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giovedì 26 luglio 2012

Perché continuo a scrivere in italiano?

A volte me lo chiedo. Perché continuo a scrivere in italiano? Non è neanche la mia madrelingua. A volte mi verrebbe voglia di scrivere in ungherese. Nel primissimo post di questo blog, due anni fa, ho scritto che lo consideravo anche un mezzo per continuare a scrivere in italiano, per tenermi in allenamento con l'italiano, oltre che per non perdere il contatto con gli amici italiani, di cui sentivo l'immediata mancanza. Come passa il tempo, però, sento sempre di più l'esigenza di tenermi in allenamento pure con l'ungherese. E pure l'esigenza di mantenere i contatti con i miei amici ungheresi. Come fare quindi? Non ho tempo per scrivere in doppia lingua o per cominciare un altro blog per gli amici ungheresi. 

E da qui parte anche una riflessione più ampia. Questa settimana sono in Ungheria e mi rendo conto della confusione linguistica in cui mi trovo e quanto questa situazione arricchisce la mia vita e la mia persona. Trovo una gioia naturale nel viaggiare tra i miei tre paesi e sentire parlare una lingua diversa in tutti e tre. E' una vera gioia sentire parlare in italiano ovunque intorno a me in Italia, e trovo la stessa gioia nel sentire parlare ungherese ovunque intorno a me in Ungheria. Per altri la lingua è solo un mezzo, per me è anche un'emozione, un életérzés...

In un mio mondo ideale riuscirei a parlare in un misto di italiano-ungherese-inglese(-svedese?), in cui potrei usare la prima parola che mi viene in mente e non dovrei tradurre espressioni uniche ed intraducibili, e tutti mi capirebbero. Ma questo mondo ideale non esiste, e io devo interagire con le persone in una lingua sola alla volta. Non si tratta più di identità (come raccontato in questo post tempo fa), ma di auto-espressione e di naturalezza. Nel senso che non mi sento più completamente me stessa in nessuna di queste lingue.

Creato con Wordle

Poi mi viene in mente la storia dell'esperanto e del tentativo (fallito) di creare una lingua unica per tutti gli abitanti del pianeta. Un'iniziativa nobile. Ma come si fa a mettere insieme tutte queste lingue incredibilmente ricche che si parlano sulla terra? Qualsiasi lingua artificiale non può che essere riduttiva. Al corso SFI ho sentito dire a un americano che da anni studia lo svedese quanto sarebbe bello se tutti parlassero la stessa lingua su questa terra. L'inglese o qualsiasi sia, basta che sia una sola, così ci capiremmo tutti. Un sogno comprensibile ma per me inimmaginabile. Voi riuscite ad immaginarlo? Che tutti parliamo la stessa lingua? Io non solo non riesco ad immaginarlo, ma non lo vorrei mai! Che impoverimento che sarebbe per l'umanità! Potersi e doversi esprimere in una lingua sola... Nessuna lingua è perfetta. Nessuna può esprimere perfettamente ogni pensiero. Le parole in generale non sono capaci di ridare la complessità della realtà, indipendentemente dall'esistenza di migliaia di lingue, ma questa è già un'altra storia...

Chiudo con due aforismi in tema e un quadro di un pittore ungherese della mia città (dove mi trovo in questi giorni).

"I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo." (Ludwig Wittgenstein)

"Solo la musica è un linguaggio universale che non ha bisogno di essere tradotta, ed è per questo che parla all'anima." (Berthold Auerbach)

József Rippl-Rónai, Nel giardino di Villa Roma* (1910)
* Villa Roma si trova in cima a una collina di Kaposvár, e adesso è allestita a museo, dedicato al pittore.

lunedì 1 agosto 2011

La soluzione dell'enigma

Eccomi brevemente di nuovo. Sono poco attiva sul blog ultimamente, credo che sia "l'effetto estate". In questa parte dell'anno si tende a passare il tempo libero diversamente, e non rinchiudendosi in casa davanti al computer. E poi non essendo in Svezia non vi posso raccontare della vita svedese... Sono appena rientrata da una gitarella di tre giorni con lo scooter in Toscana. Ci siamo un po' ricaricati. Questa settimana ci aspetta ancora un po' di lavoro, poi via in Ungheria (dove però invece di un meritato relax dovremo occuparci dei preparativi del matrimonio) e da lì in Svezia.

Insomma, per rimediare un po' alla mia scarsa produttività sul blog, intanto vi lascio la soluzione dell'enigma dei due post precedenti. Ecco i due quadri per intero:

Il primo: Bronzino - La discesa di Cristo al limbo, firmata e datata 1552, dal Museo dell'Opera di Santa Croce (l'originale è grossissima, di circa 3 metri per 2)


Il secondo: Rosso Fiorentino - Mosè difende le figlie di Jetro (1523-1524), dalla Galleria degli Uffizi (dimensione dell'originale: 160 x 117 cm)


La corrente artistica si chiama manierismo, e la raffigurazione dei corpi nudi e l'uso dei colori dovrebbero ricordarvi lo stile di Michelangelo.

lunedì 25 luglio 2011

Indizi per l'enigma

Ringraziando intanto i pochi coraggiosi (anzi, poche coraggiose) che hanno provato ad identificare i due quadri di cui ho fatto vedere un particolare nel post precedente, adesso vi dò qualche indizio più concreto per aiutarvi a trovare la soluzione. L'enigma non è per niente semplice, si tratta di quadri non eccessivamente famosi, tranne se siete proprio appassionati di arte, e in particolare di arte italiana.

Innanzitutto riassumo gli indizi che ho scritto rispondendo ai commenti al post precedente:
  • si tratta di una corrente artistica che, quanto allo stile, ha di gran lunga superato la propria epoca ed ispirato correnti più recenti (il surrealismo in particolare, aggiungo adesso);
  • sono entrambi quadri italiani;
  • si trovano entrambi a Firenze, il secondo alla Galleria degli Uffizi;
  • tutti e due hanno un soggetto religioso, il secondo raffigura una scena dall'Antico Testamento.
Adesso vi faccio vedere un pezzo più grande dei due quadri in questione. Il primo:


Il secondo:
 
E aggiungo alcune informazioni che possono essere d'aiuto:
  • la corrente artistica in questione è apprezzata soltanto dagli inizi del Novecento, il suo nome in origine aveva una valenza dispregiativa;
  • i due quadri non sono opera dello stesso pittore, ma entrambi i pittori sono toscani, quasi coetanei, e sono diventati famosi con un soprannome;
  • il corpo di Cristo nel primo quadro e la gamba muscolosa che si vede nel secondo non vi ricorda lo stile di qualcuno?!?
Che bello che ci possono essere ancora degli enigmi che non si possono risolvere con l'aiuto di Google! :)

venerdì 22 luglio 2011

Due enigmi da risolvere

Passando un pomeriggio libero in giro per Firenze ho (ri)scoperto un quadro con un particolare curioso. Spaventoso ed angosciante, direi. Voi lo riconoscete? Sono curiosa se riuscite a indovinare il pittore o almeno la corrente artistica. E già che ci sono condivido con voi un altro particolare, di un altro quadro, che si trova sempre a Firenze. Non vi rivelo la collocazione dei due quadri (non si trovano nello stesso posto), ma vi dico che fanno parte della stessa corrente artistica. Quale? E chi sono gli autori?

Se non sapete la risposta, provate a tirare a indovinare! :)

Particolare n.1

Ed ecco il secondo:

Particolare n. 2

venerdì 8 aprile 2011

Giacomo volante

Flygande Jakob ovvero Giacomo volante. No, non è un personaggio delle fiabe svedesi, né il soprannome di qualche calciatore nordico... E' un piatto svedese! E' un piatto molto popolare, ma non tradizionale, in quanto inventato negli anni Settanta da un cuoco di nome Jacobsson, appunto. Mi è capitato un giorno alla mensa universitaria. A vedersi sembrava un innocuo stufato di pollo. Solo mangiando ho scoperto tutti gli ingredienti:
pollo, bacon, banana, chili, panna e arachidi... tutto mescolato!

L'aspetto è così: 


Beh, scansando i pezzi di banana e le nocciole, non era poi così male... Facendo una ricerca su internet, ho capito che è un piatto servito soprattutto ai bambini e che ogni famiglia lo prepara un po' a modo suo. (Chissà che ci mettono... magari anche un po' di cioccolata e patatine per i bambini... Chi ne ha più ne metta. Tanto la combinazione mi sembra talmente casuale...) Per la ricetta in inglese vedete qui, in svedese qui.

Dà proprio l'idea di un piatto del tipo "tutto quel che è rimasto in frigo", ma non credo che a un italiano sarebbe mai venuta in mente una combinazione del genere... Ma neanche a un ungherese. Gli svedesi in genere amano molto mescolare il dolce con il salato (la carne con marmellata è un classico), e in certe combinazioni ha pure il suo perché, ma qui mi sembra un po' esagerato... Comunque se a loro piace...

E' un po' come la zuppa di pesce con tanto di panna e latte di cocco che mi è capitato di  mangiare qualche mese fa. Ma, mi chiedo io, come ti viene in mente di mettere il latte di cocco nella zuppa di pesce? C'è il cocco in Svezia?!? Vabbè... è stata un'esperienza anche quella...

Insomma, de gustibus... Il mio palato si è italianizzato.



Il quadro degli Uffizi in appendice

Oggi ho proprio voglia di un po' di arte. Mi manca. Mi manca tanto la primavera fiorentina, le passeggiate in centro e nei miei luoghi preferiti. Non vedo l'ora di arrivare a giugno ed essere lì di nuovo. Per pura casualità negli stessi giorni ci sarà un gruppetto di amici di mia madre a Firenze, in visita turistica, così tornerò a fare la guida e li porterò un po' in giro.

Oggi vi propongo un quadro di Alessio Baldovinetti, una Madonna con Bambino tra Santi (tanto per cambiare...) del 1454 circa. Si chiama anche Pala di Cafaggiolo, perché la sua collocazione originale fu nella villa medicea di Cafaggiolo. I santi da sinistra verso destra sono: i santi protettori della famiglia Medici, Cosma e Damiano, il santo patrono della città di Firenze, San Giovanni Battista, poi sulla destra della Vergine San Lorenzo, San Giuliano e San Antonio Abate. I due santi in ginocchio sono San Francesco d'Assisi e San Domenico.


E il particolare: il tappeto. Quasi moderno!

mercoledì 16 marzo 2011

Lingue e identità

In questa mia vita multilingue sto scoprendo nuove profondità della mente umana e della percezione di me stessa. Ho sempre più difficoltà ad identificarmi con una nazione. E' una frustrazione e una sfida allo stesso tempo. Un nuovo orizzonte. Stando distante dall'Italia il mio italiano sta peggiorando. Ed effettivamente temevo questa conseguenza della lontananza. Sono ben consapevole che l'italiano non è la mia madrelingua. Il problema è che neanche nella mia madrelingua mi esprimo perfettamente ormai. L'italiano è entrato a far parte di me e del mio modo di pensare (vi ricordate le espressioni intraducibili che mi  mettono in difficoltà quando parlo in ungherese?).

Ma le mie difficoltà nelle due lingue sono molto diverse. In italiano inizio a commettere degli errori da straniera: sbaglio il genere delle parole (se vi ricordate, per un ungherese è del tutto innaturale che le parole abbiano un genere...) o i tempi verbali (in ungherese c'è un passato solo...). Per ora generalmente me ne rendo conto subito e mi correggo, ma ormai l'ho detto e mi mette in imbarazzo. In ungherese non è la grammatica a darmi dei problemi. Nella tua madrelingua quella ce l'hai nel sangue. E' il lessico. Parole, espressioni che non mi vengono in mente, perché mi vengono in italiano o non mi vengono affatto. E continuo a pensare più in italiano che in ungherese. Se in sottofondo sento una voce parlare in italiano o in ungherese, a volte non riesco a capire subito quale delle due lingue sto sentendo, tanto mi suonano familiari entrambe. L'inglese lo uso per lavoro, quasi mai nella vita privata. Quella lingua non la sento mia, quindi non mi confonde ulteriormente. Lo svedese poi è ancora solo una sfida. Mi piace molto e non vedo l'ora di parlarlo decentemente, ma ci vuole ancora del tempo e purtroppo non riesco a dedicargli tanto quanto vorrei. Comunque ormai mi suona familiare anche lo svedese, anche se non capisco tutto.

Quando faccio una lezione usando il mio computer e un proiettore, gli studenti vedono sullo schermo un sistema operativo in italiano, ma alcune icone in ungherese. Ultimamente mi presento agli studenti dicendo che sono ungherese ma anche un po' italiana. Ma lo posso dire? Mi mette sempre un po' in difficoltà dovermi definire. Ovviamente la cosa più semplice è dire che sono ungherese e mi sono laureata a Budapest, ma ho vissuto parecchi anni in Italia e ho il dottorato italiano. Però trovo difficile trovare una giusta definizione di me che sia più corta... Forse inizio a trasformarmi in una vera migrante: non appartengo più da nessuna parte e appartengo un po' ovunque. E' una dimensione diversa. Non è quel che volevo, ma è quello che devo affrontare adesso. E indiscutibilmente ha il suo fascino.

A dirla con i Rolling Stones: "You can't always get what you want. But if you try sometimes, you just might find you get what you need."





Il quadro degli Uffizi in appendice

E dopo una lunga pausa ecco di nuovo un quadro degli Uffizi da ammirare nei suoi dettagli. Non ho ancora citato alcun quadro di Sandro Botticelli, mentre è il primo pittore che la maggior parte dei turisti vogliono vedere quando entrano negli Uffizi. Tanto è che, proprio per la loro popolarità, nutro un po' di antipatia nei confronti dei due quadri più famosi di lui, pur essendo consapevole della loro importanza. La Nascita di Venere e la Primavera ovviamente non possono mai mancare in nessuna visita e sono anche due quadri molto affascinanti, con un'interpretazione dubbia e complessa, la cui comprensione richiede collegamenti storici, filosofici e religiosi.

Però ora, infatti, non sono questi due quadri che voglio farvi vedere, ma uno meno conosciuto, la Pala di San Barnaba, ovvero una Madonna con bambino in trono tra quattro angeli e sei santi, del 1487-1490 circa. I santi sono (da sinistra a destra): Caterina d'Alessandria, Agostino, Barnaba, Giovanni Battista, Ignazio e Michele arcangelo. E' un dipinto enorme di quasi tre metri per tre.


Guardate la faccia di San Barnaba. Sembra guardare indignato San Agostino che invece appare in atteggiamento pio.


E ora guardate il volto di San Giovanni Battista, decisamente provato. (Se invece vogliamo essere cattivi, possiamo dire che ha un po' la faccia da scemo...)


Fu la pala d'altare della chiesa di San Barnaba che si trova all'angolo di via Guelfa a Firenze, e l'iscrizione sul trono è una delle più antiche in italiano su un dipinto (secondo Wikipedia è la più antica, ma quella sulla Trinità di Masaccio nella Basilica di Santa Maria Novella è senz'altro precedente...), ed è tratta dal Paradiso di Dante.

sabato 29 gennaio 2011

L'immagine dell'Italia all'estero

Vedo sempre più spesso gli amici italiani preoccupati per l'immagine dell'Italia all'estero, sempre più post su Facebook che riportano articoli della stampa estera che scrivono degli scandali politici italiani o raccontano della fuga dei giovani dall'Italia. Mi dispiace ogni volta che gli italiani vengono presi in giro per questioni politiche o per la mafia, ma non credo che la gente non sia capace di fare distinzione tra politica e il resto della cultura. E non credo proprio che l'immagine dell'Italia all'estero sia negativa.

Perché mi è venuto in mente questo discorso? Oggi mentre facevo un giro in centro, nella vetrina di un negozio ho finalmente visto un vestitino carino che mi è piaciuto subito. (Lo dico tra parentesi che in una cittadina svedese la scelta dei vestiti non è neanche lontanamente paragonabile a una cittadina italiana, non tanto per la quantità che per la qualità e la varietà.) Visto che il vestito in questione era pure in saldo ancora, sono entrata nel negozio a provarlo. Guardando l'etichetta cosa vedo? MADE IN ITALY. Ecco. E a parte questo, posso dire che non c'è una, ma una singola via in una qualsiasi cittadina di questo paese dove tu non possa trovare una parola italiana scritta da qualche parte. Che sia un parrucchiere, un negozio di scarpe o una caffetteria, l'uso di termini italiani è estremamente diffuso. E non si tratta sempre di immigrati italiani. A riprova di questo i numerosi errori, tipo 'capuccino', 'ruccola', ecc. Concludendo: sembra che l'italiano faccia proprio fico!

L'Italia non è il paese perfetto, l'economia e la politica vanno male, malissimo, d'accordo, ma ci sono tante altre cose che la gente vi invidia. Avete un gusto estetico e un palato davvero unico al mondo! Vi pare poco? Oggi sono passata davanti a un ristorante gestito da un italiano e ho visto affisso le locandine di corsi di degustazione di olio d'oliva e di vino e altri corsi che riguardavano la cultura italiana, organizzati dal Medborgarskolan (ovvero la "scuola dei cittadini"). Ho sentito dire che la lingua italiana è tra le più studiate in Svezia, e lo stesso si può dire dell'Ungheria. (Io ho iniziato a studiare italiano alle superiori come seconda lingua straniera...). Sembra che qui più gente studi italiano che francese.

Credo che gli italiani possano essere orgogliosi del proprio paese. La stessa cosa penso del mio paese, ma avendo vissuto tanti anni all'estero, ho dovuto imparare e accettare che vengo da un piccolo paese sconosciuto che la maggior parte della gente non sa neanche dove mettere sulla cartina. Prima non me ne ero resa conto. La mia lingua non la studia nessuno - ma proprio nessuno - all'estero, e non sapete quante volte ho sentito il lapsus "da te in Bulgaria" o "da te in Romania", e ho dovuto imparare a non dargli troppo peso. Per molta gente non fa differenza, e sono assolutamente in buona fede, ma confondere un ungherese con un rumeno, se uno conosce un minimo la storia della parte orientale dell'Europa, è assai ridicolo (lingua diversa, religione diversa e un attrito storico tra i due popoli, è come confondere i baschi con gli spagnoli o i turchi con i greci). Ma io non posso ogni volta fare una piccola lezione di storia, e ci passo sopra...

Adesso le cose stanno un po' cambiando. Negli ultimi dieci anni Budapest sta diventando sempre più turistica, quindi sempre più gente conosce anche il mio paese. E devo dire che per esempio il cibo ungherese qui ha un discreto successo. Proprio ieri da Willy's ho visto un banco intero di insaccati ungheresi (ungheresi nel senso che proprio importati dall'Ungheria), e il pane di tipo ungherese non manca mai in nessun supermercato svedese. Rimane comunque un po' di invidia per la popolarità della cultura italiana. Perché certamente non troverete mai nessuno in Europa che non sappia dove collocare l'Italia o che non conosca il nome di Michelangelo o di Leonardo, oltre che quello di Berlusconi...
(E non mi dite che l'Italia vive solo del suo passato, perché non è affatto vero. E' ancora piena di artisti  e di altre persone di grande valore, anche se forse non diventano più famosi all'estero come a un tempo.)

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Il quadro degli Uffizi in appendice

Questa volta vi faccio vedere un quadro che fu destinato a essere esposto in una sala di Palazzo Vecchio (la sala degli Otto di Pratica, incaricati della politica estera e militare di Firenze), e raffigura una sacra conversazione della Madonna con quattro santi legati alla città di Firenze: San Giovanni Battista (santo patrono della città), San Vittore, San Bernardo e San Zanobi.
Una curiosità del dipinto è la sua datazione precisa: 22 febbraio 1485 che potete leggere sul gradino in basso, e che in realtà significa 22 febbraio 1486, dato che a Firenze (e poi nel Granducato di Toscana) fino al Settecento l'anno ufficialmente iniziava il 25 marzo (il giorno dell'Annunciazione, quindi della concezione di Gesù).

Filippino Lippi, Pala degli Otto (1486)

E i miei particolari: 1. il Bambino che sfoglia un libro:

2. Il velo trasparente nella mano di San Zanobi:


3. Le conchiglie e pesci in rilievo sul basamento del trono:


giovedì 27 gennaio 2011

Chiavi di ricerca bis

Continuo a seguire le chiavi di ricerca tramite le quali la gente arriva sul mio blog. In un post vi ho già svelato e commentato quelle più interessanti dei primi mesi, adesso vorrei rispondere a quelle degli ultimi due mesi. Ovviamente via via che il blog si arricchisce anche le chiavi di ricerca diventano sempre più numerose e diverse. Provo nuovamente a raggrupparle in base all'argomento.

Domande sulla Svezia

- cosa fare a kristinehamn: buona domanda... nelle piccole cittadine svedesi non credo ci siano tante cose da fare. A Kristinehamn ci sono stata solo di passaggio per vedere la statua di Picasso nel porto e ne ho raccontato qui. (Comunque ho sentito parlare anche di una bella piscina.)
- quante ore di luce durante lanno ci sono a stoccolma: non saprei quantificare, ma vi sorprenderete se vi dico che non molto meno che in Italia. D'estate ci si rifa alla grande! (Almeno credo... Attendo conferme dagli stoccolmesi.)
- lavorare come parrucchiere a stoccolma: beh, quando dite che la fuga dall'Italia ormai non riguarda più solo i laureati, si vede che è vero proprio!
- quanto costa mangiare fuori a stoccolma gennaio 2011: se vuoi un ristorante buono, allora credo tanto, e di più che in Italia. Comunque ecco un link.
- perchè il sole sorge prima in svezia: sorge prima soltanto da aprile a ottobre, non certo adesso. E semplicemente perché in quel periodo le giornate sono più lunghe. Iniziano prima e finiscono più tardi.
- miti sulla svezia da sfatare: io ho scritto di quello del buio qui
- le ore lavorative alla sab in svezia: i negozi sono aperti fino alle 16, i supermercati fino a tardi la sera, per il resto il sabato credo che non lavori nessuno (uffici, scuole, ecc.). O forse ti riferivi alla Saab?!?
- caldaie che si usano in scandinavia: non si usano. è tutto centralizzato (ne ho scritto qualcosa qui)
- a che ora mangiano gli svedesi: ahimè prestissimo. ho dei problemi soprattutto col pranzo. non ce la faccio a farmi venire fame per le 11.45... 

Domande relative alla lingua ungherese

- neve in ungherese: si dice "hó", e la h si pronuncia (come in inglese). Curiosità: le stesse due lettere (hó) possono significare anche "mese" (è la versione breve della parola "hónap").
- significato di boldog új évet kívánunk: qualcuno semplicemente ti ha fatto gli auguri. significa "auguriamo felice anno nuovo".
- cosa vuol dire la parola magiaro: magiaro o "magyarok" è come ci definiamo noi. Non c'è un equivalente di "ungherese" in ungherese che invece deriva da "unno" a causa della diffusa confusione che si fa tra unni e magiari. Credo che il rapporto tra i due popoli non sia del tutto chiaro. Attila e gli unni vissero nel Bacino dei Carpazi nel V secolo, mentre i magiari arrivarono alla fine del IX secolo sotto la guida di Árpád. Il nostro paese nella nostra lingua si chiama "Magyarország"...
- dizionario etimologico ungherese: ce n'è uno abbastanza nuovo, ma ovviamente è in ungherese. Ecco il link. Online non credo che esista invece.
- accento budapest: non esiste un accento di Budapest, o per lo meno non più. I dialetti ungheresi (non paragonabili ai dialetti italiani, in quanto ci sono delle differenze molto più leggere) stanno scomparendo. Ci sono sempre meno persone che parlano con una cadenza particolare. (Io ne conosco poche.)

Altre chiavi di ricerca relative all'Ungheria

- italiano in ungheria blog: eccone uno molto interessante che, non essendo un blog tradizionale, purtroppo non sono riuscita a mettere nel blogroll.
- un secondo piatto ungherese in casa: ecco una pagina con diverse ricette. Vi consiglio anche i primi (per noi sempre liquidi, anche se spesso densissimi), molto ricchi e buoni.
- il mio fidanzato è ungherese: l'altra volta è stato uno a conoscere una ragazza ungherese, adesso una ragazza ad avere il fidanzato ungherese, che dire... sono contenta per voi ragazzi!

Varie

- emilia rydberg morta: no no, per niente. Invece ho scoperto che ha iniziato una storia con quel cantante ungherese con cui aveva fatto quella canzone (chi ricorda il post sulla musica svedese). L'ho letto in un giornale (se si può definirlo giornale...) quando ero in Ungheria. Fonte affidabilissima quindi... ;)
- nomi delle bambole che facevano pipì negli anni 80: passo...
- quadrilingue infanzia: è la mia preoccupazione per i miei futuri rampolli...
- la vita è bella in quante lingue: spero in tutte! in ungherese si dice "szép az élet".
- capelli ricci storia: esiste anche una "storia dei capelli ricci"?!? oppure cercavi dei capelli ricci storici? :)

And the winner is... non può essere altro che la chiave di ricerca "pasta" che ha stravinto con 85 ricerche in soli due mesi! :)
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Il quadro degli Uffizi in appendice

Un bel quadro del Primo Rinascimento di Domenico Veneziano, una Madonna in trono con Bambino e santi del 1445. Da sinistra: San Francesco, San Giovanni Battista, San Zanobi e... Santa Lucia! Sì, (l'unica) santa svedese! E questo perché il quadro fu destinato all'altare della chiesa di Santa Lucia dei Magnoli che si trova a Firenze in via de' Bardi in Oltrarno.
Nella Galleria si trova accanto alla famosa Sant'Anna Metterza di Masaccio e Masolino che, invece, è doveroso far vedere ai turisti per iniziare a spiegare il Rinascimento.


E il particolare: le aureole trasparenti! Ecco quella di Santa Lucia:


martedì 25 gennaio 2011

Quel (poco) che ho capito della politica

"L'argomento migliore contro la democrazia è una conversazione di soli cinque minuti con l'elettore medio." (Winston Churchill)

Forse sono un elettore medio anch'io... Durante le feste sono stata sia in Ungheria che in Italia, e non ho potuto non sentire alcune notizie di politica. E in nessuno dei due casi sono state fonte di serenità, devo dire. Non seguo la politica, ma certe notizie non puoi non sentire. Non la seguo più, ma non è sempre stato così. C'è stato un breve periodo tra la fine del liceo e l'inizio dell'università che la politica mi appassionava. Al primo anno dell'università ho frequentato un intero corso di scienze politiche solo per il fascino che la materia (e il professore, un personaggio famoso che partecipava spesso ai dibattiti televisivi) esercitava su di me, senza che poi risultasse in alcun modo nel mio libretto universitario (dato che non era un corso di giurisprudenza). Poi dal secondo anno, quando abbiamo cominciato a studiare anche materie prettamente giuridiche, la mia attenzione si è spostata verso il diritto penale e la criminologia (e poi da lì la strada fino al diritto comparato è stata lunga, ma ora non mi dilungo su questi dettagli). Non è stata però solo una distrazione. E' stata anche una lenta disillusione. E certamente non sono stata l'unica a disilludermi. Negli anni Novanta in Ungheria era ancora facile appassionarsi alla politica, erano tutti ottimisti e fiduciosi nella libertà riacquistata, ma poi sono entrati in funzione le dinamiche della politica normale, quella di una democrazia consolidata, insieme alle sue ipocrisie, demagogie e contraddizioni.

Non so voi, ma in me c'è una lotta in questi ultimi anni . Da un lato vorrei infischiarmene della politica e non seguirla, dall'altro lato sento il dovere di sapere cosa succede nei miei (nel mio caso due che ora stanno diventando tre) paesi, tanto più che sono un giurista e per di più giuspubblicista (cioè mi occupo di diritto pubblico). Ma allo stesso tempo mi rendo conto che non sono capace di comprendere tutte le dinamiche, per diverse ragioni. E in questo post vorrei raccontarvi proprio di questo. Di quel poco che ho capito della politica e che, appunto, non mi permette di capirla:

1. Nel nostro mondo globalizzato in molte questioni la politica locale (intendi nazionale) è impotente. Le dinamiche si sono amplificate e spesso si svolgono nell'arena internazionale, e soprattutto i paesi piccoli (come l'Ungheria) non hanno sufficiente potere per sottrarsi ad esse. Quindi le decisioni dei politici locali non sono affatto libere, ma soggette a pressioni esterne.

2. Lo stesso si può dire dell'economia. In un mondo capitalista l'economia non è del tutto sotto il controllo dei politici. Se poi si tratta di un mondo globalizzato come quello odierno... Pensate solo alla crisi economica generata dalle speculazioni finanziarie.

3. Sinistra e destra sono categorie ormai vuote, etichette che hanno perso il loro significato. Questo è vero sia in Italia che in Ungheria, ma forse in Ungheria ancora di più. I ruoli sono spesso invertiti, e usare le espressioni "sinistra" e "destra" invece di chiarire le idee le confonde.

4. Uno può dire che i politici sono eletti dalla gente, quindi se vuole li cambia. Ma io non credo proprio. La scelta è assai limitata. In un sistema democratico basato sui partiti, considerando le dinamiche interne dei partiti, difficilmente arriverà ai vertici la persona che merita di stare lì per davvero.

5. Infine, uno potrebbe "rifugiarsi" nelle valutazioni della stampa internazionale/estera, ma neanche questa è onniscente e ha le stesse difficoltà nell'analisi di una situazione, non trascurando poi il fatto che le notizie le arrivano pure filtrate. Come potrebbe uno straniero capire meglio la situazione di un paese e la realtà locale? Soprattutto nel caso di paesi con una lingua poco accessibile (come l'Ungheria ad esempio). Anche la stampa internazionale/estera  si affida generalmente a fonti locali, quindi la garanzia di obiettività non è maggiore neanche un po'. (Potrei citare un servizio del CNN sulla mia città nel 1996 quando sono arrivate le truppe americane alla vicina base militare per partire da lì a bombardare la Bosnia, il quale è stato a dir poco scandaloso, ma lasciamo perdere...)

6. E se non bastasse, l'opinione della gente sulle questioni politiche è spesso influenzata da fattori irrazionali o, meglio, emotivi. Come puoi convincere una persona a votare il partito successore dell'ex partito comunista se suo nonno è stato torturato dai comunisti durante la dittatura? E come fai a convincere una persona a votare il governo se è stato licenziato dal lavoro semplicemente perché c'è stato un cambio di governo e il nuovo governo voleva assicurare dei posti ai propri uomini?

Credo che di tutte queste complicazioni delle democrazie moderne sia sintomo anche il caso di Julian Assange e come lo stanno trattando. E poi non capisco come mai è stata proprio la Svezia a dargli la caccia. Proprio la Svezia, il campione europeo (se non mondiale) di trasparenza. Si vede che ogni paese ha le sue contraddizioni...
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Il quadro degli Uffizi in appendice al post

Questa volta una Crocifissione di Luca Signorelli del 1500. In realtà questo quadro ognitanto lo faccio vedere velocemente ai turisti, o comunque lo ammiro sempre di sfuggita passando davanti. E' la Maria Maddalena bionda più bella della storia dell'arte fiorentina!



Ma oltre alla figura di Maria Maddalena ha anche altri dettagli favolosi. Purtroppo non sono riuscita a trovare un'immagine di una risoluzione migliore, quindi posso riportarvi questi dettagli solo in una dimensione minuscola. Prima di tutto la lucertola che entra nel teschio ai piedi della croce. (Il teschio dovrebbe essere quello di Adamo, dato che secondo una credenza diffusa Gesù fu crocifisso sul monte dove fu sepolto il primo uomo.)


Poi un Castel Sant'Angelo di color rosa sul promontorio in alto a sinistra!


E, infine, il gruppo di uomini sulla destra che stanno togliendo dalla croce un altro condannato a morte:


Le dimensioni originali del quadro sono parecchio grandi (sarà alto circa due metri), quindi dal vivo questi dettagli possono essere osservati benissimo da una normale distanza.

Per una rassegna delle raffigurazioni di Maria Maddalena nella pittura vedete qui.

mercoledì 19 gennaio 2011

Quante lingue parli, tante persone vali

E' un detto ungherese. In realtà generalmente si dice "quante lingue parli tante persone sei" (ahány nyelvet beszélsz, annyi ember vagy), ma in italiano non suona molto bene.
Sono di madrelingua ungherese, ma penso in italiano, lavoro in inglese e sto studiando lo svedese. Anzi, ormai posso dire: sto imparando lo svedese! Il nuovo corso SFI è promettente. Gli insegnanti parlano in svedese tutto il tempo e ci fanno parlare. Uno di loro due, poi, è un ungherese della Transsilvania! Così non perde l'occasione di fare un po' di comparazione con la lingua ungherese ognitanto... :)
Ho già scritto un post su come la struttura grammaticale di una lingua influenzi il modo di pensare dell'uomo. Adesso vorrei invece scrivervi di alcune espressioni intraducibili da una lingua all'altra che ugualmente rivelano molto della mentalità e del modo di pensare di un popolo. In svedese per ora ne ho scoperto solo una: il verbo hinna che significa (anche) 'avere tempo per', 'fare in tempo a'. E' interessante che un verbo con questo significato non esiste né in italiano, né in ungherese, né in inglese. Lo trovo simpatico e molto utile!
Posso invece portarvi numerosi esempi italiani, dato che sono quelli che mi causano più problemi quando parlo in un'altra lingua, abituata come sono alle espressioni italiane. Per adesso ve ne racconto due (con alcuni amici ne avevamo già parlato una volta, mi ricordo).

"Mi sono spiegata?"

E' stata la professoressa di filologia ugrofinnica dell'Università di Firenze (con cui avevo collaborato per tradurre gli accordi di collaborazione con l'Università di Budapest, soprattutto per quanto riguarda la parte giuridica) a farmi notare questa espressione che del resto uso anch'io. Non c'è un'altra lingua europea in cui questa domanda si possa porre in questo modo. In tutte le altre lingue devi chiedere: "Hai capito? Did you get it? Érted?". E tra le due domande c'è una bella differenza. "Mi sono spiegata?" esprime umiltà da parte di chi parla, mentre "Hai capito?" porta in sé una certa arroganza. (Lei mi disse che è un'espressione di origine napoletana, se ricordo bene, ma smentitemi se non è vero.)
Secondo me in realtà anche nelle altre lingue ci può essere un modo più umile per chiedere se l'altra persona ha capito quello che volevamo dire. In ungherese per esempio è abbastanza comune la domanda: Világos? Cioè "è chiaro"? Ma non è proprio la stessa umiltà del "mi sono spiegata?".
(Curiosità: in ungherese il verbo 'spiegare', magyarázni, letteralmente significa "ungheresizzare", cioè mettere in ungherese. E questa è la nostra unica e ufficiale parola per dire 'spiegare', 'to explain'.)

"Ti faccio compagnia"

Ecco una cosa che vorrei spesso dire anche agli ungheresi, ma non ci riesco. Mi riferisco alla situazione in cui qualcuno mi invita a pranzo e io, avendo già mangiato, non voglio mangiare, ma faccio volentieri due chiacchere mentre lui o lei consuma il suo pasto. In ungherese devo dire: "vengo volentieri, ma io non mangio". Ma pure se voglio dire: "Faccio un salto al supermercato. Ti va di farmi compagnia?", in ungherese devo dire "Ti va di venire con me?". Non è proprio la stessa cosa, perché con l'espressione italiana rimarchi il fatto che hai voglia di compagnia. So che la differenza è leggera, ma io in queste occasioni mi blocco per un secondo cercando un'espressione che possa esprimere lo stesso concetto, e poi non la trovo e lo dico in un altro modo.

Per un esempio di parola ungherese intraducibile in italiano (élmény), invece, vedete un mio vecchio post sull'altro blog (vedete la "nota del traduttore").
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Il quadro degli Uffizi di oggi

Come promesso, un quadro in appendice al post. Questa volta in realtà vi faccio vedere addirittura due di quadri! L'argomento: i piedi dipinti dal Perugino. Sono spettacolari! A volte accenno ai turisti che possono riconoscere un Perugino da due cose: il colore della pelle e i piedi delle figure.

Pietro Perugino - Madonna con San Giovanni Battista e San Sebastiano (1493)
 
Chiamata anche "Pala di San Domenico" perché proveniente dalla chiesa domenicana di Fiesole. Guardate i piedi di San Giovanni, la gamba nuda di San Sebastiano e il braccio destro di San Giovanni. Da vicino sono dettagli meravigliosi!


 


E un altro quadro del Perugino, sempre dalla Galleria degli Uffizi: la Pietà (del 1494/95). I piedi di Cristo morto sembrano una fotografia!



domenica 16 gennaio 2011

Arteterapia

Nella prima settimana di gennaio passata in Toscana, tra gli impegni e incontri sono riuscita a ritagliarmi un pomeriggio per andare a zonzo in città e, soprattutto, per tornare alla Galleria degli Uffizi. Sebbene abbia fatto la guida lì dentro una cinquantina di volte, non riusciva mai ad annoiarmi. La scelta di frequentare il corso di guida turistica della Provincia di Firenze (durante il secondo anno del dottorato) è stata una delle decisioni migliori degli ultimi anni della mia vita. Scoprire ed iniziare a comprendere l'arte mi ha completamente cambiata la visione dell'ambiente, soprattutto vivendo in una città come Firenze (ne avevo già scritto sull'altro blog qui più di due anni fa). Da completa ignorante che ero fino all'età di 26 anni, adesso sono capace di apprezzare le opere d'arte, e riuscire a riconoscere uno stile o un periodo o addirittura un artista è sempre una grande soddisfazione.

A volte ho "usato" gli Uffizi come terapia nei momenti difficili. Mi è capitato di prendere in mezzo alla giornata e andare agli Uffizi per ricaricarmi (con la tessera di guida posso entrare gratis in qualsiasi momento in tutti i musei della provincia). Non solo i quadri, ma anche l'ambientazione è suggestiva, e fra tanta bellezza non si può proprio pensare che il mondo sia brutto! Ogni volta che facevo la guida a un gruppo, uscivo dagli Uffizi frastornata e completamente estraniata dalla mia vita. Uscire da quell'edificio era come tornare alla "realtà" e rendersi conto di chi sono e che momento vivo nella mia vita.

Allora adesso che avevo l'occasione ci sono ritornata subito e ho pianificato una strategia contro la tristezza dell'inverno scandinavo. Ho fatto come alla National Gallery a Londra e, recentemente, al Nationalmuseum a Stoccolma (vedete qui e qui): ho preso appunti. Mi sono concentrata sui quadri meno conosciuti (si fa per dire) che non faccio mai vedere ai turisti. Così il vantaggio è doppio: vi posso far vedere cose che probabilmente non conoscete ancora (questo lo dico ai miei amici che agli Uffizi con me ci sono già venuti), imparando qualcosa di nuovo anch'io, e posso ritrovare questi quadri (se non tutti, almeno una parte) su internet nelle buie serate invernali passate distante da Firenze. Quindi ho deciso di proporvi un quadro in ogni mio post nei prossimi mesi, come un appendice che sarà presente anche se non c'entra niente con l'argomento del post. Così spero di condividere con voi il piacere della scoperta e la curiosità verso l'arte e verso la pittura in particolare.

Il modo più emozionante di visitare una galleria d'arte è guardare i quadri soffermandosi sui particolari che ti colpiscono di più e fermarsi ad osservarli da più vicino. Come una foto rivela un po' della personalità del fotografo, anche nei quadri ognuno nota particolari o aspetti differenti. Così ho imparato tanto anche dai commenti dei turisti e degli amici che a volte mi hanno fatto notare cose di cui non mi ero accorta o semplicemente non avevo mai considerato. Perciò adesso vorrei farvi vedere queste pitture attraverso i miei occhi, mostrandovi i "miei" particolari. E, di conseguenza, i vostri commenti saranno sempre ben accetti. Sono curiosa di conoscere i "vostri" particolari.

Per cominciare, un quadro di Filippo Lippi e del Pesellino, una Madonna col Bambino e santi, meglio nota come Pala del Noviziato perché adornava l'altare della Cappella Medicea del Noviziato nella Basilica di Santa Croce a Firenze (del 1445 circa).


La pittura raffigura quattro santi: da sinistra San Francesco d'Assisi, San Damiano, San Cosma (i due santi protettori della famiglia Medici) e San Antonio da Padova, come si comprende anche dalla didascalia autografa del pittore. Vedete i nomi scritti in basso:


Mi ero soffermata su tre particolari. 1. Lo sguardo di San Damiano: misterioso. Sembra quasi preoccupato, o sospettoso. Sta decisamente aggrottando le sopracciglia.


2. La penna nella mano di San Cosma. Sarà un suo attributo? Non dovrebbe essere. Cosma e Damiano erano due medici e generalmente vengono rappresentati con degli strumenti chirurgici in mano.

3. Il Bambino, un po' paffuto (ma questa non è una novità nei quadri rinascimentali), che si aggrappa a un seno della Madonna.


Vi lascio anche due link a due siti fantastici che sono un vero tesoro per gli amanti dell'arte:
- Web Gallery of Art: una raccolta e database di pitture di una vastità incredibile, con spiegazioni e biografie. Una vera e propria pinacoteca virtuale.
- Haltadefinizione: un progetto che esegue la scansione digitale di alcune opere importanti in alta definizione. L'immagine può essere ingrandita a dimensioni reali e si può osservare anche i dettagli più minuscoli. E' strabiliante!

venerdì 19 novembre 2010

Stato di avanzamento

Il titolo di questo post è in "dottorandesco" (lo stato di avanzamento è della tesi e deve essere presentato nella forma di una relazione alla fine di ogni anno o semestre), ma questa volta si riferisce alla mia permanenza in terra svedese. Oggi sono tre mesi che mi sono trasferita in Svezia, quindi è arrivato il momento di fare i primi conti. All'arrivo mi ero prefissata qualche missione, come forse ricordate, e dopo tre mesi posso già fare una valutazione circa la fattibilità di quei progetti extra lavoro.

Prima di tutto LA LINGUA. Speravo di essere più veloce nell'apprendimento dello svedese, ma purtroppo non riesco a dedicargli troppo tempo. Sto frequentando due corsi, ma entrambi consistono di una sola lezione alla settimana, e al corso del Comune l'insegnante sta procedendo con la velocità di una lumaca. Questa settimana sono arrivati dei nuovi studenti ancora e lui ci ha fatto ripetere l'alfabeto e altre cose  fatte mille volte. Il corso dell'università è più veloce ed utile, probabilmente perché l'insegnante è più  esigente. Lì ho appena iniziato il secondo corso, e sto aspettando il risultato dell'esame del primo.
Comunque non mi lamento, ho le mie piccole soddisfazioni. Oltre a salutare e ringraziare sempre in svedese, ognitanto riesco a mettere insieme una frase. Proprio oggi ho avuto una mini-conversazione con due colleghe che sono state molto gentili e pazienti con me. Il problema non è tanto come farmi capire, ma  piuttosto come capire loro. Purtroppo trovo ancora difficile comprenderli quando parlano, anche se ormai riesco a individuare diverse parole. La lettura va decisamente meglio.

In questo video invece il re svedese parla lentamente, quindi è abbastanza comprensibile. La regina invece parla con accento tedesco. Di quello che dicono Daniel e Victoria capisco poco, ma sono simpaticamente emozionati entrambi. Il titolo del video: Qui Victoria e Daniel parlano al popolo svedese per la prima volta.
 


Per quanto riguarda LA PALLAVOLO, non ho ancora trovato nessuna squadra, ma per ora ho sospeso la ricerca, perché non sento stabile il ginocchio. Mi sto rendendo conto che dovrei fare degli allenamenti pesanti per farmi la giusta muscolatura, e due volte un'oretta alla settimana in palestra non sono sufficienti, ma di più non ho voglia. Dopo un po' la palestra mi annoia, ma è l'unico modo adesso per muovermi un po' (poi ho una vita molto più sedentaria qui che a Firenze dove correvo tra mille lavori e andavo a lavorare a piedi). Le alternative sarebbero la corsa o il nuoto, ma gli sport monotoni purtroppo non fanno per me. Vedremo...
Il campionato nazionale dei professionisti è già cominciato, ma quando le ragazze di Örebro hanno fatto la loro prima partita ero a Stoccolma. Andrò senz'altro a vedere la prossima partita che giocheranno in casa, sono proprio curiosa, e l'atmosfera delle partite dal vivo mi è sempre piaciuta molto. Speriamo che ci sia un po' di pubblico...

Infine, quanto alla MISSIONE ARTE, avete visto i risultati... :) Qui a Örebro non ho ancora visitato la fortezza e il museo locale. Sto aspettando l'occasione per andarci magari in compagnia.

Nel mio post di fine agosto ho messo una foto chiedendovi di indovinare cosa raffigura  (parte di una statua famosa),  ma nessuno mi ha risposto. E' la mia foto preferita di Firenze (nel senso che la preferita tra quelle che ho fatto io). Adesso ci riprovo! :)

lunedì 1 novembre 2010

Particolari dal Nationalmuseum di Stoccolma - Parte Seconda

Nel primo post ho raccontato delle mostre temporanee che ho visto al Nationalmuseum. Adesso continuo con  le opere della mostra permanente che è allestita al secondo piano. Purtroppo non sono riuscita a ritrovare in rete le immagini di tutte le opere che in un modo o l'altro mi hanno colpito, o delle quali ho notato un particolare interessante, ma ve ne posso mostrare alcune. Cliccate sull'immagine per ingrandirla.

Frans Hals (1582/83-1666): ritratto di Daniel van Aken. In questo ritratto ho notato l'anello sul mignolo della mano sinistra. Chissà qual era il significato di un anello (che sembra una fede) portato sul mignolo, se ce l'aveva affatto...

Una cosa strana dell'esposizione era il fatto che non era mai indicata la data delle opere, soltanto la data di nascita e di morte dell'artista. Io avevo preso l'audioguida per ascoltare un po' di spiegazioni, e il narratore spesso rivelava anche l'anno in cui il quadro fu dipinto, ma la data non era mai scritta accanto al titolo. Chissà come mai... E' una carenza notevole per chi visita il museo senza l'audioguida.

Caesar van Everdingen (1617-1678): Jupiter e Callisto. Ci sono diversi bei particolari in questo quadro del 1655: la maschera di Diana in alto a sinistra, il cane che annusa, e il volto di Jupiter (cioè Zeus) che è un autoritratto del pittore olandese. La storia di Zeus e Callisto la trovate qui.

Hendrick Cornelisz van Vliet (1611/12-1675): L'interno della chiesa Nieuwe Kerk di Delft. Guardate questo dipinto che sembra una foto per quanto è realistico. Notate i cani che gironzolano in chiesa!
In realtà non so se è proprio questo il quadro che si trova a Stoccolma, perché van Vliet ne ha fatto diversi che ritraggono l'interno di questa chiesa (Delft si trova nei Paesi Bassi).


Alexander Roslin (1718-1793): La donna velata (The Lady with the Veil). Per mostrarvi anche un pittore svedese (i primi tre erano tutti olandesi), ecco questo ritrattista che visse nel Settecento. Pur essendo svedese (nato nello Skåne, la regione più a sud della Svezia), visse gran parte della sua vita a Parigi. Questo è forse il suo ritratto più conosciuto (se ricordo bene l'audioguida spiegava che la donna ritratta avesse un occhio non sano, e il pittore scelse di usare il velo per nasconderlo invece che dipingerla di profilo, come avrebbero fatto altri pittori).

A me invece è  piaciuto ancora di più un altro quadro di Roslin, che dipinse in Russia dove fu invitata da Caterina la Grande e ritrae una bella principessa moldava, Zoie Ghika, nel 1777 (qui a sinistra).
E per finire, due statue che fanno parte della collezione del Nationalmuseum. Johan Tobias Sergel (1740-1814): Amore e Psyche, del 1787. Sergel è uno scultore svedese, anche se di padre tedesco, che studiò a Parigi e poi visse a Roma per diversi anni, dove scolpì anche questa statua da un blocco di marmo di Carrara.

Infine, una statua di bronzo francesissima, non solo per l'artista ma anche per il soggetto: Francois Rude (1784-1855): La Marseillaise. (Questa foto l'ho scattata io. In fondo a destra vedete un quadro di Cézanne che  mi era già familiare, perché uno molto simile fece parte di una mostra temporanea in Palazzo Strozzi ed era anche l'immagine con cui pubblicizzavano la mostra in giro per Firenze tre anni fa.)

Mi aveva incuriosito anche un busto di Joseph Nollekens (1737-1823) di una certa Lady Maria Stella Newburg, Comtesse von Ungern-Sternberg, ma purtroppo non sono riuscita a trovare nessuna informazione in rete di lei. Chissà se Ungern si riferisce a un'origine ungherese. A giudicare da un suo famigerato omonimo, non sembrerebbe...

Stranamente non c'erano tantissime opere italiane (come in tanti musei del mondo). Ho notato soltanto un San Sebastiano del Perugino e un Cristo di Giovanni Bellini.

mercoledì 27 ottobre 2010

Particolari dal Nationalmuseum di Stoccolma - Parte Prima

Il titolo di questo post richiama quello di due post che avevo scritto dopo un viaggio a Londra e una giornata intera passata alla National Gallery due anni fa: Parte Prima e Parte Seconda. Chissà se non sarà l'inizio di una serie.

Il Nationalmuseum di Stoccolma non è certo tra i musei più importanti del mondo, ma secondo me ha una collezione di tutto rispetto. E poi ovviamente ospita anche delle mostre temporanee. Io ho cominciato la visita da una mostra fotografica che adesso è allestita al pianoterra, dedicata alla famiglia reale, intitolata I Bernadotte in bianco e nero. La foto con cui la mostra viene pubblicizzata ritrae una bellissima Victoria 25enne in jeans e maglietta (l'attuale erede al trono, per chi non lo sapesse):

Foto: Mikael Jansson
Mi hanno colpito in particolare le immagini più vecchie (di un re di Svezia vecchissimo del 1950 e di una bellissima regina cinquantenne, per esempio).

Ho continuato con la mostra permanente sulla storia del design svedese al primo piano. Purtroppo non ho ritrovato le immagini sul web degli oggetti che mi sono piaciuti (come un anello di argento di Tom Ahlström del 1968 o una sfera di vetro di Edward Hald del 1930). In generale non sono stati tanti gli oggetti che ho apprezzato, ma questo forse è dovuta alla mia mancata competenza piuttosto che alla qualità delle opere.

Il secondo piano, invece, ospita la pinacoteca (esposizione permanente) e una mostra storica su tre personaggi importanti della storia europea dei primi dell'Ottocento: Napoleone, Jean-Baptiste Bernadotte (il capostipite della famiglia reale attuale) e Alessandro I, zar di Russia (dura fino al 23 gennaio). E' stato divertente vedere un capostipite della famiglia reale svedese con i capelli ricci mori e la faccia da francese!

E' una storia affascinante la sua. Fu un generale francese come Napoleone, di famiglia borghese, ed ebbe un rapporto particolare con lui. Sposò l'ex fiamma di Napoleone, Desirée Clary, che fu anche la cognata (sorella della moglie) del fratello Giuseppe di Napoleone (poi re di Napoli dal 1806 al 1808), così divennero pure parenti. Prima Ministro della Guerra, poi nominato ambasciatore negli Stati Uniti (ma mai entrato in carica), continua a combattere nell'esercito francese contro la Prussia e la Russia. Il trono di Svezia gli fu offerto dal re Carlo XIII che non avendo eredi era in cerca di un successore (similmente ai Lorena designati al Granducato della Toscana dopo la morte di Gian Gastone dei Medici senza eredi nel 1737). Così Jean-Baptiste Bernadotte il 21 agosto 1810 fu eletto Principe Ereditario della Svezia proprio a Örebro, e nel 1818 divenne re con il nome di Carlo XIV Giovanni. Ma prima ancora, nel 1813, rompe l'allenza con Napoleone e marcia contro la Francia (la pace di Parigi però gli risparmia l'invasione del proprio paese). Dopo la fine delle guerre, invece, fu lui a proclamare la neutralità della Svezia nei conflitti europei che ha segnato anche la storia svedese del ventesimo secolo.

Questa storia è stata raccontata anche in un film del 1954, intitolato Desirée, con Marlon Brando nel ruolo di Napoleone! (Spero di riuscire a trovarlo e vederlo un giorno.) In questa mostra mi ha colpito anche un busto che ritraeva un Napoleone chiaramente idealizzato, di Antonio Canova. Non so se sapevate che Canova venne scelto da Napoleone come suo ritrattista ufficiale, quindi questa statua ha diverse versioni. Eccone due: qui e qui. C'era anche un busto di Elisa Baciocchi (sorella di Napoleone, e per un breve periodo Granduchessa della Toscana) di Lorenzo Bartolini (uno scultore fiorentino).

Continuerò con i quadri della pinacoteca.