- come leggere vocali ungherese: domanda da un milione di dollari. Ci vuole un sito che "parla". Questo è un ottimo dizionario ungherese-inglese/italiano/tedesco/francese/etc. online dove potete anche ascoltare la pronuncia dei singoli voci: SZTAKI.

- video di buon compleanno in lingua ungherese: eccone un paio: 1 (questo è degli anni Ottanta, quindi perfetto per le persone della mia generazione che sono cresciute con questa canzoncina di "Buon compleanno), 2 (dello stesso periodo, però meno conosciuta), 3 (una poesia d'amore, con musica più recente), e tanti altri.... Basta digitare in YouTube "Boldog születésnapot".

- come si dice buona notte in ungherese: "Jó éjszakát!", o la versione breve "Jó éjt!"

- come si scrive ti amo con il mio cuore in ungherese: così non si dice... non suona bene. Letteralmente sarebbe "szívemmel szeretlek". Magari è meglio però "Ti amo con tutto il cuore" => "Teljes szívből szeretlek".

è difficile l'ungherese: eh già...

- bestemmie ungheresi: mmm, mi rifiuto...

Non ho incluso le chiavi di ricerca che si riferivano a qualcosa di cui ho effettivamente raccontato sul blog, quindi la persona interessata probabilmente ha trovato quel che cercava.

Per risposte a vecchie chiavi di ricerca su questo blog vedete qui, quiqui e qui. Quasi quasi creo un nuovo tag per questi post. Sarà più semplice poi ritrovarli.

sabato 20 luglio 2013

Ricetta ungherese #2: Passata di zucca e pollo

Premessa

Stavolta in realtà non si tratta di un piatto tradizionale, ma piuttosto di uno improvvisato da Zsuzsa, l'amica di mia mamma con cui abbiamo passato una domenica mattina a cucinare insieme (vedi post precedente). Insieme alle focaccine di patate abbiamo preparato anche questa passata che è venuta davvero squisita, quindi vale la pena di condividerla. E' un piatto leggerissimo e dietetico (quindi non poteva essere un piatto tradizionale ungherese ;)), che infatti abbiamo fatto per mia mamma che pochi giorni prima era stata operata ed era messa a stretta dieta. Però poi ne abbiamo mangiato tutti volentieri. E' perfetta anche come pappa per bambini piccoli.

Passata di zucca e pollo (Csirkés tökfőzelék)

Ingredienti: 2-3 etti di petto di pollo, una patata, 1-2 carote, una zucca, 2 mele (non dolci), prezzemolo (o sedano o levistico), sale

Tempo di preparazione: il tempo di tagliare il pollo a strisce e tutte le verdure a dadi

Tempo di cottura: 45-60 minuti

Preparazione: Tagliate il petto di pollo a strisce e rosolatelo in padella senza olio o con poco olio insieme alle carote tagliate a dadini (noi l'abbiamo fatto in una padella di ceramica senza olio perché, appunto, mia mamma non poteva mangiare niente che fosse preparato con olio). Aggiungete dell'acqua (noi abbiamo usato l'acqua in cui avevamo lessato le patate per le focaccine che era già di suo saporita un po') in modo che copra la carne appena. Dopo qualche minuto aggiungete la patata tagliata a dadini. Cuocete sotto coperchio.


Potete aggiungere dell'altra acqua via via come evapora. Dopo altri 10 minuti aggiungete la zucca tagliata a dadini e la mela tagliata a spicchi.


Se la mela è dura, la potete aggiungere insieme alla zucca. Se invece è mela vecchia, aspettate cinque minuti. In ogni caso scegliete mele di tipo acidulo, non dolci.


A questo punto non serve più aggiungere altra acqua perché sia la zucca che la mela farà acqua di suo. Se volete fare una passata dietetica, non usate spezie, solo sale. In ogni caso potete aggiungere un po' di prezzemolo o altro "verde di verdura" (zöldség zöldje) come lo chiamano gli ungheresi come le foglie del sedano o del levistico (forse poco utilizzato in Italia). Però è solo per insaporire. Lo potete togliere prima di frullare il tutto. Cuocete il tutto per altri 20 minuti circa (dopo l'aggiunta della mela). Lasciatelo raffreddare un po' prima di frullarlo.


Cominciate frullando solo una piccola parte, aggiungendo gradualmente il resto. Prima e dopo di aggiungere un altro po' mescolate.

Ecco il risultato finale!


Nota

Anche se questo in particolare non può essere considerato un piatto tradizionale ungherese è una variante dietetica di una delle numerose passate ungheresi. Infatti, le famiglie ungheresi mangiano regolarmente passate di verdura (főzelék). Le più classiche sono di zucca, piselli, patate o spinaci, e sono sempre accompagnate da un c.d. feltét, ovvero "aggiunta" (più o meno, letteralmente significa "messo sopra"), che può essere polpetta, carne fritta, salsiccia o un uovo al tegamino. E', infatti, considerato un secondo, non un primo. (Nella cucina ungherese il primo è sempre una zuppa o minestra, quindi un piatto a base liquida.)

Se capitate a Budapest vi consiglio di provare uno dei numerosi posti specializzati in zuppe e passate. Generalmente si chiamano főzelékbár ("bar di passate"). Uno sicuramente buono (e centrale) per esempio è questo posto qua: Főzelék Faló (l'ho provato).

martedì 2 luglio 2013

Ricetta ungherese #1: Focaccine di patate (Krumplis pogácsa)

Premessa

L'ultima volta che ho preparato le mie focaccine preferite le ho fotografate prima di metterle in forno. Su Facebook hanno suscitato un interesse diffuso tra gli amici italiani che mi chiedevano della ricetta. Però siccome a me queste focaccine non vengono mai come vorrei (non sono una maga della cucina), ho aspettato di venire a casa in Ungheria per chiedere la ricetta a Zsuzsa, un'amica di mia mamma, che so per certo che le prepara benissimo. Così domenica mattina sono andata a casa sua e abbiamo passato mezza giornata a cucinare insieme diverse cose, fra cui questa. Mi sono documentata con foto e appunti in modo che possa condividere anche con voi alcune ricette. Per ora solo due (non ce l'ho fatta a documentarne più di due nel dettaglio, dato che nel frattempo la aiutavo anche). Cominciamo con questa classica.

Focaccine di patate (Krumplis pogácsa)

Ingredienti: (Riporto le quantità da noi usate. Ovviamente l'importante è mantenere le proporzioni.) 1,2 kg di patate farinose (non novelle) sbucciate, mezzo chilo di farina, un cucchiaio di strutto, un uovo, sale.

Tempo di preparazione: Se non fate altro, un'ora e mezza (incluso il tempo di raffreddamento delle patate), altrimenti anche tutta la mattina... (come per noi).

Tempo di cottura: secondo il tipo di forno tra 20 e 30-35 minuti.

Preparazione: Sbucciamo le patate e tagliamole a pezzi (grandi) così che cuociano prima. Laviamole abbondantemente prima di tagliarle a pezzi e non più dopo (se ho capito bene lavandole troppe volte perde di più del prezioso amido o una cosa del genere). Le mettiamo in acqua abbondante in una pentola sul fuoco (a fuoco alto finché l'acqua non bolle, poi a fuoco medio-basso). Aggiungiamo una manciata di sale quando l'acqua bolle, e ognitanto giriamole. Non devono cuocere troppo, solo quanto basta (circa 20 minuti dopo il bollore). Quando le patate sono cotte e scolate, schiacciamole subito.


Lasciamo raffreddare il purè così ottenuto. Questo significa che deve essere messo da parte per almeno un'ora, in un luogo fresco e asciutto. Quando si è raffreddato, aggiungiamoci un cucchiaio di strutto.

(Nota: l'acqua in cui si sono cotte le patate può essere riutilizzata per la preparazione di una zuppa o una passata. Noi l'abbiamo usata per fare una passata di zucca e pollo, la ricetta della quale ve la racconterò in un prossimo post.)

Quel boccone bianco nel mezzo è lo strutto.

Aggiungiamo della farina gradualmente, mescolandole bene insieme con la mano (o, eventualmente, con un cucchiaio di legno) fino ad ottenere un impasto solido ma ancora non duro. La quantità della farina aggiunta deve essere un po' meno della metà della quantità di patate (nel nostro caso 500 grammi di farina per 1,2 kg di patate). Aggiungiamo anche un cucchiaio (non cucchiaino) di sale.


Stendiamolo con un mattarello. Deve essere alto circa un dito. Con la punta di un coltello disegniamoci delle righe poco profonde.

  
Adesso con un apposito stampo o, in mancanza di questo, con una semplice tazzina capovolta, possiamo tagliare fuori le focaccine. Conviene tenere da parte un po' di farina in un ciotola in cui possiamo immergere lo stampo (o la tazza) dopo ogni due-tre focaccine tagliate, così non appiccica. Nel frattempo prepariamo la teglia. Ungiamola con un po' di strutto od olio (preferibilmente di girasole, l'olio di oliva ha un sapore troppo marcato e non ci incastra molto con i sapori ungheresi). Noi abbiamo fatto una teglia unta con lo strutto e una unta con l'olio, e non c'è stata differenza nel sapore delle focaccine.


Infine, spalmiamoci un po' di uovo sulla loro superficie (tuorlo e albume mescolati insieme) che gli darà un po' di colore.


Mettiamo la teglia al forno. Nel vecchio forno a gas di Zsuzsa ci sono voluti 30-35 minuti, ma in un forno più efficiente possono bastare anche 15-20 minuti, quindi vanno controllate ognitanto. A metà cottura girate la teglia nel forno, così le focaccine si cuociono uniformemente. Quando sono pronte, lasciatele raffreddare in una ciotola coperta da un panno.


Vanno consumate fredde e preferibilmente entro un giorno. Ancora calde hanno una consistenza e un sapore ancora diversi. Può essere uno stuzzicino o usato al posto del pane con zuppe, passate o altro.

Spero di essermi spiegata in maniera comprensibile e semplice... E' la prima ricetta che ho (tra)scritto!

Nota

La pogácsa è un classico della cucina ungherese (si trova anche in alcuni paesi limitrofi) che ha un milione di varianti. Si pronuncia 'pogacia'. Forse 'focaccina' è la traduzione migliore in italiano, anche se ovviamente non è la stessa cosa. La si può preparare con le patate, con i ciccioli, con il cavolo, al burro, al formaggio, alla ricotta, ecc. e con o senza lievito. Ecco la ricetta (in italiano) di due varianti lievitate: una e due. Io vi ho presentato la mia preferita. Ne potrei mangiare un chilo tutto insieme...

mercoledì 27 marzo 2013

Un marzo splendido

Letteralmente. Nel senso che il sole splende continuamente. Mentre il resto d'Europa soffre per la perseveranza dell'inverno, in Svezia è tutto tranquillo. Mai visto così tanto sole in questo paese da quando sono qui. Fa freddissimo, intendiamoci, ma chi se ne frega quando splende il sole! Comunque ci vorrà ancora un po' di tempo perché si sciolga tutto il ghiaccio e tutta la neve. Ma siamo sulla buona strada. (Se non rinevica...)


In Ungheria la settimana scorsa una bufera di neve ha bloccato il paese per due giorni. Alla mia famiglia e amici ungheresi, quindi, tocca festeggiare la Pasqua con la neve. Infatti, su Facebook girano molti fotomontaggi scherzosi che prendono spunto da questa situazione insolita. Così, per esempio questo verso pasquale:


Oltre alla traduzione serve anche una spiegazione. Sull'immagine c'è una "poesia da innaffiatura" (locsolóvers). E' una tradizione in alcuni paesi dell'Europa centrale (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria) dove il giorno di Pasquetta i maschi fanno un giro di visite alle amiche e parenti femmine, recitando una poesia (spesso scherzosa) e spruzzandole un po' di acqua o profumo. (Vedete una spiegazione più ampia su Wikipedia della versione polacca di questa tradizione, in inglese.) Di queste poesie ce ne sono tantissime, molti le personalizzano, ma hanno in comune il tema dell'arrivo della primavera e la richiesta di permesso per "innaffiare". Un po' come nel gioco del dolcetto-scherzetto di Halloween, i ragazzi dopo aver recitato la poesia e "innaffiato" la fanciulla, ricevono qualcosa in cambio. In questo caso generalmente un uovo di pasqua dipinto e decorato (la decorazione delle uova è un altro elemento importante della tradizione pasquale, in Ungheria come in molti altri paesi europei).

Allora, venendo al punto, la "poesia da innaffiatura" che vedete nell'immagine è una ricomposizione di una delle poesie pasquali più famose, conosciuta da tutti gli ungheresi, piccoli e grandi. Questa versione "invernalizzata" recita (più o meno, traduzione mia): "Camminavo su una discesa innevata, / Ho visto pure una slavina, / Stava per travolgermi, / E' permesso innaffiare?". (L'originale recita: "Camminavo in un bosco verde, / Ho visto una viola blu, / Stava per appassire, / E' permesso innaffiare?") Ovviamente in ungherese entrambi le versioni hanno le rime.

Uova di Pasqua decorate con motivi ungheresi

mercoledì 29 agosto 2012

L'Ungheria e le olimpiadi

Ormai è passata la febbre olimpica, ma mi ero decisa e promessa di scrivere un post sul rapporto tra il mio paese e i giochi olimpici, e voglio mantenere la parola. Il post precedente alla fine è riuscito un po' arido in cui più che altro ho riportato delle statistiche. C'è ancora molto da raccontare.

Ci ho pensato per un po' se scrivere questo post o meno. Alla fine l'indirizzo del blog è 'diariosvedese', quindi raccontare dell'Ungheria può essere scorretto nei confronti dei lettori che magari vogliono leggere della Svezia. Mi salva un po' quel "con un cuore ungherese" nel titolo del blog. Uno dei motivi per cui continuo a scrivere in italiano è anche la voglia di raccontare del mio paese, oltre che della Svezia, agli amici italiani. Il contrario (raccontare dell'Italia agli ungheresi) mi attira meno.

Ma adesso volevo continuare a raccontare delle olimpiadi, e cerco di ricordare e raccogliere i miei pensieri di qualche settimana fa, quando seguivo i giochi (in tv). Come ho scritto nel post precedente, a Londra agli ungheresi è andata molto bene, ed è stata una piacevole sorpresa per tutti tornare ai vecchi splendori. L'Ungheria ha vinto 8 medaglie d'oro, arrivando al nono posto nel medagliere. Un risultato davvero ammirevole per un paese così piccolo. E' stata un'olimpiade interessante perché molte di queste medaglie erano inaspettate, mentre altre molto attese non sono arrivate. Così non hanno vinto i ragazzi della pallanuoto, ma sono stati battuti proprio dall'Italia nei quarti di finale. Dopo tre medaglie d'oro vinte di fila a Sydney (2000), Atene (2004) e Pechino (2008) è stata una delusione, ma lo sapevamo tutti che la serie prima o poi doveva finire... Per fortuna anche dopo questa sconfitta hanno mantenuto la loro dignità, e con un bellissimo gioco hanno ottenuto un quinto posto.(E' stato uno di loro, Péter Biros, a portare la bandiera ungherese alla cerimonia di apertura.)

Da index.hu
Sulla foto vedete Márton Szívós con la cuffia no. 8, pallanuotista di terza generazione (sia suo padre che suo nonno erano campioni olimpici di pallanuoto) e Tibor Benedek, ex giocatore della nazionale ungherese che per diversi anni ha giocato in Italia (era il pezzo forte della Pro Recco). Una volta l'ho visto giocare dal vivo a Recco nella finale del campionato italiano nel lontano 2002. (Mamma mia, dieci anni fa...)

Un'altra medaglia mancata è stata quella del nuotatore László Cseh nei 400 metri misto a causa di una tattica sbagliata. Nella batteria gli è capitato il grande avversario, Michael Phelps accanto, e lui l'ha preso come punto di riferimento. E' arrivato secondo, appena 7 centesimi di secondo dopo Phelps. Peccato solo che con quel tempo Phelps si è qualificato per la semifinale all'ottavo posto, quindi Cseh è rimasto fuori... E' riuscito comunque a vincere un bronzo nei 200 metri misto, dietro Phelps e Lochte (che sono stati decisamente antipatici durante la premiazione - peccato che il video non si trova). Sempre nel nuoto Dániel Gyurta invece ha vinto una medaglia d'oro nei 200 metri rana con un record mondiale (2:07,28).

Cseh e Gyurta sul volo per Londra (foto: MTI/Kollányi Péter)
Dietro i ragazzi si vede la nuotatrice Zsuzsanna Jakabos, considerata una delle più belle atleti di queste olimpiadi su diversi siti, che ha gareggiato in 4 specialità, ma non ha vinto medaglie.

La sorpresa più grande e l'atleta ungherese più ammirata di queste olimpiadi è stata forse Éva Risztov che ha vinto l'oro nella maratona del nuoto (10 km). Dopo aver vinto numerose medaglie a mondiali ed europei in diverse specialità, ma nessuna alle olimpiadi, nel 2005, all'età di 20 anni si è ritirata dal nuoto. Ha deciso di ricominciare quasi quattro anni dopo. Siccome il suo oro era inaspettato, alla finale dei 10 km di stile libero non c'era nessun cronista ungherese ad aspettarla per un'intervista.
Le altre medaglie d'oro sono state: una di scherma, una di ginnastica (cavallo), una di atletica (lancio del martello) e tre nel kayak.


Se si guardano i risultati degli ultimi 120 anni, gli ungheresi hanno vinto il maggior numero di medaglie nella scherma (in totale 87), nella canoa/kayak (77) e nel nuoto (66). E' veramente interessante che un paese senza mare abbia così tanto successo negli sport acquatici. Tra cui anche nella pallanuoto (con 15 medaglie l'Ungheria è al primo posto nel medagliere olimpico di tutti i tempi).

E, appunto, ho concluso il post precedente dicendo che vi avrei raccontato la storia della nazionale di pallanuoto ungherese che nel 1956 alle olimpiadi di Melbourne giocò contro l'Unione Sovietica appena un mese dopo la fine della rivoluzione ungherese. E' l'incontro più famoso della storia della pallanuoto. Su Wikipedia è raccontata sotto il titolo "Partita del sangue nell'acqua" perché uno degli giocatori è uscito dall'acqua sanguinante. Non era una finale, ma la piscina fu strapiena di spettatori che volevano vedere gli ungheresi vincere almeno in piscina contro i sovietici dopo la sconfitta della rivoluzione a Budapest. L'arbitro dovette fischiare la fine quattro minuti prima dello scadere dell'ultimo quarto a causa dell'alta tensione nel pubblico. Il giocatore sanguinante in questione (Ervin Zádor), la cui foto ha fatto il giro del mondo all'epoca, non tornò più in Ungheria per 43 anni. Si stabilì negli Stati Uniti, insegnando nuoto ai bambini. (Qui un'intervista con lui in inglese dal 2006.) E' morto nell'aprile di quest'anno, all'età di 78 anni.


Sembra la storia di un film. E infatti fu raccontata, in forma romanzata, nel film ungherese Szabadság, szerelem (titolo inglese: Children of glory) del 2006, prodotto da Andrew Vajna, un produttore americano di origine ungherese. Ma ne ha fatto un film documentario anche Quentin Tarantino, intitolato Freedom's Fury.

martedì 14 agosto 2012

Le olimpiadi da un triplice punto di vista

Non ho mai seguito le olimpiadi con tanta intensità come quest'anno. Forse perché quando sono cominciate avevamo già finito le ferie ed eravamo tornati in Svezia. E trattandosi di un'estate non proprio bella dal punto di vista meteorologico (intendete: è quasi sempre nuvoloso/piovoso/ventoso), la sera e nei weekend non avevamo molto meglio da fare che seguire le gare in tv e su internet. Ho guardato pure le cerimonie di apertura e di chiusura.

Poi per me ora è divertente più che mai seguire le competizioni sportive. Sono legata ormai a tre paesi, quindi in queste due settimane non mancava mai un evento in cui potessi(mo) tifare qualcuno. Ho pure la fortuna di essere legata a tre paesi che eccellono nello sport, quindi il tifo porta spesso a soddisfazioni. Anche se agli svedesi questa olimpiade di Londra non è andata per niente bene, in realtà sono al nono posto nel medagliere di tutti i tempi.

La classifica di tutti i tempi (giochi estivi e invernali)

Questa olimpiade è invece andata molto di bene agli ungheresi! Non ce l'aspettavamo, o meglio, non ci speravamo molto, dati gli scarsi risultati ottenuti a Pechino e lo stato disastroso dei finanziamenti dedicati alle discipline diverse dal calcio. E invece lo sport ungherese con queste olimpiadi è riuscito a tornare ai vecchi splendori! Siamo finiti al nono posto della classifica, proprio dietro l'Italia (ma per qualche giorno siamo stati davanti all'Italia di una medaglia d'oro). Ecco il medagliere definitivo:

La classifica di Londra

La Svezia è finita invece al 37esimo posto. Il medagliere olimpico però è basato su un calcolo crudele e spietato. In prima battuta conta soltanto il numero delle medaglie d'oro, e le altre medaglie vengono considerate soltanto a parità di ori. Così può capitare che un paese come il Giappone che ha vinto 38 medaglie sia soltanto all'undicesimo posto, mentre la Corea (del Sud) con "sole" 28 medaglie è al quinto. E' più corretta la classifica basata su un punteggio ottenuto in base al numero delle diverse medaglie e in cui contano anche i quarti, quinti e sesti posti, ma purtroppo da due olimpiadi ormai che non si usa più ufficialmente. (In questa classifica a Londra l'Italia sarebbe arrivata al nono, l'Ungheria al 13esimo e la Svezia al 27esimo posto.) 

Molti dicono però che quel che conta veramente è il numero di medaglie in proporzione alla popolazione. Il ragionamento è logico: un miliardo e mezzo di cinesi possono fornire più atleti eccellenti che due milioni di estoni... In realtà contano anche molte altre cose, primo fra tutti il denaro (stipendi, attrezzature, strutture, borse di studio, ecc.) dedicato allo sport. Infatti, la rivista inglese The Guardian ha elaborato delle classifiche alternative, basate su questi fattori (PIL, popolazione, numero degli atleti). Link qui.

Medaglie pro capite ai giochi di Londra

In questa classifica di medaglie pro capite l'Italia non è più tra i primi dieci, ma si trova al 45esimo posto (e la Svezia al 27esimo). Considerando le medaglie di tutti i tempi la Svezia è invece al secondo e l'Ungheria al terzo posto! Anche qui conta però a quante olimpiadi ha partecipato un paese, perché la classifica è calcolata sul numero assoluto di medaglie, e i paesi più poveri o nuovi sono svantaggiati. Un altro sito dove trovate le diverse classifiche che prendono in considerazione vari fattori è Medals per capita.

Queste olimpiadi mi sono servite anche per un "check-up" del mio cuore. Ovvero per capire dove "mi tira" il cuore, come si direbbe in ungherese. Ho avuto l'occasione di vedere incontri tra Ungheria e Italia (una finale di scherma maschile, vinta dall'ungherese, e un quarto di finale di pallanuoto maschile, vinto dall'Italia) e tra Ungheria e Svezia (semifinale di pallamano maschile), e gareggiare atleti di tutti e tre paesi nella stessa disciplina. Ho sempre tifato l'Ungheria con tutto il mio cuore, senza dubbi o rimorsi di alcun tipo, pure contro l'Italia. Ma non è solo una questione di cuore. Appartenere a un popolo piccolo fa sentire il tuo tifo più importante e più speciale che tifare insieme a 57 milioni di italiani... (Gli ungheresi sono 10 milioni.) Ma certamente non è mancata l'occasione per tifare per atleti italiani o svedesi.

Dei risultati ottenuti dagli atleti ungheresi a Londra e del rapporto del mio paese con le olimpiadi vi racconterò in un altro post. C'è troppo da dire. Conoscete per esempio la storia della nazionale di pallanuoto ungherese che nel 1956 alle olimpiadi di Melbourne giocò contro l'Unione Sovietica appena un mese dopo la fine della rivoluzione ungherese? Ve la racconto nel prossimo post.

Buon Ferragosto a tutti gli amici italiani che si trovano in Italia! Qui sarà un giorno come un altro che passeremo lavorando.

mercoledì 21 dicembre 2011

Metafore

Pensieri gettati su un pezzo di carta qualche tempo fa

La mia storia con l'Italia è un po' come una storia d'amore. Una storia finita di recente con tutti gli strascichi che ciò comporta. Ancora un tira e molla. Quella fase in cui la testa razionalmente sa che è finita, ma il cuore non riesce ancora ad accettarlo. Quella fase incerta in cui non puoi ancora sapere quanto tempo ti ci vorrà per superarlo. Se lo supererai. Perché credi ancora che non ci sia niente e nessuno di simile che lo possa sostituire. Quella fase in cui sai che devi tagliare i ponti per non soffrire troppo, ma ancora non ne sei capace e non sai neanche se è la cosa giusta da fare.

L'Ungheria è un'altra cosa. E' il mio paese. Fa parte di me. Visceralmente ed irreversibilmente. E' come un genitore per me. Mi ha dato la vita. So che ci posso sempre contare. So che ci posso sempre tornare e mi aspetta a braccia aperte. Da un genitore puoi passare distante anche tanti anni, anche tutta la vita, e ti aspetterà sempre. Fa parte di te. Visceralmente. Irreversibilmente.

L'amore è un'altra cosa. Ti può abbandonare. Ti può fare del male. L'Italia non è stata amore a prima vista per me. Per niente. All'inizio non mi sentivo a casa. Mi sentivo un'estranea che non capiva tante cose, che non parlava bene la lingua, che non vedeva l'ora di tornare a casa. Si è fatta scoprire pian piano e mi ha fatto innamorare. Forse sono proprio questi gli amori che durano tutta la vita. Non un colpo di testa, ma un amore profondo per qualcuno che conosci bene. Conosci bene anche i suoi difetti e le sue debolezze.

Come descrivere invece il mio rapporto con la Svezia? E' un po' come sposare un uomo che ti dà la stabilità e lo status che hai sempre sognato, ma di cui non sei innamorata. Che ti colpisce razionalmente, ma che non ti fa battere forte il cuore. Chissà però se col tempo, conoscendola meglio, non mi farà innamorare anche lei...

Concludo con una canzone meravigliosa. (Questa volta non ungherese però.)


Love hurts,
Love scars,
Love wounds and mars
Any heart not tough or strong enough
To take a lot of pain, take a lot of pain
Love is like a cloud, it holds a lot of rain
Love hurts,
love hurts.

I'm young,
I know,
But even so
I know a thing or two, I learned from you
I really learned a lot, really learned a lot
Love is like a flame It burns you when it's hot
Love hurts,
love hurts.

Some fools think
Of happiness, blissfulness, togetherness
Some fools fool themselves, I guess
They're not foolin' me
I know it isn't true I know it isn't true
Love is just a lie made to make you blue
Love hurts, 
love hurts.
I know it isn't true
I know it isn't true
Love is just a lie made to make you blue
Love hurts...

lunedì 30 maggio 2011

Better Life Index Revisited

Dopo un post descrittivo (che è la premessa necessaria per capire questo post), ecco una riflessione più critica sull'indice di "miglior vita", dopo una lettura più approfondita dei risultati di questo studio commissionato dall'OCSE e in parte indotta dai commenti al post precedente.

Come hanno suggerito anche Gattosolitario e Bixx nel loro commento, il fattore Life Satisfaction è poco scientifico e troppo soggettivo. Dato che la novità di questo indicatore è il fatto che considera le tue priorità personali che puoi impostare da solo, non capisco che bisogno c'era di includere un fattore così soggettivo nell'analisi. Anche perché, come ho scritto alla fine del post precedente, chi è che non darebbe la priorità più alta alla propria felicità e soddisfazione... 

Un fattore che invece secondo me sarebbe fondamentale includere: la distanza dagli affetti. Se uno dà alta priorità alla vicinanza fisica alla famiglia e/o altri affetti importanti, ciò dovrebbe essere considerato. Perché è inutile che il mio Better Life Index mi indichi il Canada, se poi vivo male perché mi costa un occhio della testa tornare a casa e non riesco a vedere quasi mai le persone a me care.

Poi, chi è che vuole vivere in un posto perfetto? A me la perfezione mette inquietudine. A parte che non esiste, e l'apparenza della perfezione nasconde sempre delle verità meschine. (Vedete le mille opere letterarie e cinematografiche sull'argomento...) Ecco una vignetta che rende bene l'idea:

La Svezia sarà un paese ben organizzato e ricco che permette una vita sicura e tranquilla, ma non è detto che questo tipo di vita sia adatto a tutti. Ci sono altrettante mancanze qui (il classico trio sole-cibo-mare in cui l'Italia è tanto forte, per esempio). Per farvi capire, oggi mentre aspettavo che aprissero l'aula prima del corso SFI, una signora mi ha chiesto: "Come ti trovi in Svezia?". Io generalmente rispondo "tutto bene, grazie, me la cavo". Al che lei mi dice "io non la sopporto, non mi piace stare qui per niente". Mi ha sorpreso questa risposta così netta. Mi è venuta spontanea la domanda: "come mai allora non torni a vivere nel tuo paese?" (l'ho chiesto in maniera non offensiva, ovviamente), e lei mi ha detto che tornare indietro è molto difficile e ormai il lavoro lo lega qui. Insomma, non c'era tempo per approfondire l'argomento e non ho indagato oltre, ma l'ho raccontato per farvi capire che non è che qui sono tutti felici. (C'è da dire che la signora veniva dall'Australia che è un altro paese in cima alla lista del Better Life Index...)

Poi, alcuni risultati di questo Better Life Index non mi tornano. Per quanto riguarda il fattore "comunità" per esempio, come descritto nel post precedente, come fa l'Italia ad essere soltanto al 29esimo posto, mentre la Svezia al quinto? Non mi pare che la gente qui sia socialmente più attiva che in Italia o che la qualità delle relazioni interpersonali sia migliore... Mi sa che hanno dato molto più peso allo stato sociale, cioè quanto ti aiuta lo stato (e non le altre persone). E in quello la Svezia è sicuramente imbattibile. Considerate poi che nella categoria "community" il primato ce l'ha l'Islanda. Ma che vuol dire?!?

E' interessante vedere anche quali sono le categorie in questo Better Life Index in cui l'Ungheria precede l'Italia. Ce ne sono quattro (che considerando che le categorie in totale sono nove, è una proporzione considerevole). Una è l'istruzione. E qui neanche di poco. Ungheria al 17esimo posto, Italia al 29esimo. La Svezia è il decimo, ma anche qui bisogna leggere la spiegazione, e ho i miei dubbi al riguardo. La seconda è l'ambiente, la terza è la sicurezza, la quarta è l'equilibrio tra lavoro e vita privata. Però poi l'Ungheria con le sue altre debolezze compensa alla grande e nel risultato complessivo rimane di cinque posizioni dietro l'Italia...

E una cosa in cui l'Italia precede la Svezia? L'unica secondo il Better Life Index... Anche se di una sola posizione (12esima e 13esima, rispettivamente). La categoria "reddito"! Sinceramente io non me ne sono accorta. Ma sicuramente non è stato calibrato sullo stipendio dei ricercatori universitari...

In ogni caso, in qualsiasi modo imposti le priorità, al primo posto con grande probabilità troverai il Canada o l'Australia o la Svezia o la Norvegia. Morale della favola: secondo l'OCSE se vuoi vivere bene o ti devi beccare cinque mesi d'inverno ogni anno o devi trasferirti in c**o al dall'altra parte del mondo...

giovedì 26 maggio 2011

Indice di Miglior Vita

In italiano suona decisamente buffo... Infatti, non si traduce. Se no, gli italiani potrebbero pensare che sia un indice di mortalità. Invece tutto il contrario! Il Better Life Index vorrebbe mostrare la qualità di vita dei paesi membri dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE, o OECD in inglese). L'analisi quindi coinvolge 34 paesi, tutti della parte più fortunata del mondo (non solo europei). Insomma, lo scopo è comparare il benessere dei cittadini di questi paesi, e sono presi in considerazione nove fattori: abitazione, reddito, opportunità di lavoro, comunità, istruzione, ambiente, governance, salute, soddisfazione (life satisfaction), sicurezza, equilibrio tra lavoro e vita privata (work-life balance). E' stato calcolato dall'OCSE per la prima volta quest'anno, e pubblicato questa settimana.

La cosa ganza di questo indicatore è il fatto che è personalizzabile. Esiste un sito apposito e interattivo dove ognuno può impostare le proprie priorità e calcolare qual è il paese ideale per lei/lui. Devi decidere, su una scala da uno a cinque, quanta importanza dai a ognuno di questi fattori. Ovviamente uno prima deve capire cosa significhino, perché così a prima lettura non è del tutto chiaro. Qui riporto la spiegazione di soltanto quelli meno evidenti.
  • Nella categoria abitazione (Housing) sono inclusi diversi fattori: la proprietà immobiliare, quindi se sei proprietario della casa in cui abiti; il costo degli affitti; e le condizioni delle abitazioni, tra cui il numero di persone per stanza. In questo la Svezia è soltanto 13esima (ma l'Italia è 20esima e l'Ungheria 31esima...).
  • Per comunità (Community) si intende attività sociali, il tempo passato in compagnia di amici, il supporto da parte della comunità. In questo la Svezia è quinta e l'Ungheria precede l'Italia! L'Italia è addirittura al 29esimo posto (io non l'avrei mai detto...).
  • Governance significa trasparenza della politica, fiducia nelle istituzioni pubbliche, tasso di partecipazione alle elezioni. Chiaramente Svezia al secondo posto, ma l'Italia non è messa così male come potreste pensare: è la 21esima seguita subito dopo dall'Ungheria. Secondo l'OCSE quanto a governance sono messi peggio dell'Italia altri 13 paesi, tra cui il Giappone, la Francia, la Germania, la Svizzera e il Lussemburgo. (Insomma, il dubbio viene come cavolo l'hanno calcolato...)
  • Il fattore "soddisfazione" ovvero Life Satisfaction è quello più soggettivo fra tutti. In pratica misura il senso di benessere e felicità degli individui. In questo l'Ungheria è all'ultimo posto! Oddio, vuol dire che siamo un popolo di lagnosi infelici?!? (Ci sta, eh...) Quanto alla Svezia, è al sesto posto (l'Italia è invece al 22esimo).
  • Infine, l'equilibrio tra lavoro e vita privata (Work-Life Balance) include dati relativi al tasso di occupazione delle madri, alle ore lavorative, al tempo libero e al tempo dedicato alla cura di se stessi. Svezia, sorprendentemente, soltanto al settimo posto (ma è preceduta da paesi come Danimarca, Norvegia, Olanda, Finlandia, Belgio e Svizzera). E un'altra sorpresa: l'Ungheria (20esima) precede di gran lunga l'Italia (26esima)! 
Se imposti tutti i fattori allo stesso livello, cioè dai la stessa importanza a tutti e nove indistintamente, la qualità della vita dovrebbe essere la migliore in Australia e in Canada. Al terzo posto la Svezia. L'Ungheria è tra gli ultimi, al 29esimo posto, l'Italia è messa un po' meglio, al 24esimo posto.

Io dico sempre che bisogna essere consapevoli che siamo nati nella parte più ricca del mondo, e questo è vero sia per l'Ungheria che, ancor di più, per l'Italia. Quello che mette tristezza e fa preoccupare, però, è il peggioramento che si vede in questi ultimi anni, non solo in termini assoluti, ma anche rispetto ad altri paesi, in teoria simili. E questo purtroppo è vero per tutti e due i miei paesi. L'Ungheria da paese pioniere del cambio di regime e della transizione democratica e tra i primi dal punto di vista economico dell'ex blocco sovietico fino agli anni Novanta, adesso è l'ultima della regione. Ci hanno sorpassato la Polonia, la Slovacchia, la Repubblica Ceca e la Slovenia. Qui parlo ovviamente di Europa centrale, non voglio fare paragoni con i Balcani o con l'ex Unione Sovietica. Quanto all'Italia, invece, credo che non ve lo debba spiegare...

Secondo me il problema con questo Better Life Index è capire quanto peso dare ai diversi fattori. Per esempio, chi è che non metterebbe assoluta priorità al Life Satisfaction?!?

Dimenticavo: per me il risultato dopo un'impostazione veloce e intuitiva è stato: il Canada! Al secondo posto la Svezia però. :)

lunedì 18 aprile 2011

La tesi di laurea in Svezia

Circa un mesetto fa si è laureata la mia prima laureanda svedese. Con una tesi in diritto comunitario scritto in inglese. Così posso soddisfare un po' la curiosità di coloro che sono interessati al sistema universitario svedese. Devo nuovamente premettere che quanto racconto vale per l'Università di Örebro, e non sono sicura che funzioni allo stesso modo alle altre università svedesi, ma credo che il sistema sia più o meno lo stesso in tutto il paese.

In Svezia la tesi (uppsats) completa il percorso di studi come in Italia, sono diverse però la sua importanza, valutazione e discussione. Prima di tutto è più breve: sono richieste 40-45 pagine. Di conseguenza le viene dedicato meno tempo. La mia laureanda ha iniziato a lavorarci a ottobre, e voleva laurearsi già alla sessione di inizio gennaio, ma poi si è resa conto che non era ancora pronta (per fortuna da sola... non dovevo imporle io la proroga), e si è laureata alla sessione di fine marzo.

Quanto al voto, lo stesso sistema assurdo di G (buono) e VG (molto buono) che si usa per gli esami. Devo ancora capire come un datore di lavoro sia capace di fare distinzione tra i diversi candidati neo-laureati...

La cosa ancora più interessante è la discussione (examensarbete). Io ho partecipato, ma non ho dovuto intervenire. Avrei potuto, ma non l'ho fatto anche perché alla fine la discussione era in svedese. Non tanto per la mia laureanda che non aveva nessun problema a parlare in inglese, quanto per gli altri due studenti, le quali invece hanno scritto la loro tesi in svedese. Perché la discussione qui funziona così: a fare da contro-relatore è un altro studente. In pratica una discussione è fatta per un gruppetto di tre studenti. Si fanno da contro-relatori (opponering) tra di loro in questo modo: A a B, B a C e C ad A, quindi non in modo reciproco per evitare favori reciproci. E' lo studente contro-relatore a presentare la tesi del laureando e a fargli delle domande. Il tutto si conclude nel giro di un'ora, un'ora e mezza circa (in tutto, per tutti e tre studenti).

I contro-relatori si limitano a presentare la tesi e a fare domande, ma non decidono il voto. Quello è il compito del relatore (handledare), cioè mio. Anche se formalmente io solo suggerisco il voto (compilando una scheda di valutazione dettagliata dove devo valutare diversi aspetti, dalla metolodogia  al linguaggio utilizzato nella tesi oltre che la discussione stessa), e un altro professore, responsabile per quella sessione di laurea e presente alla discussione, deve approvarlo. Un po' come in Italia, dove è il relatore a suggerire il voto alla commissione di laurea, e questa raramente non lo accetta.

Un'altra differenza dall'Italia è come avviene il conferimento del titolo. Qui si fa come si vede nei film americani, a una cerimonia ufficiale e molto solenne si consegna il diploma a tutti i laureati di quell'anno. La mia laureanda riceverà il suo diploma a inizio giugno, e se potrò andrò a vederla.

A questo punto non posso non fare un paragone anche con l'Ungheria. Anche perché io mi ero laureata in Ungheria, non in Italia. Il sistema italiano lo conosco da membro della commissione di laurea e non da laureanda. In Ungheria la tesi di laurea (szakdolgozat) per certi versi funziona in modo simile alla Svezia. Sono richieste un minimo di 50 pagine (ma la mia per esempio era di 78 pagine più numerosi allegati), e generalmente nessuno passa più di un semestre per scriverla (in un semestre, il nono, durante il quale hai ancora dei corsi da frequentare e degli esami da dare), anche se si può iniziare a lavorarci verso maggio del semestre precedente. 

In Ungheria la discussione è all'inizio del decimo semestre, nel mese di febbraio, e l'ultimo semestre (qui la differenza sia dalla Svezia che dall'Italia) dedicato a un tirocinio e agli esami finali. L'esame finale (záróvizsga o államvizsga ovvero 'esame di stato', ma meglio non chiamarlo così, dato che in Italia quello è un'altra cosa che non precede ma segue la laurea) generalmente è uno solo, soltanto a giurisprudenza è diviso in cinque parti. In ogni caso comprende le materie centrali del corso di laurea. A giurisprudenza, per esempio, sono cinque grandi aree di diritto sostanziale (la procedura è lasciata all'esame di avvocato/magistratura). L'obiettivo è di vedere se il laureando ha una visione d'insieme del proprio settore, dato che durante il corso di laurea di queste materie sono divise in più esami semestrali.

Quindi la discussione della tesi (szakdolgozat-védés) non è l'ultima prova per i laureandi ungherese, e il contro-relatore è un altro professore, non uno studente. Ma la discussione si svolge a porte chiuse, amici e familiari vengono poi alla cerimonia solenne che si organizza alla fine dell'anno accademico come in Svezia. E' diverso, invece, il sistema di voti (di laurea) che però adesso non vi sto a raccontare, perché mi sono già dilungata troppo. Di voti (di esame) ho già scritto qualche mese fa in questo blog.

venerdì 18 marzo 2011

Feste nazionali

Questa settimana mi sono persa due feste nazionali. Quella ungherese martedì e quella italiana ieri. Il 15 marzo è festa nazionale in Ungheria ogni anno, in memoria della rivoluzione contro l'impero austriaco nell'Ottocento.  Il 15 marzo 1848 il poeta Sándor (Alessandro) Petőfi ha letto il suo Canto nazionale sulle scale del Museo Nazionale a Pest (la parte est di Budapest che all'epoca non fu ancora unita a Buda). Morì qualche tempo dopo in battaglia, a 26 anni. E' il nostro Mameli.

Quindi questa settimana entrambi i miei paesi hanno onorato il proprio sentimento patriottico e un evento dell'Ottocento. Ho visto la satira di Roberto Benigni al Festival di San Remo e sentito il suo discorso sull'origine della bandiera italiana. Lui riconduceva i colori del tricolore all'immagine di Beatrice nella Divina Commedia di Dante. Sapevate che anche la bandiera ungherese ha gli stessi colori? Sono senz'altro tre colori con un significato preciso: il rosso simboleggia la forza, il bianco la fedeltà e il verde la speranza. Ma possono essere anche letti in chiave religiosa, e allora rappresentano le tre virtù teologali: il rosso è la Carità, il bianco la Fede e il verde la Speranza.


Oltre al 15 marzo, l'Ungheria ha altre due feste nazionali (cioé non religiose, ma legate alla storia del paese): il 20 agosto, in cui si festeggia l'incoronazione del primo re ungherese e, sostanzialmente, della nascita dell'Ungheria come paese cristiano (nell'anno 1000 d.C.). (Consiglio la visita dell'Ungheria in quel periodo, ci sono un sacco di eventi culturali.) Vi ricordate la storia del re Stefano raccontata in una rockopera degli anni Ottanta? Infine, il terzo giorno di festa è il 23 ottobre, in memoria della Rivoluzione del 1956 e, per niente casualmente, della proclamazione della Repubblica (non più "popolare") nel 1989.

Curiosamente, la Svezia ha una sola festa nazionale: il 6 giugno. Lo chiamano semplicemente nationaldag, ovvero "giorno nazionale" (anche se fino al 1983 lo chiamavano flaggansdag, il "giorno della bandiera").  Il 6 giugno 1523 fu eletto il re Gustavo I (della dinastia Vasa), e lo considerano il momento della nascita dello stato svedese. Sembra quindi corrispondere al nostro 20 agosto. Si vede che loro di rivoluzioni o liberazioni da commemorare non ne hanno...

In Svezia ci sono però dei c.d. giorni di bandiera, 17 giorni all'anno in cui la bandiera svedese deve essere esposta sugli edifici pubblici, anche se non sono giorni festivi. Sono giorni tipicamente legati alle feste della famiglia reale: onomastico e compleanno del re (28 gennaio e 30 aprile), della regina (8 agosto e 23 dicembre) e della principessa Victoria (12 marzo e 14 luglio), e ad altre occasioni.

Vi lascio con la poesia di Sándor Petőfi menzionata sopra, il Canto nazionale, in originale, recitata dall'attore Imre Sinkovits (molto famoso in Ungheria, un nostro Vittorio Gassman, diciamo), dalla voce bellissima. Così almeno sentite anche un po' di ungherese. :)


E la stessa poesia in una versione cantata da un cantante della beat generation ungherese:

sabato 29 gennaio 2011

L'immagine dell'Italia all'estero

Vedo sempre più spesso gli amici italiani preoccupati per l'immagine dell'Italia all'estero, sempre più post su Facebook che riportano articoli della stampa estera che scrivono degli scandali politici italiani o raccontano della fuga dei giovani dall'Italia. Mi dispiace ogni volta che gli italiani vengono presi in giro per questioni politiche o per la mafia, ma non credo che la gente non sia capace di fare distinzione tra politica e il resto della cultura. E non credo proprio che l'immagine dell'Italia all'estero sia negativa.

Perché mi è venuto in mente questo discorso? Oggi mentre facevo un giro in centro, nella vetrina di un negozio ho finalmente visto un vestitino carino che mi è piaciuto subito. (Lo dico tra parentesi che in una cittadina svedese la scelta dei vestiti non è neanche lontanamente paragonabile a una cittadina italiana, non tanto per la quantità che per la qualità e la varietà.) Visto che il vestito in questione era pure in saldo ancora, sono entrata nel negozio a provarlo. Guardando l'etichetta cosa vedo? MADE IN ITALY. Ecco. E a parte questo, posso dire che non c'è una, ma una singola via in una qualsiasi cittadina di questo paese dove tu non possa trovare una parola italiana scritta da qualche parte. Che sia un parrucchiere, un negozio di scarpe o una caffetteria, l'uso di termini italiani è estremamente diffuso. E non si tratta sempre di immigrati italiani. A riprova di questo i numerosi errori, tipo 'capuccino', 'ruccola', ecc. Concludendo: sembra che l'italiano faccia proprio fico!

L'Italia non è il paese perfetto, l'economia e la politica vanno male, malissimo, d'accordo, ma ci sono tante altre cose che la gente vi invidia. Avete un gusto estetico e un palato davvero unico al mondo! Vi pare poco? Oggi sono passata davanti a un ristorante gestito da un italiano e ho visto affisso le locandine di corsi di degustazione di olio d'oliva e di vino e altri corsi che riguardavano la cultura italiana, organizzati dal Medborgarskolan (ovvero la "scuola dei cittadini"). Ho sentito dire che la lingua italiana è tra le più studiate in Svezia, e lo stesso si può dire dell'Ungheria. (Io ho iniziato a studiare italiano alle superiori come seconda lingua straniera...). Sembra che qui più gente studi italiano che francese.

Credo che gli italiani possano essere orgogliosi del proprio paese. La stessa cosa penso del mio paese, ma avendo vissuto tanti anni all'estero, ho dovuto imparare e accettare che vengo da un piccolo paese sconosciuto che la maggior parte della gente non sa neanche dove mettere sulla cartina. Prima non me ne ero resa conto. La mia lingua non la studia nessuno - ma proprio nessuno - all'estero, e non sapete quante volte ho sentito il lapsus "da te in Bulgaria" o "da te in Romania", e ho dovuto imparare a non dargli troppo peso. Per molta gente non fa differenza, e sono assolutamente in buona fede, ma confondere un ungherese con un rumeno, se uno conosce un minimo la storia della parte orientale dell'Europa, è assai ridicolo (lingua diversa, religione diversa e un attrito storico tra i due popoli, è come confondere i baschi con gli spagnoli o i turchi con i greci). Ma io non posso ogni volta fare una piccola lezione di storia, e ci passo sopra...

Adesso le cose stanno un po' cambiando. Negli ultimi dieci anni Budapest sta diventando sempre più turistica, quindi sempre più gente conosce anche il mio paese. E devo dire che per esempio il cibo ungherese qui ha un discreto successo. Proprio ieri da Willy's ho visto un banco intero di insaccati ungheresi (ungheresi nel senso che proprio importati dall'Ungheria), e il pane di tipo ungherese non manca mai in nessun supermercato svedese. Rimane comunque un po' di invidia per la popolarità della cultura italiana. Perché certamente non troverete mai nessuno in Europa che non sappia dove collocare l'Italia o che non conosca il nome di Michelangelo o di Leonardo, oltre che quello di Berlusconi...
(E non mi dite che l'Italia vive solo del suo passato, perché non è affatto vero. E' ancora piena di artisti  e di altre persone di grande valore, anche se forse non diventano più famosi all'estero come a un tempo.)

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Il quadro degli Uffizi in appendice

Questa volta vi faccio vedere un quadro che fu destinato a essere esposto in una sala di Palazzo Vecchio (la sala degli Otto di Pratica, incaricati della politica estera e militare di Firenze), e raffigura una sacra conversazione della Madonna con quattro santi legati alla città di Firenze: San Giovanni Battista (santo patrono della città), San Vittore, San Bernardo e San Zanobi.
Una curiosità del dipinto è la sua datazione precisa: 22 febbraio 1485 che potete leggere sul gradino in basso, e che in realtà significa 22 febbraio 1486, dato che a Firenze (e poi nel Granducato di Toscana) fino al Settecento l'anno ufficialmente iniziava il 25 marzo (il giorno dell'Annunciazione, quindi della concezione di Gesù).

Filippino Lippi, Pala degli Otto (1486)

E i miei particolari: 1. il Bambino che sfoglia un libro:

2. Il velo trasparente nella mano di San Zanobi:


3. Le conchiglie e pesci in rilievo sul basamento del trono:


mercoledì 3 novembre 2010

Una vita da comparatista

Sembra davvero il mio destino la comparazione. E' diventata per me il migliore strumento per imparare e scoprire, sia da giurista che nella vita privata. La comparazione giuridica mi ha aperto gli occhi e ha cambiato completamente la mia visione del diritto, così come l'esperienza di vivere in un paese estero ha cambiato tanti tratti della mia personalità (come aveva scritto un mio amico in un suo commento, ha "tirato fuori aspetti del mio carattere che sospettavo di avere ma che ancora non erano emersi in superficie").
(Avevo scritto una breve riflessione sulla comparazione nell'altro blog tempo fa.)

La mia situazione poi è particolare, in quanto questi tre paesi (Ungheria, Italia e Svezia) mi permettono di guardare l'Europa da tre angolazioni diverse: crescere in un paese dell'Europa dell'Est che ha una storia così particolare come l'Ungheria, parte della Mitteleuropa, isolata in mezzo ai paesi slavi con la sua lingua ugro-finnica, di un'identità complessa, e poi conoscere la cultura italiana e la mentalità mediterranea, culla della nostra cultura europea, così ricca di arte e storia, carica di umanità e di spontaneità, e poi arrivare in un paese dell'Europa del Nord, è un percorso secondo me molto fortunato.

Ci sono cose per cui la Svezia mi ricorda l'Ungheria, altre in cui è più simile all'Italia, e altre per cui invece non c'entra niente con nessuna delle due. Per certi versi l'Ungheria sembra una via di mezzo tra l'Italia e la Svezia. Volete sapere cosa accomuna la Svezia e l'Italia dal punto di vista di una persona che viene dall'Europa dell'Est? Più cose che immaginereste. Italia e Svezia sono due paesi ricchi che negli anni Sessanta e Settanta hanno vissuto una fase di crescita economica, mentre l'Ungheria era ancora un paese satellite dell'Unione Sovietica (sebbene fosse il paese più benestante del blocco sovietico, "la baracca più allegra del campo socialista" come si soleva chiamarla). Italia e Svezia furono entrambe protagonisti della storia d'Europa, a volte dominatori di altri popoli e colonizzatori (anche se in misura ovviamente molto minore dell'Inghilterra o della Spagna), mentre l'Ungheria, trovandosi in una zona cuscinetto tra est e ovest, ha subito numerose invasioni e tentativi di invasione (arrivarono i mongoli nel Duecento e poi i turchi nel Trecento), come però del resto pure l'Italia che è particolarmente esposta per via del Mar Mediterraneo. 
Ma a parte gli aspetti storici, posso dirvi anche che sia l'Italia che la Svezia sono popoli di mare, mentre l'Ungheria ha solo il lago Balaton (non per caso lo chiamiamo "il mare ungherese"), quindi non ha una cultura marinara (infatti, non si spiega come mai invece siamo così forti negli sport acquatici... nuoto, pallanuoto e canoa soprattutto).

Se volete capire l'identità complessa del popolo magiaro, vi consiglio di guardare e ascoltare una rockopera, "Stefano il Re" (István a király) scritto all'inizio degli anni Ottanta da una delle band più importanti della storia della musica ungherese, gli Illés. Qui sotto vedete due video. Al minuto 5:50 del primo inizia la scena del funerale del Principe Géza. La bara è seguita da un gruppo di preti  cristiani, invitati  dal principe Géza per convertire il popolo al cristianesimo, per cui suo figlio (battezzato István, cioè Stefano, secondo il rito cristiano) dovrà combattere Koppány, un altro capotribù magiaro che invece vede l'arrivo dei preti  da Roma come un'invasione di forze straniere, e pretende il trono in base al principio di anzianità, applicato dalle tribù magiare, mentre nell'Europa cristiana applicavano la regola della primogenitura. Al funerale del padre di Stefano la musica inizialmente è pagana, seguita dal Kyrie Eleison cantato dai preti. Le due melodie (quella pagana e quella cristiana) lentamente si fondono, e alla fine rimane soltanto il canto religioso dei preti. Questo pezzo della rockopera riassume e simboleggia le radici del mio paese. (Purtroppo è tagliato in due parti, continua nel secondo video.)


 

Questi video sono dalla registrazione del debutto, nel 1983, e rappresentano bene il clima dell'inizio degli anni Ottanta: una sempre maggiore apertura politica del paese e una sempre maggior libertà acquisita dagli artisti. Questa rockopera è diventata uno degli simboli del nostro cambio di regime. C'è stato uno spettacolo nel Népstadion (Stadio del Popolo, come lo chiamavano allora e fino a poco tempo fa, adesso si chiama Puskás Ferenc Stadion) nel 1990, appena dopo le prime elezioni democratiche, dove c'ero anch'io insieme ai miei genitori e ad altre sessantamila persone. E' un vero peccato che all'epoca fossi troppo piccola per comprendere l'emozione del momento... 
Ecco un video (purtroppo di pessima qualità) di quello spettacolo del 1990 nel Népstadion. Anch'io devo essere lì da qualche parte in una delle ultime file della scalinata. La canzone è una delle più famose della rockopera. (E' la danza di Torda, uno sciamano pagano.)

 

(Sarà che mi manca l'Ungheria? Ci torno domani! Dopo un'insolita assenza di quattro mesi...)