giovedì 4 aprile 2013

L'etimologia di Pasqua

Alla faccia della mia promessa di novembre, presto ho abbandonato l'idea dei post etimologici-comparati. Cioè, in realtà, non è stata l'idea ad essere abbandonata ma la sua realizzazione. Per gli stessi motivi per cui ho un po' abbandonato il blog in generale. Na de sebaj, direbbe un ungherese (che significa circa 'però nessun problema'), non è mai tardi per recuperare. Allora colgo l'occasione della recente festa per raccontarvi l'origine di una parola: della Pasqua, appunto. Il nome di questa festività è simile in italiano (Pasqua) e svedese (Påsk), di radice comune, è però molto diverso in inglese (Easter) e ungherese (Húsvét), il che mi ha incuriosita e spinta ad approfondire.



Pasqua e Påsk derivano dall'aramaico pasha! Trasmesso alle lingue europee dall'ebraico, attraverso il greco, quindi un bel viaggio lungo. La parola significa 'passaggio'. L'ebraico pesach è una festa che commemora la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù egiziana. Passaggio, quindi, nel senso concreto, con riferimento all'uscita dall'Egitto grazie a Mosé. Nel cristianesimo divenne la festività che tutti conoscete bene. E' la celebrazione della resurrezione di Gesù e, quindi, passaggio in un senso spirituale dalla vita terrena alla terra promessa del cielo. Lo svedese, insieme alle altre lingue scandinave, ma al contrario del tedesco e dell'inglese, ha preso la parola dal latino, o comunque da una delle lingue latine.

In ungherese la parola húsvét è legata alla festività cristiana, ma non sta ad indicare un concetto spirituale come la resurrezione o altre cose simili. Ha un significato molto più "terra-terra". Vuol dire letteralmente (ri)presa (vét) della carne (hús), cioè il fatto di tornare a mangiare la carne dopo un lungo periodo di digiuno che precede la Pasqua. Ormai gli ungheresi non ci pensano più, essendo una parola abbastanza corta, è facile non rendersi conto del suo significato originale. Mostra una certa pragmaticità rispetto alla parola italiana che invece ha un significato spirituale. Si dice che húsvét sia una traduzione dalle lingue slave meridionali (la Slovenia e la Croazia oltre ad essere paesi confinanti, furono parte dell'Impero austro-ungarico per secoli).

Infine, Easter è un'antica parola inglese, di origine pagana. Eastre è il nome di una dea che veniva celebrata il giorno dell'equinozio di primavera. Easter a sua volta deriva dal proto-germanico Austron. Insomma, una parola germanica che non ha niente a che vedere con l'aramaico pasha o l'ebraico pesach.

Trovo molto affascinante come l'etimologia possa aiutare a capire la nostra storia e trovare le nostre radici. L'origine della parola 'Pasqua' mostra chiaramente che alcune festività pagane ed ebraiche sono state trasformate in festività cristiane successivamente. Di questa "cristianizzazione" delle feste hanno scritto in molti, quindi io mi limito a riportare qualche link per chi ha voglia di approfondire:

mercoledì 27 marzo 2013

Un marzo splendido

Letteralmente. Nel senso che il sole splende continuamente. Mentre il resto d'Europa soffre per la perseveranza dell'inverno, in Svezia è tutto tranquillo. Mai visto così tanto sole in questo paese da quando sono qui. Fa freddissimo, intendiamoci, ma chi se ne frega quando splende il sole! Comunque ci vorrà ancora un po' di tempo perché si sciolga tutto il ghiaccio e tutta la neve. Ma siamo sulla buona strada. (Se non rinevica...)


In Ungheria la settimana scorsa una bufera di neve ha bloccato il paese per due giorni. Alla mia famiglia e amici ungheresi, quindi, tocca festeggiare la Pasqua con la neve. Infatti, su Facebook girano molti fotomontaggi scherzosi che prendono spunto da questa situazione insolita. Così, per esempio questo verso pasquale:


Oltre alla traduzione serve anche una spiegazione. Sull'immagine c'è una "poesia da innaffiatura" (locsolóvers). E' una tradizione in alcuni paesi dell'Europa centrale (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria) dove il giorno di Pasquetta i maschi fanno un giro di visite alle amiche e parenti femmine, recitando una poesia (spesso scherzosa) e spruzzandole un po' di acqua o profumo. (Vedete una spiegazione più ampia su Wikipedia della versione polacca di questa tradizione, in inglese.) Di queste poesie ce ne sono tantissime, molti le personalizzano, ma hanno in comune il tema dell'arrivo della primavera e la richiesta di permesso per "innaffiare". Un po' come nel gioco del dolcetto-scherzetto di Halloween, i ragazzi dopo aver recitato la poesia e "innaffiato" la fanciulla, ricevono qualcosa in cambio. In questo caso generalmente un uovo di pasqua dipinto e decorato (la decorazione delle uova è un altro elemento importante della tradizione pasquale, in Ungheria come in molti altri paesi europei).

Allora, venendo al punto, la "poesia da innaffiatura" che vedete nell'immagine è una ricomposizione di una delle poesie pasquali più famose, conosciuta da tutti gli ungheresi, piccoli e grandi. Questa versione "invernalizzata" recita (più o meno, traduzione mia): "Camminavo su una discesa innevata, / Ho visto pure una slavina, / Stava per travolgermi, / E' permesso innaffiare?". (L'originale recita: "Camminavo in un bosco verde, / Ho visto una viola blu, / Stava per appassire, / E' permesso innaffiare?") Ovviamente in ungherese entrambi le versioni hanno le rime.

Uova di Pasqua decorate con motivi ungheresi

giovedì 7 marzo 2013

Il terzo inverno

Sono sopravvissuta al mio terzo inverno svedese. Sopravvissuta per modo di dire, perché in realtà l'inverno scandinavo mi piace. Solo non durasse così tanto... Questo inverno è stato (o è stata? di questa regola non sono mai sicura...) una buona sintesi dei due precedenti. Due anni fa molto freddo, l'anno scorso abbastanza mite, quest'anno nella media. Anche quest'anno la neve è riuscita spesso ad affascinarmi e ha offerto delle immagini incantevoli.


L'alba e il tramonto sono sempre bellissimi (quando si vedono... perché spesso il cielo è coperto).


La nostra macchina non so se ha apprezzato, ma per fortuna da dicembre "dorme" in garage. Questa foto è stata scattata a inizio novembre dopo una notte fredda:



Gli alberi colmi di neve sono sempre uno spettacolo:


Lo sono anche al buio:


Il paesaggio offerto da un viaggio in treno a volte è incantevole:


E siamo tuttora affezionati alle papere che eroicamente resistono all'inverno sul fiume di fronte a casa nostra



Chiudo con una foto della stradina che porta al parcheggio del campus che faccio due volte (quasi) ogni giorno a piedi.

(Beh, stradina per modo di dire... Ma credetemi che in termini svedesi lo è.)

mercoledì 27 febbraio 2013

Lavori in corso

La ristrutturazione del nostro palazzo è arrivata a un buon punto. (Vedete il post precedente, di ottobre, qui). Vi racconto gli ultimi sviluppi.

A fine ottobre hanno cominciato a smontare la facciata. Come vedete le porte c'erano già, anche se solo con una ringhiera, senza balcone.


Hanno cambiato tutti gli infissi, e li hanno anche allargati. Quindi abbiamo finestre più grandi e una porta più grande che poi darà sul balcone. In salotto invece di finestre apribili ora abbiamo un semplice (doppio) vetro.

 

A ottobre ci chiedevamo ancora come avrebbero montato i balconi su un palazzo che prima non ce li aveva, e a dicembre l'abbiamo capito. Hanno fissato una colonna metallica alla facciata, e la base del balcone viene fissata ad essa con delle funi di acciaio.



Nel frattempo in casa ci hanno cambiato tutti i termosifoni e hanno installato anche un contatore dell'acqua. Non abbiamo capito se questo vuol dire che da ora in poi si pagherà l'acqua a parte a consumo. Sarebbe una cosa assai atipica per gli affitti svedesi (acqua e riscaldamento sono sempre inclusi nell'affitto), e non abbiamo ricevuto nessun preavviso al riguardo. Staremo a vedere.

Per questi e altri piccoli lavori entrano spesso in casa gli operai in questo periodo. Generalmente avvisano prima per telefono (mi chiamano al cellulare qualche giorno prima). Hanno la chiave, quindi non c'è bisogno di essere a casa quando vengono. Il più del lavoro però lo fanno all'esterno. Hanno una gru con un ponteggio che usano per i lavori sulla facciata e sul tetto. Così capita che la mattina mi ritrovo questo scenario davanti alla nostra finestra (abitiamo al quarto piano):


In questo caso, siccome non entrano in casa, ovviamente non avvisano, quindi è meglio stare attenti a come si esce la mattina dalla camera da letto. :)

Il nostro appartamento è all'ultimo piano, quindi sopra il balcone avremo anche una tettoia che hanno cominciato a montare circa due settimane fa. Come vedete la struttura è fatta in parte di metallo e in parte di legno. Poi sarà tutta rivestita di ancora non so cosa.




Insomma, ora c'è ancora un bel casino, ma i lavori promettono bene. Credo che il palazzo sarà parecchio più bello e moderno ad opera finita. Siamo molto curiosi che aspetto avrà la nuova facciata. Probabilmente cambieranno anche la ringhiera del corridoio esterno che, ad essere onesti, era un po' bruttino (di alluminio color giallo).

Per quanto riguarda invece alcuni particolari, si nota una scarsa attenzione al dettaglio e alle rifiniture. Per portare due esempi eclatanti: 1) la soglia della porta del balcone in salotto che stona decisamente con il parquet.




2) Una scatoletta fissata alla parete all'ingresso che ancora non abbiamo ben capito a cosa serva. Non è apribile. Forse è un sensore di fumo. In ogni caso non si sono preoccupati dell'estetica e hanno fatto passare il filo sulla parete in modo ben visibile.



Comunque noi siamo in affitto, non è casa nostra, quindi non ci lamentiamo. Attendiamo invece curiosi le ultime rifiniture.

giovedì 14 febbraio 2013

Le cose più incredibili della Svezia

Dopo un weekend rigenerativo a Budapest (in tutti i sensi: emotivo e fisico, nonché culinario), eccomi a raccontarvi qualcosa di nuovo (nuovo per modo di dire...) su questo blog. Essendo cominciato un nuovo anno da quando sono assente dal blog, sarebbe anche ora di inaugurare questo 2013 con un post. E' un classico prendere in rassegna gli accaduti o fare i conti in qualche modo. Io vorrei ripercorrere i miei ultimi due anni e mezzo in Svezia e riassumere in un post le cose più incredibili che ho visto/vissuto qui. In positivo...

Più di un anno fa avevo già stilato una lista delle cose che mi piacciono in Svezia. Adesso invece vorrei riassumere quello che racconto più volentieri di questo paese quando me lo chiedono. Lasciando stare i punti negativi (che ovviamente ci sono) per adesso.

1. Assicurazioni. Purtroppo abbiamo avuto a che fare con loro ben due volte. Una volta per la macchina da rottamare, una volta per le bici rubate. Qui le meraviglie erano due. Primo, dopo che l'assicurazione ha offerto una somma onesta e realistica per la macchina da rottamare, e i soldi, tutti, sono arrivati sul nostro conto due settimane dopo. L'ho raccontato qui. Secondo, se hai l'assicurazione sulla casa copre anche il furto delle bici, anche se avvenuto fuori dall'appartamento. Nel nostro caso sono state rubate dal garage. L'ho menzionato qui, ma poi non ho raccontato gli sviluppi. L'assicurazione ci ha prontamente rimborsato la somma eccedente la franchigia di 1500 corone (175 euro). Trattandosi di bici non particolarmente preziose questa consisteva in sole 850 corone, ma è più di niente. Ciliegia sulla torta che poi una delle due bici è stata ritrovata dalla polizia, così ci è toccato restituire parte di questa somma all'assicurazione (così ci siamo ripresi la bici, altrimenti l'avrebbe tenuta l'assicurazione). Ovviamente sarebbe stato facile riprendere la bici alla polizia senza dire niente all'assicurazione, ma non volevamo fare i furbi.

2. Sempre in tema di polizia e hittegods (cioè oggetti smarriti, che in svedese si chiamano 'oggetti trovati'), i documenti persi trovati da qualcuno che li consegna alla polizia vengono direttamente spediti al proprietario in una lettera. L'ho scoperto un giorno arrivata a casa, trovando una lettera della polizia indirizzata a me, contenente la mia patente che non sapevo neanche di aver perso. L'ho raccontato qui.

3. Passando al sistema sanitario: i centri medici, i c.d. vårdcentral, dove hanno l'ambulatorio i medici di famiglia della zona sono molto ben attrezzati e possono effettuare diversi esami ed analisi che in Italia, Ungheria ed altri paesi vengono fatti in ospedale. Del sistema sanitario ha raccontato ampiamente Silvia di One Way to Sweden, vedete per esempio qui, qui e qui. E' poi una cosa fantascientifica la gestione delle prescrizioni di farmaci. Non esiste la ricetta cartacea. Vai in farmacia, dici il tuo personnummer e sanno tutto loro. Farmaco, quantità e dosaggio. Delle farmacie ha raccontato più ampiamente Daniele qui, spiegando che questa efficienza è dovuta al fatto che fino a due anni fa le farmacie svedesi erano tutte statali, parte di un sistema centralizzato.

4. Per quanto riguarda gli affitti: il hyresrätt, cioè il contratto di affitto a tempo indeterminato nelle grandi città (come Stoccolma e Göteborg) non è affatto facile da trovare, anzi, è un vero problema, però una volta trovato funziona alla meraviglia. E' vero che noi siamo anche fortunati col proprietario (il comune di Örebro) e con la persona che lo rappresenta nel nostro quartiere, ma anche il sistema è notevole. Oltre al fatto che qualsiasi guasto in casa viene riparato in breve tempo e senza dover sborsare una corona, ci sono anche i lavori di manutenzione che il proprietario è obbligato a fare e fa, se richiesto dall'inquilino, periodicamente. Nel caso in cui l'inquilino non lo richieda, viene detratto una piccola somma dal primo affitto dell'anno come compensazione. Ne ho raccontato qui. Quest'anno abbiamo richiesto il cambio della carta da parati nell'ingresso, dovrebbero farlo prossimamente.

5. L'ho lasciato per ultimo, ma in realtà è la cosa che forse apprezzo di più in assoluto in questo paese è come vengono gestiti il congedo parentale e l'assistenza alla famiglia. Il fatto che anche la maggior parte dei padri prenda il congedo parentale dopo la madre è un progresso fantastico che ha chiari effetti positivi sia sulla famiglia che sulla situazione lavorativa delle donne. Il fatto che un posto all'asilo sia assicurato a tutti i bambini e praticamente a costo zero (il costo dell'asilo più o meno equivale all'ammontare dell'assegno familiare mensile, per quanto ho capito) allieva molto lo stress dei giovani genitori, ma anche degli anziani nonni. Del sistema di congedo parentale e di assistenza alla famiglia potete leggere sugli altri blog di italiani che vivono in Svezia e hanno già bambini. In particolare vi consiglio il blog di Stefano di Milano/Stoccolma che il congedo parentale l'aveva preso e racconta della sua vita con le sue due piccole bambine quotidianamente.

Come vedete tutte le cose (secondo me) più incredibili della Svezia sono dovute ad un'organizzazione efficiente (a parte l'ultima che è una scelta di politica sociale). A volte mi chiedo, cosa sarebbe la Svezia senza i personnummer?!? :)