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sabato 31 maggio 2014

Curiosità linguistica #4 - Che peccato!

Premessa qui.

Che peccato!

Voi italiani per esprimere dispiacere usate la parola 'peccato'. "Che peccato che non puoi venire!" Come se ci fosse una colpa. Fanno così anche gli inglesi e gli svedesi. What a pity! Vad synd! Se ci penso mi fa senso dirlo. Che c'entra il peccare con il dispiacere? In inglese in realtà 'pity' vuol dire anche 'pietà', 'compassione, ma conoscendo l'espressione equivalente in italiano e in svedese immagino che pure in inglese significhi 'peccato' in questa esclamazione. In ungherese si usa un'altra parola. Noi diciamo "Che danno!" (Milyen kár! o De kár!). "Che danno che non puoi venire!" Altro che colpa! :)

domenica 18 maggio 2014

Curiosità linguistica #3 - Arrivo!

Premessa qui.

"Arrivo!"

E' un'esclamazione da annoverare tra le espressioni italianissime. Ultimamente, da quando ho una bimba piccola a casa, lo dico davvero spesso, come potete immaginare. A volte lo dico in italiano, a volte in ungherese, dipende se è presente anche Gabriele o meno. Così mi sono resa conto che non posso usare lo stesso verbo nelle due lingue. In ungherese devo dire "vengo" (jövök). Dire "arrivo" (érkezem) suona decisamente strano. Credo che sia lo stesso in inglese e in svedese. In inglese si direbbe "I'm coming!", in svedese "Jag kommer!". Dire "I'm arriving" o "Jag ankommer" non avrebbe molto senso (per lo svedese aspetto comunque conferma da chi lo conosce meglio di me...). E' simpatica questa differenza. Per l'italiano importa il risultato, agli altri l'azione. In italiano mi sembra una promessa più forte.

venerdì 25 aprile 2014

Curiosità linguistiche

Usando quattro lingue quotidianamente (italiano, ungherese, svedese, inglese, in questo periodo in quest'ordine), scopro mille loro piccole particolarità che sarebbero da approfondire. Ovviamente appena scoperte, me le scordo puntualmente. Così ho deciso di prenderne nota subito nel mio cellulare, e quale posto migliore se non il blog per fare qualche piccola ricerca linguistica ogni tanto? Così mi metto in ordine le idee, le immortalo e le condivido con altri.

Si tratterà di riflessioni linguistiche (ne ho già scritte tante in realtà) che possono riguardare qualsiasi di queste quattro lingue, alcune di esse o anche tutte. Questioni etimologiche o grammaticali, espressioni particolari, problemi di traduzione, la pronuncia, ecc. Accanto a una bambina di pochi mesi non c'è molto tempo da dedicare a questi passatempi, quindi una curiosità alla volta, ogni tanto. Ho già annotato diverse cosette. Cominciamo con questa.

L'importante è vincere

Chi di voi conosce lo svedese probabilmente ha già notato che in italiano non c'è differenza tra vincere una partita o vincere alla lotteria. Nel senso che si usa lo stesso verbo. Anche in inglese puoi vincere una gara (to win a competition) o l'attenzione di qualcuno (to win the attention of someone), non importa, sempre vincere è. In svedese e in ungherese, però, ci sono due verbi che significano 'vincere' e non sono completamente interscambiabili. Perché 'vincere' può riferirsi a due concetti diversi: si può vincere contro qualcuno o qualcosa (in una competizione o in una guerra), oppure si può vincere nel senso di guadagnare (un premio o l'attenzione di qualcuno, per esempio). Nel primo caso lo svedese usa il verbo att besegra, l'ungherese il verbo győzni. Per il secondo caso lo svedese ha il verbo att vinna e l'ungherese il verbo nyerni.

Questi due verbi in certi contesti possono essere sinonimi, in altri è un errore scambiarli. Vinna e nyerni ('vincere' nel senso di 'guadagnare') hanno un significato più ampio, e possono spesso essere usati al posto di besegra o győzni, ma non è vero il contrario. Un giocatore dopo una vittoria potrà esultare dicendo 'Nyertünk!' ('Abbiamo vinto!'), ma quasi certamente dirà 'Győztünk!' che è un verbo più forte. Non si può però usare il verbo győzni per dire che hai vinto alla lotteria o che vuoi vincere l'attenzione di qualcuno. Anche perché uno (nyerni/vinna = vincere qualcosa) è un verbo transitivo, l'altro (győzni/besegra = vincere contro qualcosa/qualcuno) no. 'Trionfare' può forse essere una buona traduzione del secondo in certi contesti, ma non sempre. 'Trionfare' è una parola ancora più forte, vuol dire stravincere, vincere clamorosamente. Győzni/besegra non necessariamente. (Lo svedese conosce anche il verbo triumfera, mentre in ungherese si direbbe diadalmaskodni.)

Questo è uno di quei casi che fanno capire che se conosci una lingua sola, certi problemi non ti poni neanche. Spesso è il confronto con altre lingue che ti fa capire certi limiti o, al contrario, ricchezze della tua lingua. Inoltre, questo è uno di quei casi in cui la mia lingua mi ha aiutata a comprendere meglio lo svedese.

sabato 31 agosto 2013

Risposte varie sull'Ungheria e sull'ungherese

Da tanto non seguivo più le chiavi di ricerca che portano i lettori casuali sul mio blog, mentre è una lettura assai interessante, talvolta anche divertente. Il fatto è che come cresce il contenuto del blog, anche le chiavi di ricerca che portano qui diventano più numerose. Adesso però gli ho dato un'occhiata, e mi fa piacere vedere che ce ne sono molte che riguardano il mio paese o la mia lingua, tutte scritte in italiano naturalmente, quindi da italiani. Visto che ho il privilegio di poter fare queste ricerche anche in ungherese, allora ecco qualche risposta. Magari possono essere utili.

Dell'Ungheria e degli ungheresi

- Ungheria paesaggi:  digita in Google Immagini "Magyarország tájképek" (Ungheria paesaggi) oppure "Bükk képek", "Hortobágy képek", "Mátra képek", "Dunakanyar képek" (sono alcune zone dell'Ungheria).

- divorzi in Ungheria: Tanti. Secondo le statistiche mediamente 24-25 mila all'anno, mentre si contraggono circa 45 mila matrimoni all'anno. Dati qui (in ungherese). Con questi numeri l'Ungheria è nella media europea.

- festa della regina in Ungheria agosto: khmmm, quasi... Forse voleva scrivere "festa del re". E' la festa di Santo Stefano, il primo re dell'Ungheria, incoronato nell'anno 1000, che si è convertito al cristianesimo. La festa è il 20 agosto. Di feste nazionali ungheresi ho raccontato un po' qua. Di questa in particolare potete leggere di più qui (in italiano).

- acquista auto in Ungheria: per le macchine usate ecco questo sito qua (in ungherese, purtroppo, o naturalmente): www.hasznaltauto.hu. L'ho usato anch'io qualche anno fa (va bene, quasi dieci anni fa) l'ultima volta che ho comprato una macchina in Ungheria. E' un ottimo motore di ricerca con una banca dati enorme. Si può cercare in base a tutti criteri possibili immaginabili. Però il grande svantaggio di comprare una macchina usata in Ungheria è che molto spesso il concessionario non ti dà un anno di garanzia, come in Italia, quindi attenti. Le macchine nuove credo che abbiano gli stessi prezzi che in Italia.

- com'è il pane in Ungheria: buonooo! Quello classico è bianco e soffice, l'opposto del pane toscano. Ecco un'immagine ed ecco un video della ricetta (narrato in ungherese). Si prepara con il lievito naturale o lievito madre ("kovász"  in ungherese), quindi una miscela di farina e acqua fermentata in casa, la stessa che si usa per la pizza napoletana.

- spirito maschio ungherese com'è?: haha :) Se si parla di stereotipi, il maschio ungherese è galantuomo, riservato, non disdegna l'alcool per divertirsi, ha pochi capi nell'armadio, in generale non cura molto il suo aspetto fisico, non fa le faccende di casa, ma magari gli piace cucinare ed è buongustaio. Però si parla di generalizzazioni, sia chiaro.

- canzoni in ungherese anni 90: di che genere? In questo video trovi una selezione delle canzoni dance/techno più popolari di quel decade. Oppure in questa lista su YouTube trovi anche canzoni di altro genere.

- i cantanti ungheresi con più successo: Parliamo di cantautori/cantautrici quindi? Ovviamente tantissimi. Eccone un paio (di alcuni di loro ho anche riportato e tradotto una canzone su questo blog): Ákos (il mio preferito), Zorán, Bródy János, Fenyő Miklós, Horváth Charlie, Zámbó Jimmy, Koncz Zsuzsa, Demjén Ferenc, Komár László... (non tutti loro mi piacciono).

Della lingua ungherese

- cuore ungherese svedese italiano: (forse cercava proprio il mio blog e non la traduzione della parola, ma nel dubbio...) "szív" (in ungherese, pronunciasi 'siiv') e "hjärta" (in svedese, pronunciasi 'jerta', ma la 'r' non si sente quasi).

- dove sei in ungherese: "Hol vagy?"

- rito del 25o matrimonio in ungherese: cioè del 25esimo anniversario? Nozze di argento in ungherese si dice "ezüstlakodalom". Del rito non so molto, ma cercando su Google ho trovato una canzone di Katalin Karády (una delle voci più importanti della scena musicale ungherese degli anni Quaranta) con questo titolo.

- significato szer: domanda difficile... Questa parolina può voler dire tante cose e si trova anche in numerose parole composte. E' un sostantivo. A me la prima cosa che mi viene in mente se la sento dire è un attrezzo di ginnastica (per es. anelli, cavallo, trave), che infatti ungherese si chiama "szertorna". Ma forse il suo significato più comune è "sostanza", per es. un medicinale o detersivo. E' anche la radice del verbo "szerel" che significa assemblare, montare, riparare.

- come leggere vocali ungherese: domanda da un milione di dollari. Ci vuole un sito che "parla". Questo è un ottimo dizionario ungherese-inglese/italiano/tedesco/francese/etc. online dove potete anche ascoltare la pronuncia dei singoli voci: SZTAKI.

- video di buon compleanno in lingua ungherese: eccone un paio: 1 (questo è degli anni Ottanta, quindi perfetto per le persone della mia generazione che sono cresciute con questa canzoncina di "Buon compleanno), 2 (dello stesso periodo, però meno conosciuta), 3 (una poesia d'amore, con musica più recente), e tanti altri.... Basta digitare in YouTube "Boldog születésnapot".

- come si dice buona notte in ungherese: "Jó éjszakát!", o la versione breve "Jó éjt!"

- come si scrive ti amo con il mio cuore in ungherese: così non si dice... non suona bene. Letteralmente sarebbe "szívemmel szeretlek". Magari è meglio però "Ti amo con tutto il cuore" => "Teljes szívből szeretlek".

è difficile l'ungherese: eh già...

- bestemmie ungheresi: mmm, mi rifiuto...

Non ho incluso le chiavi di ricerca che si riferivano a qualcosa di cui ho effettivamente raccontato sul blog, quindi la persona interessata probabilmente ha trovato quel che cercava.

Per risposte a vecchie chiavi di ricerca su questo blog vedete qui, quiqui e qui. Quasi quasi creo un nuovo tag per questi post. Sarà più semplice poi ritrovarli.

giovedì 4 aprile 2013

L'etimologia di Pasqua

Alla faccia della mia promessa di novembre, presto ho abbandonato l'idea dei post etimologici-comparati. Cioè, in realtà, non è stata l'idea ad essere abbandonata ma la sua realizzazione. Per gli stessi motivi per cui ho un po' abbandonato il blog in generale. Na de sebaj, direbbe un ungherese (che significa circa 'però nessun problema'), non è mai tardi per recuperare. Allora colgo l'occasione della recente festa per raccontarvi l'origine di una parola: della Pasqua, appunto. Il nome di questa festività è simile in italiano (Pasqua) e svedese (Påsk), di radice comune, è però molto diverso in inglese (Easter) e ungherese (Húsvét), il che mi ha incuriosita e spinta ad approfondire.



Pasqua e Påsk derivano dall'aramaico pasha! Trasmesso alle lingue europee dall'ebraico, attraverso il greco, quindi un bel viaggio lungo. La parola significa 'passaggio'. L'ebraico pesach è una festa che commemora la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù egiziana. Passaggio, quindi, nel senso concreto, con riferimento all'uscita dall'Egitto grazie a Mosé. Nel cristianesimo divenne la festività che tutti conoscete bene. E' la celebrazione della resurrezione di Gesù e, quindi, passaggio in un senso spirituale dalla vita terrena alla terra promessa del cielo. Lo svedese, insieme alle altre lingue scandinave, ma al contrario del tedesco e dell'inglese, ha preso la parola dal latino, o comunque da una delle lingue latine.

In ungherese la parola húsvét è legata alla festività cristiana, ma non sta ad indicare un concetto spirituale come la resurrezione o altre cose simili. Ha un significato molto più "terra-terra". Vuol dire letteralmente (ri)presa (vét) della carne (hús), cioè il fatto di tornare a mangiare la carne dopo un lungo periodo di digiuno che precede la Pasqua. Ormai gli ungheresi non ci pensano più, essendo una parola abbastanza corta, è facile non rendersi conto del suo significato originale. Mostra una certa pragmaticità rispetto alla parola italiana che invece ha un significato spirituale. Si dice che húsvét sia una traduzione dalle lingue slave meridionali (la Slovenia e la Croazia oltre ad essere paesi confinanti, furono parte dell'Impero austro-ungarico per secoli).

Infine, Easter è un'antica parola inglese, di origine pagana. Eastre è il nome di una dea che veniva celebrata il giorno dell'equinozio di primavera. Easter a sua volta deriva dal proto-germanico Austron. Insomma, una parola germanica che non ha niente a che vedere con l'aramaico pasha o l'ebraico pesach.

Trovo molto affascinante come l'etimologia possa aiutare a capire la nostra storia e trovare le nostre radici. L'origine della parola 'Pasqua' mostra chiaramente che alcune festività pagane ed ebraiche sono state trasformate in festività cristiane successivamente. Di questa "cristianizzazione" delle feste hanno scritto in molti, quindi io mi limito a riportare qualche link per chi ha voglia di approfondire:

giovedì 20 dicembre 2012

Buon Natale in tutte le lingue del (mio) mondo

(Parafrasando Pieraccioni...)

Questo mese sono stata poco ispirata a scrivere sul blog, vuoi per stanchezza vuoi per pigrizia. In questo periodo sono un po' sopraffatta dagli impegni di lavoro (soprattutto didattici), e la sera non ho molta voglia di fare nulla di impegnativo. Però un'idea di post mi è venuta, anche poco originale (che conferma quanto detto sopra), ed è senz'altro da scriverlo prima delle feste.

La parola "natale" è molto diversa in ognuna delle mie quattro lingue, di radici completamente differenti. Così mi è venuta voglia di analizzare l'etimologia di queste quattro parole:
Christmas (inglese)
Natale (italiano)
Jul (svedese, ma anche danese e norvegese)
Karácsony (ungherese)

La parola italiana 'Natale' si fa presto a spiegarla. Significa 'giorno di nascita', e si intende quello di Gesù, ovviamente. Così anche in altre lingue neolatine: noel in francese (con due punti sulla 'e'), natal in portoghese e navidad in spagnolo. Perciò non è una parola così antica, ma coetanea del cristianesimo. Ha un signifato religioso anche la parola inglese. Infatti, Christmas sta per 'messa di Cristo', e deriva dall'antico inglese Cristesmaesse. La parola Cristo a sua volta, però, deriva dal greco, mentre maesse viene dal latino. La stessa costruzione si trova in olandese (Kerstmis), nello scozzese (Christenmas), e l'hanno scelto pure per l'esperanto (Kristnasko).


La parola inglese di oggi però non ha nulla a che vedere con il 'natale' nordico. Jul ha un'origine molto più risalente del cristianesimo. E' una parola germanica, anche se le radici esatte sono ignote, e segnava un periodo o una festività invernale (se volete saperne di più vedete qui e qui). Jul è diffuso in tutta l'area nordica, l'hanno recepito pure il finlandese e l'estone che sono due lingue ugro-finniche (come l'ungherese). Il tedesco invece ha "scelto" la via inglese, anche se con una variazione: Weihnachten, cioè 'notte sacra'.


Sembra che la diffusione di questa parola sia un fattore geografico più che di affinità linguistica o di comunanza religiosa. L'ungherese karácsony è, infatti, un prestito slavo dove originalmente significava il solstizio. Una variante della stessa parola oggi è usata per indicare la festa di Natale sia da ortodossi: rumeni (che poi non sono slavi, ma neolatini) e bulgari (che invece sono slavi), che da cristiani occidentali: cechi,  slovacchi e ungheresi. Ecco perché sembra più un fatto geografico che di legame religioso-culturale.


E se volete sapere come si augura Buon Natale in ungherese, ecco alcuni suggerimenti:
- Boldog karácsonyt! - "Felice Natale!"
- Áldott karácsonyt! - "Benedetto Natale!"
- Békés karácsonyt! - "Sereno Natale!"
...e la versione classica completa e più formale: Kellemes Karácsonyi Ünnepeket Kívánok!, letteralmente "auguro piacevoli feste natalizie".

Insomma, Buon Natale a tutti voi in tutte le lingue del (mio) mondo!

Chiudo con una scena di una commedia inglese incantevole che ormai ho visto e rivisto in tutte le mie lingue:


lunedì 26 novembre 2012

Emozioni

Emozione. Un'altra parola molto italiana. Non che non esista in nessun'altra lingua, ma perché è così ricorrente nei discorsi degli italiani. E nella vita degli italiani. Talvolta penso a quanto ho imparato in Italia. Incredibilmente tanto. Di vivere. Di accettare, anzi, di apprezzare le contraddizioni. Di vivere le emozioni. Di riconoscerle. Di acclamarle. Di farne una ragione di vita. E poi penso a che ne è stato di questo modo di vivere. Qui in Svezia. Di tutta quell'umanità e calore. Ne ho portato un pezzettino con me. Sicuramente ho portato l'amore con me, che è la cosa più importante. Ma che ne è stato delle piccole emozioni quotidiane? Delle emozioni suscitate dalla bellezza. Delle emozioni suscitate dall'imprevedibilità. Della gioia dei sensi nelle piccole cose quotidiane: la vista di opere d'arte dal vivo, il gusto dei sapori raffinati. Gioia dei sensi che fa parte della vita quotidiana di ogni italiano.

Emozione: dal latino emotus, participio passato di emovere = trasportare fuori, smuovere, scuotere. L'emozione ti scuote. Ti smuove.
I sinonimi secondo il dizionario etimologico sono: agitazione, sollevamento di spirito, entusiasmo, commozione. Sollevare lo spirito. Che bella espressione! Si può dire anche in ungherese: lélekemelő ('che solleva lo spirito'), ma ha un significato più preciso di 'emozionante' ed è nettamente positivo, mentre un'emozione può essere anche negativa. Anche in svedese si può dire sinnesrörelse ('movimento dell'animo'), ed etimologicamente è un'imitazione dell'espressione latina motus animi.

Non esiste però una traduzione perfetta di 'emozione' né in ungherese né nelle lingue germaniche. (Lo conferma Buck nel suo fantastico libro citato nel post precedente.) L'ho sempre trovata una mancanza significativa. Da quando sono diventata un po' italiana mi manca molto questo termine quando parlo in ungherese. Abbiamo la parola latina emóció, ma non è di uso tanto comune. Suona un po' scientifico. In inglese emotion è almeno una parola comune, e credo che lo sia anche in svedese (scritto ugualmente emotion), ma attendo conferma dai più esperti.

In svedese esiste poi la parola känsla, dal verbo 'att känna', sentire. Vuol dire però più sentimento che emozione. Tra sentimento ed emozione c'è una bella differenza. Secondo il dizionario känsla significa anche 'sensazione'. Ma anche tra sensazione ed emozione c'è una bella differenza. Infatti, anche in ungherese una traduzione potenziale è érzés ovvero 'sentimento' o 'sensazione', da érezni = sentire. (Ho usato la parola életérzés in un post precedente.)

Chiudo con tre canzoni di un artista la cui musica è pura emozione. Me l'ha fatto conoscere un mio amico fiorentino, perciò mi ricorda gli anni fiorentini.

giovedì 1 novembre 2012

Parole al buio

Ci risiamo. Stiamo andando verso l'inverno inesorabilmente. E' passato l'equinozio, abbiamo lasciato l'ora legale, le giornate si stanno accorciando a vista d'occhio. Ci vuole di nuovo un passatempo che porti luce nelle lunghe serate buie. Il primo anno mi sono dedicata all'arte, il secondo anno alla musica, stavolta mi dedicherò alla terza passione, la lingua, rischiando di trasformare questo blog in una rassegna linguistica, ma tant'è.

Il destino vuole che la sala di lettura della biblioteca dove vado a lavorare quando mi capita di passare qualche giorno a Göteborg sia piena di dizionari, vocabolari ed enciclopedie linguistiche. Come faccio a non dargli un'occhiata? Infatti, nelle pause del lavoro mi dedico ad esplorare questi scaffali e sfogliare i libri. Ho trovato diversi tesori che sarebbe un sogno avere a casa. E via via in queste pause faccio delle mini-ricerche, scopro curiosità e faccio collegamenti. Purtroppo non ho trovato alcun libro sulla lingua ungherese, ma c'è molto sulle altre mie tre lingue: l'inglese, lo svedese e l'italiano. E intanto ho ordinato un libro di etimologia ungherese che prenderò la prossima volta che vado in Ungheria.

La mia idea è confrontare le mie quattro lingue guardando alle origini e all'uso di una certa parola. Un po' come ho fatto con la parola 'finestra' qui e con la parola 'patata' qui, scoprendo molte cose interessanti. Evito di usare citazioni precise e rinvii alle fonti, anche se mi verrebbe naturale. Riporto qui le fonti una volta per tutte, per chi è interessato ad approfondire:

B. Bergman, Ordens ursprung, Wahlström & Widstrand, 2007
G. Bergman, Ord med historia, Prisma, Stockholm, 8:e uppl., 2005
R. Hendrickson, The Facts on File Encyclopedia of Word and Phrase Origins, Checkmark Books, New York, 3rd ed., 2004
C.L. Buck, A Dictionary of Selected Synonyms in the Principal Indo-European Languages. A Contribution to the History of Ideas, University of Chicago Press, Chicago, 1949

In particolare quest'ultimo libro è fantastico, perché fa già una comparazione tra le diverse lingue, anche se purtroppo si limita a quelle indo-europee, quindi nessun riferimento all'ungherese. Su quest'ultimo mi devo per ora affidare a quel che so già o che riesco a trovare su internet. Per fortuna è la lingua che conosco meglio tra tutte, essendo la mia madrelingua. Infine, una fonte online: un vecchio dizionario etimologico svedese, scannerizzato pagina per pagina, accessibile qui.

Allora cominciamo! Quale tema migliore per iniziare se non l'AMORE? :) Tempo fa in un commento su Facebook un amico mi suggeriva di indagare sulla particolarità del verbo 'voler bene' dell'italiano che non ha un equivalente nelle altre lingue. Effettivamente è un verbo che adoro perché così prettamente italiano. Ecco, quindi, le parole da confrontare:

amore / amare - voler bene (italiano)
szerelem - szeretet / szeretni (ungherese)
love / to love (inglese)
kärlek / att älska (svedese)

Come vedete, lo svedese usa parole molto diverse dall'inglese. A proposito... siete anche voi stufi degli I love you degli americani? Nei film lo dicono ogni tre per due, anche a mo' di saluto. Non che l'inglese non abbia espressioni alternative, ma I love you sembra proprio inflazionata.

Cominciamo però dall'italiano... Il vostro ti voglio bene ha un significato più ampio di un ti amo, ma certo questo non ve lo devo spiegare io. Sentirsi dire da un ragazzo ti voglio bene può essere una delusione, quando si aspetta invece una dichiarazione di amore. L'italiano però non è l'unico a fare questa distinzione. La fa anche il francese con il suo avoir cher (letteralmente 'avere caro') e il tedesco con il suo gern haben (lett. 'avere volentieri').

L'ungherese non fa distinzione tra amore romantico e amore in senso lato nel verbo. C'è un solo modo per dire ti amo o ti voglio bene: szeretlek. Fa però questa distinzione nel sostantivo. Szerelem è l'amore romantico/sessuale, szeretet è amore in senso lato, che si può provare per un amico, un figlio o un fratello. E' quest'ultimo che viene usato in un contesto religioso-cristiano quando si parla di amore, non szerelem che ha un significato ben preciso: l'essere innamorati.

In svedese, infine, per quanto ho capito io, non esiste una distinzione tra amore romantico e amore in senso lato, però, curiosamente, il verbo è molto diverso dal sostantivo. Älska (amare) è una parola scandinava, che ha anche la sua forma sostantivata (älskog), ma il termine più comunemente usato per 'amore' è kärlek, che invece è una parola con radici latine, più precisamente francesi. Infatti, deriverebbe dalla parola cher, 'caro' in francese. (Lo ha preso in prestito pure il danese che per 'amore' usa kaerlighed.) Ti amo in svedese si dice jag älskar dig (la pronuncia è diversa come ve lo immaginate...).

Un'ultima nota: è bellissimo anche lo spagnolo te quiero, letteralmente 'ti voglio'. E' pura passione! (Anche se in realtà mi sa che lo dicono anche ad amici e parenti...) Il francese, il tedesco e lo spagnolo però usano tutti un'espressione egocentrica. Rimane l'italiano l'unico ad esprimere altruismo. Ti voglio bene, cioè ti voglio del bene, voglio il tuo bene, non il mio. Non è un caso che l'italiano è considerato la lingua dell'amore! :)


giovedì 26 luglio 2012

Perché continuo a scrivere in italiano?

A volte me lo chiedo. Perché continuo a scrivere in italiano? Non è neanche la mia madrelingua. A volte mi verrebbe voglia di scrivere in ungherese. Nel primissimo post di questo blog, due anni fa, ho scritto che lo consideravo anche un mezzo per continuare a scrivere in italiano, per tenermi in allenamento con l'italiano, oltre che per non perdere il contatto con gli amici italiani, di cui sentivo l'immediata mancanza. Come passa il tempo, però, sento sempre di più l'esigenza di tenermi in allenamento pure con l'ungherese. E pure l'esigenza di mantenere i contatti con i miei amici ungheresi. Come fare quindi? Non ho tempo per scrivere in doppia lingua o per cominciare un altro blog per gli amici ungheresi. 

E da qui parte anche una riflessione più ampia. Questa settimana sono in Ungheria e mi rendo conto della confusione linguistica in cui mi trovo e quanto questa situazione arricchisce la mia vita e la mia persona. Trovo una gioia naturale nel viaggiare tra i miei tre paesi e sentire parlare una lingua diversa in tutti e tre. E' una vera gioia sentire parlare in italiano ovunque intorno a me in Italia, e trovo la stessa gioia nel sentire parlare ungherese ovunque intorno a me in Ungheria. Per altri la lingua è solo un mezzo, per me è anche un'emozione, un életérzés...

In un mio mondo ideale riuscirei a parlare in un misto di italiano-ungherese-inglese(-svedese?), in cui potrei usare la prima parola che mi viene in mente e non dovrei tradurre espressioni uniche ed intraducibili, e tutti mi capirebbero. Ma questo mondo ideale non esiste, e io devo interagire con le persone in una lingua sola alla volta. Non si tratta più di identità (come raccontato in questo post tempo fa), ma di auto-espressione e di naturalezza. Nel senso che non mi sento più completamente me stessa in nessuna di queste lingue.

Creato con Wordle

Poi mi viene in mente la storia dell'esperanto e del tentativo (fallito) di creare una lingua unica per tutti gli abitanti del pianeta. Un'iniziativa nobile. Ma come si fa a mettere insieme tutte queste lingue incredibilmente ricche che si parlano sulla terra? Qualsiasi lingua artificiale non può che essere riduttiva. Al corso SFI ho sentito dire a un americano che da anni studia lo svedese quanto sarebbe bello se tutti parlassero la stessa lingua su questa terra. L'inglese o qualsiasi sia, basta che sia una sola, così ci capiremmo tutti. Un sogno comprensibile ma per me inimmaginabile. Voi riuscite ad immaginarlo? Che tutti parliamo la stessa lingua? Io non solo non riesco ad immaginarlo, ma non lo vorrei mai! Che impoverimento che sarebbe per l'umanità! Potersi e doversi esprimere in una lingua sola... Nessuna lingua è perfetta. Nessuna può esprimere perfettamente ogni pensiero. Le parole in generale non sono capaci di ridare la complessità della realtà, indipendentemente dall'esistenza di migliaia di lingue, ma questa è già un'altra storia...

Chiudo con due aforismi in tema e un quadro di un pittore ungherese della mia città (dove mi trovo in questi giorni).

"I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo." (Ludwig Wittgenstein)

"Solo la musica è un linguaggio universale che non ha bisogno di essere tradotta, ed è per questo che parla all'anima." (Berthold Auerbach)

József Rippl-Rónai, Nel giardino di Villa Roma* (1910)
* Villa Roma si trova in cima a una collina di Kaposvár, e adesso è allestita a museo, dedicato al pittore.

giovedì 10 maggio 2012

Swedish vs English - Parte Prima: Etimologia

Questo è il primo post di una serie in cui comparerò la lingua svedese con quella inglese. Pensavo di scriverne solo uno, ma presto me ne sono resa conto che c'è molto da dire. Anche perché ogni volta che mi metto a indagare un argomento linguistico trovo sempre tanti aspetti e sfaccettature interessanti.

Il confronto tra l'inglese e lo svedese viene spontaneo per diversi motivi. Prima di tutto perché sono due lingue molto simili e poi perché praticamente tutti gli svedesi conoscono l'inglese (dal gommista all'elettricista ai commessi nei negozi). Molti stranieri lavorano con l'inglese in Svezia (nelle università e in alcuni multinazionali), e possono permettersi di non imparare o di imparare solo poco svedese. Ma questi sono discorsi già noti. Quel che intendo fare in questi post, per curiosità mia e per voglia di condividere con gli altri quel che trovo, è un confronto concreto tra le due lingue con qualche immancabile riferimento alla mia madrelingua, l'ungherese.

Chi conosce l'inglese ha già un ottimo punto di partenza per imparare lo svedese. Le altre lingue germaniche, come il tedesco, il danese e naturalmente il norvegese (molto simile allo svedese) sarebbero ancora più utili, ma sono lingue molto meno conosciute (con l'eccezione forse del tedesco). Poi qui l'inglese si sente molto spesso in televisione, essendo tutto trasmesso in lingua originale con i sottotitoli in svedese. Il confronto che posso fare io è con l'inglese e con il tedesco.

Salta subito all'occhio che in tedesco e in svedese ci sono molto meno parole di origine latina che in inglese. Per me poi che leggo soprattutto testi che trattano temi giuridici-politici-storici è davvero strabiliante la quantità di parole e radici latine e greche in inglese. Me ne sono resa conto insegnando Legal English agli studenti di giurisprudenza. Praticamente dei termini spiegati solo un 10% era di origine non latina. Ovviamente mi ha incuriosito scoprire il motivo, e sfogliando i dizionari (online) di etimologia inglese ho scoperto che la maggior parte delle parole di origine latina non sono state prese direttamente dal latino ma dal francese medievale. Ecco perché molte di queste mancano in tedesco e in svedese! Pare che soltanto un terzo del lessico inglese sia "originale", tutto il resto fu preso in prestito da altre lingue.

Influenze nel vocabolario inglese

Siccome ho l'animo del ricercatore e non mi accontento di fonti indirette ho voluto fare un test e vedere la differenza tra il lessico inglese e quello svedese quanto alla quantità di parole latine (e greche). C'è un bellissimo sito chiamato Presseurop dove, per facilitare il dialogo a livello europeo, pubblicano la traduzione in 10 lingue europee di articoli dei principali giornali nazionali europei. Tra queste dieci lingue non c'è lo svedese (e neanche l'ungherese), ma a volte vengono tradotti articoli pubblicati su giornali svedesi. Così un articolo originalmente pubblicato sul Dagens Nyheter che ho usato per un mio corso. Vedete qui l'originale e qui la traduzione inglese pubblicata su Presseurop (ma esiste anche una traduzione italiana). Il titolo è diverso in tutte e tre lingue, ma il contenuto dell'articolo è lo stesso. Ho confrontato i due testi (svedese e inglese) per vedere quante parole latine (e già che ci siamo greche) usano. Ecco il risultato.

Precisa come sono ho fatto proprio il calcolo. (Ho strani hobby io, lo so...) E siccome dell'origine di alcune parole non ero sicura le ho pure cercate nel dizionario di etimologia. Se leggete l'articolo originale vedete che non è molto lungo. Si tratta di nemmeno 800 parole. Ecco il calcolo. (Se una parola è stata usata più di una volta nel testo, l'ho contata una sola volta.)

Nel testo svedese: 27 parole di origine latina e 13 di origine greca.
Nel testo inglese: 101 parole di origine latina e 20 di origine greca.

Per portare degli esempi di parole che sono di origine latina in svedese: kolumnen, decennier, reform, mental, dimension, process, valuta, regel, rubrik, aggression, nationell, agenda, rapportering, nummer, imperiet, tabell, koncept, festival. Dall'inglese non porto esempi, tanto sono numerosissime.

Gli esempi di parole svedesi che sono di origine greca sono tutti ben noti: demokrati, teater, idéer, central, politik, historia, tema, museum, etnicitet, bibliotek, musik, ecc.

Last but not least, non può mancare un confronto con la mia madrelingua. Anche in ungherese abbiamo numerose parole di origine latina e greca, ma molto meno che in inglese e anche meno dello svedese. Se prendo in considerazione le parole usate nelle due versioni di questo articolo, la traduzione ungherese non conterrebbe più di una decina di parole di origine latina e 3-4 di origine greca. In ungherese in realtà molte parole hanno sia la versione di origine latina che la versione "autoctona" (e questo credo che sia vero anche per lo svedese e per il tedesco). Non so com'è per lo svedese, ma in ungherese la maggior parte delle "varianti" latine sono considerate parole colte e chi ne usa troppe può facilmente essere bollato come snob o secchione. Ci sono alcune parole che non hanno una variante "autoctona" perfetta, come demokrácia, próba, politika, múzeum, reform, ma sono davvero poche considerando il vocabolario completo. Altre hanno la loro equivalente perfetta: melódia - dallam, mentális - szellemi, koncepció - elképzelés, aggresszió - támadás, ecc. In ogni caso, pur volendo "manipolare" la traduzione ungherese e usare le più parole latine possibile non si arriverebbe a più di 10 (in confronto alle 27 in svedese) - e a massimo 8 di origine greca (in confronto alle 13 usate in svedese).

Seguiranno altri post che metteranno a confronto lo svedese e l'inglese dal punto di vista grammaticale (e lì la comparazione con l'ungherese sarà un po' più difficile).

venerdì 6 aprile 2012

Coincidenze linguistiche

Imparare la prima lingua straniera è sempre la più difficile. Quando l'unico paragone che hai è la tua madrelingua - che non hai appreso a scuola, ma semplicemente vivendo - ti manca la consapevolezza di molte regole grammaticali. Certamente si studia grammatica a scuola, ma non con lo stesso metodo con cui si studia la grammatica di una lingua straniera. (Infatti, te ne rendi conto subito quando devi spiegare delle regole della tua lingua a uno straniero.) Molti concetti grammaticali si incontrano la prima volta quando si comincia a studiare una lingua straniera. Quando poi si studia una seconda lingua straniera viene spontaneo il paragone con le altre due lingue già conosciute. Ormai si ha il metodo, si conoscono i concetti grammaticali, c'è solo da riempirli con contenuti diversi. A seconda della nuova lingua, possono apparire anche concetti del tutto nuovi, ma il grosso si sa già. Tempi verbali, coniugazioni, declinazioni, generi, ecc. 

Certamente più la nuova lingua assomiglia alla tua o alle altre che conosci già, più veloce e facile è l'apprendimento. Dall'altro lato però maggiore è il rischio di confusione. Non è affatto facile tenere distinti nella mente due lingue molto simili come possono essere l'italiano e lo spagnolo o lo svedese e il norvegese. Quindi imparare una nuova lingua molto diversa ha i suoi vantaggi, anche se inizialmente le difficoltà sono maggiori.

Io ho il privilegio di avere come madrelingua una lingua molto particolare che non assomiglia a nessun'altra e con cui non posso capire nessun'altra lingua al mondo, neanche in una minima parte. Perciò per me imparare qualsiasi altra lingua vuol dire necessariamente imparare una lingua molto diversa dalla mia. Ora che sto studiando la quinta lingua indoeuropea (a parte l'inglese e l'italiano, in passato ho provato a studiare un po' di tedesco e spagnolo, e adesso sono alle prese con lo svedese), posso dire che la struttura grammaticale è esattamente la stessa in tutte e cinque con delle piccole variazioni.

Nonostante ciò la mia madrelingua mi aiuta spesso a imparare una nuova lingua. Mi diverte molto scoprire quelle che io chiamo "coincidenze linguistiche". Si tratta di espressioni o modi di dire simili. Le considero coincidenze perché probabilmente non c'è un legame diretto (storico-etimologico) tra le due espressioni, eppure sono costruite nello stesso modo. Al corso di svedese non è raro che mi capiti che qualcosa capisco al volo perché si dice uguale in ungherese, mentre è completamente diverso in italiano e in inglese. Mi capitò spesso anche al corso di tedesco a suo tempo ma le attribuivo all'influenza che il tedesco effettivamente esercitò sul lessico della mia lingua grazie ai forti legami storico-culturali (con l'Austria soprattutto, ma anche con la Prussia/Germania). Questa volta però è difficile parlare di legami storici tra Svezia e Ungheria.

Ecco qualche esempio:
- Il verbo se ut, 'sembrare' o 'avere l'aspetto di'. Per esempio: Den här killen ser bra ut. = Questo ragazzo è di bell'aspetto. This guy looks nice (e non 'looks out nice'). In ungherese: Ez a fiú jól néz ki. 'Kinéz' vuol dire letteralmente ser ut.

- La sequenza nelle date. Gli svedesi, come gli ungheresi, scrivono anno-mese-giorno. Quindi oggi è il 2012.4.6. e non il 6.4.2012 come per gli italiani o il 4.6.2012 come per gli americani.

-  Diverse parole composte. Lo svedese, come il tedesco e l'ungherese, si presta bene a formare delle parole composte, anche molto lunghe. Ed alcune di queste coincidono con il modo in cui è formata la stessa parola in ungherese. Due esempi: il dentista che in entrambe le lingue si chiama "dottore del dente", tandläkare in svedese e fogorvos in ungherese; il quadrato come forma geometrica si chiama "quattro angoli", fyrkant in svedese e négyszög in ungherese (e anche in tedesco: Viereck).

- La radice di alcune parole, come per esempio quella di 'pianta' (nel senso di vegetale) che in italiano deriva dal latino "planta" ('pianta del piede', perché 'plantare' ovvero 'spingere nella terra' era un modo per 'piantare', almeno secondo il Garzanti), in ungherese e in svedese ha come radice il verbo 'crescere': växt (letteralmente 'cresciuto') in svedese e növény (che però non significa 'cresciuto', ma solo ed esclusivamente 'pianta') in ungherese. La mia lingua poi si presta particolarmente bene alla creazione di nuove parole, essendo una lingua agglutinante. Non sono l'unica che la descrive come una "lingua LEGO", adatta alla poesia in maniera eccezionale. La radice della parola növény per esempio è , che come verbo significa 'crescere', ma come sostantivo significa 'donna'. Dal verbo poi sono formate le parole növedék o növekmény (incremento), növendék (allievo), növény (pianta), e molte altre.

- Poi ci sono alcuni false friends assolutamente incidentali, ma molto divertenti, tra lo svedese e l'ungherese. Così, ad esempio, la parola apa che in ungherese significa 'padre', mentre in svedese vuol dire 'scimmia'! Anche se con una pronuncia leggermente diversa. Meno male che io mio babbo lo chiamo apu (una variante vezzeggiativa), e non apa, se no immaginate quando mi viene a trovare in Svezia e gli svedesi mi sentono chiamarlo, che ne so, in un supermercato. :)
(In un contesto religioso-ecclesiastico, con riferimento a Dio e ai sacerdoti, però si usa un'altra parola, atya, che significa ugualmente 'padre', ma non nel senso di legame famigliare. Il Padre Nostro in ungherese è Miatyánk.)

- Un ultimo esempio di coincidenza linguistica, stavolta grammaticale, tra ungherese e svedese è la differenza tra preposizioni, prefissi e avverbi che indicano un luogo e quelle che indicano moto a luogo. Ecco a cosa mi riferisco: 'fuori' che può essere ut (luogo) o ute (moto a luogo, 'verso l'esterno') in svedese, e kint (luogo) o ki (moto a luogo, 'verso fuori') in ungherese; 'giù' che può essere nere (luogo) o ner (moto a luogo, 'verso il basso') in svedese, e lent (luogo) o le (moto a luogo) in ungherese); 'a casa' che può essere hemma (luogo) o hem (moto a luogo, 'verso casa') in svedese, e otthon (luogo) o haza (moto a luogo) in ungherese; 'qua' che può essere här (luogo) o hit (moto a luogo, 'verso qui') in svedese, e itt (luogo) o ide (moto a luogo) in ungherese. E la lista potrebbe continuare a lungo...

Le "coincidenze linguistiche" sono affascinanti almeno quanto l'etimologia. Mentre quest'ultima rivela i legami storici tra i diversi popoli, gli esempi sopra riportati mostrano che siamo tutti degli esseri umani e talvolta, indipendentemente l'uno dall'altro, arriviamo alla stessa conclusione.

lunedì 16 gennaio 2012

Di patate, tartufo, Borgogna e pere di terra

Come probabilmente avete già capito, adoro l'etimologia e la comparazione linguistica. Mi affascina scoprire i legami storici tra i diversi popoli attraverso le lingue. Scrivendo il post precedente sulla pizza giallo-blu mi sono ingarbugliata nella storia dell'origine della parola "patata" nelle diverse lingue. La mia "nota del traduttore" stava diventando così lunga che ho deciso di farne un post a parte. Così mi posso sbizzarrire con l'analisi etimologica. :) 

Allora, se vi chiedete cosa c'entrano le quattro parole del titolo l'una con l'altra, ecco la spiegazione.

La mia curiosità è partita dal fatto che in ungherese abbiamo due parole equivalenti per la patata: krumpli e burgonya. La prima è la parola popolare, di origine dialettale, la seconda è quella "ufficiale". Krumpli, secondo alcuni, deriva dal tedesco (come molte parole popolari o dialettali ungheresi), più precisamente dalla parola Grundbirne (letteralmente 'pera di terra') che in Baviera e in Austria si è trasformata in Krumpel. Prima di chiamarsi Kartoffel, quindi, in tedesco la patata era una pera di terra esattamente come in svedese: jordpäron (leggasi 'iuudpeeron'). In nessuna delle due lingue si usa più però. Kartoffel poi deriva da 'tartufo', data l'assomiglianza con il fungo. In svedese oggi si usa potatis, la parola importata dall'America dagli spagnoli. Infatti, è stato lo spagnolo la fonte per molte altre lingue europee, ma gli spagnoli a loro volta l'hanno preso dal nahuatl, la lingua degli aztechi. E' curioso che secondo Wikipedia però che il termine "patata" si diffuse in Europa attraverso l'italiano e l'inglese. Allo stesso tempo si diffuse anche il derivato di 'tartufo', sempre grazie all'italiano (così ad esempio nel russo e nel bulgaro). C'è pure un'altra variante del concetto di 'pera di terra': la 'mela di terra'! Si dice così in francese (pomme de terre), in olandese (aardappel), in ebraico, in tedesco austriaco, e pure in svedese esiste jordäpple (almeno secondo il dizionario). In ogni caso nelle traduzioni europee c'è un legame con la terra (così anche in polacco e in slovacco, due lingue slave).

L'altra parola ungherese per 'patata', burgonya (leggi: 'burgogna', con l'accento sulla prima sillaba), verrebbe invece dal nome della regione francese Bourgogne, ma tramite l'italiano, cioè da borgogna, che però in italiano come nome comune viene utilizzato solo con riferimento ai vini prodotti nell'omonima regione ed a una tonalità di rosso. Resta un mistero il perché di tale origine. Se siete curiosi e capite l'ungherese vedete questo video (un po' ironico, un po' serio) girato proprio in Borgogna in cui si cerca di risolvere questo mistero.

Conclusione n. 1: nell'etimologia della parola patata ci sta tutta la storia del mondo occidentale.

Conclusione n. 2: nella storia dell'Europa tutto passa per l'Italia prima o poi...


La canzone in appendice

Adesso che le giornate sono ancora abbastanza corte qui in Svezia, mi è venuta in mente una bella canzone ungherese dedicata alle notti scandinave. Abbiamo un cantante di blues-rock-jazz-ecc. che ha vissuto per un periodo in Norvegia (ma anche in molti altri paesi durante gli anni Settanta-Ottanta, poi dopo il cambio di regime si è ristabilito in Ungheria). Questa canzone è il frutto di questa sua esperienza.

Horváth Charlie - Skandináv éjszakák


Notti scandinave

Appena apro gli occhi, li richiuderei subito.
La luce è tagliente, mi fa male la testa.
E' una guerra anche questa – il nemico è un altro lunedì.
Mi arrendo. Che mi prenda. Vorrei solo una birra.
Giuro che il nostro è il palazzo più buio.
Nella cassetta della posta una lettera, dalla calligrafia sconosciuta.
Il mittente... oh santo cielo! Sono sveglio o sto sognando?
Ad un tratto risplendono mille immagini perdute.

Nomi, volti, luoghi... Lunghe notti scandinave.
E' freddo ma non rigido questo mondo.
Ci sono stati nomi, volti, luoghi,
stanze anguste in alberghi economici.
Vedi il mondo ci ha dato qualche giorno
che continua a vivere.

I bar sul lungomare, la stazione sempre deserta,
il cuoco indiano che beveva sempre il grog con noi e aveva freddo.
Forse ancora oggi ascolta blues da qualche parte ubriaco.
E la ragazza – mio dio! - mi ha scritto di nuovo!

(Per testo originale in ungherese vedete qui.)

Questa canzone ha anche una versione inglese, cantata sempre da Charlie. Ma secondo me la canta molto meglio in ungherese...

domenica 3 luglio 2011

Praga vs Budapest

Durante il viaggio in macchina dalla Svezia verso l'Ungheria finalmente ho avuto l'occasione di visitare Praga. Era proprio di strada. Ecco la nostra rotta compiuta in quattro giorni con le nostre tappe: A - Örebro, B - Rostock (con traghetto da Trelleborg), C - Praga (una serata e una mezza giornata di passeggiata), D - Bratislava (in ungherese Pozsony, solo una serata), E - Sopron (breve sosta e visita a un mio amico, compagno dell'università), F - Kaposvár (la città in cui sono cresciuta e dove tuttora vivono i miei). Totale: 2000 km.



Da tempo che l'idea di visitare Praga mi stuzzicava. Non solo perché forse ero rimasta l'ultima ungherese su questa terra che non l'aveva ancora visitata (infatti, anche questa volta era piena di ungheresi), ma anche perché è un classico mettere a confronto la capitale ceca e quella ungherese. Sono le due mete turistiche più popolari dell'Europa dell'Est. Basta digitare su Google "Budapest vs Praga" e trovate un sacco di pagine che discutono questo confronto. C'è chi preferisce l'una, c'è chi preferisce l'altra. Ora finalmente posso dire la mia.

Praga è bellissima, e io ne sono rimasta folgorata! Come scrissi sull'altro blog (ormai 4 anni fa), secondo me certe città hanno l'anima. La senti nell'aria, già nell'avvicinarti a queste città. Praga è decisamente tra queste. Ho sentito la sua anima già nella periferia, appena entrati in città. Non c'era bisogno di Ponte Carlo o Piazza Venceslao. Praga per me è stata una sorpresa, perché mi aspettavo una città vetrina, ormai completamente occidentalizzata. Niente di più sbagliato. E' una città vivissima, piena di storia. Sarà forse dovuta alla mia consapevolezza della storia dell'Europa dell'Est, ma Praga aveva proprio l'atmosfera di una città dal passato sofferto, dalla libertà combattuta. Si percepisce molto anche il passato socialista.

Insomma, mi sono subito sentita a casa! Siamo capitati in un albergo in pieno stile szocreál (come si dice in ungherese), cioè di realismo socialista, in cui il signore della reception, sulla sessantina, vestito come se fossimo ancora negli anni Ottanta (occhiali compresi), quando ha visto il mio passaporto ungherese, ha iniziato a parlarmi nella mia lingua! Allora... non mi capita spesso sentire degli stranieri parlare in ungherese, anzi, è un evento alquanto eccezionale. E lo parlava davvero decentemente. Con forte accento, ma con una buona proprietà di linguaggio, e forse non con le parole più giuste, ma è riuscito a spiegarmi tutto quello che voleva. Mi ha detto che in epoca socialista andava sempre in vacanza a Siófok, al lago Balaton in Ungheria (sarebbe da scrivere un post a parte sulle vacanze all'interno del blocco sovietico...). Tanto di cappello se è riuscito a imparare l'ungherese semplicemente andandoci in vacanza! Nell'albergo in questione in camera c'era l'immancabile moquette, arredamento di stile szocreál anni Ottanta e dei tappeti uguali a come ce l'aveva mia nonna fino a dieci anni fa. (Ma vendevano un solo tipo di tappeto in tutto il blocco sovietico?!?) Che strana sensazione che era... Ero a casa e non ero a casa. Mi sembrava tutto così familiare, ma allo stesso tempo parlavano una lingua che non c'entra niente con la mia. Mai sentito così forte il legame con gli altri paesi dell'Europa centro-orientale (ho il sospetto che avrei la stessa sensazione in Polonia, se è possibile ancora più forte).

Che dire del confronto Praga-Budapest? Ascoltando le persone che hanno visitato tutte e due, e curiosando un po' sui forum su internet, vedo che la scelta è molto soggettiva. Non c'è una più bella o più interessante in assoluto. Dipende un po' da cosa cerchi e da cosa ti capita. In generale ho notato che gli americani preferiscono Praga, dicendo che è più bella, mentre i giovani italiani preferiscono Budapest quando si tratta di andare a divertirsi e vivere la città di notte. Come sapete, io di Budapest sono innamorata, e sono di parte. Per me il Danubio e il panorama che offre sulla città è assolutamente magico che mi ha sempre affascinato ed emozionato. A Budapest in più c'è il mio popolo che parla la mia lingua. In generale credo Budapest e Praga offrino la stessa ricchezza di storia e di monumenti e abbiano lo stesso fascino. Quello che a Budapest non si può più trovare, è il centro medievale che a Praga invece fortunatamente è sopravvissuto alla seconda guerra mondiale. Per il resto in molte parti della città mi sembrava di essere a Budapest.

giovedì 19 maggio 2011

La lingua è una finestra sulla storia

Trovo affascinante l'etimologia. L'origine di una parola rivela molto della storia del popolo che la usa e del suo rapporto con altri popoli. Migrazioni, invasioni, usanze, sviluppo tecnico-industriale, cambiamenti sociali.

L'altro giorno a pranzo parlando del più e del meno con la mia capa, tra cui di lingua svedese e ungherese, è saltata fuori una piccola curiosità linguistica molto interessante che ha messo in moto il mio cervello e mi ha fatto venire voglia di fare una piccola ricerca. Ecco il risultato.

Come mi ha spiegato lei, la parola inglese window ovvero 'finestra' fu recepita dallo svedese, più precisamente è la parola vindöga presa in prestito. 'Vindöga' era la parola per finestra ai tempi dei vichinghi, e letteralmente significa "l'occhio del vento". La cosa curiosa è che adesso gli svedesi non usano più questa parola per dire 'finestra', ma hanno recepito Fenster dal tedesco, trasformandola in fönster. Anche il termine quasi mistico di "occhio del vento" mi ha incuriosito. Annica (la capa) mi ha spiegato che la finestra si chiamava vindöga perché all'epoca non c'era il vetro nelle finestre, ma ci fu solo un buco con due battenti di legno, e quindi quando le aprivi entrava il vento. Ecco il punto di partenza per la ricerchina...

In effetti, la parola inglese window deriva dal norreno, la lingua usata dagli abitanti della Scandinavia in epoca vichinga. La forma originale di vindöga fu vindauga, e fu recepita dagli inglesi nel corso del Duecento. Alcune lingue germaniche poi hanno adottato la parola latina fenestra per indicare la finestra di vetro, e fino al Quattrocento (secondo altre fonti fino al Settecento) pure l'inglese usava parallelamente la parola fenester per la finestra vetrata. La derivazione fenestration tuttora esiste nel linguaggio degli architetti inglesi, e indica la disposizione e il dimensionamento delle finestre su un edificio. Al contrario dello svedese, il danese e il norvegese hanno mantenuto la versione originale norrena, e ancora oggi usano vindue e vindu, rispettivamente.

La parola italiana finestra, invece, chiaramente deriva dal latino fenestra che a sua volta trova la sua radice nel greco 'fan', ovvero splendere, illuminare (confr. fanale, fenomeno, epifania). Insomma, per i mediterranei la finestra è un'apertura che fa entrare la luce, per i nordici è un'apertura che fa entrare il vento... Credo che il motivo della differenza si spieghi da sola.

E allora visto che ci sono non posso non esaminare anche la mia lingua e la sua parola ablak che sta per 'finestra'. Anche in questo caso si tratta di un prestito e non di una parola ugro-finnica (infatti, in finlandese si dice in modo completamente diverso: ikkuna, in estone aken). Come numerose altre parole ungheresi, anche ablak deriva dallo slavo, secondo alcuni dallo sloveno, secondo altri dallo slovacco. In ogni caso da uno dei popoli che sono nostri vicini. Oggi nelle lingue slave del nord (ceco, slovacco e polacco) 'finestra' si dice okno (e anche in russo e in sloveno), mentre in serbo e in croato si dice prozor.

Quanto al significato della parola di origine slava, ci sono diverse interpretazioni. Siccome nello sloveno esiste anche la parola oblok che significa (ancora oggi) 'arco', alcuni pensano che ci sia un collegamento. Altri invece la ricollegano allo slavo antico in cui obl (scritto diversamente, ma non so fare i caratteri cirillici) significa 'rotondo'. Una terza teoria la riconduce a un verbo che significa 'rivestire', 'coprire', e troverebbe la sua spiegazione nel fatto che a quei tempi usarono della vescica di animale come rivestimento delle aperture nelle case. Quindi, ablak si riferisce o alla forma della finestra o al materiale di cui era fatta.

Insomma, è curioso vedere l'origine delle parole e come queste evidenzino aspetti e caratteristiche diverse dello stesso oggetto o concetto o qualunque cosa sia. La lingua è una finestra sulla storia dell'uomo, e la storia della parola 'finestra' ci rivela che per i mediterranei contava la luce, per i nordici l'aria e per gli slavi la forma o il materiale.

Per chiudere in bellezza, una citazione da un famoso giudice americano, Oliver Wendell Holmes che mi è capitato sott'occhio in questi giorni (perché in fondo in fondo sono un giurista):
"Language is the blood of the soul into which thoughts run and out of which they grow.

E una canzone: 

venerdì 15 aprile 2011

Vocali vs consonanti

Attenzione! O come scriverebbero gli svedesi: OBS! Un altro post linguistico che tanti possono trovare noioso! A me invece diverte parecchio scriverlo. :)

Molti pensano che l'ungherese sia una lingua piena di consonanti, come le lingue slave. (Forse sono le stesse persone che pensano che l'ungherese sia una delle lingue slave...) Niente di più sbagliato. L'ungherese è una lingua dominata dalle vocali. Come lo è anche lo svedese. Due lingue che dispongono di un'ampia gamma di vocali.

La lingua più colma di consonanti in Europa è forse il polacco. Per farvi capire la differenza basta vedere come si dice, per esempio, buon compleanno. In polacco è "Wszystkiego najlepszego!", in ungherese "Boldog születésnapot!". E' curioso però che le uniche due lingue in cui si trova il digramma (doppia lettera che indica un solo suono) 'sz' siano il polacco e l'ungherese, anche se la leggono in maniera opposta: in ungherese è una semplice 's' (esse), mentre in polacco una 'sc' (come in 'sciare'). Dico sempre che è facile riconoscere l'ungherese (scritto). Se trovate una 'sz' e tante vocali con degli accenti strani, allora è ungherese. Se invece ci sono le 'sz', ma è pieno di consonanti e non ci sono vocali con accenti strani, allora è polacco.

Ma ora volevo fare una comparazione tra l'ungherese e lo svedese, essendo tutti e due, come già detto, dominati dalle vocali. E sono queste a mettere più in difficoltà gli italiani. Di consonante ce n'è una sola difficile sia in ungherese che in svedese. In ungherese il digramma 'gy' che ha un suono simile a quello che si trova in 'adieu' in francese (esempio: nella parola 'magyar', magiaro/ungherese). In svedese, invece, è difficile pronunciare (pure per me) i digrammi 'sj' e 'sk' (per esempio in 'sju', sette) che sono entrambi una specie di h molto aspirata. 

L'alfabeto ungherese ha 14 vocali, quello svedese ne ha 9, in confronto alle 5 vocali dell'alfabeto italiano. I numeri però sono fuorvianti. In realtà le 14 vocali ungheresi corrispondono a 9 suoni. Infatti, 5 di esse sono differenti soltanto nella loro lunghezza. Così i-í, o-ó, ö-ő, u-ú e ü-ű indicano lo stesso suono in versione corta e lunga. Ecco tutto l'alfabeto ungherese (composto di 44 lettere):


L'unico suono composto di tre lettere, 'dzs', in realtà si usa soltanto in parole di origine straniera, come dzsessz (cioè 'jazz') o dzsem (cioè 'jam'). W, x e y si usano ugualmente soltanto in parole straniere (un altro buon indizio per distinguere l'ungherese dal polacco che invece è pieno di w). La y (ipszilon) in ungherese non corrisponde a nessun suono, la si usa solo nei digrammi (gy, ly, ny, ty). Quindi possiamo dire che chi vuole imparare a parlare l'ungherese, deve imparare a pronunciare 35 suoni diversi ('ly' e 'j' si pronunciano nello stesso modo), e a dare importanza alla lunghezza delle vocali. Infatti, per esempio kor e kór sono due parole diverse. La prima significa 'età', la seconda 'malattia'. Non è proprio la stessa cosa...

Lo svedese ha gli stessi 9 suoni (di vocali) dell'ungherese, anche se le lettere hanno accenti diversi. La å per esempio corrisponde alla ó ungherese, e la ä alla nostra e. La cosa curiosa è che nell'alfabeto svedese, composto di 29 lettere, le vocali con gli accenti strani si trovano in fondo. In questo modo:


Come vedete, niente consonanti strane nello svedese.

Il numero delle vocali è fuorviante pure per l'italiano che sulla carta ne ha solo cinque. In questo l'italiano, credetemi, è più difficile dello svedese e dell'ungherese che indicano sempre che suono devi pronunciare (parliamo solo delle vocali adesso). L'ungherese ti indica addirittura la lunghezza! In italiano invece l'apertura di una vocale non è segnalata in alcun modo e varia pure da regione a regione, assumendo diverse sfumature. La cosa più difficile è sapere quando pronunciare la 'e' in maniera aperta e quando in maniera chiusa. Non è solo una sofisticatezza per chi vuole parlare senza accento. A volte fa proprio differenza. Per esempio non ricordo mai quale pronuncia di 'pesca' sta per la frutta e quale per l'attività di pescare. Un ungherese parla in italiano con le 'e' molto aperte e con la 'o' chiusa alla barese. Negli anni sono migliorata molto in questo senso, ma credo che le vocali mi tradiscano ancora ognitanto. :)

Vi lascio due video per illustrare quanto scritto e per farvi sentire, se vi interessa, le vocali di queste due lingue. Prima un video ungherese: è la prima parte di un'intervista a uno dei miei attori preferiti, Péter Rudolf, in uno dei miei show televisivi preferiti.



Per un esempio svedese, invece, ecco una scena da un film famoso di Ingmar Bergman, Il posto delle fragole (in svedese Smultronstället), del 1957.

giovedì 27 gennaio 2011

Chiavi di ricerca bis

Continuo a seguire le chiavi di ricerca tramite le quali la gente arriva sul mio blog. In un post vi ho già svelato e commentato quelle più interessanti dei primi mesi, adesso vorrei rispondere a quelle degli ultimi due mesi. Ovviamente via via che il blog si arricchisce anche le chiavi di ricerca diventano sempre più numerose e diverse. Provo nuovamente a raggrupparle in base all'argomento.

Domande sulla Svezia

- cosa fare a kristinehamn: buona domanda... nelle piccole cittadine svedesi non credo ci siano tante cose da fare. A Kristinehamn ci sono stata solo di passaggio per vedere la statua di Picasso nel porto e ne ho raccontato qui. (Comunque ho sentito parlare anche di una bella piscina.)
- quante ore di luce durante lanno ci sono a stoccolma: non saprei quantificare, ma vi sorprenderete se vi dico che non molto meno che in Italia. D'estate ci si rifa alla grande! (Almeno credo... Attendo conferme dagli stoccolmesi.)
- lavorare come parrucchiere a stoccolma: beh, quando dite che la fuga dall'Italia ormai non riguarda più solo i laureati, si vede che è vero proprio!
- quanto costa mangiare fuori a stoccolma gennaio 2011: se vuoi un ristorante buono, allora credo tanto, e di più che in Italia. Comunque ecco un link.
- perchè il sole sorge prima in svezia: sorge prima soltanto da aprile a ottobre, non certo adesso. E semplicemente perché in quel periodo le giornate sono più lunghe. Iniziano prima e finiscono più tardi.
- miti sulla svezia da sfatare: io ho scritto di quello del buio qui
- le ore lavorative alla sab in svezia: i negozi sono aperti fino alle 16, i supermercati fino a tardi la sera, per il resto il sabato credo che non lavori nessuno (uffici, scuole, ecc.). O forse ti riferivi alla Saab?!?
- caldaie che si usano in scandinavia: non si usano. è tutto centralizzato (ne ho scritto qualcosa qui)
- a che ora mangiano gli svedesi: ahimè prestissimo. ho dei problemi soprattutto col pranzo. non ce la faccio a farmi venire fame per le 11.45... 

Domande relative alla lingua ungherese

- neve in ungherese: si dice "hó", e la h si pronuncia (come in inglese). Curiosità: le stesse due lettere (hó) possono significare anche "mese" (è la versione breve della parola "hónap").
- significato di boldog új évet kívánunk: qualcuno semplicemente ti ha fatto gli auguri. significa "auguriamo felice anno nuovo".
- cosa vuol dire la parola magiaro: magiaro o "magyarok" è come ci definiamo noi. Non c'è un equivalente di "ungherese" in ungherese che invece deriva da "unno" a causa della diffusa confusione che si fa tra unni e magiari. Credo che il rapporto tra i due popoli non sia del tutto chiaro. Attila e gli unni vissero nel Bacino dei Carpazi nel V secolo, mentre i magiari arrivarono alla fine del IX secolo sotto la guida di Árpád. Il nostro paese nella nostra lingua si chiama "Magyarország"...
- dizionario etimologico ungherese: ce n'è uno abbastanza nuovo, ma ovviamente è in ungherese. Ecco il link. Online non credo che esista invece.
- accento budapest: non esiste un accento di Budapest, o per lo meno non più. I dialetti ungheresi (non paragonabili ai dialetti italiani, in quanto ci sono delle differenze molto più leggere) stanno scomparendo. Ci sono sempre meno persone che parlano con una cadenza particolare. (Io ne conosco poche.)

Altre chiavi di ricerca relative all'Ungheria

- italiano in ungheria blog: eccone uno molto interessante che, non essendo un blog tradizionale, purtroppo non sono riuscita a mettere nel blogroll.
- un secondo piatto ungherese in casa: ecco una pagina con diverse ricette. Vi consiglio anche i primi (per noi sempre liquidi, anche se spesso densissimi), molto ricchi e buoni.
- il mio fidanzato è ungherese: l'altra volta è stato uno a conoscere una ragazza ungherese, adesso una ragazza ad avere il fidanzato ungherese, che dire... sono contenta per voi ragazzi!

Varie

- emilia rydberg morta: no no, per niente. Invece ho scoperto che ha iniziato una storia con quel cantante ungherese con cui aveva fatto quella canzone (chi ricorda il post sulla musica svedese). L'ho letto in un giornale (se si può definirlo giornale...) quando ero in Ungheria. Fonte affidabilissima quindi... ;)
- nomi delle bambole che facevano pipì negli anni 80: passo...
- quadrilingue infanzia: è la mia preoccupazione per i miei futuri rampolli...
- la vita è bella in quante lingue: spero in tutte! in ungherese si dice "szép az élet".
- capelli ricci storia: esiste anche una "storia dei capelli ricci"?!? oppure cercavi dei capelli ricci storici? :)

And the winner is... non può essere altro che la chiave di ricerca "pasta" che ha stravinto con 85 ricerche in soli due mesi! :)
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Il quadro degli Uffizi in appendice

Un bel quadro del Primo Rinascimento di Domenico Veneziano, una Madonna in trono con Bambino e santi del 1445. Da sinistra: San Francesco, San Giovanni Battista, San Zanobi e... Santa Lucia! Sì, (l'unica) santa svedese! E questo perché il quadro fu destinato all'altare della chiesa di Santa Lucia dei Magnoli che si trova a Firenze in via de' Bardi in Oltrarno.
Nella Galleria si trova accanto alla famosa Sant'Anna Metterza di Masaccio e Masolino che, invece, è doveroso far vedere ai turisti per iniziare a spiegare il Rinascimento.


E il particolare: le aureole trasparenti! Ecco quella di Santa Lucia:


mercoledì 19 gennaio 2011

Quante lingue parli, tante persone vali

E' un detto ungherese. In realtà generalmente si dice "quante lingue parli tante persone sei" (ahány nyelvet beszélsz, annyi ember vagy), ma in italiano non suona molto bene.
Sono di madrelingua ungherese, ma penso in italiano, lavoro in inglese e sto studiando lo svedese. Anzi, ormai posso dire: sto imparando lo svedese! Il nuovo corso SFI è promettente. Gli insegnanti parlano in svedese tutto il tempo e ci fanno parlare. Uno di loro due, poi, è un ungherese della Transsilvania! Così non perde l'occasione di fare un po' di comparazione con la lingua ungherese ognitanto... :)
Ho già scritto un post su come la struttura grammaticale di una lingua influenzi il modo di pensare dell'uomo. Adesso vorrei invece scrivervi di alcune espressioni intraducibili da una lingua all'altra che ugualmente rivelano molto della mentalità e del modo di pensare di un popolo. In svedese per ora ne ho scoperto solo una: il verbo hinna che significa (anche) 'avere tempo per', 'fare in tempo a'. E' interessante che un verbo con questo significato non esiste né in italiano, né in ungherese, né in inglese. Lo trovo simpatico e molto utile!
Posso invece portarvi numerosi esempi italiani, dato che sono quelli che mi causano più problemi quando parlo in un'altra lingua, abituata come sono alle espressioni italiane. Per adesso ve ne racconto due (con alcuni amici ne avevamo già parlato una volta, mi ricordo).

"Mi sono spiegata?"

E' stata la professoressa di filologia ugrofinnica dell'Università di Firenze (con cui avevo collaborato per tradurre gli accordi di collaborazione con l'Università di Budapest, soprattutto per quanto riguarda la parte giuridica) a farmi notare questa espressione che del resto uso anch'io. Non c'è un'altra lingua europea in cui questa domanda si possa porre in questo modo. In tutte le altre lingue devi chiedere: "Hai capito? Did you get it? Érted?". E tra le due domande c'è una bella differenza. "Mi sono spiegata?" esprime umiltà da parte di chi parla, mentre "Hai capito?" porta in sé una certa arroganza. (Lei mi disse che è un'espressione di origine napoletana, se ricordo bene, ma smentitemi se non è vero.)
Secondo me in realtà anche nelle altre lingue ci può essere un modo più umile per chiedere se l'altra persona ha capito quello che volevamo dire. In ungherese per esempio è abbastanza comune la domanda: Világos? Cioè "è chiaro"? Ma non è proprio la stessa umiltà del "mi sono spiegata?".
(Curiosità: in ungherese il verbo 'spiegare', magyarázni, letteralmente significa "ungheresizzare", cioè mettere in ungherese. E questa è la nostra unica e ufficiale parola per dire 'spiegare', 'to explain'.)

"Ti faccio compagnia"

Ecco una cosa che vorrei spesso dire anche agli ungheresi, ma non ci riesco. Mi riferisco alla situazione in cui qualcuno mi invita a pranzo e io, avendo già mangiato, non voglio mangiare, ma faccio volentieri due chiacchere mentre lui o lei consuma il suo pasto. In ungherese devo dire: "vengo volentieri, ma io non mangio". Ma pure se voglio dire: "Faccio un salto al supermercato. Ti va di farmi compagnia?", in ungherese devo dire "Ti va di venire con me?". Non è proprio la stessa cosa, perché con l'espressione italiana rimarchi il fatto che hai voglia di compagnia. So che la differenza è leggera, ma io in queste occasioni mi blocco per un secondo cercando un'espressione che possa esprimere lo stesso concetto, e poi non la trovo e lo dico in un altro modo.

Per un esempio di parola ungherese intraducibile in italiano (élmény), invece, vedete un mio vecchio post sull'altro blog (vedete la "nota del traduttore").
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Il quadro degli Uffizi di oggi

Come promesso, un quadro in appendice al post. Questa volta in realtà vi faccio vedere addirittura due di quadri! L'argomento: i piedi dipinti dal Perugino. Sono spettacolari! A volte accenno ai turisti che possono riconoscere un Perugino da due cose: il colore della pelle e i piedi delle figure.

Pietro Perugino - Madonna con San Giovanni Battista e San Sebastiano (1493)
 
Chiamata anche "Pala di San Domenico" perché proveniente dalla chiesa domenicana di Fiesole. Guardate i piedi di San Giovanni, la gamba nuda di San Sebastiano e il braccio destro di San Giovanni. Da vicino sono dettagli meravigliosi!


 


E un altro quadro del Perugino, sempre dalla Galleria degli Uffizi: la Pietà (del 1494/95). I piedi di Cristo morto sembrano una fotografia!