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sabato 31 maggio 2014

Curiosità linguistica #4 - Che peccato!

Premessa qui.

Che peccato!

Voi italiani per esprimere dispiacere usate la parola 'peccato'. "Che peccato che non puoi venire!" Come se ci fosse una colpa. Fanno così anche gli inglesi e gli svedesi. What a pity! Vad synd! Se ci penso mi fa senso dirlo. Che c'entra il peccare con il dispiacere? In inglese in realtà 'pity' vuol dire anche 'pietà', 'compassione, ma conoscendo l'espressione equivalente in italiano e in svedese immagino che pure in inglese significhi 'peccato' in questa esclamazione. In ungherese si usa un'altra parola. Noi diciamo "Che danno!" (Milyen kár! o De kár!). "Che danno che non puoi venire!" Altro che colpa! :)

domenica 18 maggio 2014

Curiosità linguistica #3 - Arrivo!

Premessa qui.

"Arrivo!"

E' un'esclamazione da annoverare tra le espressioni italianissime. Ultimamente, da quando ho una bimba piccola a casa, lo dico davvero spesso, come potete immaginare. A volte lo dico in italiano, a volte in ungherese, dipende se è presente anche Gabriele o meno. Così mi sono resa conto che non posso usare lo stesso verbo nelle due lingue. In ungherese devo dire "vengo" (jövök). Dire "arrivo" (érkezem) suona decisamente strano. Credo che sia lo stesso in inglese e in svedese. In inglese si direbbe "I'm coming!", in svedese "Jag kommer!". Dire "I'm arriving" o "Jag ankommer" non avrebbe molto senso (per lo svedese aspetto comunque conferma da chi lo conosce meglio di me...). E' simpatica questa differenza. Per l'italiano importa il risultato, agli altri l'azione. In italiano mi sembra una promessa più forte.

giovedì 8 maggio 2014

Curiosità linguistica #2 - Qual è peggio?

Premessa qui.

Qual è peggio?

Sapevate che in svedese ci sono due parole per dire 'peggiore'? Värre e sämre. Entrambi sono il comparativo irregolare di dålig ('cattivo'). La differenza è davvero interessante e non so quante altre lingue la facciano (di certo non l'inglese, l'italiano o l'ungherese). Gli svedesi distinguono tra il caso di qualcosa (intrinsecamente) cattiva che diventa ancora peggiore e quello di una cosa buona (o comunque non necessariamente cattiva) che peggiora. Il comparativo värre si usa quando qualcosa già di suo cattivo o negativo, come il dolore per esempio, peggiora. Negli altri casi si usa sämre.

Due link dove è spiegata questa particolarità della lingua svedese più in dettaglio:
- in inglese

venerdì 25 aprile 2014

Curiosità linguistiche

Usando quattro lingue quotidianamente (italiano, ungherese, svedese, inglese, in questo periodo in quest'ordine), scopro mille loro piccole particolarità che sarebbero da approfondire. Ovviamente appena scoperte, me le scordo puntualmente. Così ho deciso di prenderne nota subito nel mio cellulare, e quale posto migliore se non il blog per fare qualche piccola ricerca linguistica ogni tanto? Così mi metto in ordine le idee, le immortalo e le condivido con altri.

Si tratterà di riflessioni linguistiche (ne ho già scritte tante in realtà) che possono riguardare qualsiasi di queste quattro lingue, alcune di esse o anche tutte. Questioni etimologiche o grammaticali, espressioni particolari, problemi di traduzione, la pronuncia, ecc. Accanto a una bambina di pochi mesi non c'è molto tempo da dedicare a questi passatempi, quindi una curiosità alla volta, ogni tanto. Ho già annotato diverse cosette. Cominciamo con questa.

L'importante è vincere

Chi di voi conosce lo svedese probabilmente ha già notato che in italiano non c'è differenza tra vincere una partita o vincere alla lotteria. Nel senso che si usa lo stesso verbo. Anche in inglese puoi vincere una gara (to win a competition) o l'attenzione di qualcuno (to win the attention of someone), non importa, sempre vincere è. In svedese e in ungherese, però, ci sono due verbi che significano 'vincere' e non sono completamente interscambiabili. Perché 'vincere' può riferirsi a due concetti diversi: si può vincere contro qualcuno o qualcosa (in una competizione o in una guerra), oppure si può vincere nel senso di guadagnare (un premio o l'attenzione di qualcuno, per esempio). Nel primo caso lo svedese usa il verbo att besegra, l'ungherese il verbo győzni. Per il secondo caso lo svedese ha il verbo att vinna e l'ungherese il verbo nyerni.

Questi due verbi in certi contesti possono essere sinonimi, in altri è un errore scambiarli. Vinna e nyerni ('vincere' nel senso di 'guadagnare') hanno un significato più ampio, e possono spesso essere usati al posto di besegra o győzni, ma non è vero il contrario. Un giocatore dopo una vittoria potrà esultare dicendo 'Nyertünk!' ('Abbiamo vinto!'), ma quasi certamente dirà 'Győztünk!' che è un verbo più forte. Non si può però usare il verbo győzni per dire che hai vinto alla lotteria o che vuoi vincere l'attenzione di qualcuno. Anche perché uno (nyerni/vinna = vincere qualcosa) è un verbo transitivo, l'altro (győzni/besegra = vincere contro qualcosa/qualcuno) no. 'Trionfare' può forse essere una buona traduzione del secondo in certi contesti, ma non sempre. 'Trionfare' è una parola ancora più forte, vuol dire stravincere, vincere clamorosamente. Győzni/besegra non necessariamente. (Lo svedese conosce anche il verbo triumfera, mentre in ungherese si direbbe diadalmaskodni.)

Questo è uno di quei casi che fanno capire che se conosci una lingua sola, certi problemi non ti poni neanche. Spesso è il confronto con altre lingue che ti fa capire certi limiti o, al contrario, ricchezze della tua lingua. Inoltre, questo è uno di quei casi in cui la mia lingua mi ha aiutata a comprendere meglio lo svedese.

mercoledì 10 aprile 2013

För, för, för...

Il vocabolario svedese ha una particolarità noiosa che rende il suo apprendimento più lento e difficile: l'onnipresenza di tre letterine: f-ö-r. Oltre alla parolina för, che già di per sé può avere diversi significati, c'è una quantità incredibile di parole che cominciano con il prefisso för-. Nel mio dizionario svedese-italiano più di venti pagine sono dedicate a parole che cominciano con för-.

In questo periodo sto leggendo una biografia di Freddie Mercury in svedese, e mi ritrovo a dover cercare la stessa parola nel dizionario svariate volte, perché essendo simili tra loro ho più difficoltà a ricordarmele. (Non che normalmente me le ricordi subito le parole...) Ecco "qualche" esempio:

förbannad - incavolato
förbluffande - stupefacente
förbryllande - sconcertante
förfärad - terrificato
förhålla sig - comportarsi
förklädd - camuffato
förlust - perdita
förmoda - supporre
förmögenhet - proprietà
förrådd - tradito
försynt - modesto
förtjust - entusiasta
förtränga - opprimere
...e l'apoteosi del 'för': förföra - sedurre

Insomma, mediamente ogni due pagine c'è una nuova parola che comincia con för-, e che dovrei ricordare...

Anche la parolina för può avere diverse funzioni. Innanzitutto è una preposizione. L'equivalente del for inglese. För Guds skull! Per amor di Dio! Det är svårt för mig att förstå. Mi risulta difficile capire. Poi può essere anche un avverbio e significare 'troppo'. Det är för kallt här ute. Fa troppo freddo qui fuori. Inoltre, può essere anche una congiunzione. In tal caso vuol dire 'poiché, perché'. Jag arbetar inte idag, för jag är på semester. Non lavoro oggi, perché sono in ferie. (Affermazione falsa, purtroppo.) E non finisce qui. För è anche un verbo, coniugato al presente, e significa 'conduce, guida'. Infine, può essere un sostantivo e significare 'prua'. Manca qualche altra classe di parola?

(Immagine da qui)

Poi c'è anche la parolina före, anch'essa con molteplice funzione: preposizione - avverbio - prefisso. Come preposizione significa 'prima di' o 'davanti a'. Några dagar före påsk. Qualche giorno prima di Pasqua. Come avverbio vuol dire 'avanti, prima'. Klockan går före. L'orologio va avanti. Con due r, invece, diventa 'precedentemente'. Jag har aldrig sett honom förr. Non l'ho mai visto prima. Förr eller senare. Prima o poi. Se poi ci aggiungi una a, förra, significa 'scorso, passato'. Förra året. Lo scorso anno. Ma tornando a före, come detto sopra, può essere anche un prefisso. Alcuni esempi:
förebild - esempio (nel senso di modello)
föredrag - conferenza (mentre fördrag è 'trattato')
föreläsa - tenere una lezione
föreslå - proporre (mentre förslå è 'bastare', e 'proposta' si dice förslag senza la e)
föreställning - spettacolo

Come potete vedere, come nel caso delle parole con prefisso för-, i significati degli esempi riportati c'entrano poco l'uno dall'altro. A volte basta una letterina per cambiare completamente il significato. Per citare altri esempi simpatici:
förefalla - sembrare; förfalla - decadere
föregå - precedere; förgå - trascorrere
förestå - dirigere; förstå - capire
förbjuda - proibire; förebud - presagio
ecc., ecc., ecc.

Ecco. Mi sono approfittata del blog per ripassare un po' di parole svedesi. :)

giovedì 4 aprile 2013

L'etimologia di Pasqua

Alla faccia della mia promessa di novembre, presto ho abbandonato l'idea dei post etimologici-comparati. Cioè, in realtà, non è stata l'idea ad essere abbandonata ma la sua realizzazione. Per gli stessi motivi per cui ho un po' abbandonato il blog in generale. Na de sebaj, direbbe un ungherese (che significa circa 'però nessun problema'), non è mai tardi per recuperare. Allora colgo l'occasione della recente festa per raccontarvi l'origine di una parola: della Pasqua, appunto. Il nome di questa festività è simile in italiano (Pasqua) e svedese (Påsk), di radice comune, è però molto diverso in inglese (Easter) e ungherese (Húsvét), il che mi ha incuriosita e spinta ad approfondire.



Pasqua e Påsk derivano dall'aramaico pasha! Trasmesso alle lingue europee dall'ebraico, attraverso il greco, quindi un bel viaggio lungo. La parola significa 'passaggio'. L'ebraico pesach è una festa che commemora la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù egiziana. Passaggio, quindi, nel senso concreto, con riferimento all'uscita dall'Egitto grazie a Mosé. Nel cristianesimo divenne la festività che tutti conoscete bene. E' la celebrazione della resurrezione di Gesù e, quindi, passaggio in un senso spirituale dalla vita terrena alla terra promessa del cielo. Lo svedese, insieme alle altre lingue scandinave, ma al contrario del tedesco e dell'inglese, ha preso la parola dal latino, o comunque da una delle lingue latine.

In ungherese la parola húsvét è legata alla festività cristiana, ma non sta ad indicare un concetto spirituale come la resurrezione o altre cose simili. Ha un significato molto più "terra-terra". Vuol dire letteralmente (ri)presa (vét) della carne (hús), cioè il fatto di tornare a mangiare la carne dopo un lungo periodo di digiuno che precede la Pasqua. Ormai gli ungheresi non ci pensano più, essendo una parola abbastanza corta, è facile non rendersi conto del suo significato originale. Mostra una certa pragmaticità rispetto alla parola italiana che invece ha un significato spirituale. Si dice che húsvét sia una traduzione dalle lingue slave meridionali (la Slovenia e la Croazia oltre ad essere paesi confinanti, furono parte dell'Impero austro-ungarico per secoli).

Infine, Easter è un'antica parola inglese, di origine pagana. Eastre è il nome di una dea che veniva celebrata il giorno dell'equinozio di primavera. Easter a sua volta deriva dal proto-germanico Austron. Insomma, una parola germanica che non ha niente a che vedere con l'aramaico pasha o l'ebraico pesach.

Trovo molto affascinante come l'etimologia possa aiutare a capire la nostra storia e trovare le nostre radici. L'origine della parola 'Pasqua' mostra chiaramente che alcune festività pagane ed ebraiche sono state trasformate in festività cristiane successivamente. Di questa "cristianizzazione" delle feste hanno scritto in molti, quindi io mi limito a riportare qualche link per chi ha voglia di approfondire:

giovedì 20 dicembre 2012

Buon Natale in tutte le lingue del (mio) mondo

(Parafrasando Pieraccioni...)

Questo mese sono stata poco ispirata a scrivere sul blog, vuoi per stanchezza vuoi per pigrizia. In questo periodo sono un po' sopraffatta dagli impegni di lavoro (soprattutto didattici), e la sera non ho molta voglia di fare nulla di impegnativo. Però un'idea di post mi è venuta, anche poco originale (che conferma quanto detto sopra), ed è senz'altro da scriverlo prima delle feste.

La parola "natale" è molto diversa in ognuna delle mie quattro lingue, di radici completamente differenti. Così mi è venuta voglia di analizzare l'etimologia di queste quattro parole:
Christmas (inglese)
Natale (italiano)
Jul (svedese, ma anche danese e norvegese)
Karácsony (ungherese)

La parola italiana 'Natale' si fa presto a spiegarla. Significa 'giorno di nascita', e si intende quello di Gesù, ovviamente. Così anche in altre lingue neolatine: noel in francese (con due punti sulla 'e'), natal in portoghese e navidad in spagnolo. Perciò non è una parola così antica, ma coetanea del cristianesimo. Ha un signifato religioso anche la parola inglese. Infatti, Christmas sta per 'messa di Cristo', e deriva dall'antico inglese Cristesmaesse. La parola Cristo a sua volta, però, deriva dal greco, mentre maesse viene dal latino. La stessa costruzione si trova in olandese (Kerstmis), nello scozzese (Christenmas), e l'hanno scelto pure per l'esperanto (Kristnasko).


La parola inglese di oggi però non ha nulla a che vedere con il 'natale' nordico. Jul ha un'origine molto più risalente del cristianesimo. E' una parola germanica, anche se le radici esatte sono ignote, e segnava un periodo o una festività invernale (se volete saperne di più vedete qui e qui). Jul è diffuso in tutta l'area nordica, l'hanno recepito pure il finlandese e l'estone che sono due lingue ugro-finniche (come l'ungherese). Il tedesco invece ha "scelto" la via inglese, anche se con una variazione: Weihnachten, cioè 'notte sacra'.


Sembra che la diffusione di questa parola sia un fattore geografico più che di affinità linguistica o di comunanza religiosa. L'ungherese karácsony è, infatti, un prestito slavo dove originalmente significava il solstizio. Una variante della stessa parola oggi è usata per indicare la festa di Natale sia da ortodossi: rumeni (che poi non sono slavi, ma neolatini) e bulgari (che invece sono slavi), che da cristiani occidentali: cechi,  slovacchi e ungheresi. Ecco perché sembra più un fatto geografico che di legame religioso-culturale.


E se volete sapere come si augura Buon Natale in ungherese, ecco alcuni suggerimenti:
- Boldog karácsonyt! - "Felice Natale!"
- Áldott karácsonyt! - "Benedetto Natale!"
- Békés karácsonyt! - "Sereno Natale!"
...e la versione classica completa e più formale: Kellemes Karácsonyi Ünnepeket Kívánok!, letteralmente "auguro piacevoli feste natalizie".

Insomma, Buon Natale a tutti voi in tutte le lingue del (mio) mondo!

Chiudo con una scena di una commedia inglese incantevole che ormai ho visto e rivisto in tutte le mie lingue:


lunedì 26 novembre 2012

Emozioni

Emozione. Un'altra parola molto italiana. Non che non esista in nessun'altra lingua, ma perché è così ricorrente nei discorsi degli italiani. E nella vita degli italiani. Talvolta penso a quanto ho imparato in Italia. Incredibilmente tanto. Di vivere. Di accettare, anzi, di apprezzare le contraddizioni. Di vivere le emozioni. Di riconoscerle. Di acclamarle. Di farne una ragione di vita. E poi penso a che ne è stato di questo modo di vivere. Qui in Svezia. Di tutta quell'umanità e calore. Ne ho portato un pezzettino con me. Sicuramente ho portato l'amore con me, che è la cosa più importante. Ma che ne è stato delle piccole emozioni quotidiane? Delle emozioni suscitate dalla bellezza. Delle emozioni suscitate dall'imprevedibilità. Della gioia dei sensi nelle piccole cose quotidiane: la vista di opere d'arte dal vivo, il gusto dei sapori raffinati. Gioia dei sensi che fa parte della vita quotidiana di ogni italiano.

Emozione: dal latino emotus, participio passato di emovere = trasportare fuori, smuovere, scuotere. L'emozione ti scuote. Ti smuove.
I sinonimi secondo il dizionario etimologico sono: agitazione, sollevamento di spirito, entusiasmo, commozione. Sollevare lo spirito. Che bella espressione! Si può dire anche in ungherese: lélekemelő ('che solleva lo spirito'), ma ha un significato più preciso di 'emozionante' ed è nettamente positivo, mentre un'emozione può essere anche negativa. Anche in svedese si può dire sinnesrörelse ('movimento dell'animo'), ed etimologicamente è un'imitazione dell'espressione latina motus animi.

Non esiste però una traduzione perfetta di 'emozione' né in ungherese né nelle lingue germaniche. (Lo conferma Buck nel suo fantastico libro citato nel post precedente.) L'ho sempre trovata una mancanza significativa. Da quando sono diventata un po' italiana mi manca molto questo termine quando parlo in ungherese. Abbiamo la parola latina emóció, ma non è di uso tanto comune. Suona un po' scientifico. In inglese emotion è almeno una parola comune, e credo che lo sia anche in svedese (scritto ugualmente emotion), ma attendo conferma dai più esperti.

In svedese esiste poi la parola känsla, dal verbo 'att känna', sentire. Vuol dire però più sentimento che emozione. Tra sentimento ed emozione c'è una bella differenza. Secondo il dizionario känsla significa anche 'sensazione'. Ma anche tra sensazione ed emozione c'è una bella differenza. Infatti, anche in ungherese una traduzione potenziale è érzés ovvero 'sentimento' o 'sensazione', da érezni = sentire. (Ho usato la parola életérzés in un post precedente.)

Chiudo con tre canzoni di un artista la cui musica è pura emozione. Me l'ha fatto conoscere un mio amico fiorentino, perciò mi ricorda gli anni fiorentini.

mercoledì 21 novembre 2012

Swedish vs English - Parte Quarta: La scrittura

Per i post precedenti della serie vedete qui: 1 2 3

Come avevo menzionato qui, l'inglese scritto degli svedesi è decisamente peggiore del loro inglese parlato. Se ci pensiamo bene è un fatto comprensibile. Non è soltanto colpa della scuola (nel senso che imparano bene l'inglese per merito della televisione e del cinema piuttosto che dell'istruzione scolastica), ma anche della notevole similitudine tra le due lingue. Se pensate a come parlano italiano gli spagnoli e i portoghesi/brasiliani, e soprattutto come lo scrivono (con tutte le difficoltà legate alla mancanza di doppie nella loro lingua), potete capire che difficoltà devono affrontare gli svedesi quando parlano/scrivono in inglese.

Infatti, il libro che usiamo al corso di svedese (un corso a distanza con un incontro al mese), e che è scritto per svedesi e non per stranieri, elenca una serie di vanliga fel i svenskan (errori comuni nello svedese), la maggior parte dei quali è riconducibile alla notevole somiglianza dello svedese all'inglese. Ciò significa che gli svedesi non solo hanno difficoltà a scrivere in inglese corretto, ma che spesso commettono errori pure quando scrivono nella propria madrelingua confondendo le regole di scrittura con quelle dell'inglese. Insomma, è una bella confusione. Ecco alcuni esempi.

Parole composte: lo svedese ha le parole composte (come il tedesco), mentre l'inglese le scrive separatamente. Così in svedese scrivi mobiltelefon e tullfri, mentre in inglese scrivi 'mobile phone' e 'duty free'. In svedese scrivere una parola composta separando i due elementi può portare a un significato completamente diverso. Così sjuksköterska significa 'infermiera', mentre en sjuk sköterska è 'un'infermiera malata', rökfritt vuol dire 'non fumatore' (libero da fumo), mentre rök fritt significa che è libero fumare, quindi propro l'opposto.

Il genitivo: Questo l'avevo già menzionato in uno dei post precedenti. L'inglese usa l'apostrofo, lo svedese no. In inglese Marta's house, in svedese Märtas hus.

Le iniziali (maiuscole / minuscole): Mentre l'inglese usa spesso le iniziali maiuscole, lo svedese ha praticamente le stesse regole dell'italiano. Soltanto i nomi propri vanno scritti con l'iniziale maiuscola, se sono aggettivati no. Così in inglese scrivi Swedish, Italian, Hungarian, mentre in svedese scrivi svensk, italiensk, ungersk. Anche i giorni della settimana, i mesi e le epoche hanno iniziali minuscole.

La punteggiatura delle abbreviazioni: In modo abbastanza curioso lo svedese, invece del semplice punto, usa i due punti sia per i numeri ordinali che per le altre abbreviazioni quando seguite da almeno una lettera. Così 'the 10th of April' in svedese diventa 'den 10:e april', cirka (il significato è intuibile) diventa c:a, Sankt (altrettanto intuibile) S:t, ecc. Non sempre però. In molte abbreviazioni si usa il semplice punto. Alcune delle più comuni col punto semplice: p.g.a. = på grund av (a causa di), o.s.v. = och så vidare (eccetera), m.v.h. (anche senza punti, solo 'mvh') = med vänlig hälsning (cordiali saluti).

Chiudo con una canzone svedese dal testo semplice che si sente spesso alla radio e che mi piace. Nel video potete leggere la traduzione inglese del testo. Per il testo originale vedete qui.

Melissa Horn - Jag saknar dig mindre och mindre 
(Mi manchi sempre meno)



p.s. Nella traduzione inglese del testo della canzone potete notare gli errori tipicamente svedesi di cui avevo scritto in questo post.

giovedì 8 novembre 2012

Di formalità e cortesia in Svezia

Chiunque cresciuto in un altro paese europeo (fuori dalla Scandinavia) che si trasferisce in Svezia, dopo poco si rende conto dell'informalità dei rapporti sociali tra gli svedesi. O meglio, dell'assenza di formalità nei rapporti. E anche dei gesti di cortesia. Fatico ancora ad abituarmi al fatto che in palestra nello spogliatoio la gente non si saluta. A me viene naturale salutare quando entro, anche se ci sono ragazze che non ho mai visto prima in vita mia. Invece capita spesso che addirittura non mi rispondono. Quando sono io a trovarmi nello spogliatoio le persone che entrano non salutano mai. Ormai dopo due anni posso affermare che è la regola. Vabbè, cultura diversa... mi rassegno.

Che gli uomini svedesi non siano "premurosi"* nei confronti delle donne è una cosa a cui non ci avrei neanche fatto caso se altri non me lo facevano notare, perché non gli ho mai dato alcuna importanza. Ma che gli studenti si rivolgano a me come se fossi una loro compagna di banco continua a sorprendermi. O, meglio, a farmi sorridere. Questa cosa si nota soprattutto nella comunicazione scritta, meno in quella verbale. (A parte che a me fa ancora strano salutare una persona anziana con un "Hej!"...) Le email degli studenti Erasmus (francesi, spagnoli, tedeschi o italiani che siano) hanno uno stile decisamente diverso dalle email degli studenti svedesi. La differenza è proprio eclatante. Per portare un esempio, una volta tempo fa mi è arrivata una mail da una studentessa svedese che conteneva la seguente frase (traduco in italiano): "non riesco a trovare questa cosa x nelle tue istruzioni, mentre l'ho cercato. sono cieca o cosa?" A dir poco sono rimasta basita... Ma vi immaginate uno studente italiano scrivere una frase del genere a un professore? Va bene che non sono un professorone, ma un'insegnante giovane, ma comunque... In altri paesi europei succederebbe difficilmente. Le mail degli studenti svedesi cominciano con "Hi!" pure in inglese, quelle degli studenti francesi/spagnoli/ecc. con "Dear Madam/ Dear Ms. X". 

A me fa proprio sorridere questa differenza culturale. Non posso dire che mi piaccia, ma mi rassegno. Non è che ci posso fare molto. A me non dispiaceva stare attenta allo stile quando parlavo o scrivevo a un professore. La cortesia è eleganza. A chi è abituato all'eleganza della forma in certi contesti e rapporti gli svedesi a volte possono sembrare rozzi. Secondo me fare differenza nel tuo modo di parlare e di scrivere a seconda a chi ti rivolgi arricchisce sia la lingua che la società invece di impoverirle. Ma questa è la mia opinione personale. Ci sono quelli che preferiscono l'uguaglianza totale e incondizionata a tutti i costi. Voi che ne pensate?

Per quanto ho capito io, non è sempre stato così in Svezia. Fino agli anni Sessanta, per esempio, la lingua svedese conosceva il "Lei". Fu semplicemente abolito dal c.d. Du-reformen. Ne ha scritto Daniele nel suo blog qui. Pur essendo abituata all'uso del Lei sia in ungherese che in italiano, la sua assenza di per sé non mi dà assolutamente fastidio. Non ce l'ha neanche l'inglese. Nonostante ciò ho l'impressione che gli inglesi siano molto più formali ed eleganti nel loro modo di parlare in contesti ufficiali. Però sarei contenta di sentire opinioni contrarie da coloro che vivono in Svezia da più a lungo...

* Qua sarebbe perfetto l'aggettivo ungherese előzékeny, e ho avuto un po' di difficoltà a trovare la parola giusta in italiano. Premuroso? Educato? Cortese? Quale parola si usa per l'uomo che cede il posto alla donna, le apre la porta, le aiuta a mettersi la giaccia, ecc.? (Előzékeny letteralmente significa dare precedenza all'altra persona.)

Aggiornamento: mi è già arrivata la risposta. In italiano si dice "galante"! :)

giovedì 1 novembre 2012

Parole al buio

Ci risiamo. Stiamo andando verso l'inverno inesorabilmente. E' passato l'equinozio, abbiamo lasciato l'ora legale, le giornate si stanno accorciando a vista d'occhio. Ci vuole di nuovo un passatempo che porti luce nelle lunghe serate buie. Il primo anno mi sono dedicata all'arte, il secondo anno alla musica, stavolta mi dedicherò alla terza passione, la lingua, rischiando di trasformare questo blog in una rassegna linguistica, ma tant'è.

Il destino vuole che la sala di lettura della biblioteca dove vado a lavorare quando mi capita di passare qualche giorno a Göteborg sia piena di dizionari, vocabolari ed enciclopedie linguistiche. Come faccio a non dargli un'occhiata? Infatti, nelle pause del lavoro mi dedico ad esplorare questi scaffali e sfogliare i libri. Ho trovato diversi tesori che sarebbe un sogno avere a casa. E via via in queste pause faccio delle mini-ricerche, scopro curiosità e faccio collegamenti. Purtroppo non ho trovato alcun libro sulla lingua ungherese, ma c'è molto sulle altre mie tre lingue: l'inglese, lo svedese e l'italiano. E intanto ho ordinato un libro di etimologia ungherese che prenderò la prossima volta che vado in Ungheria.

La mia idea è confrontare le mie quattro lingue guardando alle origini e all'uso di una certa parola. Un po' come ho fatto con la parola 'finestra' qui e con la parola 'patata' qui, scoprendo molte cose interessanti. Evito di usare citazioni precise e rinvii alle fonti, anche se mi verrebbe naturale. Riporto qui le fonti una volta per tutte, per chi è interessato ad approfondire:

B. Bergman, Ordens ursprung, Wahlström & Widstrand, 2007
G. Bergman, Ord med historia, Prisma, Stockholm, 8:e uppl., 2005
R. Hendrickson, The Facts on File Encyclopedia of Word and Phrase Origins, Checkmark Books, New York, 3rd ed., 2004
C.L. Buck, A Dictionary of Selected Synonyms in the Principal Indo-European Languages. A Contribution to the History of Ideas, University of Chicago Press, Chicago, 1949

In particolare quest'ultimo libro è fantastico, perché fa già una comparazione tra le diverse lingue, anche se purtroppo si limita a quelle indo-europee, quindi nessun riferimento all'ungherese. Su quest'ultimo mi devo per ora affidare a quel che so già o che riesco a trovare su internet. Per fortuna è la lingua che conosco meglio tra tutte, essendo la mia madrelingua. Infine, una fonte online: un vecchio dizionario etimologico svedese, scannerizzato pagina per pagina, accessibile qui.

Allora cominciamo! Quale tema migliore per iniziare se non l'AMORE? :) Tempo fa in un commento su Facebook un amico mi suggeriva di indagare sulla particolarità del verbo 'voler bene' dell'italiano che non ha un equivalente nelle altre lingue. Effettivamente è un verbo che adoro perché così prettamente italiano. Ecco, quindi, le parole da confrontare:

amore / amare - voler bene (italiano)
szerelem - szeretet / szeretni (ungherese)
love / to love (inglese)
kärlek / att älska (svedese)

Come vedete, lo svedese usa parole molto diverse dall'inglese. A proposito... siete anche voi stufi degli I love you degli americani? Nei film lo dicono ogni tre per due, anche a mo' di saluto. Non che l'inglese non abbia espressioni alternative, ma I love you sembra proprio inflazionata.

Cominciamo però dall'italiano... Il vostro ti voglio bene ha un significato più ampio di un ti amo, ma certo questo non ve lo devo spiegare io. Sentirsi dire da un ragazzo ti voglio bene può essere una delusione, quando si aspetta invece una dichiarazione di amore. L'italiano però non è l'unico a fare questa distinzione. La fa anche il francese con il suo avoir cher (letteralmente 'avere caro') e il tedesco con il suo gern haben (lett. 'avere volentieri').

L'ungherese non fa distinzione tra amore romantico e amore in senso lato nel verbo. C'è un solo modo per dire ti amo o ti voglio bene: szeretlek. Fa però questa distinzione nel sostantivo. Szerelem è l'amore romantico/sessuale, szeretet è amore in senso lato, che si può provare per un amico, un figlio o un fratello. E' quest'ultimo che viene usato in un contesto religioso-cristiano quando si parla di amore, non szerelem che ha un significato ben preciso: l'essere innamorati.

In svedese, infine, per quanto ho capito io, non esiste una distinzione tra amore romantico e amore in senso lato, però, curiosamente, il verbo è molto diverso dal sostantivo. Älska (amare) è una parola scandinava, che ha anche la sua forma sostantivata (älskog), ma il termine più comunemente usato per 'amore' è kärlek, che invece è una parola con radici latine, più precisamente francesi. Infatti, deriverebbe dalla parola cher, 'caro' in francese. (Lo ha preso in prestito pure il danese che per 'amore' usa kaerlighed.) Ti amo in svedese si dice jag älskar dig (la pronuncia è diversa come ve lo immaginate...).

Un'ultima nota: è bellissimo anche lo spagnolo te quiero, letteralmente 'ti voglio'. E' pura passione! (Anche se in realtà mi sa che lo dicono anche ad amici e parenti...) Il francese, il tedesco e lo spagnolo però usano tutti un'espressione egocentrica. Rimane l'italiano l'unico ad esprimere altruismo. Ti voglio bene, cioè ti voglio del bene, voglio il tuo bene, non il mio. Non è un caso che l'italiano è considerato la lingua dell'amore! :)


lunedì 22 ottobre 2012

Lingue scandinave comparate

In uno dei blog che seguo è stato pubblicato un post molto interessante che mette a confronto le tre lingue scandinave. Non avendo le competenze necessarie per poter fare una comparazione del genere, l'ho letto con grande interesse. Quindi invece di cimentarmi in studi difficili, con permesso dell'autrice (una ragazza ungherese che studia a Malmö), vi propongo la traduzione del post in questione. Il testo originale è scritto in ungherese e lo trovate qui.

La fonte delle informazioni qui riportate è lo Språktidningen (Giornale Linguistico) che scrive della lingua svedese di oggi con occhio esperto ma in modo comprensibile.

Innanzittutto: per quanto riguarda la  lingua scritta c'è poca differenza tra il danese e il norvegese. Per quanto riguarda la lingua parlata, invece, secondo i danesi il norvegese suona come lo svedese.

Si dice che Ludvig Holberg, il noto scrittore norvegese, una volta fu arrestato a Helsingør (Danimarca), accusato di essere una spia svedese. Per motivi di lingua. Questo episodio successe nel Settecento, ai tempi della grande guerra del nord. Ludvig Holberg parlava danese fluentemente, ma con un accento norvegese, perché prima di diventare professore a Copehagen nacque e crebbe a Bergen in Norvegia. I poliziotti danesi avranno creduto che Holberg venisse dallo Skåne, perché tale regione appartenne alla Danimarca fino al 1658 e il norvegese poteva suonare come lo skånska (il dialetto dello Skåne, noto per essere incomprensibile per gli altri svedesi), pure per gli svedesi stessi.

Per l'orecchio danese il norvegese e lo svedese si assomigliano talmente tanto che i danesi generalmente non riescono neanche a distinguere le due lingue. Solitamente cercano di indovinare facendo le seguenti considerazioni: se la lingua parlata è scandinava ma non è danese, allora è svedese. Così hanno una probabilità doppia di indovinare giusto, dato che gli svedesi sono due volte tanto quanti i norvegesi. Però i danesi capiscono meglio il norvegese dello svedese, perché il lessico norvegese assomiglia più al danese che al norvegese. Per esempio:

Svedese --- Danese --- Norvegese --- Italiano (Ungherese)
fråga ---- spørge --- spørre ----- domanda (kérdés)
fönster -- vindue --- vindu ------- finestra (ablak)*
snål ----- gerrig ---- gjerrig ------ taccagno (fukar)

La somiglianza tra il danese e il norvegese è riconducibile al lontano 1814, quando la Danimarca e la Norvegia formarono un'unione, la cui lingua scritta comune fu il danese. La lingua norvegese maggioritaria di oggi - il bokmål - tuttora assomiglia molto al danese scritto. Tanto è che gli svedesi non vedono molta differenza tra il bokmål e il danese, mentre per quanto riguarda la lingua parlata la situazione è l'opposto. Da quel punto di vista sono il norvegese e lo svedese ad essere simili. "Norwegian is Danish spoken in Swedish", vale a dire 'il norvegese è danese parlato in svedese', come disse il linguista americano-norvegese, Einar Haugen.

E' per questo che in tutti i test che valutano il livello di comprensione delle altre lingue scandinave risultano vincitori i norvegesi. Non perché siano più intelligenti o più portati per le lingue, ma semplicemente perché sono più fortunati: la pronuncia assomiglia allo svedese, il lessico al danese. Ne consegue che se qualcuno - diciamo per puro hobby - vuole scegliere la lingua scandinava da studiare cercando di trarne il maggior vantaggio possibile, dovrebbe prendere in considerazione il norvegese, purché non ha abbia destinazione precisa. Perché ovviamente in Svezia sarà molto più utile lo svedese e in Danimarca il danese.

Ho trovato uno studio interessante che conferma quanto sopra:

A) Comprensione della lingua parlata
  • i norvegesi capiscono
    l'88% dello svedese parlato
    il 73% del danese parlato
  • gli svedesi capiscono
    il 48% del norvegese parlato
    il 23% del danese parlato
  • i danesi capiscono
    il 69% del norvegese parlato
    il 43% dello svedese parlato
B) Comprensione della lingua scritta
  • i norvegesi capiscono
    l'89% dello svedese scritto
    il 93% del danese scritto
  • gli svedesi capiscono
    l'86% del norvegese scritto
    il 69% del danese scritto
  • i danesi capiscono
    l'89% del norvegese scritto
    il 69% dello svedese scritto
Una piccola aggiunta: La lingua norvegese moderna si divide in due grandi varianti dialettali, e tra i due dialetti la distanza è come tra due lingue scandinave. Viene, infatti, a chiedersi se non possono essere considerate due lingue distinte. Questi due dialetti sono il nynorsk e il bokmål. Il nynorsk (ovvero neonorvegese) è usato come madrelingua da circa il 10% della popolazione (400 mila persone), ma per via delle somiglianze e delle radici comuni anche gli altri norvegesi lo capiscono, anche se non facilmente. Si capisce anche dal nome che il bokmål è la lingua dei libri, quella che viene usata generalmente e nella maggior parte degli scritti. Ogni zona ha però delle proprie particolarità. Il bokmål "puro" è usato nelle zone di Oslo e Trondheim.

Rimane la mia invidia per tutti coloro che con la propria madrelingua riescono subito a comprendere, almeno in parte, almeno nella forma scritta o in quella parlata, senza grandi sforzi altre due-tre lingue. In realtà è il caso di quasi tutte le lingue europee, a parte la mia e poche altre...

* Dell'etimologia della parola 'finestra' nelle lingue europee ho già scritto qui.

sabato 29 settembre 2012

Swedish vs English - Parte Terza: Grammatica 1

Dopo una lunga pausa, continuo la serie di post sulla comparazione tra lo svedese e l'inglese cominciata a maggio. Dopo l'etimologia e l'inglese degli svedesi manca ancora la parte più sostanziale e impegnativa (perciò il ritardo): la grammatica. Naturalmente non posso mirare a una comparazione completa. Vorrei solo trattare alcuni punti interessanti.

Una domanda che viene spontanea: qual è più facile? L'inglese o lo svedese? Da questo post vedrete che per certi aspetti è più facile l'inglese, per altri lo svedese. Nel complesso credo che abbiano più o meno lo stesso livello di difficoltà.

Sostantivi

Una volta ho già menzionato (qui) che l'unica peculiarità della grammatica svedese che avevo trovato era il fatto che l'articolo determinativo fosse un suffisso. Questo rende sia lo scrivere che il parlare senz'altro più complicato, se sei abituato ad altre lingue in cui l'articolo precede il sostantivo (come in inglese e in italiano). In più in svedese, come in italiano, ma al contrario dell'inglese (e dell'ungherese), esistono i generi. Solo due, per fortuna, e non corrispondono a femminile e maschile (ma si chiamano comune e neutro). Comunque c'è da imparare con ogni sostantivo anche il suo genere. Inoltre, mentre per formare il plurale l'inglese mette un semplice 's' alla fine della parola, in svedese esistono 4 categorie di plurale: -er, -ar, -or, -n, e non è assolutamente scontato quale di queste devi usare.
Per quanto riguarda i sostantivi, quindi, lo svedese è molto più complicato dell'inglese. Ma almeno nessuna delle due conosce i casi (come il latino o il tedesco).

Verbi

Per quanto riguarda i verbi, invece, lo svedese è più semplice dell'inglese. Ci sono gli stessi tempi verbali e si formano in modo molto simile, ma in svedese non c'è alcuna differenza per esempio tra la terza singolare in presente e le altre persone. Mi spiego: in inglese you go - he goes, in svedese du går - han går. Quindi, un tempo - una coniugazione sola, indipendentemente dal soggetto. Questo semplifica le cose parecchio rispetto all'italiano.
Inoltre, come in inglese, anche in svedese si usa un solo verbo ausiliare per formare i tempi composti: avere (to have - att ha). Non distinguono tra verbi transitivi e intransitivi, come l'italiano. Quindi ho mangiato - sono andata in svedese diventa jag har ätit - jag har gått, in inglese I have eaten - I have gone, e devi usare il pronome personale dato che non puoi indicare il soggetto con la coniugazione come in italiano.
Mentre in inglese almeno il verbo 'essere' (to be) si coniuga (am, are, is), in svedese neanche quello (rimane sempre är). Perciò, per quanto riguarda i verbi, lo svedese risulta ancora più facile dell'inglese.

Per ora ecco un assaggio della grammatica svedese in comparazione con l'inglese (e un po' con l'italiano). Continuerò in un post successivo, magari senza far passare quattro mesi stavolta...

Nota finale: se chiedete a me, che ho studiato tutte e tre queste lingue come lingua straniera (nel senso che nessuna delle tre è la mia madrelingua), io dico che l'italiano è molto più difficile sia dell'inglese che dello svedese.

lunedì 21 maggio 2012

Swedish vs English - Parte Seconda: L'inglese degli svedesi

C'è un aspetto interessante del confronto tra l'inglese e lo svedese su cui ormai ho accumulato un bel po' di esperienza: l'inglese parlato e scritto degli svedesi. Insegnando in inglese agli studenti svedesi ed avendo letto centinaia di tesine, esami, compiti, tesi di laurea, email scritti da loro negli ultimi due anni, mi sono fatta un'idea abbastanza chiara del loro inglese. Ho un paio di esempi di errori tipicamente svedesi che sono diventati parte delle spiegazioni delle mie lezioni di Legal English.

Esiste uno studio molto interessante sulle lingue parlate in Europa, commissionato dalla Commissione Europea (ecco il link). Secondo questo studio il 90% degli svedesi parla almeno una lingua straniera. In Italia questa percentuale è il 41%, in Ungheria il 42% (è interessante che di questi ungheresi la metà parla tre o più lingue straniere, mentre tra gli italiani meno di un quarto di loro). L'inglese è ormai la prima lingua straniera in tutta Europa, ma in Svezia è addirittura quasi l'unica. Di quei 90% di svedesi che parlano almeno una lingua straniera, l'89% parla inglese, vale a dire che solo l'1% degli svedesi parla almeno una lingua straniera ma non l'inglese.

La pronuncia

Si dice che è riconoscibile l'accento svedese. L'inglese parlato dagli svedesi ha pure un nome: Swenglish! Io sinceramente non sono sicura di essere capace di identificarlo questo accento. Fatto sta che la melodia dello svedese è molto diversa dalla melodia dell'inglese. A me personalmente piace come parlano inglese gli svedesi. Non ho mai problemi a capirli (mentre avevo dei problemi a capire gli studenti americani quando lavoravo con loro a Firenze). Siccome non sono madrelingua, non parlano troppo velocemente e non usano parole strane. Poi, rispetto all'accento degli italiani (ma anche a quello degli ungheresi), mi sembra che abbiano proprio una bella pronuncia. Quasi tutti gli svedesi parlano con accento tipo americano, pochissimi con accento britannico. Quei pochi che parlano con accento britannico hanno studiato o lavorato per un periodo nel Regno Unito. Immagino che il motivo sia la prevalenza di film e serie americani in tv e nei cinema, quindi sentono molto più spesso l'accento americano che quello britannico.

Gli errori tipicamente svedesi

Gli errori tipicamente svedesi sono più facili da riconoscere quando scrivono più che quando parlano. La maggior parte dei giovani parla un inglese decente ed è capace di intrattenere una conversazione di base senza grossi problemi. L'unico errore che mi viene in mente che spesso commettono anche nel parlato è quello di usare il verbo "read" per dire 'studiare', perché in svedese il verbo läsa significa entrambi (sia 'leggere' che 'studiare').

Il discorso cambia quando si mettono a scrivere. Ho notato che l'inglese scritto della maggioranza dei giovani svedesi (e si tratta di studenti universitari) è pessimo. Molti hanno dei seri problemi sia con lo "spelling" (l'ortografia) che con la grammatica. Generalmente ci dedico parecchio tempo a correggere i loro errori e riformulare le frasi scorrette, perché vorrei che imparassero dalle correzioni. (A volte mi sento un po' insegnante di lingua oltre che di diritto. Siccome le lingue mi piacciono parecchio, anche nel mio lavoro non mi dispiace dedicarci un po' di tempo.)

L'errore più comune è quello di non fare differenza tra plurale e singolare nella coniugazione. La coniugazione in inglese è notoriamente semplice. A parte il verbo "essere" (to be), ogni verbo ha solo due forme in presente: devi semplicemente aggiungere una s in fondo in terza persona singolare (I go, s/he goes). In svedese invece non c'è neppure questa distinzione. I verbi semplicemente non si coniugano, ma mantengono la stessa forma indipendentemente dal soggetto (jag går, han/hon går). Perciò molti svedesi sono capaci di scrivere "the decisions is taken" oppure "the question are difficult".

Un'altra difficoltà per gli svedesi è l'uso dell'apostrofo in inglese. E' facile sbagliare perché in realtà formano il genitivo nello stesso modo: l'inglese John's house in svedese diventa Johns hus. La stessa costruzione, quindi, con una scrittura diversa, senza l'apostrofo. Di questo apostrofo si dimenticano spesso, o talvolta lo mettono dove non servirebbe (quando si tratta di un semplice plurale, in inglese ugualmente formato con la s in fondo al sostantivo).

Conclusione: la cosa più interessante nell'osservare l'inglese degli svedesi è la sorprendente differenza (di qualità) tra il loro inglese parlato e quello scritto. A sentirli parlare in inglese danno generalmente un'impressione molto positiva, anche grazie a una bella pronuncia. Lo dico sul serio che spesso siamo rimasti di stucco a sentire parlare inglese il gommista, l'imbianchino o il concessionario. Invece poi quando capita di vedere un loro messaggio scritto, pieno di errori, non capisci come mai parlando riescono a dare un'impressione completamente diversa. Credo che la spiegazione sia semplice. Probabilmente non è merito della scuola se parlano così bene l'inglese (in quel caso scriverebbero molto meglio), ma piuttosto della tv e del cinema e del fatto che è una lingua dalla struttura grammaticale molto simile allo svedese e con diverse parole in comune.

giovedì 10 maggio 2012

Swedish vs English - Parte Prima: Etimologia

Questo è il primo post di una serie in cui comparerò la lingua svedese con quella inglese. Pensavo di scriverne solo uno, ma presto me ne sono resa conto che c'è molto da dire. Anche perché ogni volta che mi metto a indagare un argomento linguistico trovo sempre tanti aspetti e sfaccettature interessanti.

Il confronto tra l'inglese e lo svedese viene spontaneo per diversi motivi. Prima di tutto perché sono due lingue molto simili e poi perché praticamente tutti gli svedesi conoscono l'inglese (dal gommista all'elettricista ai commessi nei negozi). Molti stranieri lavorano con l'inglese in Svezia (nelle università e in alcuni multinazionali), e possono permettersi di non imparare o di imparare solo poco svedese. Ma questi sono discorsi già noti. Quel che intendo fare in questi post, per curiosità mia e per voglia di condividere con gli altri quel che trovo, è un confronto concreto tra le due lingue con qualche immancabile riferimento alla mia madrelingua, l'ungherese.

Chi conosce l'inglese ha già un ottimo punto di partenza per imparare lo svedese. Le altre lingue germaniche, come il tedesco, il danese e naturalmente il norvegese (molto simile allo svedese) sarebbero ancora più utili, ma sono lingue molto meno conosciute (con l'eccezione forse del tedesco). Poi qui l'inglese si sente molto spesso in televisione, essendo tutto trasmesso in lingua originale con i sottotitoli in svedese. Il confronto che posso fare io è con l'inglese e con il tedesco.

Salta subito all'occhio che in tedesco e in svedese ci sono molto meno parole di origine latina che in inglese. Per me poi che leggo soprattutto testi che trattano temi giuridici-politici-storici è davvero strabiliante la quantità di parole e radici latine e greche in inglese. Me ne sono resa conto insegnando Legal English agli studenti di giurisprudenza. Praticamente dei termini spiegati solo un 10% era di origine non latina. Ovviamente mi ha incuriosito scoprire il motivo, e sfogliando i dizionari (online) di etimologia inglese ho scoperto che la maggior parte delle parole di origine latina non sono state prese direttamente dal latino ma dal francese medievale. Ecco perché molte di queste mancano in tedesco e in svedese! Pare che soltanto un terzo del lessico inglese sia "originale", tutto il resto fu preso in prestito da altre lingue.

Influenze nel vocabolario inglese

Siccome ho l'animo del ricercatore e non mi accontento di fonti indirette ho voluto fare un test e vedere la differenza tra il lessico inglese e quello svedese quanto alla quantità di parole latine (e greche). C'è un bellissimo sito chiamato Presseurop dove, per facilitare il dialogo a livello europeo, pubblicano la traduzione in 10 lingue europee di articoli dei principali giornali nazionali europei. Tra queste dieci lingue non c'è lo svedese (e neanche l'ungherese), ma a volte vengono tradotti articoli pubblicati su giornali svedesi. Così un articolo originalmente pubblicato sul Dagens Nyheter che ho usato per un mio corso. Vedete qui l'originale e qui la traduzione inglese pubblicata su Presseurop (ma esiste anche una traduzione italiana). Il titolo è diverso in tutte e tre lingue, ma il contenuto dell'articolo è lo stesso. Ho confrontato i due testi (svedese e inglese) per vedere quante parole latine (e già che ci siamo greche) usano. Ecco il risultato.

Precisa come sono ho fatto proprio il calcolo. (Ho strani hobby io, lo so...) E siccome dell'origine di alcune parole non ero sicura le ho pure cercate nel dizionario di etimologia. Se leggete l'articolo originale vedete che non è molto lungo. Si tratta di nemmeno 800 parole. Ecco il calcolo. (Se una parola è stata usata più di una volta nel testo, l'ho contata una sola volta.)

Nel testo svedese: 27 parole di origine latina e 13 di origine greca.
Nel testo inglese: 101 parole di origine latina e 20 di origine greca.

Per portare degli esempi di parole che sono di origine latina in svedese: kolumnen, decennier, reform, mental, dimension, process, valuta, regel, rubrik, aggression, nationell, agenda, rapportering, nummer, imperiet, tabell, koncept, festival. Dall'inglese non porto esempi, tanto sono numerosissime.

Gli esempi di parole svedesi che sono di origine greca sono tutti ben noti: demokrati, teater, idéer, central, politik, historia, tema, museum, etnicitet, bibliotek, musik, ecc.

Last but not least, non può mancare un confronto con la mia madrelingua. Anche in ungherese abbiamo numerose parole di origine latina e greca, ma molto meno che in inglese e anche meno dello svedese. Se prendo in considerazione le parole usate nelle due versioni di questo articolo, la traduzione ungherese non conterrebbe più di una decina di parole di origine latina e 3-4 di origine greca. In ungherese in realtà molte parole hanno sia la versione di origine latina che la versione "autoctona" (e questo credo che sia vero anche per lo svedese e per il tedesco). Non so com'è per lo svedese, ma in ungherese la maggior parte delle "varianti" latine sono considerate parole colte e chi ne usa troppe può facilmente essere bollato come snob o secchione. Ci sono alcune parole che non hanno una variante "autoctona" perfetta, come demokrácia, próba, politika, múzeum, reform, ma sono davvero poche considerando il vocabolario completo. Altre hanno la loro equivalente perfetta: melódia - dallam, mentális - szellemi, koncepció - elképzelés, aggresszió - támadás, ecc. In ogni caso, pur volendo "manipolare" la traduzione ungherese e usare le più parole latine possibile non si arriverebbe a più di 10 (in confronto alle 27 in svedese) - e a massimo 8 di origine greca (in confronto alle 13 usate in svedese).

Seguiranno altri post che metteranno a confronto lo svedese e l'inglese dal punto di vista grammaticale (e lì la comparazione con l'ungherese sarà un po' più difficile).

venerdì 6 aprile 2012

Coincidenze linguistiche

Imparare la prima lingua straniera è sempre la più difficile. Quando l'unico paragone che hai è la tua madrelingua - che non hai appreso a scuola, ma semplicemente vivendo - ti manca la consapevolezza di molte regole grammaticali. Certamente si studia grammatica a scuola, ma non con lo stesso metodo con cui si studia la grammatica di una lingua straniera. (Infatti, te ne rendi conto subito quando devi spiegare delle regole della tua lingua a uno straniero.) Molti concetti grammaticali si incontrano la prima volta quando si comincia a studiare una lingua straniera. Quando poi si studia una seconda lingua straniera viene spontaneo il paragone con le altre due lingue già conosciute. Ormai si ha il metodo, si conoscono i concetti grammaticali, c'è solo da riempirli con contenuti diversi. A seconda della nuova lingua, possono apparire anche concetti del tutto nuovi, ma il grosso si sa già. Tempi verbali, coniugazioni, declinazioni, generi, ecc. 

Certamente più la nuova lingua assomiglia alla tua o alle altre che conosci già, più veloce e facile è l'apprendimento. Dall'altro lato però maggiore è il rischio di confusione. Non è affatto facile tenere distinti nella mente due lingue molto simili come possono essere l'italiano e lo spagnolo o lo svedese e il norvegese. Quindi imparare una nuova lingua molto diversa ha i suoi vantaggi, anche se inizialmente le difficoltà sono maggiori.

Io ho il privilegio di avere come madrelingua una lingua molto particolare che non assomiglia a nessun'altra e con cui non posso capire nessun'altra lingua al mondo, neanche in una minima parte. Perciò per me imparare qualsiasi altra lingua vuol dire necessariamente imparare una lingua molto diversa dalla mia. Ora che sto studiando la quinta lingua indoeuropea (a parte l'inglese e l'italiano, in passato ho provato a studiare un po' di tedesco e spagnolo, e adesso sono alle prese con lo svedese), posso dire che la struttura grammaticale è esattamente la stessa in tutte e cinque con delle piccole variazioni.

Nonostante ciò la mia madrelingua mi aiuta spesso a imparare una nuova lingua. Mi diverte molto scoprire quelle che io chiamo "coincidenze linguistiche". Si tratta di espressioni o modi di dire simili. Le considero coincidenze perché probabilmente non c'è un legame diretto (storico-etimologico) tra le due espressioni, eppure sono costruite nello stesso modo. Al corso di svedese non è raro che mi capiti che qualcosa capisco al volo perché si dice uguale in ungherese, mentre è completamente diverso in italiano e in inglese. Mi capitò spesso anche al corso di tedesco a suo tempo ma le attribuivo all'influenza che il tedesco effettivamente esercitò sul lessico della mia lingua grazie ai forti legami storico-culturali (con l'Austria soprattutto, ma anche con la Prussia/Germania). Questa volta però è difficile parlare di legami storici tra Svezia e Ungheria.

Ecco qualche esempio:
- Il verbo se ut, 'sembrare' o 'avere l'aspetto di'. Per esempio: Den här killen ser bra ut. = Questo ragazzo è di bell'aspetto. This guy looks nice (e non 'looks out nice'). In ungherese: Ez a fiú jól néz ki. 'Kinéz' vuol dire letteralmente ser ut.

- La sequenza nelle date. Gli svedesi, come gli ungheresi, scrivono anno-mese-giorno. Quindi oggi è il 2012.4.6. e non il 6.4.2012 come per gli italiani o il 4.6.2012 come per gli americani.

-  Diverse parole composte. Lo svedese, come il tedesco e l'ungherese, si presta bene a formare delle parole composte, anche molto lunghe. Ed alcune di queste coincidono con il modo in cui è formata la stessa parola in ungherese. Due esempi: il dentista che in entrambe le lingue si chiama "dottore del dente", tandläkare in svedese e fogorvos in ungherese; il quadrato come forma geometrica si chiama "quattro angoli", fyrkant in svedese e négyszög in ungherese (e anche in tedesco: Viereck).

- La radice di alcune parole, come per esempio quella di 'pianta' (nel senso di vegetale) che in italiano deriva dal latino "planta" ('pianta del piede', perché 'plantare' ovvero 'spingere nella terra' era un modo per 'piantare', almeno secondo il Garzanti), in ungherese e in svedese ha come radice il verbo 'crescere': växt (letteralmente 'cresciuto') in svedese e növény (che però non significa 'cresciuto', ma solo ed esclusivamente 'pianta') in ungherese. La mia lingua poi si presta particolarmente bene alla creazione di nuove parole, essendo una lingua agglutinante. Non sono l'unica che la descrive come una "lingua LEGO", adatta alla poesia in maniera eccezionale. La radice della parola növény per esempio è , che come verbo significa 'crescere', ma come sostantivo significa 'donna'. Dal verbo poi sono formate le parole növedék o növekmény (incremento), növendék (allievo), növény (pianta), e molte altre.

- Poi ci sono alcuni false friends assolutamente incidentali, ma molto divertenti, tra lo svedese e l'ungherese. Così, ad esempio, la parola apa che in ungherese significa 'padre', mentre in svedese vuol dire 'scimmia'! Anche se con una pronuncia leggermente diversa. Meno male che io mio babbo lo chiamo apu (una variante vezzeggiativa), e non apa, se no immaginate quando mi viene a trovare in Svezia e gli svedesi mi sentono chiamarlo, che ne so, in un supermercato. :)
(In un contesto religioso-ecclesiastico, con riferimento a Dio e ai sacerdoti, però si usa un'altra parola, atya, che significa ugualmente 'padre', ma non nel senso di legame famigliare. Il Padre Nostro in ungherese è Miatyánk.)

- Un ultimo esempio di coincidenza linguistica, stavolta grammaticale, tra ungherese e svedese è la differenza tra preposizioni, prefissi e avverbi che indicano un luogo e quelle che indicano moto a luogo. Ecco a cosa mi riferisco: 'fuori' che può essere ut (luogo) o ute (moto a luogo, 'verso l'esterno') in svedese, e kint (luogo) o ki (moto a luogo, 'verso fuori') in ungherese; 'giù' che può essere nere (luogo) o ner (moto a luogo, 'verso il basso') in svedese, e lent (luogo) o le (moto a luogo) in ungherese); 'a casa' che può essere hemma (luogo) o hem (moto a luogo, 'verso casa') in svedese, e otthon (luogo) o haza (moto a luogo) in ungherese; 'qua' che può essere här (luogo) o hit (moto a luogo, 'verso qui') in svedese, e itt (luogo) o ide (moto a luogo) in ungherese. E la lista potrebbe continuare a lungo...

Le "coincidenze linguistiche" sono affascinanti almeno quanto l'etimologia. Mentre quest'ultima rivela i legami storici tra i diversi popoli, gli esempi sopra riportati mostrano che siamo tutti degli esseri umani e talvolta, indipendentemente l'uno dall'altro, arriviamo alla stessa conclusione.

lunedì 16 gennaio 2012

Di patate, tartufo, Borgogna e pere di terra

Come probabilmente avete già capito, adoro l'etimologia e la comparazione linguistica. Mi affascina scoprire i legami storici tra i diversi popoli attraverso le lingue. Scrivendo il post precedente sulla pizza giallo-blu mi sono ingarbugliata nella storia dell'origine della parola "patata" nelle diverse lingue. La mia "nota del traduttore" stava diventando così lunga che ho deciso di farne un post a parte. Così mi posso sbizzarrire con l'analisi etimologica. :) 

Allora, se vi chiedete cosa c'entrano le quattro parole del titolo l'una con l'altra, ecco la spiegazione.

La mia curiosità è partita dal fatto che in ungherese abbiamo due parole equivalenti per la patata: krumpli e burgonya. La prima è la parola popolare, di origine dialettale, la seconda è quella "ufficiale". Krumpli, secondo alcuni, deriva dal tedesco (come molte parole popolari o dialettali ungheresi), più precisamente dalla parola Grundbirne (letteralmente 'pera di terra') che in Baviera e in Austria si è trasformata in Krumpel. Prima di chiamarsi Kartoffel, quindi, in tedesco la patata era una pera di terra esattamente come in svedese: jordpäron (leggasi 'iuudpeeron'). In nessuna delle due lingue si usa più però. Kartoffel poi deriva da 'tartufo', data l'assomiglianza con il fungo. In svedese oggi si usa potatis, la parola importata dall'America dagli spagnoli. Infatti, è stato lo spagnolo la fonte per molte altre lingue europee, ma gli spagnoli a loro volta l'hanno preso dal nahuatl, la lingua degli aztechi. E' curioso che secondo Wikipedia però che il termine "patata" si diffuse in Europa attraverso l'italiano e l'inglese. Allo stesso tempo si diffuse anche il derivato di 'tartufo', sempre grazie all'italiano (così ad esempio nel russo e nel bulgaro). C'è pure un'altra variante del concetto di 'pera di terra': la 'mela di terra'! Si dice così in francese (pomme de terre), in olandese (aardappel), in ebraico, in tedesco austriaco, e pure in svedese esiste jordäpple (almeno secondo il dizionario). In ogni caso nelle traduzioni europee c'è un legame con la terra (così anche in polacco e in slovacco, due lingue slave).

L'altra parola ungherese per 'patata', burgonya (leggi: 'burgogna', con l'accento sulla prima sillaba), verrebbe invece dal nome della regione francese Bourgogne, ma tramite l'italiano, cioè da borgogna, che però in italiano come nome comune viene utilizzato solo con riferimento ai vini prodotti nell'omonima regione ed a una tonalità di rosso. Resta un mistero il perché di tale origine. Se siete curiosi e capite l'ungherese vedete questo video (un po' ironico, un po' serio) girato proprio in Borgogna in cui si cerca di risolvere questo mistero.

Conclusione n. 1: nell'etimologia della parola patata ci sta tutta la storia del mondo occidentale.

Conclusione n. 2: nella storia dell'Europa tutto passa per l'Italia prima o poi...


La canzone in appendice

Adesso che le giornate sono ancora abbastanza corte qui in Svezia, mi è venuta in mente una bella canzone ungherese dedicata alle notti scandinave. Abbiamo un cantante di blues-rock-jazz-ecc. che ha vissuto per un periodo in Norvegia (ma anche in molti altri paesi durante gli anni Settanta-Ottanta, poi dopo il cambio di regime si è ristabilito in Ungheria). Questa canzone è il frutto di questa sua esperienza.

Horváth Charlie - Skandináv éjszakák


Notti scandinave

Appena apro gli occhi, li richiuderei subito.
La luce è tagliente, mi fa male la testa.
E' una guerra anche questa – il nemico è un altro lunedì.
Mi arrendo. Che mi prenda. Vorrei solo una birra.
Giuro che il nostro è il palazzo più buio.
Nella cassetta della posta una lettera, dalla calligrafia sconosciuta.
Il mittente... oh santo cielo! Sono sveglio o sto sognando?
Ad un tratto risplendono mille immagini perdute.

Nomi, volti, luoghi... Lunghe notti scandinave.
E' freddo ma non rigido questo mondo.
Ci sono stati nomi, volti, luoghi,
stanze anguste in alberghi economici.
Vedi il mondo ci ha dato qualche giorno
che continua a vivere.

I bar sul lungomare, la stazione sempre deserta,
il cuoco indiano che beveva sempre il grog con noi e aveva freddo.
Forse ancora oggi ascolta blues da qualche parte ubriaco.
E la ragazza – mio dio! - mi ha scritto di nuovo!

(Per testo originale in ungherese vedete qui.)

Questa canzone ha anche una versione inglese, cantata sempre da Charlie. Ma secondo me la canta molto meglio in ungherese...

mercoledì 23 novembre 2011

Parlo svedese?

Forse è giusto porsi questa domanda nel post n. 100 di questo blog. Per ora è una domanda, ma sta per trasformarsi in un'affermazione. Non dichiaro ancora tra le mie lingue parlate lo svedese. Anche se capisco abbastanza bene quando lo leggo, non posso dire lo stesso quando lo ascolto. E poi l'ultimo scoglio ancora da superare: non lo parlo fluentemente.

La situazione in Svezia è particolare. Quasi tutti parlano inglese o almeno tutti lo capiscono. E' veramente eccezionale trovare una persona che non capisce l'inglese. Mi è capitato di recente con un venditore di auto, ma avevo dei seri dubbi se non lo capiva per davvero o si rifiutasse di capirlo. In genere tutti capiscono l'inglese - soprattutto come lo parlo io, in termini semplici e con una pronuncia tranquilla - anche perché lo sentono sempre in tv. I numerosi film, serie, reality e talkshow che arrivano dagli Stati Uniti o dall'Inghilterra sono trasmessi in lingua originale con i sottotitoli in svedese. Quindi l'inglese qui ti entra nell'orecchio anche senza volerlo. Si aggiungono poi l'affinità tra le due lingue e le migliaia di parole in comune.

Il punto è che, di conseguenza, qui in Svezia non sei assolutamente costretto a imparare la lingua, ma puoi benissimo cavartela con l'inglese. Ci sono diversi stranieri che vivono qui da tanti anni senza parlare lo svedese. Se non gli serve né al lavoro né a casa, molti non si sentono motivati per impararlo. Allo stato attuale, dunque, io lo svedese tendenzialmente lo capisco, ma lo parlo raramente. Tendo a rispondere in inglese, vuoi per mancanza di pazienza, vuoi per timidezza. Certamente è già un grande passo in avanti iniziare a capire, perché mi oriento e mi muovo molto meglio in qualsiasi contesto, ma è imbarazzante e frustrante non riuscire ad esprimermi in svedese se non al livello di un bambino di cinque-sei anni. Sebbene non mi serva né al lavoro (anche se ultimamente mi sono consapevolmente incollata degli impegni che richiedono la conoscenza dello svedese), tantomento a casa, sento molto l'esigenza di impararlo. La mia vita si è impoverita considerevolmente da quando nella quotidianità non riesco a capire le sfumature in quel che leggo e sento. Per me, curiosa di tutto e soprattutto di tutti, è un grosso limite. E la strada da fare è ancora tanta. Ci vogliono tanti anni per arrivare a un buon livello in una lingua che usi soltanto saltuariamente e non in tutti i contesti.


La canzone ungherese in appendice

Ancora un cantante della generazione dei miei genitori, e una sua bella canzone malinconica. Si tratta di Zorán e la sua Bella Giulia. E' un cantautore di origine serba, nato a Belgrado ma cresciuto in Ungheria. Scrive e canta in ungherese. Anche suo fratello Dusán è un musicista e soprattutto scrittore di testi di canzoni (anche lui scrive in ungherese). Negli anni Sessanta (fino al 1972) entrambi furono membri della beat band Metro.

Zorán - Szép Júlia


Tra noi c'erano un paio di case e forse un anno o due,
E io ero ancora un bambino rispetto a te.
Avevo paura che se te lo dicevo tu ci ridevi,
E avevo paura che te ne fossi già accorta da tempo.

Quante volte sono partito per venire da te,
E tu eri sempre sempre di fretta.
Ti aspettavano in delle macchine lunghe,
E io non ci credevo che non avevo chance.

Mi ricordo che ho pensato: va bene così,
Un giorno avrò fama e denaro,
Starò sotto i riflettori cantando sottovoce,
E allora anche tu mi avresti amato.

Ma nella nostra viuzza fangosa
E' appena accesa qualche luce.
Io avevo sempre freddo quando aspettavo te,
Sento ancora il profumo dell'inverno.

Bella Giulia, bella Giulia,
Forse ormai non ti riconoscerei,
Bella Giulia, bella Giulia,
Rimani allora bella per l'eternità.

Il pubblico rimane all'ombra,
E il mio cuore batte più forte,
A volte mi sembra di vederti qui,
Ma so che non sei mai venuta.

E in una via lontana
Forse piena di lampade luminose,
In macchine da sogno aspettano te,
E tu non guardi più indietro.

Bella Giulia, bella Giulia,
Forse ormai non ti riconoscerei,
Bella Giulia, bella Giulia,
Rimani allora bella per l'eternità.

(Per il testo in ungherese vedete qui.)

venerdì 24 giugno 2011

Svedesità dalla A alla Ö

Eccoci in Svezia. Per poco più di una settimana prima di partire per l'Ungheria e da lì nuovamente in Italia.

Verso la fine del mio primo anno in Svezia posso dire di avere un'idea di quello che è questo paese e che sono i suoi abitanti. Ho imparato molto della Svezia, ma ancora non abbastanza. Mi piace, la trovo intrigante e piacevole. Se una volta ho dovuto lasciare l'Italia, credo che la Svezia sia stata un'ottima scelta, anche se in realtà casuale (leggete qui). Certo, sarebbe stato meglio non dover lasciare l'Italia, ma come direbbe un ungherese "ez van, ezt kell szeretni", ovvero è così, ed è da farmi piacere questo (traduzione approssimativa).

In questo post vorrei condividere con voi parte di quello che ho imparato di questo popolo in questi dieci mesi. Ci sono diverse parole svedesi che sembrano contraddistinguere questa gente, e io provo a proporvele in ordine alfabetico. Come già spiegato in un post precedente, nell'alfabeto svedese le vocali strane si trovano in fondo, perciò in svedese non si dice "dalla A alla Z", ma "dalla A alla Ö". 

Ecco alcune parole che dopo qualche mese in Svezia non si può non conoscere:

A come Anmälning, meglio traducibile con la parola inglese application. In italiano può essere una domanda o un'iscrizione. Insomma, strumento indispensabile della burocrazia che regna pure in Svezia.

B come Blommor ovvero fiori. Gli svedesi li adorano.

C come Cykla ovvero andare in bici. Piste ciclabili ovunque (certo lo spazio non manca), pompe gratis in giro per la città.

D come Drottninggatan ovvero Via della Regina. Una via con questo nome c'è in ogni città svedese. I motivi credo che siano evidenti (come anche il fatto che ci sia sempre anche una Kungsgatan ovvero Via del Re.)

F come Fika, la famosa parola che si presta tanto facilmente a scherzi tra gli italiani, ma che significa semplicemente pausa caffè. Si presta a scherzi pure tra gli ungheresi, anche se il significato è diverso. Fika in ungherese è una parola slang e indica il moccio (del naso), nonché in forma verbale significa parlare male di qualcuno. Ma non è per questo che ho scelto questa parola per la lettera F, ma perché per davvero contraddistingue il popolo svedese ed è una delle prime cose che impari venendo qui. La sacrosanta fika in ogni posto di lavoro tutte le mattine e tutti i pomeriggi, alle quali io partecipo raramente, per vari motivi (già spiegati una volta qui).

H come Hej ovvero ciao. La prima volta che uno viene in Svezia rimane un po' perplesso quando sente dire ovunque "Hej!". Dalle nostre parti (sia in Italia che in Ungheria) suona un saluto rozzo, qui invece è quello consueto e ufficiale. Lo puoi dire a chiunque, indipendentemente da età e stato sociale.

I come Innebandy ovvero floorball. E' uno sport molto popolare in Svezia, una specie di hockey senza ghiaccio.

J come Jättebra ovvero benissimo. E in generale il prefisso jätte, equivalente del suffisso italiano -issimo, il cui uso dilaga. Se vuoi sembrare una persona ben integrata nella società svedese, ci vuole almeno un jätte in ogni frase, che esso sia jättebra, jätterolig (divertentissimo) o jättefin (bellissimo, ganzo).

K come Kränka ovvero violare. Mi è stato spiegato che questo verbo è tipicamente svedese. Significa violare i diritti di un'altra persona, interferire nella libertà altrui, insultare, umiliare. La radice è krank che significa "malato" o "cattivo".

L come Lagom. La Parola Svedese per eccellenza. Intraducibile. Significa più o meno "il giusto", nel senso che né troppo, né troppo poco. La giusta via di mezzo, la misura giusta. Insomma, come meglio esprimere la svedesità con una sola parola?

M come Midsommar ovvero mezza estate. La festa più sentita della Svezia, in cui festeggiano l'arrivo dell'estate, che risale ad epoche pre-cristiane. Potete leggerne di più qui oppure sul blog di Morgaine che lo descrive perfettamente con la sua solita ironia divertente. 

P come Pappaledighet ovvero congedo parentale per padri, di cui avvalersi qui è la regola. Consiglio la lettura del blog di un padre italiano che vive in Svezia e racconta la sua esperienza di congedo parentale. Fatto sta che qui è del tutto normale vedere uomini (cioè maschi) per strada con la carrozzina o un bambino piccino e senza una donna nelle vicinanze. 

S come Sambo. Questa parola che sembra una danza latino-americana in realtà significa convivente. Proprio letteralmente: sam-bo = con-vivente. Ci sono molte coppie che non si sposano ma rimangono sambo, come del resto anche in altri paesi europei, ma la cosa che trovo curiosa è proprio questa parola, con la quale gli svedesi si riferiscono al compagno/a. Dicono "il mio convivente", min sambo. 

V come Vecka ovvero settimana. Il punto di riferimento organizzativo degli svedesi. Contano l'anno in settimane. Se hai un lavoro in Svezia ci devi fare l'abitudine. Un impegno non sarà dal 20 al 26 giugno, ma nella 25esima settimana.

Å come Åsikt ovvero punto di vista, opinione.

Ä come Älg ovvero alce, l'animale simbolo della Svezia.



Ö come Öl ovvero birra. Anche se gli svedesi bevono tutti i tipi di alcool immaginabili, la birra è sicuramente fra quelli più graditi e, al contrario del vino, la producono anche.

(Scusate se mancano alcune lettere dell'alfabeto, ma per quelle non mi è venuto in mente proprio niente...)

Trevlig Midsommar till alla! (Buona Festa di Mezza Estate a tutti!)

giovedì 19 maggio 2011

La lingua è una finestra sulla storia

Trovo affascinante l'etimologia. L'origine di una parola rivela molto della storia del popolo che la usa e del suo rapporto con altri popoli. Migrazioni, invasioni, usanze, sviluppo tecnico-industriale, cambiamenti sociali.

L'altro giorno a pranzo parlando del più e del meno con la mia capa, tra cui di lingua svedese e ungherese, è saltata fuori una piccola curiosità linguistica molto interessante che ha messo in moto il mio cervello e mi ha fatto venire voglia di fare una piccola ricerca. Ecco il risultato.

Come mi ha spiegato lei, la parola inglese window ovvero 'finestra' fu recepita dallo svedese, più precisamente è la parola vindöga presa in prestito. 'Vindöga' era la parola per finestra ai tempi dei vichinghi, e letteralmente significa "l'occhio del vento". La cosa curiosa è che adesso gli svedesi non usano più questa parola per dire 'finestra', ma hanno recepito Fenster dal tedesco, trasformandola in fönster. Anche il termine quasi mistico di "occhio del vento" mi ha incuriosito. Annica (la capa) mi ha spiegato che la finestra si chiamava vindöga perché all'epoca non c'era il vetro nelle finestre, ma ci fu solo un buco con due battenti di legno, e quindi quando le aprivi entrava il vento. Ecco il punto di partenza per la ricerchina...

In effetti, la parola inglese window deriva dal norreno, la lingua usata dagli abitanti della Scandinavia in epoca vichinga. La forma originale di vindöga fu vindauga, e fu recepita dagli inglesi nel corso del Duecento. Alcune lingue germaniche poi hanno adottato la parola latina fenestra per indicare la finestra di vetro, e fino al Quattrocento (secondo altre fonti fino al Settecento) pure l'inglese usava parallelamente la parola fenester per la finestra vetrata. La derivazione fenestration tuttora esiste nel linguaggio degli architetti inglesi, e indica la disposizione e il dimensionamento delle finestre su un edificio. Al contrario dello svedese, il danese e il norvegese hanno mantenuto la versione originale norrena, e ancora oggi usano vindue e vindu, rispettivamente.

La parola italiana finestra, invece, chiaramente deriva dal latino fenestra che a sua volta trova la sua radice nel greco 'fan', ovvero splendere, illuminare (confr. fanale, fenomeno, epifania). Insomma, per i mediterranei la finestra è un'apertura che fa entrare la luce, per i nordici è un'apertura che fa entrare il vento... Credo che il motivo della differenza si spieghi da sola.

E allora visto che ci sono non posso non esaminare anche la mia lingua e la sua parola ablak che sta per 'finestra'. Anche in questo caso si tratta di un prestito e non di una parola ugro-finnica (infatti, in finlandese si dice in modo completamente diverso: ikkuna, in estone aken). Come numerose altre parole ungheresi, anche ablak deriva dallo slavo, secondo alcuni dallo sloveno, secondo altri dallo slovacco. In ogni caso da uno dei popoli che sono nostri vicini. Oggi nelle lingue slave del nord (ceco, slovacco e polacco) 'finestra' si dice okno (e anche in russo e in sloveno), mentre in serbo e in croato si dice prozor.

Quanto al significato della parola di origine slava, ci sono diverse interpretazioni. Siccome nello sloveno esiste anche la parola oblok che significa (ancora oggi) 'arco', alcuni pensano che ci sia un collegamento. Altri invece la ricollegano allo slavo antico in cui obl (scritto diversamente, ma non so fare i caratteri cirillici) significa 'rotondo'. Una terza teoria la riconduce a un verbo che significa 'rivestire', 'coprire', e troverebbe la sua spiegazione nel fatto che a quei tempi usarono della vescica di animale come rivestimento delle aperture nelle case. Quindi, ablak si riferisce o alla forma della finestra o al materiale di cui era fatta.

Insomma, è curioso vedere l'origine delle parole e come queste evidenzino aspetti e caratteristiche diverse dello stesso oggetto o concetto o qualunque cosa sia. La lingua è una finestra sulla storia dell'uomo, e la storia della parola 'finestra' ci rivela che per i mediterranei contava la luce, per i nordici l'aria e per gli slavi la forma o il materiale.

Per chiudere in bellezza, una citazione da un famoso giudice americano, Oliver Wendell Holmes che mi è capitato sott'occhio in questi giorni (perché in fondo in fondo sono un giurista):
"Language is the blood of the soul into which thoughts run and out of which they grow.

E una canzone: