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lunedì 26 novembre 2012

Emozioni

Emozione. Un'altra parola molto italiana. Non che non esista in nessun'altra lingua, ma perché è così ricorrente nei discorsi degli italiani. E nella vita degli italiani. Talvolta penso a quanto ho imparato in Italia. Incredibilmente tanto. Di vivere. Di accettare, anzi, di apprezzare le contraddizioni. Di vivere le emozioni. Di riconoscerle. Di acclamarle. Di farne una ragione di vita. E poi penso a che ne è stato di questo modo di vivere. Qui in Svezia. Di tutta quell'umanità e calore. Ne ho portato un pezzettino con me. Sicuramente ho portato l'amore con me, che è la cosa più importante. Ma che ne è stato delle piccole emozioni quotidiane? Delle emozioni suscitate dalla bellezza. Delle emozioni suscitate dall'imprevedibilità. Della gioia dei sensi nelle piccole cose quotidiane: la vista di opere d'arte dal vivo, il gusto dei sapori raffinati. Gioia dei sensi che fa parte della vita quotidiana di ogni italiano.

Emozione: dal latino emotus, participio passato di emovere = trasportare fuori, smuovere, scuotere. L'emozione ti scuote. Ti smuove.
I sinonimi secondo il dizionario etimologico sono: agitazione, sollevamento di spirito, entusiasmo, commozione. Sollevare lo spirito. Che bella espressione! Si può dire anche in ungherese: lélekemelő ('che solleva lo spirito'), ma ha un significato più preciso di 'emozionante' ed è nettamente positivo, mentre un'emozione può essere anche negativa. Anche in svedese si può dire sinnesrörelse ('movimento dell'animo'), ed etimologicamente è un'imitazione dell'espressione latina motus animi.

Non esiste però una traduzione perfetta di 'emozione' né in ungherese né nelle lingue germaniche. (Lo conferma Buck nel suo fantastico libro citato nel post precedente.) L'ho sempre trovata una mancanza significativa. Da quando sono diventata un po' italiana mi manca molto questo termine quando parlo in ungherese. Abbiamo la parola latina emóció, ma non è di uso tanto comune. Suona un po' scientifico. In inglese emotion è almeno una parola comune, e credo che lo sia anche in svedese (scritto ugualmente emotion), ma attendo conferma dai più esperti.

In svedese esiste poi la parola känsla, dal verbo 'att känna', sentire. Vuol dire però più sentimento che emozione. Tra sentimento ed emozione c'è una bella differenza. Secondo il dizionario känsla significa anche 'sensazione'. Ma anche tra sensazione ed emozione c'è una bella differenza. Infatti, anche in ungherese una traduzione potenziale è érzés ovvero 'sentimento' o 'sensazione', da érezni = sentire. (Ho usato la parola életérzés in un post precedente.)

Chiudo con tre canzoni di un artista la cui musica è pura emozione. Me l'ha fatto conoscere un mio amico fiorentino, perciò mi ricorda gli anni fiorentini.

mercoledì 21 novembre 2012

Swedish vs English - Parte Quarta: La scrittura

Per i post precedenti della serie vedete qui: 1 2 3

Come avevo menzionato qui, l'inglese scritto degli svedesi è decisamente peggiore del loro inglese parlato. Se ci pensiamo bene è un fatto comprensibile. Non è soltanto colpa della scuola (nel senso che imparano bene l'inglese per merito della televisione e del cinema piuttosto che dell'istruzione scolastica), ma anche della notevole similitudine tra le due lingue. Se pensate a come parlano italiano gli spagnoli e i portoghesi/brasiliani, e soprattutto come lo scrivono (con tutte le difficoltà legate alla mancanza di doppie nella loro lingua), potete capire che difficoltà devono affrontare gli svedesi quando parlano/scrivono in inglese.

Infatti, il libro che usiamo al corso di svedese (un corso a distanza con un incontro al mese), e che è scritto per svedesi e non per stranieri, elenca una serie di vanliga fel i svenskan (errori comuni nello svedese), la maggior parte dei quali è riconducibile alla notevole somiglianza dello svedese all'inglese. Ciò significa che gli svedesi non solo hanno difficoltà a scrivere in inglese corretto, ma che spesso commettono errori pure quando scrivono nella propria madrelingua confondendo le regole di scrittura con quelle dell'inglese. Insomma, è una bella confusione. Ecco alcuni esempi.

Parole composte: lo svedese ha le parole composte (come il tedesco), mentre l'inglese le scrive separatamente. Così in svedese scrivi mobiltelefon e tullfri, mentre in inglese scrivi 'mobile phone' e 'duty free'. In svedese scrivere una parola composta separando i due elementi può portare a un significato completamente diverso. Così sjuksköterska significa 'infermiera', mentre en sjuk sköterska è 'un'infermiera malata', rökfritt vuol dire 'non fumatore' (libero da fumo), mentre rök fritt significa che è libero fumare, quindi propro l'opposto.

Il genitivo: Questo l'avevo già menzionato in uno dei post precedenti. L'inglese usa l'apostrofo, lo svedese no. In inglese Marta's house, in svedese Märtas hus.

Le iniziali (maiuscole / minuscole): Mentre l'inglese usa spesso le iniziali maiuscole, lo svedese ha praticamente le stesse regole dell'italiano. Soltanto i nomi propri vanno scritti con l'iniziale maiuscola, se sono aggettivati no. Così in inglese scrivi Swedish, Italian, Hungarian, mentre in svedese scrivi svensk, italiensk, ungersk. Anche i giorni della settimana, i mesi e le epoche hanno iniziali minuscole.

La punteggiatura delle abbreviazioni: In modo abbastanza curioso lo svedese, invece del semplice punto, usa i due punti sia per i numeri ordinali che per le altre abbreviazioni quando seguite da almeno una lettera. Così 'the 10th of April' in svedese diventa 'den 10:e april', cirka (il significato è intuibile) diventa c:a, Sankt (altrettanto intuibile) S:t, ecc. Non sempre però. In molte abbreviazioni si usa il semplice punto. Alcune delle più comuni col punto semplice: p.g.a. = på grund av (a causa di), o.s.v. = och så vidare (eccetera), m.v.h. (anche senza punti, solo 'mvh') = med vänlig hälsning (cordiali saluti).

Chiudo con una canzone svedese dal testo semplice che si sente spesso alla radio e che mi piace. Nel video potete leggere la traduzione inglese del testo. Per il testo originale vedete qui.

Melissa Horn - Jag saknar dig mindre och mindre 
(Mi manchi sempre meno)



p.s. Nella traduzione inglese del testo della canzone potete notare gli errori tipicamente svedesi di cui avevo scritto in questo post.

domenica 29 aprile 2012

Siamo tutti dei rifugiati

Ci sono tre tipi di immigrati qui in Svezia: ci sono quelli, come me, che sono venuti per lavoro; ci sono quelli che sono venuti per amore; e poi ci sono quelli che sono venuti per sopravvivere, temendo per la propria vita a casa loro. Siamo tutti dei rifugiati. Ognuno di noi è in cerca di un rifugio qui. In cerca di un lavoro dignitoso, in cerca dell'amore o in cerca di una vita semplicemente.

Ci sono comunque delle enormi differenze tra queste tre categorie di immigrati. In Svezia appartengo alla prima categoria, ma in Italia appartenevo alla seconda, quindi ho vissuto e vivo la differenza sulla mia pelle. La seconda categoria, il "rifugiato per amore", ha la situazione più privilegiata tra le tre. E' colui (o colei) che ha meno difficoltà ad inserirsi perché grazie ai legami sentimentali si guadagna una nuova famiglia. Far parte di una famiglia "locale" è il modo più efficace di conoscere veramente un popolo, le sue tradizioni e la sua mentalità. Perché nel posto di lavoro o accanto a una birra in un pub si possono fare tante chiacchere, ma è nell'intimità di una casa di famiglia che si capiscono molte cose, che si scoprono profondità nascoste e nessi inattesi. Per non parlare del fatto che non è affatto facile farsi degli amici svedesi qui in Svezia.

La terza categoria è quella che conosco meno e che, di conseguenza, mi incuriosisce di più. Sono i miei compagni al corso di svedese (SFI) e sono tra i miei studenti, ma non li conosco affatto. Sarei tentata di fargli tante domande personali, magari anche scomode, ma ovviamente non le posso fare. Mi incuriosisce ancora di più la situazione degli immigrati di seconda generazione, già nati e/o cresciuti in Svezia, che costituiscono più o meno la metà dei miei studenti, originari dei paesi più svariati del mondo. Durante un corso, grazie ai discorsi fatti a lezione e le chiacchiere fatte nelle pause magari verso la fine del corso quando si è già creata un po' di confidenza con gli studenti, mi arrivano dei frammenti di informazioni su cui basare un'impressione, ma non mi permetto mai di far loro delle domande personali.

Ho capito comunque che la situazione dei rifugiati veri, di coloro che sono scappati da una guerra o da una povertà insostenibile, è molto diversa dalla nostra. Loro non sono immigrati solitari, ma sono venute insieme alla famiglia allargata. Non solo nonni, genitori e figli, ma spesso anche zii e cugini. E credo che cambi tutto. Quello che mi incuriosisce di più, però, come ho detto, è la vita della seconda generazione. Come vivono loro? Come si sentono? Un po' svedesi e un po' no? E' un argomento difficile. L'altro giorno una mia studentessa di origine africana ma cresciuta in Svezia ha detto che considera la sua madre lingua lo svedese. Mentre un'altra di origine croata diceva che lei invece considera il croato la sua lingua madre. Alcuni colleghi mi dicono che lo svedese di questi ragazzi è peggiore degli svedesi "veri". Non sono ancora riuscita a capire quanto siano realmente integrati nella società svedese, se escono con i ragazzi svedesi o formano un gruppo da sè. A volte ho l'impressione che siano ben inseriti, altre volte invece mi sembrano separati. Non ho ancora ben capito la loro realtà.

Una cosa però ho capito: in Svezia non tutto è ciò che sembra. La verità è spesso celata da un velo di gentilezza. La gentilezza che nasconde tutto, che rende difficile capire molte cose. Inizio soltanto adesso a capire i loro discorsi, ma sono ancora lontana dal comprendere le sfumature in quel che dicono. Certo non posso dire che non ci sia più nulla da scoprire qui... Anzi, la vera scoperta comincia solo adesso.



La canzone ungherese in appendice

Ho già raccontato (qui), tanto tempo fa, di una rockopera ungherese, scritta all'inizio degli anni Ottanta sul primo re magiaro, Santo Stefano. Testo e musica sono l'opera di due membri del già citato gruppo Illés (i nostri Beatles che scrissero Good Bye London), Szörényi Levente e Bródy János. Di quest'ultimo ho riportato e tradotto una volta una canzone da solista, Ricordi da un centesimo.

Tutta la rockopera è un capolavoro assoluto, e a suo tempo ho messo qualche video di alcuni suoi pezzi. Adesso vorrei citarne un altro pezzo, una bellissima canzone toccante. Non sto a raccontare di nuovo la storia, l'ho già fatto nel post di un anno e mezzo fa. Aggiungo soltanto che questa canzone è cantata da Stefano, cioè il figlio del principe Géza ed aspirante re, e Réka, figlia del suo avversario, il capotribù Koppány.

István a király (Stefano il Re) - Oly távol vagy tőlem


Sei così distante da me

STEFANO:
Oh mio buon Signore, Gesù disse: chi di spada ferisce, di spada perisce,
Ma tra due fuochi solo un pazzo spera nella pace.
Dimmi quanto vale l'uomo se è senza peccato ma debole!
Dimmi quanto vale se si prepara ad una vittoria sanguinosa.

Oh mio buon Signore, io non so più a chi essere fedele.
La mia spada abbatte la tua legge se devo uccidere per proteggerti.
Dimmi quanto vale l'uomo se è senza peccato ma debole!
Dimmi quanto vale se si prepara ad una vittoria sanguinosa.

Sei così distante da me, eppure così vicino,
Non ti posso comprendere e non ti posso raggiungere.
Sei così distante da me, eppure così vicino,
Tu taci*, e io sento che il mio cuore risponde.

STEFANO (REKA) INSIEME:
Oh mio buon Signore, mi hai dato tu la mia anima e la mia situazione.
(Mio caro Signore, oh guarda giù a me!)
I miei nemici si schierano con me e il mio popolo si rivolge contro di me.
(Un fiore sbocciante nel tuo giardino.)
Dimmi quanto vale l'uomo se è senza peccato ma debole!
(Il mio cuore si spezza se penso a te.)
Dimmi quanto vale se si prepara ad una vittoria sanguinosa.
(Senza di te io appassisco.)

ENTRAMBI:
Sei così distante da me, eppure così vicino,
Non ti posso comprendere e non ti posso raggiungere.
Sei così distante da me, eppure così vicino,
Tu taci*, e io sento che il mio cuore risponde.

REKA:
Mio caro Signore, oh guarda giù a me!
Un fiore sbocciante nel tuo giardino.
Un fiore sbocciante nel tuo giardino.
Senza di te io appassisco.

(Per il testo in lingua originale vedi qui.)

* N.d.T. In ungherese la frase può avere un doppio senso. Il verbo 'tacere' in ungherese è hallgatni (qui: "te hallgatsz") che significa anche 'ascoltare'. Perciò questa frase può voler dire sia "tu taci" sia "tu ascolti". Scegliete voi qual'è la traduzione giusta. (La radice della parola è hallani che significa 'sentire', nel senso 'to hear').

domenica 25 marzo 2012

I primi fiori del 2012

E' arrivata la primavera! Quest'anno decisamente in anticipo. Addirittura settimane prima che l'anno scorso. Lo posso dire con precisione con quanto anticipo perché l'anno scorso documentai l'arrivo della bella stagione passo per passo. Nel 2011 il primo fiore fu (da me) avvistato l'8 aprile. Quest'anno nello stesso identico posto il primo fiore ha fatto capolino il 21 marzo. Eccolo qua:

Cliccare per ingrandire

Però già 10 giorni prima avevo visto qualche bucaneve in città.

10 marzo 2012

Stavolta non documenterò con lo stesso minuzioso dettaglio l'arrivo della primavera come l'anno scorso (vedete questi post: 0 1 2 3), dato che la seconda volta il senso della novità non è più la stessa, ma è comunque sempre affascinante osservare il cambio delle stagioni.

Qui è già primavera, le temperature sono piacevoli, al sole si sta decisamente bene, se non tira vento. Credetemi che dopo un lungo inverno svedese il concetto di "caldo" viene un pochino ridimensionato, e cominciate a godervi come "finalmente caldo!" anche i 15 gradi...

Ieri siamo andati a fare una passeggiata al lago (insieme a mio babbo che era nostro ospite per qualche giorno). Il paesaggio non è ancora primaverile a dire la verità. Gli alberi sono ancora spogli e gran parte dell'erba gialla, ma uno inizia ad apprezzare i piccoli fiorellini che spuntano dalla terra qua e là.





Certamente la musica non può mancare neanche in questo post. Oggi in macchina c'era questa canzone alla radio e, nonostante la meraviglia del paesaggio che mi circondava, mi riconoscevo in alcune sue righe. Indovinate in quali.

sabato 17 marzo 2012

Particolarità delle macchine svedesi

Adesso che ho una macchina svedese vera e propria (anche se in realtà è francese, essendo una C3), cioè comprata qui in Svezia, ho potuto scoprire qualche particolarità che le mie macchine precedenti (entrambe acquistate e registrate in Ungheria) non avevano. Naturalmente tutte queste particolarità sono legate al clima nordico. Eccole.

Le gomme chiodate (dubbdäck)

In Svezia si usano le gomme chiodate d'inverno. Le gomme invernali (vinterdäck) sono obbligatorie dal 1 dicembre al 31 marzo. La maggioranza usa gomme chiodate, anche se le gomme invernali non devono essere necessariamente chiodate.

Io l'hanno scorso ho usato gomme invernali semplici (ed effettivamente nei giorni peggiori mi è capitato di scivolare un po'), ma la nostra nuova C3, siccome l'abbiamo comprata usata, aveva già le gomme invernali in dotazione e sono chiodate. In effetti sembrano tenere bene la strada, ma questo inverno era così mite che non ci sono state circostanze in cui testarle sul serio. Intanto aumentano un casino il rumore della macchina e il consumo di benzina.
Le gomme chiodate sono vietate in molti paesi europei, tra cui in Germania, quindi niente gite in macchina nel periodo invernale verso il vecchio continente...  Sono vietate anche in Ungheria. In Italia sono ammesse, ma non credo che le usino in molti. Forse qualcuno nelle Alpi, non so, ma in Toscana si comincia a scoprire che esistono le gomme invernali soltanto negli ultimi due-tre anni, da quando il rischio neve è diventato realtà.
Il divieto in Germania, in Olanda, in Ungheria e in altri paesi europei ha motivi economici e di sicurezza. Le gomme chiodate danneggiano l'asfalto se non è ricoperto di neve, quindi il loro uso è sconsigliato in posti dal clima più mite. Infatti, sono ammesse nei paesi nordici e nei paesi in cui ci sono montagne alte, come la Svizzera, l'Austria e l'Italia. Anche in questi paesi è vietato però usarle d'estate o nelle mezze stagioni. In Svezia per esempio si possono usare soltanto dal 1 ottobre al 15 aprile (qui il concetto di mezza stagione è un pochino diversa...). I possibili problemi di sicurezza sono legati al fatto che le gomme chiodate fanno diventare la superficie della strada più liscia aumentando così il rischio che si formi uno strato di ghiaccio.

Lo scaldamotore

Abbiamo pure questo nella nostra C3. In pratica è una comune presa sotto il cofano anteriore della macchina, vicino alla targa, che puoi collegare con un semplicissimo cavo da 220V a qualsiasi presa. Eccola sulla nostra macchina:

Ancora non abbiamo ben capito come funziona. Questo inverno alla fine c'è stata una sola occasione in cui lo avremmo voluto usare, dopo che la macchina era rimasta all'aria aperta per qualche giorno all'aeroporto di Västerås e le temperature erano sotto lo zero. Infatti, in molti parcheggi ci sono delle scatolette a cui collegare lo scaldamotore. Noi abbiamo il cavo in macchina, ma dopo averlo collegato alla presa della scatoletta non abbiamo capito come si accende! Pensavamo che partisse automaticamente. Invece no. E non siamo riusciti a trovare alcun bottone di accensione... Qualcuno sa come funziona?

I fari sempre accesi

Ho lasciato per ultimo la particolarità più curiosa. Quando ho cominciato a guidare in Svezia, ho notato subito che le macchine hanno i fari accesi tutto il giorno anche in città. Ora nella nuova C3 ho scoperto che non è possibile spegnere i fari. Si accendono automaticamente quando accendi il motore! Anzi, quando giri la chiave di accensione! Facendo un po' di ricerca su internet ho capito che dal 2011 è diventata una regola europea. Dunque oggi è obbligatorio tenere i fari sempre accesi ovunque e a qualsiasi ora in tutta Europa. Sembra però che qui in Svezia fosse così già prima. (Io sono arrivata nel 2010, e la nostra C3 è stata prodotta nel 2009.) E adesso molte macchine sono già prodotte in questo modo che non c'è proprio verso di spegnere i fari. Quindi da ora in poi niente musica romantica dalla radio per le coppie che si vogliono appartare con la macchina in cerca di un po' di intimità...


La canzone ungherese in appendice

C'è una canzone ungherese che per me è come una preghiera. Una canzone che mi ha dato forza in tanti momenti difficili, quando dovevo prendere decisioni difficili. Non mi ritengo religiosa, ma questo non vuole dire che non sono una persona spirituale. Se dovessi scegliere una preghiera per la mia religione personale indefinibile, sarebbe questa canzone.

Piramis - Őszintén akarok élni (1977)

Il video è da un concerto del 1992. Comincia con un lungo intro strumentale. La canzone vera e propria inizia al minuto 2:07 circa.


Voglio vivere sinceramente

Voglio vivere sinceramente,
Andare fino in fondo su ogni mia strada,
Credere in ciò che desidero,
E se ci credo combattere a qualsiasi prezzo.

Voglio vivere sinceramente
E ottenere una sola cosa:
Che la mia gioia non faccia del male a nessuno,
E se il mio cuore fa male, che non faccia troppo male.

A te chiederei una sola cosa:
Lasciami vivere sinceramente,
Sinceramente, liberamente, in bella maniera,
Più sinceramente di come ho vissuto ieri.

Che non debba mentire a nessuno
E se faccio una domanda
La risposta sia vera.

Vorrei avere fiducia in ognuno,
Credere che non si rivolgerà contro di me
E non mi tradirà mai.

 (Per il testo in ungherese vedete qui.)

mercoledì 22 febbraio 2012

Fuori dagli schemi

Un post introspettivo. Si vede che la voglia di primavera si fa sentire...

"Fuori dagli schemi". Un'altra espressione italiana che adoro. Non solo l'espressione per sé, ma anche ciò che esprime. Come dirla in inglese? In an unconventional way? Altri propongono non-conformist o thinking outside the box. A mio parere è una di quelle espressioni italianissime che caratterizzano voi italiani. Una di quelle espressioni italiane che mi hanno insegnato qualcosa per ciò che esprimono (come "mettersi in discussione", "consapevolezza" e "serenità", già spiegate qui).

Se ti piace vivere secondo schemi predefiniti e ben funzionanti, allora la Svezia fa per te. Se invece ti piace vivere un po' fuori dagli schemi, in modo spontaneo ed imprevedibile, allora ti sentirai un pesce fuor d'acqua qui. Io non sono una persona fuori dagli schemi. Sono però un'osservatrice e una persona curiosa di conoscere e di scoprire, ma senza il coraggio di essere fuori dagli schemi o di infrangere le regole. Detto così non sembra un difetto, ma io invece l'ho sempre percepito come se lo fosse. In Italia ho imparato a vivere in modo spontaneo se non altro. E per me è stata una grande conquista. L'ho vissuta come una crescita personale. Il problema è che mantenere questa conquista qui in Svezia non è banale.

Mi spiego meglio. Porto un semplice esempio quotidiano: il pranzo. I miei colleghi pranzano sempre, ogni santo giorno, alle ore 12 in punto. Tutti. Siccome la maggioranza non viene all'università tutti i giorni perché vive fuori città (molti a Stoccolma), la composizione del gruppo varia di giorno in giorno, ma l'orario mai. Alle 12 si va, chi c'è c'è. Io generalmente non ci sono. Siccome Gabriele spesso mi raggiunge per pranzo e generalmente non ce la fa ad arrivare per le 12 (ma arriva una ventina minuti dopo), lo aspetto. Altre volte semplicemente non ho ancora fame a mezzogiorno. Altre volte ancora, quando ho troppo da fare, prendo solo un panino e me lo mangio in stanza. I colleghi, quando vanno a pranzo (alle 11.55) a volte si affacciano alla mia porta per chiedermi se vengo anch'io. (Sono persone gentili, su questo non c'è dubbio.) Invito che generalmente declino (ma non sempre, ovviamente) per i motivi di cui sopra. Mai nessuno mi ha proposto di aspettarmi. In un anno e mezzo mai nessuno che mi avesse detto "dai, vi aspetto, vengo anch'io venti minuti più tardi, non ci sono problemi".

Ora... se fossimo costretti a mangiare a quell'ora per via degli orari di apertura al pubblico oppure a causa di macchinari che si fermano solo per quella mezz'ora durante il giorno, capirei. E mi adeguerei. Ma il lavoro universitario è un lavoro dagli orari flessibili, a parte le lezioni, che però non hai tutti i giorni tutto il giorno. E, soprattutto, il lavoro di ricerca è un'attività creativa! Ci vuole ispirazione e concentrazione. Mi chiedo io, ma a nessuno dei miei colleghi capita mai che immerso in un lavoro alza gli occhi da un libro o dal computer e dice "cavolo, è già l'una e io non ho ancora mangiato!". A quanto pare no. Perché all'una alla mensa non c'è più un'anima. (Va bene, qualche anima sì, ma non i miei colleghi.)

E io come faccio? Per ora non mi sono adeguata. Custodisco gelosamente quel pezzo di conquista che la spontaneità ha rappresentato e rappresenta nella mia vita. Al prezzo di sentirmi esclusa dal contesto sociale. Non mi piacciono neanche le pause caffè, le famose fika, che generalmente evito. Preferisco lavorare. Non perché non mi piaccia fare una pausa caffè in generale. Non mi piace come si fa qui. In modo forzato. Quasi obbligatorio. Rimpiango le nostre pause caffè con i colleghi fiorentini, spontanei e sinceri. Le nostre pause pranzo, di regola alle 12.45 per il semplice motivo pragmatico di evitare la folla alla mensa, ma capacissimi di rimandarla anche di un'ora per aspettare qualcuno che deve ancora finire o fare qualcosa. Mi mancano i miei amici fiorentini. E' passato un anno e mezzo e mi mancano come se fossi arrivata qui ieri...

Ho l'impressione che qui in Svezia, a dirla con una canzone degli The Ark, it takes a fool to remain sane. Sarà un caso che l'ha scritto un gruppo svedese?

The Ark - It Takes a Fool to Remain Sane


Every morning I would see her getting off the bus
The picture never drops, it's like a multicoloured snapshot
stuck in my brain
It kept me sane for a couple of years
as it drenched my fears
of becoming like the others
who become unhappy mothers
and fathers of unhappy kids
and why is that?

'Cos they've forgotten how to play
Oh, maybe they're afraid to feel ashamed
to seem strange, to seem insane
to gain weight, to seem gay
I tell you this

That it takes a fool to remain sane
Oh, it takes a fool to remain sane
Oh, it takes a fool to remain sane
Oh, in this world all covered up in shame.

[...]
Do, do, do what you wanna do
Don't think twice, do what you have to do
Do, do, do, do, let your heart decide
what you have to do
That's all there is to find

'Cos it takes a fool to remain sane
Oh, it takes a fool to remain sane.

mercoledì 21 dicembre 2011

Metafore

Pensieri gettati su un pezzo di carta qualche tempo fa

La mia storia con l'Italia è un po' come una storia d'amore. Una storia finita di recente con tutti gli strascichi che ciò comporta. Ancora un tira e molla. Quella fase in cui la testa razionalmente sa che è finita, ma il cuore non riesce ancora ad accettarlo. Quella fase incerta in cui non puoi ancora sapere quanto tempo ti ci vorrà per superarlo. Se lo supererai. Perché credi ancora che non ci sia niente e nessuno di simile che lo possa sostituire. Quella fase in cui sai che devi tagliare i ponti per non soffrire troppo, ma ancora non ne sei capace e non sai neanche se è la cosa giusta da fare.

L'Ungheria è un'altra cosa. E' il mio paese. Fa parte di me. Visceralmente ed irreversibilmente. E' come un genitore per me. Mi ha dato la vita. So che ci posso sempre contare. So che ci posso sempre tornare e mi aspetta a braccia aperte. Da un genitore puoi passare distante anche tanti anni, anche tutta la vita, e ti aspetterà sempre. Fa parte di te. Visceralmente. Irreversibilmente.

L'amore è un'altra cosa. Ti può abbandonare. Ti può fare del male. L'Italia non è stata amore a prima vista per me. Per niente. All'inizio non mi sentivo a casa. Mi sentivo un'estranea che non capiva tante cose, che non parlava bene la lingua, che non vedeva l'ora di tornare a casa. Si è fatta scoprire pian piano e mi ha fatto innamorare. Forse sono proprio questi gli amori che durano tutta la vita. Non un colpo di testa, ma un amore profondo per qualcuno che conosci bene. Conosci bene anche i suoi difetti e le sue debolezze.

Come descrivere invece il mio rapporto con la Svezia? E' un po' come sposare un uomo che ti dà la stabilità e lo status che hai sempre sognato, ma di cui non sei innamorata. Che ti colpisce razionalmente, ma che non ti fa battere forte il cuore. Chissà però se col tempo, conoscendola meglio, non mi farà innamorare anche lei...

Concludo con una canzone meravigliosa. (Questa volta non ungherese però.)


Love hurts,
Love scars,
Love wounds and mars
Any heart not tough or strong enough
To take a lot of pain, take a lot of pain
Love is like a cloud, it holds a lot of rain
Love hurts,
love hurts.

I'm young,
I know,
But even so
I know a thing or two, I learned from you
I really learned a lot, really learned a lot
Love is like a flame It burns you when it's hot
Love hurts,
love hurts.

Some fools think
Of happiness, blissfulness, togetherness
Some fools fool themselves, I guess
They're not foolin' me
I know it isn't true I know it isn't true
Love is just a lie made to make you blue
Love hurts, 
love hurts.
I know it isn't true
I know it isn't true
Love is just a lie made to make you blue
Love hurts...

mercoledì 30 novembre 2011

Gli svedesi e gli orari di lavoro

Nel paese forse più organizzato e più efficiente d'Europa viene spontanea la domanda: ma quanto lavorano gli svedesi? La risposta è sorprendente: non molto. O meglio, il giusto! (Lagom, come direbbe uno svedese, appunto). 

Il mio lavoro non è molto indicativo, all'università ci sono orari flessibili come in Italia o in altri paesi. Nessuno controlla a che ora arrivi al lavoro e a che ora vai via, l'importante è che tu faccia quel che devi fare: le tue lezioni, i tuoi esami, le tesi da seguire, la ricerca e le altre cose amministrative. C'è chi ci spende più tempo, c'è chi ci spende meno. A volte puoi anche lavorare da casa se preferisci. Insomma, un po' te lo gestisci il tempo. Io per esempio non porto mai il lavoro a casa (tranne gli esami da correggere), ma piuttosto vado in Dipartimento anche sabato e domenica, per diversi motivi. Prima di tutto a casa ci sono troppe distrazioni, non mi concentro bene, e mi mancano anche tutti i materiali, file, ecc. E, poi, è anche una questione di principio: casa è casa e deve avere questa funzione non quella di "casa che ognitanto si trasforma in posto di lavoro". 
Per farvi avere un'idea dell'organizzazione di lavoro in ambito accademico, ecco qualche mini-fumetto di valore universale, da un sito mitico:


Chiusa questa parentesi, vorrei raccontare degli orari di lavoro svedesi tanto diversi da quelli italiani, fuori dall'ambito accademico. Sono diversi non soltanto perché qui i negozi tutti fanno orario continuato e la pausa pranzo non dura più di una mezz'ora, ma anche perché le ore lavorative in genere vengono severamente rispettate, nonché gli straordinari vengono regolarmente calcolati e pagati. I datori di lavoro non sono affatto interessati a far lavorare i dipendenti oltre l'orario di lavoro regolare, anche perché il compenso per gli straordinari sono tassati pesantemente. Più straordinari uno fa, più costa al datore di lavoro. I principi della socialdemocrazia permeano la vita di questo paese negli ambiti più disparati, anche in quelli dove meno ve lo immaginereste, figuratevi se non si riflettono nel campo del lavoro...

I lavori di ufficio qui iniziano alle 8:00-8:30 e finiscono alle 16:30-17:00. Oggi mi è capitato di uscire dall'università alle 4 e mezza, e le vie principali erano quasi intasate. Almeno pensando in termini svedesi. Qui a Örebro ti può capitare di non riuscire a passare con la prima onda di verde (cioè di dover aspettare due rossi) in due momenti della giornata: tra le 7:30-8:30 di mattina e tra le 16:30-17:30 del pomeriggio. Per trovare un casino vero e proprio però ci vuole la partita di calcio, preferibilmente in fase play-off. (Se il play-off esiste nel campionato di calcio... sono ignorante in materia.)

Ovviamente anche qui c'è chi lavora di più e si fa in quattro per dare il meglio di sè e ci sono altri che si approfittano dei propri diritti e fanno soltanto il minimo indispensabile, però l'impressione generale che ho è che rispetto agli italiani (e ungheresi) mediamente lavorino meno. (Pensate solo alla polizia chiusa tutti i weekend!) Nonostante ciò il paese funziona e anche molto bene. La conclusione che ne ho tratto è che una buona organizzazione risparmia molto tempo ai lavoratori. Certamente la spiegazione non è così semplice. Sono fattori molto importanti l'uniformità del paese, la bassa densità di popolazione e la centralizzazione della gestione delle risorse, nonché il principio di trasparenza tanto caro a questo paese.


Appendice musicale

Questa volta non musica ungherese, ma musica sugli ungheresi. Forse conoscete Johannes Brahms e le sue Danze ungheresi, composte nel 1869, nell'epoca dell'Impero austro-ungarico. Mi piace in modo particolare la n. 4. Credo che si addica perfettamente all'atmosfera di Budapest e allo spirito degli ungheresi: un po' allegro, un po' malinconico, un po' drammatico.

mercoledì 23 novembre 2011

Parlo svedese?

Forse è giusto porsi questa domanda nel post n. 100 di questo blog. Per ora è una domanda, ma sta per trasformarsi in un'affermazione. Non dichiaro ancora tra le mie lingue parlate lo svedese. Anche se capisco abbastanza bene quando lo leggo, non posso dire lo stesso quando lo ascolto. E poi l'ultimo scoglio ancora da superare: non lo parlo fluentemente.

La situazione in Svezia è particolare. Quasi tutti parlano inglese o almeno tutti lo capiscono. E' veramente eccezionale trovare una persona che non capisce l'inglese. Mi è capitato di recente con un venditore di auto, ma avevo dei seri dubbi se non lo capiva per davvero o si rifiutasse di capirlo. In genere tutti capiscono l'inglese - soprattutto come lo parlo io, in termini semplici e con una pronuncia tranquilla - anche perché lo sentono sempre in tv. I numerosi film, serie, reality e talkshow che arrivano dagli Stati Uniti o dall'Inghilterra sono trasmessi in lingua originale con i sottotitoli in svedese. Quindi l'inglese qui ti entra nell'orecchio anche senza volerlo. Si aggiungono poi l'affinità tra le due lingue e le migliaia di parole in comune.

Il punto è che, di conseguenza, qui in Svezia non sei assolutamente costretto a imparare la lingua, ma puoi benissimo cavartela con l'inglese. Ci sono diversi stranieri che vivono qui da tanti anni senza parlare lo svedese. Se non gli serve né al lavoro né a casa, molti non si sentono motivati per impararlo. Allo stato attuale, dunque, io lo svedese tendenzialmente lo capisco, ma lo parlo raramente. Tendo a rispondere in inglese, vuoi per mancanza di pazienza, vuoi per timidezza. Certamente è già un grande passo in avanti iniziare a capire, perché mi oriento e mi muovo molto meglio in qualsiasi contesto, ma è imbarazzante e frustrante non riuscire ad esprimermi in svedese se non al livello di un bambino di cinque-sei anni. Sebbene non mi serva né al lavoro (anche se ultimamente mi sono consapevolmente incollata degli impegni che richiedono la conoscenza dello svedese), tantomento a casa, sento molto l'esigenza di impararlo. La mia vita si è impoverita considerevolmente da quando nella quotidianità non riesco a capire le sfumature in quel che leggo e sento. Per me, curiosa di tutto e soprattutto di tutti, è un grosso limite. E la strada da fare è ancora tanta. Ci vogliono tanti anni per arrivare a un buon livello in una lingua che usi soltanto saltuariamente e non in tutti i contesti.


La canzone ungherese in appendice

Ancora un cantante della generazione dei miei genitori, e una sua bella canzone malinconica. Si tratta di Zorán e la sua Bella Giulia. E' un cantautore di origine serba, nato a Belgrado ma cresciuto in Ungheria. Scrive e canta in ungherese. Anche suo fratello Dusán è un musicista e soprattutto scrittore di testi di canzoni (anche lui scrive in ungherese). Negli anni Sessanta (fino al 1972) entrambi furono membri della beat band Metro.

Zorán - Szép Júlia


Tra noi c'erano un paio di case e forse un anno o due,
E io ero ancora un bambino rispetto a te.
Avevo paura che se te lo dicevo tu ci ridevi,
E avevo paura che te ne fossi già accorta da tempo.

Quante volte sono partito per venire da te,
E tu eri sempre sempre di fretta.
Ti aspettavano in delle macchine lunghe,
E io non ci credevo che non avevo chance.

Mi ricordo che ho pensato: va bene così,
Un giorno avrò fama e denaro,
Starò sotto i riflettori cantando sottovoce,
E allora anche tu mi avresti amato.

Ma nella nostra viuzza fangosa
E' appena accesa qualche luce.
Io avevo sempre freddo quando aspettavo te,
Sento ancora il profumo dell'inverno.

Bella Giulia, bella Giulia,
Forse ormai non ti riconoscerei,
Bella Giulia, bella Giulia,
Rimani allora bella per l'eternità.

Il pubblico rimane all'ombra,
E il mio cuore batte più forte,
A volte mi sembra di vederti qui,
Ma so che non sei mai venuta.

E in una via lontana
Forse piena di lampade luminose,
In macchine da sogno aspettano te,
E tu non guardi più indietro.

Bella Giulia, bella Giulia,
Forse ormai non ti riconoscerei,
Bella Giulia, bella Giulia,
Rimani allora bella per l'eternità.

(Per il testo in ungherese vedete qui.)

sabato 19 novembre 2011

Alla ricerca di una nuova macchina in Svezia

Ho sempre avuto la macchina da quando vivo in Svezia, ma non ne ho mai comprato una qui. Adesso invece ci tocca esplorare il mercato svedese delle macchine (per i motivi vedete il post precedente). Ormai che l'assicurazione ha deciso di non pagarci la riparazione della Suzuki e di farci un'offerta decente per ripagare il valore della macchina, ci siamo attivati per trovarne una nuova. Usata, naturalmente. Nuova costerebbe troppo, e poi una (non molto) usata ci va benissimo.

Abbiamo cominciato la ricerca spulciando tra gli annunci del mitico Blocket.se, sito in cui trovi di tutto e di più, dalle case ai vestiti ai mobili. Ultimamente anche degli annunci di lavoro. La cosa ganza di questo sito è che nella sezione "Bilar" (cioè: macchine) puoi raffinare la ricerca non solo in base alla marca o al prezzo, ma anche in base all'età, al chilometraggio e alla potenza del motore (impostando il minimo e/o il massimo desiderato). Noi siamo alla ricerca di una macchina che costi non più di 100mila corone (10.800 euro), abbia massimo 5 anni, un chilometraggio non superiore a 70 mila km, almeno 60 cavalli, e cinque porte. Queste sono le nostre esigenze. Il database contiene i dati di quasi 5 mila macchine nella regione di Örebro. Di queste non più di cento corrispondono alle nostre esigenze sopra descritte. Una buona metà degli annunci sono inseriti da concessionari. Noi, per motivi pratici, abbiamo limitato la ricerca alle macchine offerte da loro.

In settimana abbiamo visitato due concessionari a Örebro e oggi abbiamo preso una macchinina a noleggio per andare a vedere alcune macchine fuori città. Siamo andati fino a Norrköping, dove abbiamo trovato alcune offerte interessanti. Il sito ti permette di estendere la ricerca alle regioni confinanti con la tua, senza dover fare una ricerca separata per ogni regione. Finora abbiamo visto undici macchine, di cui abbiamo provato otto. E quelli che ci sono piaciute sono:
- una Skoda Fabia 1.4 16v Elegance del 2008, 68mila km, 86 hp, per 82.000 corone (nota negativa: il colore rosso acceso e la forma non proprio bella),
- una VW Polo 1.4 del 2008, 29mila km, 80 hp, per 96.000 corone (nota negativa: il prezzo, ma c'è da considerare che è una Volkswagen, una signora macchina),
- tre Citroen C3 1.4i, 73 hp: una del 2008/12, 44mila km, per 80.000 corone (color bordeaux, almeno non rosso acceso...); una del 2006/10, 60mila km, con il tagliando appena fatto, per 74.000 corone (colore verde chiaro bellino); e una del 2007/01, 32mila km, per 70.000 corone, lo stesso colore verde chiaro (nota negativa: la frizione è forse un po' allentata. Sarà il motivo del prezzo così basso?).

Questi sono i prezzi finali, perché - incredibilmente - siamo riusciti a trattarli praticamente tutti. Sarà che è novembre e per i concessionari è bassa stagione. E sarà che non diamo un'altra macchina usata indietro, ma paghiamo il prezzo intero. Insomma, adesso c'è da decidere. Voi quale scegliereste? Accettiamo volentieri consigli.

Poi ad affare concluso, scriverò più ampiamente del mercato svedese delle macchine usate e delle nostre esperienze. C'è qualche nota interessante.

In appendice vi lascio una canzone ungherese in tema, dal titolo "Corsa, Porsche, amore" ('corsa' nel senso di andare veloce in macchina...). E' una canzone simpatica degli anni Ottanta, molto famosa e popolare in Ungheria. Questa volta non la traduco. Forse si può intuire che non c'è molta poesia nel testo (cioè, in un certo senso sì, perché è un'oda alla velocità, alle macchine e all'amore).

Cserháti Zsuzsa & Charlie: Száguldás, Porsche, szerelem

venerdì 25 febbraio 2011

Cibo, hockey e rock'n'roll

Questi dieci giorni passati in compagnia della mia cugina e del suo fidanzato sono passati all'insegna del mangiare, della musica e... del freddo. Non potendo assentarmi dal lavoro ho potuto passare con loro soltanto le serate e il weekend, e non ci siamo mai annoiati. Abbiamo cucinato tutti i giorni, piatti ungheresi (loro) e italiani (io). Mentre ero al lavoro, loro erano a zonzo per la città o si riposavano a casa. Faceva freddissimo, quindi dovevano entrare nei negozi ogni poco per riscaldarsi, ma in questo periodo c'è tanta neve e tanta luce, quindi vale la pena di stare fuori.

Sabato siamo andati a fare un giro al lago vicino (che dovrebbe essere il quarto lago della Svezia quanto a grandezza), e ci abbiamo fatto una camminata sopra. Tutto ghiacciato e coperto da neve, sembrava sconfinato.

Il lago Hjälmaren

Mi sarebbe piaciuto andare fino all'isolotto nel mezzo a piedi, ma purtroppo dopo venti minuti a queste temperature (-10-15) iniziano a ghiacciarmi e farmi male le mani e i piedi. Maledetta cattiva circolazione! (Qualcuno sa consigliarmi dei rimedi?) Quanto sarebbe stato bello lì in mezzo al lago ghiacciato...

In generale per chi vuole visitare la Svezia consiglio il mese di febbraio. E' ancora inverno a tutti gli effetti, quindi tanto freddo e tanta neve, ma le giornate sono già lunghe, viene buio verso le 5 e mezza. (L'altro periodo bello ovviamente è quello che precede il Natale, quando invece le giornate sono cortissime, ma è tutto illuminato con le decorazioni natalizie.)

Le prime sere ci siamo fatti prendere dalla passione per la musica, e con l'aiuto di una radio specializzata per la musica rock, abbiamo iniziato un gioco. Un gioco semplicissimo: chi indovina autore e titolo per primo, e in più abbiamo fatto delle scommesse sull'anno di pubblicazione (soprattutto per le canzoni che non conoscevamo). La radio in questione è quella che ascolto sempre qui, Rockklassiker, che si può sentire anche online, e quindi era facile controllare l'autore e il titolo che stava trasmettendo in quel momento. E' un'ottima radio, ma la sua offerta, per quanto possa sembrare ricca e variegata all'inizio, dopo un po' diventa ripetitiva. Abbiamo costatato con grande stupore che non trasmette mai, ma proprio mai, alcuna canzone dei Led Zeppelin. (Per me grave, gravissimo da una radio che si intitola "classici del rock".) Sarà una questione di diritti d'autore? In realtà non so come funziona per le radio la trasmissione delle canzoni dal punto di vista legale ed economico.
Insomma, è una radio che trasmette soprattutto musica internazionale, pochissime canzoni cantate in svedese, ma abbiamo potuto conoscere quei due gruppi punk rock svedesi che ognitanto hanno trasmesso: Ebba Grön e Imperiet.


Credo che avremmo potuto ascoltare musica e chiacchierare di musicisti rock per una settimana intera senza accorgercene... Ho raccontato loro anche qualche dettaglio dall'autobiografia di Keith Richards che in ungherese non è ancora uscita. Ma a questo dedicherò un post a parte...

Lunedì sera siamo poi andati a vedere una partita di hockey. Da tempo che ero curiosa di vederne una, ma ho dovuto aspettare il momento giusto per poter andarci in compagnia. Non conosco l'hockey. Avevo visto giusto qualche scena di gioco in qualche film (tipo in Love Story che avrò visto quaranta volte da piccola). Devo dire che mi (ci) è piaciuto molto! Gioco veloce, ben seguibile, mai noioso. Il campionato ormai si sta giungendo alla fine, e la squadra di Örebro è in seconda posizione nell'Allsvenskan che sarebbe la serie A svedese. La partita di lunedì era contro la squadra in terza posizione, quindi molto combattuta.


Il palazzetto era pieno zeppo, noi avevamo i biglietti per il settore dove si stava in piedi e adiacente al settore dei tifosi della squadra avversaria. Quindi il casino non è mancato. La squadra locale stava per perdere, si manteneva 1-0 per la squadra avversaria (Leksand IF) fino al terzo tempo (nell'hockey si giocano tre tempi da 20 minuti), quando negli ultimi 20 minuti l'Örebro ha fatto quattro gol di fila! Potete immaginare la gioia.

La squadra di Örebro a fine partita
Domani parto per l'Italia! Febbraio e marzo per me sono dedicati al lavoro di ricerca, quindi posso e devo viaggiare. Poi aprile e maggio invece saranno interamente dedicati all'insegnamento (avrò due corsi parallelamente).

mercoledì 15 dicembre 2010

La Svezia è il terzo esportatore di musica del mondo

Il libro di lingua svedese che usiamo al corso all'università (RivStart) dice che la Svezia è il terzo esportatore di musica del mondo. Il titolo sembra conteso tra l'Italia e la Svezia. E' stato attribuito anche all'Italia, anche se messo in dubbio da alcuni. Fatto sta che ci sono tanti gruppi e cantanti svedesi che cantano in inglese, e quindi sono più facilmente vendibili sul mercato internazionale.

Essendo un grande amante della musica, negli ultimi anni soprattutto del genere rock, mi ha subito incuriosito quali sono i gruppi che conoscevo già ma non sapevo che fossero svedesi. Non gli ABBA, quindi, di cui tutti sanno che provengono dalla Svezia, e che non sono mai stati tra i miei preferiti, a parte The Winner Takes It All che adoro e trovo molto emozionante. Un altro gruppo di cui si sa che è svedese sono i Europe degli anni Ottanta. Forse non tutti sanno però che sono diventati famosi grazie a un talent show dove hanno partecipato con il nome Force.

Il terzo gruppo più famoso della Svezia (all'estero) sono i Roxette, di Halmstad, del sud della Svezia. E a loro vorrei dedicare qualche parola in più dato che una loro canzone ha segnato la mia infanzia. Non so voi, ma io collego certe melodie a un periodo della mia vita, e queste melodie riescono a richiamare in me l'atmosfera e lo stato d'animo dell'epoca. Tra l'altro è per questo che ammiro e adoro tanto la musica. Insomma, tra le mille cose che provai da piccola ci fu un anno di danza moderna ("balletto jazz" si chiamava). Avrò avuto una decina d'anni. Il corso che frequentai era tenuto da due giovani ballerini professionisti (ricordo che festeggiammo il 25esimo compleanno di uno di loro e che all'epoca mi sembravano adultissimi), e consisteva nell'imparare una coreografia da presentare in pubblico alla fine (ma ci insegnarono anche la salsa per esempio). La musica era una canzone dei Roxette! The Look. Ve la ricordate?


Gruppi di cui invece non avevo idea che fossero svedesi sono:

- gli Ace of Base degli anni Novanta (e all'epoca era il genere di musica che ascoltavo...)

- i Cardigans che avevo già menzionato in uno dei miei primi post, quando sono passata a Jönköping, loro città d'origine

- la cantante di colore Neneh Cherry, della quale mi viene in mente soprattutto il bellissimo duetto cantato con Youssou N'dour, 7 Seconds, del 1994

- negli anni Novanta poi ci sono stati diversi musicisti svedesi che sono diventati famosi sulla scena internazionale, tra cui Dr. Alban (non potete non ricordare It's My Life e Hello Africa, o la mitica Sing Hallelujah che a me piaceva molto) e Eagle Eye Cherry (la sua canzone più famosa è Save Tonight), entrambi di origine africana, o gli Army of Lovers (di loro sono note Crucified e Obsession), i Rednex dell'insopportabile Cotton Eye Joe, ed Emilia (Rydberg), la cantante della bellissima Big Big World. Di lei ho scoperto che l'anno scorso ha cantato un duetto con un cantautore ungherese.  La canzone è cantata in parte in ungherese (da lui), in parte in inglese (da lei), ma il ritornello finale è cantato in ungherese da entrambi! Ecco il video:



Esiste anche la versione completamente in inglese. E prima che ve lo chiediate: suo padre è africano (etiope) e sua madre è svedese. Lei è nata e cresciuta a Stoccolma.

Altri musicisti più recenti provenienti dalla Svezia sono gli Alcazar di Crying At The Discoteque (del 2000) e il DJ Eric Prydz di Call On Me (del 2004). Esistono anche numerosi altri che invece non conosco, anche perché in questi anni ho smesso di seguire la musica contemporanea, mentre non finisco mai di scoprire quella degli anni Sessanta e Settanta.

Il prossimo obiettivo è conoscere la musica svedese cantata in svedese. Suggerimenti?

mercoledì 3 novembre 2010

Una vita da comparatista

Sembra davvero il mio destino la comparazione. E' diventata per me il migliore strumento per imparare e scoprire, sia da giurista che nella vita privata. La comparazione giuridica mi ha aperto gli occhi e ha cambiato completamente la mia visione del diritto, così come l'esperienza di vivere in un paese estero ha cambiato tanti tratti della mia personalità (come aveva scritto un mio amico in un suo commento, ha "tirato fuori aspetti del mio carattere che sospettavo di avere ma che ancora non erano emersi in superficie").
(Avevo scritto una breve riflessione sulla comparazione nell'altro blog tempo fa.)

La mia situazione poi è particolare, in quanto questi tre paesi (Ungheria, Italia e Svezia) mi permettono di guardare l'Europa da tre angolazioni diverse: crescere in un paese dell'Europa dell'Est che ha una storia così particolare come l'Ungheria, parte della Mitteleuropa, isolata in mezzo ai paesi slavi con la sua lingua ugro-finnica, di un'identità complessa, e poi conoscere la cultura italiana e la mentalità mediterranea, culla della nostra cultura europea, così ricca di arte e storia, carica di umanità e di spontaneità, e poi arrivare in un paese dell'Europa del Nord, è un percorso secondo me molto fortunato.

Ci sono cose per cui la Svezia mi ricorda l'Ungheria, altre in cui è più simile all'Italia, e altre per cui invece non c'entra niente con nessuna delle due. Per certi versi l'Ungheria sembra una via di mezzo tra l'Italia e la Svezia. Volete sapere cosa accomuna la Svezia e l'Italia dal punto di vista di una persona che viene dall'Europa dell'Est? Più cose che immaginereste. Italia e Svezia sono due paesi ricchi che negli anni Sessanta e Settanta hanno vissuto una fase di crescita economica, mentre l'Ungheria era ancora un paese satellite dell'Unione Sovietica (sebbene fosse il paese più benestante del blocco sovietico, "la baracca più allegra del campo socialista" come si soleva chiamarla). Italia e Svezia furono entrambe protagonisti della storia d'Europa, a volte dominatori di altri popoli e colonizzatori (anche se in misura ovviamente molto minore dell'Inghilterra o della Spagna), mentre l'Ungheria, trovandosi in una zona cuscinetto tra est e ovest, ha subito numerose invasioni e tentativi di invasione (arrivarono i mongoli nel Duecento e poi i turchi nel Trecento), come però del resto pure l'Italia che è particolarmente esposta per via del Mar Mediterraneo. 
Ma a parte gli aspetti storici, posso dirvi anche che sia l'Italia che la Svezia sono popoli di mare, mentre l'Ungheria ha solo il lago Balaton (non per caso lo chiamiamo "il mare ungherese"), quindi non ha una cultura marinara (infatti, non si spiega come mai invece siamo così forti negli sport acquatici... nuoto, pallanuoto e canoa soprattutto).

Se volete capire l'identità complessa del popolo magiaro, vi consiglio di guardare e ascoltare una rockopera, "Stefano il Re" (István a király) scritto all'inizio degli anni Ottanta da una delle band più importanti della storia della musica ungherese, gli Illés. Qui sotto vedete due video. Al minuto 5:50 del primo inizia la scena del funerale del Principe Géza. La bara è seguita da un gruppo di preti  cristiani, invitati  dal principe Géza per convertire il popolo al cristianesimo, per cui suo figlio (battezzato István, cioè Stefano, secondo il rito cristiano) dovrà combattere Koppány, un altro capotribù magiaro che invece vede l'arrivo dei preti  da Roma come un'invasione di forze straniere, e pretende il trono in base al principio di anzianità, applicato dalle tribù magiare, mentre nell'Europa cristiana applicavano la regola della primogenitura. Al funerale del padre di Stefano la musica inizialmente è pagana, seguita dal Kyrie Eleison cantato dai preti. Le due melodie (quella pagana e quella cristiana) lentamente si fondono, e alla fine rimane soltanto il canto religioso dei preti. Questo pezzo della rockopera riassume e simboleggia le radici del mio paese. (Purtroppo è tagliato in due parti, continua nel secondo video.)


 

Questi video sono dalla registrazione del debutto, nel 1983, e rappresentano bene il clima dell'inizio degli anni Ottanta: una sempre maggiore apertura politica del paese e una sempre maggior libertà acquisita dagli artisti. Questa rockopera è diventata uno degli simboli del nostro cambio di regime. C'è stato uno spettacolo nel Népstadion (Stadio del Popolo, come lo chiamavano allora e fino a poco tempo fa, adesso si chiama Puskás Ferenc Stadion) nel 1990, appena dopo le prime elezioni democratiche, dove c'ero anch'io insieme ai miei genitori e ad altre sessantamila persone. E' un vero peccato che all'epoca fossi troppo piccola per comprendere l'emozione del momento... 
Ecco un video (purtroppo di pessima qualità) di quello spettacolo del 1990 nel Népstadion. Anch'io devo essere lì da qualche parte in una delle ultime file della scalinata. La canzone è una delle più famose della rockopera. (E' la danza di Torda, uno sciamano pagano.)

 

(Sarà che mi manca l'Ungheria? Ci torno domani! Dopo un'insolita assenza di quattro mesi...)